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Depressione

Di

William Coryell

, MD, Carver College of Medicine at University of Iowa

Ultima revisione/verifica completa mag 2018| Ultima modifica dei contenuti giu 2018
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I fatti in Breve
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Risorse sull’argomento

La depressione è una sensazione di tristezza così intensa da compromettere le normali attività di una persona e/o il suo interesse o piacere per le attività. Può essere dovuta a una perdita o a un altro evento drammatico ma è una reazione eccessiva rispetto all’evento scatenante, che dura più tempo del normale.

  • Alla depressione possono contribuire fattori ereditari, effetti collaterali farmacologici, eventi emotivamente stressanti, squilibri ormonali o organici, e altri fattori.

  • La depressione rende le persone tristi e apatiche, facendo loro perdere tutto l’interesse e il piacere nelle attività precedentemente apprezzate.

  • Il medico formula la diagnosi in base ai sintomi.

  • Nel trattamento possono essere d’aiuto i farmaci antidepressivi, la psicoterapia e talvolta la terapia elettroconvulsivante.

Il termine depressione viene spesso utilizzato per descrivere lo stato d’animo triste o scoraggiato che deriva da eventi emotivamente angoscianti, come un disastro naturale, una malattia grave o la morte di una persona cara. Le persone possono anche dire di sentirsi depresse in alcuni momenti, ad esempio durante le festività (malinconia delle feste) o nella ricorrenza della morte di una persona amata. Tuttavia, tale stato d’animo non rappresenta solitamente un disturbo. In genere, è di carattere temporaneo, dura giorni piuttosto che settimane o mesi e si presenta in ondate che tendono ad essere legate a pensieri o a richiami dell’evento angosciante. Inoltre, non interferisce in modo sostanziale con le funzioni vitali, indipendentemente dalla durata nel tempo.

Dopo l’ansia, la depressione è la malattia mentale più comune. Circa il 30% delle persone che ricorre al medico di base presenta sintomi di depressione, ma meno del 10% di esse ha una depressione grave.

In genere, la depressione insorge nell’adolescenza, verso i 20 o i 30 anni, sebbene possa comparire a qualsiasi età, compresa l’infanzia.

Un episodio di depressione dura solitamente per circa 6 mesi, se non trattato, ma talvolta persiste per 2 o più anni. Gli episodi tendono a ripresentarsi più volte durante la vita.

Primo piano sull’invecchiamento: Depressione

La depressione interessa circa 1 anziano su 6. Alcuni anziani hanno presentato depressione in momenti precedenti della loro vita, altri ne soffrono per la prima volta in tarda età.

Cause della depressione negli anziani

Alcune cause di depressione possono essere più comuni tra gli anziani. Ad esempio, gli anziani hanno maggiori probabilità di vivere eventi emotivamente stressanti, quali la perdita di un caro o il distacco da un ambiente conosciuto, come l’allontanamento dal proprio vicinato. Possono inoltre contribuire altre fonti di stress, come minori entrate economiche, il peggioramento di una malattia cronica, una graduale diminuzione della propria indipendenza e l’isolamento sociale.

Tra gli anziani sono frequenti le patologie che possono portare alla depressione, tra cui il cancro, l’attacco cardiaco, l’insufficienza cardiaca, i disturbi della tiroide, l’ictus, la demenza e il morbo di Parkinson.

Depressione rispetto demenza

Nelle persone più anziane la depressione può causare sintomi che assomigliano a quelli della demenza: rallentamento del pensiero, diminuzione della concentrazione, confusione e difficoltà di memoria. Tuttavia, i medici sono in grado di distinguere la depressione dalla demenza, perché quando la depressione viene trattata, le persone riacquistano le proprie funzioni mentali. Nelle persone che soffrono di demenza ciò non accade. Inoltre, le persone che soffrono di depressione possono lamentarsi in modo più amaro della loro perdita di memoria e raramente dimenticano gli eventi attuali importanti o le questioni personali. Al contrario, le persone che soffrono di demenza spesso negano la perdita di memoria.

Diagnosi di depressione negli anziani

La depressione è spesso difficile da diagnosticare negli anziani per diversi motivi:

  • i sintomi possono essere meno evidenti perché gli anziani non vanno più al lavoro o hanno meno rapporti sociali.

  • Alcuni anziani ritengono che la depressione sia una debolezza e hanno difficoltà a riferire ad altri che si sentono tristi o accusano altri sintomi.

  • L’assenza di emotività può essere interpretata come indifferenza piuttosto che depressione.

  • I famigliari e gli amici possono considerare i sintomi di una persona depressa semplicemente come una prova che tale persona stia invecchiando.

  • I sintomi possono essere attribuiti a un altro disturbo, come la demenza.

Poiché non è facile riconoscere la depressione, molti medici chiedono regolarmente agli anziani quale sia il loro stato d’animo. I famigliari devono prestare attenzione ai piccoli cambiamenti della personalità, specialmente alla mancanza di entusiasmo e spontaneità, alla perdita del senso dell’umorismo e a eventuali nuove dimenticanze.

Trattamento della depressione negli anziani

Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (Selective Serotonin Reuptake Inhibitors, SSRI) costituiscono la classe di antidepressivi più comunemente usata negli anziani, avendo minori probabilità di provocare effetti collaterali. Particolarmente utili sono il citalopram e l’escitalopram.

Cause

La causa esatta della depressione non è chiara, ma una serie di fattori può favorire l’insorgenza della depressione. I fattori di rischio includono

  • predisposizione familiare (ereditarietà)

  • eventi emotivamente stressanti, soprattutto se implicano una perdita

  • essere donna (sesso femminile), che implica la possibilità di variazioni nei livelli ormonali

  • alcuni disturbi fisici

  • effetti collaterali di alcuni farmaci

La depressione non è sintomo di debolezza caratteriale e potrebbe non riflettere un disturbo della personalità, un trauma infantile o un rapporto difficile con i genitori. Status sociale, razza e cultura non sembrano influire sulla possibilità di soffrire di depressione nell’arco della vita,

I fattori genetici contribuiscono alla depressione in circa la metà delle persone che ne sono affette. Ad esempio, la depressione è più comune tra parenti di primo grado (in particolare, in caso di gemelli identici) di soggetti con depressione. I fattori genetici sono in grado di influire sul funzionamento delle sostanze che intervengono nella comunicazione tra le cellule nervose (neurotrasmettitori). I neurotrasmettitori che potrebbero essere coinvolti nella depressione sono la serotonina, la dopamina e la norepinefrina.

Le donne hanno più probabilità di soffrire di depressione rispetto agli uomini, sebbene le ragioni di ciò non siano del tutto chiare. Tra i fattori fisici, gli ormoni sono i più coinvolti. Le variazioni dei livelli ormonali possono indurre alterazioni dell’umore poco prima delle mestruazioni (sindrome premestruale), nel corso della gravidanza e dopo il parto. Nelle prime quattro settimane dopo il parto o durante la gravidanza alcune donne accusano depressione (malinconia da parto o, se la depressione è più grave, depressione post-partum). Un altro fattore, abbastanza comune tra le donne, è dato da alterazioni nella funzionalità tiroidea.

La depressione può essere associata o causata da diverse patologie e fattori fisici. I disturbi fisici possono provocare la depressione direttamente (ad esempio quando una patologia della tiroide compromette i livelli ormonali) oppure indirettamente (come con l’artrite reumatoide che causa dolore e invalidità). Spesso, una patologia fisica causa la depressione sia direttamente che indirettamente. Ad esempio, l’AIDS può causare la depressione direttamente se il virus dell’immunodeficienza umana (human immunodeficiency virus, HIV), che causa l’AIDS, compromette le funzioni cerebrali. L’AIDS può causare la depressione indirettamente per il suo impatto complessivamente negativo sulla vita del soggetto. Molti soggetti riferiscono di sentirsi più tristi nel tardo autunno e in inverno, attribuendo questa tendenza alle giornate più corte e alle temperature più fredde. Tuttavia, in alcune persone tale tristezza è abbastanza grave da essere considerata un tipo di depressione (disturbo affettivo stagionale).

La depressione può essere causata dall’uso di alcuni farmaci da prescrizione, ad esempio i beta-bloccanti (utilizzati per trattare l’ipertensione). Per ragioni sconosciute, i corticosteroidi causano spesso depressione se prodotti in grande quantità dall’organismo a causa di un disturbo (come avviene nella sindrome di Cushing) ma, se somministrati come farmaci, tendono a provocare ipomania (una forma meno grave di mania) o, raramente, mania. Talvolta, la sospensione di un farmaco può causare depressione temporanea.

Una serie di malattie mentali può predisporre un soggetto alla depressione. Tra queste vi sono alcuni disturbi ansiosi, l’alcolismo, i disturbi da abuso di sostanze e la schizofrenia. Le persone che hanno sofferto di depressione hanno maggiori probabilità di soffrirne nuovamente.

Eventi che generano sofferenza emotiva, come la perdita di una persona cara, talvolta fanno scattare la depressione, ma di solito solo nelle persone che ne sono predisposte, come coloro che hanno famigliari depressi. La depressione può comunque insorgere o peggiorare indipendentemente da eventi particolarmente stressanti.

Tabella
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Alcune cause di depressione

Condizione

Esempi

Patologie cerebrali e del sistema nervoso

Demenza (nelle fasi iniziali)

Crisi convulsive che interessano il lobo temporale (crisi convulsive parziali complesse)

Tumori

Cancro che si diffonde nell’organismo (metastatico)

Patologie del tessuto connettivo

Disturbi ormonali

Elevati livelli di ormone paratiroideo (iperparatiroidismo)

Bassi o alti livelli di ormone tiroideo (ipotiroidismo o ipertiroidismo)

Bassi livelli di ormoni ipofisari (ipopituitarismo)

Bassi livelli di testosterone (ipogonadismo)

Infezioni

Sifilide (ultimo stadio)

Polmonite virale

Disturbi mentali diversi dai disturbi dell’umore

Demenza nelle fasi iniziali

Disturbi della nutrizione

Pellagra (carenza di vitamina B6)

Anemia perniciosa (una forma di carenza di vitamina B12)

Altri disturbi

Farmaci

Amfotericina B

Beta-bloccanti (alcuni tipi)

Cimetidina

Contraccettivi (orali)

Corticosteroidi

Cicloserina

Terapia ormonale ( estrogeni)

Interferone

Mercurio

Metildopa

Metoclopramide

Reserpina

Tallio

Vinblastina

Vincristina

Sintomi

I sintomi di depressione in genere si sviluppano gradualmente, nell’arco di giorni o settimane, e possono variare notevolmente. Ad esempio, un soggetto che soffre di depressione può apparire apatico e triste oppure irritabile e ansioso.

Molti soggetti depressi non riescono a provare emozioni, tra cui dolore, gioia e piacere, in modo normale e il mondo per loro sembra diventato incolore e senza vita. Perdono interesse o piacere nelle attività precedentemente apprezzate.

Le persone depresse possono mostrarsi preoccupate a causa di una sensazione intensa di colpevolezza e di auto-denigrazione e possono non riuscire a concentrarsi. Possono manifestare sensazioni di disperazione, solitudine e inutilità. Spesso sono indecisi e riservati, avvertono un senso profondo di solitudine e disperazione e pensano alla morte e al suicidio.

La maggior parte dei soggetti depressi presenta difficoltà ad addormentarsi e si sveglia ripetutamente, soprattutto nelle prime ore del mattino. Alcuni soggetti con depressione dormono più del solito.

L’inappetenza e la perdita di peso possono portare al deperimento e, nelle donne, si può verificare l’interruzione del ciclo mestruale. Tuttavia, il consumo eccessivo di cibo e l’aumento di peso sono frequenti nei casi di depressione lieve.

Alcuni soggetti depressi non curano l’igiene personale o persino quella dei figli, delle persone care o degli animali di casa. Alcuni pensano di essere affetti da una patologia fisica e lamentano dolori e sofferenze varie.

Il termine depressione viene utilizzato per definire diversi disturbi correlati tra loro:

  • Disturbo depressivo maggiore

  • Disturbo depressivo persistente

  • disturbo disforico premestruale

Disturbo depressivo maggiore

Il soggetto con disturbo depressivo maggiore è depresso quasi tutti i giorni per almeno 2 settimane. Sembra profondamente prostrato. Ha gli occhi pieni di lacrime, le sopracciglia aggrottate, e gli angoli della bocca rivolti verso il basso. Può stare accasciato ed evitare il contatto visivo, avere difficoltà di movimento e scarsa espressività facciale, parlare in tono monocorde.

Sapevate che...

  • La depressione è uno stato peggiore della tristezza continua: il soggetto può sentirsi inutile e colpevole, perde interesse in ciò che normalmente provoca piacere, presenta disturbi del sonno oppure diminuisce o aumenta di peso.

Disturbo depressivo persistente

Il soggetto con disturbo depressivo persistente è depresso quasi tutti i giorni da almeno 2 anni.

I sintomi compaiono in modo graduale, spesso durante l’adolescenza, e possono durare anni o decenni. La quantità di sintomi presenti contemporaneamente è variabile, e talvolta essi sono meno gravi di quelli della depressione maggiore.

I soggetti affetti da questo disturbo possono essere cupi, pessimisti, scettici, privi di umorismo e incapaci di divertirsi; alcuni sono passivi, privi di energie e molto riservati. Alcuni si lamentano costantemente e sono pronti a criticare gli altri e a biasimare se stessi; sono preoccupati di essere inadeguati, del fallimento e degli eventi negativi, talvolta fino al punto da trovare morbosamente gratificanti i propri fallimenti.

disturbo disforico premestruale

Dei sintomi gravi si verificano prima del ciclo mestruale e scompaiono al suo termine, causando notevole malessere e/o pesante compromissione funzionale. I sintomi assomigliano a quelli della sindrome premestruale ma sono più gravi, e provocano grave sofferenza e compromissione funzionale sul posto di lavoro e nei rapporti sociali.

Nelle ragazze, il disturbo disforico premestruale può comparire in qualunque momento da che hanno il ciclo mestruale; può peggiorare quando la donna si avvicina alla menopausa ma scompare al suo termine. Si verifica nel 2-6% delle donne che hanno il ciclo mestruale.

La donna ha sbalzi di umore e diventa improvvisamente triste e incline al pianto; è irritabile e si arrabbia facilmente. Si sente molto depressa, senza speranza, ansiosa e sull’orlo della crisi di nervi; può sentirsi sopraffatta e fuori controllo, intristendosi spesso.

Come con gli altri tipi di depressione, la donna con questo disturbo può perdere interesse nelle attività abituali, avere difficoltà di concentrazione, sentirsi stanca e senza energie. Può mangiare troppo e avere desiderio di certi cibi, dormire poco oppure troppo.

Come molte donne nei giorni precedenti il ciclo mestruale, può avere le mammelle sensibili e ingrossate, e/o dolore muscolare e articolare. Può sentirsi gonfia e aumentare di peso.

Terminologia specifica

Il medico usa dei termini particolari per descrivere la sintomatologia tipica delle persone depresse, fra cui

  • Disagio d’ansia: il soggetto si sente teso e insolitamente agitato. Ha difficoltà di concentrazione perché è preoccupato o teme che qualcosa di terribile possa accadere o di poter perdere il controllo di se stesso.

  • Mista: il soggetto presenta tre o più sintomi di mania. Il soggetto si sente esuberante e/o estremamente sicuro di sé, parla più del solito, dorme poco e i suoi pensieri si accavallano. Questi soggetti possono non presentare tutti i sintomi necessari per una diagnosi di disturbo bipolare, ma sono a rischio di svilupparlo.

  • Melanconico: il soggetto non prova più piacere in alcuna attività precedentemente apprezzata. Appare apatico, triste e abbattuto; parla poco, smette di mangiare e perde peso. Il soggetto si sente colpevole, eccessivamente o senza alcun motivo. Spesso si sveglia presto alla mattina e non riesce a ritornare a dormire.

  • Atipico: il soggetto si rallegra temporaneamente quando accade qualcosa di bello, come una visita dei figli. Ha più appetito e quindi ingrassa; può dormire per lunghi periodi. È eccessivamente sensibile alle critiche o ai rifiuti percepiti. Può sentirsi appesantito, come se non potesse muovere le gambe.

  • Psicotico: il soggetto ha false convinzioni (deliri), spesso crede di aver commesso peccati o crimini imperdonabili, di essere affetto da patologie incurabili o vergognose, oppure di essere osservato o perseguitato. Il soggetto può avere allucinazioni; di solito sente voci che lo accusano di vari misfatti o lo condannano a morte.

  • Catatonico: il soggetto è molto riservato. Il pensiero, la parola e l’attività generale sono inibiti al punto da bloccare qualsiasi attività volontaria. Alcuni soggetti imitano il modo di parlare (ecolalia) o di muoversi (ecoprassia) di altre persone.

  • Stagionale: gli episodi di depressione si verificano tutti gli anni in un determinato periodo, di solito cominciando in autunno o in inverno e terminando in primavera. Questi episodi sono più comuni alle latitudini più settentrionali e meridionali, dove gli inverni sono più lunghi e rigidi. Il soggetto è apatico e perde interesse nelle normali attività. Può anche dormire e mangiare troppo.

Suicidio

Il pensiero della morte è uno dei sintomi più gravi della depressione. Molti soggetti depressi desiderano morire o avvertono un profondo senso d’inutilità che li porta a pensare alla morte. Il 15% dei depressi non trattati pone fine alla propria vita con il suicidio.

La minaccia di suicidio è un’emergenza medica. Quando una persona minaccia di uccidersi, il medico può ricoverarla in modo da poterla tenere sotto controllo finché il trattamento non riduce il rischio di suicidio. Tale rischio è particolarmente elevato nelle seguenti situazioni:

  • quando la depressione non è trattata o è trattata in maniera inadeguata

  • quando si avvia una terapia (ovvero quando il soggetto diviene più attivo mentalmente e fisicamente, ma l’umore è ancora basso)

  • quando il soggetto ha una ricorrenza importante

  • quando il soggetto alterna stati depressivi e maniacali (disturbo bipolare)

  • quando il soggetto si sente molto ansioso

  • quando il soggetto consuma alcol oppure assume droghe illecite o a scopo ricreativo

  • nelle settimane o mesi dopo aver tentato il suicidio, in particolare se ha usato un metodo violento

Abuso di sostanze

Il soggetto depresso ha maggiori probabilità di abusare di alcol o altre droghe ricreative nel tentativo di riuscire a dormire o ridurre l’ansia. Tuttavia, la depressione porta all’abuso di alcol e droghe con una frequenza inferiore rispetto a quanto si ritenesse in passato.

Il soggetto ha inoltre maggiori probabilità di fumare pesantemente e di trascurare la propria salute. Pertanto, il rischio di sviluppare o peggiorare altre patologie, come la broncopneumopatia cronica ostruttiva è maggiore.

Altri effetti della depressione

La depressione può ridurre la capacità del sistema immunitario di reagire ad agenti pericolosi, come microrganismi o cellule cancerogene. Di conseguenza, i soggetti affetti da depressione sono maggiormente esposti alle infezioni.

La depressione aumenta il rischio di malattie cardiovascolari (come gli attacchi cardiaci) e di ictus. Il motivo potrebbe essere che la depressione causa certi cambiamenti fisici che aumentano il rischio. Per esempio l’organismo produce più sostanze che contribuiscono alla coagulazione (fattori di coagulazione) e il cuore è meno in grado di modificare il battito in risposta a situazioni insolite.

Diagnosi

  • Valutazione medica

  • Serve a individuare i disturbi che possono causare la depressione

Un medico è spesso in grado di diagnosticare la depressione sulla base dei sintomi. Il medico utilizza un elenco di sintomi (criteri) per diagnosticare i diversi tipi di disturbi depressivi. Per distinguere la depressione dai normali sbalzi di umore, il medico stabilisce se i sintomi causano un malessere significativo o impediscono al soggetto di avere una vita normale. Un’anamnesi remota o familiare di depressione aiuta a confermare la diagnosi.

La preoccupazione eccessiva, gli attacchi di panico e le ossessioni sono frequenti nella depressione e possono indurre il medico a pensare erroneamente a un disturbo d’ansia.

Negli anziani, la depressione può essere difficile da rilevare, soprattutto nei soggetti che non lavorano o che hanno scarsi contatti sociali. Inoltre, la depressione può essere confusa con la demenza perché può generare sintomi analoghi, come confusione, difficoltà di concentrazione e chiarezza di pensiero. Tuttavia, se questi sintomi sono provocati dalla depressione, scompaiono curandola; se invece la causa è la demenza, non guariscono.

Per identificare la depressione e stabilirne il grado si fa ricorso a questionari standardizzati, che però non sono sufficienti a diagnosticarla. I due questionari più comuni sono l’Hamilton Depression Rating Scale, condotto verbalmente da un intervistatore e il Beck Depression Inventory, un questionario autosomministrato. Per i soggetti anziani, il questionario Geriatric Depression Scale. Il medico inoltre chiede al soggetto se ha eventuali pensieri autolesionistici o ha in programma di farsi del male. Pensieri simili indicano che la depressione è grave.

Esami

Non esistono esami in grado di confermare la depressione, ma le analisi di laboratorio possono aiutare il medico a stabilire se la depressione sia dovuta a una patologia fisica oppure a un disturbo ormonale. Gli esami del sangue, ad esempio, solitamente si fanno per verificare un disturbo della tiroide o una carenza di vitamine. Nei giovani, è possibile ricorrere alle analisi per rilevare l’abuso di droghe.

Un esame neurologico approfondito può servire per controllare la presenza del morbo di Parkinson, che causa sintomi simili.

Per i soggetti che hanno gravi disturbi del sonno può essere necessario un apposito esame (la polisonnografia) per distinguere i disturbi del sonno dalla depressione.

Trattamento

Per la maggior parte dei soggetti affetti da depressione il ricovero ospedaliero non è necessario. Tuttavia, alcuni di essi richiedono il ricovero, soprattutto in caso di ideazione suicida o tentativi di suicidio, di debolezza eccessiva in seguito al calo ponderale o di rischio di complicanze cardiache dovute a una grave agitazione.

Il trattamento dipende dalla gravità e dal tipo di depressione:

  • Depressione lieve: supporto (comprese frequenti visite al medico e formazione) e psicoterapia

  • Depressione moderata/grave: farmaci, psicoterapia, o entrambe e talvolta terapia elettroconvulsivante

  • Depressione stagionale: Fototerapia

La depressione generalmente può essere curata con successo. Se si identifica una causa (come un farmaco o un altro disturbo), questa viene corretta, ma può anche essere necessario il ricorso a farmaci per curare la depressione.

Supporto

Per le persone depresse il medico programma delle visite o delle telefonate settimanali o quindicinali. Spiega al soggetto e ai suoi famigliari che la depressione ha delle cause fisiche e richiede un trattamento specifico, che solitamente è efficace, rassicurandoli sul fatto che la depressione non è sintomo di debolezza caratteriale. È importante per i famigliari comprendere il disturbo, essere coinvolti nel trattamento e fornire supporto.

Conoscere la depressione può aiutare il soggetto a comprendere e trattare il disturbo; ad esempio, può imparare che il percorso di recupero spesso è irregolare e che, anche se si ripresentano, gli episodi di tristezza e i pensieri bui scompariranno. In questo modo, il soggetto può mettere in conto eventuali battute d’arresto ed essere propenso a continuare il trattamento senza desistere.

Anche essere più attivi (facendo passeggiate ed esercizio fisico con regolarità) può aiutare, così come intensificare i rapporti con gli altri.

I gruppi di supporto (come la Depression and Bipolar Support Alliance, DBSA) possono essere d’aiuto, attraverso un forum in cui condividere esperienze e sensazioni comuni.

Psicoterapia

Nella depressione lieve, la psicoterapia da sola può essere efficace quanto la terapia farmacologica. Quando usata in associazione con i farmaci, la psicoterapia può essere efficace anche per la depressione grave.

La psicoterapia individuale o di gruppo può aiutare il soggetto depresso ad assumere nuovamente e con gradualità le proprie responsabilità e ad adattarsi alle normali difficoltà della vita. La terapia interpersonale si concentra sui ruoli sociali passati e presenti del soggetto, identificando i problemi relativi al suo rapporto con le altre persone, e fornendo una guida su come adattarsi ai cambiamenti di ruolo nella vita. La terapia cognitiva-comportamentale può modificare i pensieri pessimistici e negativi che accompagnano la depressione.

Terapia farmacologica per la depressione

Sono disponibili diversi tipi di antidepressivi( Farmaci impiegati nel trattamento della depressione), Tra questi:

Gli psicostimolanti, come destroanfetamina, metilfenidato e altri farmaci, vengono a volte somministrati, spesso in associazione ad antidepressivi. Gli psicostimolanti sono utilizzati per aumentare il livello di attenzione e consapevolezza.

L’iperico, un integratore alimentare naturale, viene talvolta usato per curare la depressione lieve, anche se la sua efficacia non è stata dimostrata. Tuttavia, a causa delle interazioni potenzialmente dannose tra l’iperico e molti altri farmaci su prescrizione, coloro che intendono assumere questo integratore erboristico devono discutere con il proprio medico delle possibili interazioni farmacologiche.

Terapia elettroconvulsivante

La terapia elettroconvulsivante (in passato detta terapia con elettroshock) viene talvolta utilizzata per trattare il soggetto con depressione grave, compresi i soggetti psicotici, che minacciano il suicidio o rifiutano il cibo. La terapia elettroconvulsivante viene inoltre usata per trattare la depressione nel corso della gravidanza se i farmaci non risultano efficaci.

Questo tipo di terapia è generalmente molto efficace e può migliorare rapidamente la depressione, diversamente dalla maggior parte degli antidepressivi che possono richiedere parecchie settimane. La sua rapidità d’azione può salvare una vita. Dopo la sospensione della terapia elettroconvulsivante, gli episodi di depressione possono ripresentarsi; per scongiurarli, il medico spesso prescrive antidepressivi.

Nella terapia elettroconvulsivante, gli elettrodi vengono posizionati sulla testa e viene applicata una corrente elettrica per indurre una convulsione nel cervello. Per ragioni non del tutto chiare, la convulsione migliora la depressione. Di solito, si eseguono da cinque a sette trattamenti, un trattamento ogni due giorni.

Poiché la corrente elettrica può causare contrazioni muscolari e dolore, il soggetto viene sottoposto ad anestesia generale durante i trattamenti. La terapia elettroconvulsivante può causare una transitoria perdita di memoria e, raramente, un’amnesia permanente.

Fototerapia

La fototerapia (o light therapy) è il trattamento più efficace per la depressione stagionale, ma può essere utile per altri tipi di disturbi depressivi.

La fototerapia prevede di sedersi a una certa distanza da una fonte luminosa che emette luce a una particolare intensità. Il soggetto viene istruito a non guardare la luce in modo diretto e a rimanere davanti ad essa per almeno 30-60 minuti al giorno. La fototerapia può essere svolta in casa.

Se il soggetto va a dormire e si sveglia tardi, la fototerapia è più efficace al mattino. Se il soggetto va a dormire e si sveglia presto, la fototerapia è più efficace nel tardo pomeriggio e in prima serata.

Altre terapie

Se gli altri trattamenti sono inefficaci, è possibile tentare altre terapie che stimolano il cervello. Tra questi troviamo:

  • Stimolazione magnetica transcranica ripetuta

  • Stimolazione del nervo vago

Si ritiene che le cellule stimolate rilascino messaggeri chimici (neurotrasmettitori), che aiutano a modulare l’umore e possono quindi alleviare i sintomi della depressione. Queste terapie potrebbero essere di aiuto ai soggetti con una grave depressione che non risponde ai farmaci o alla psicoterapia.

Nella stimolazione magnetica transcranica ripetuta, una bobina elettromagnetica viene posta sulla fronte, accanto all’area del cervello che si ritiene regoli l’umore. L’elettromagnete produce impulsi indolori che secondo i medici stimolano le cellule nervose nell’area target del cervello. Gli effetti collaterali più comuni sono emicranie e disagio nell’area in cui è stata posizionata la bobina.

Per la stimolazione del nervo vago, un dispositivo simile a un pacemaker cardiaco (stimolatore del nervo vago) viene impiantato sotto la clavicola sinistra e connesso al nervo vago nella regione cervicale tramite un filo metallico sottocutaneo. (La coppia di nervi vaghi parte dal tronco encefalico, situato in corrispondenza della base del cranio, e scende lungo il collo e lungo ciascun lato del torace e dell’addome innervando organi come cuore e polmoni). Il dispositivo è programmato per stimolare periodicamente il nervo vago con un segnale elettrico indolore. Potrebbe essere utile per la depressione quando gli altri trattamenti non sono efficaci, ma in genere perché abbia effetto sono necessari da 3 a 6 mesi. Gli effetti collaterali della stimolazione del nervo vago comprendono raucedine, tosse e abbassamento del tono della voce quando il nervo viene stimolato.

Antidepressivi

Gli antidepressivi sono di vario tipo:

  • Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI)

  • Antidepressivi di nuova generazione

  • Antidepressivi triciclici

  • Inibitori della monoaminossidasi (IMAO)

La maggior parte degli antidepressivi deve essere assunta regolarmente per diverse settimane prima che inizi ad avere effetto. La maggior parte dei soggetti deve prendere gli antidepressivi per 6-12 mesi per evitare le recidive e gli ultracinquantenni devono assumerli per un periodo che arriva fino a 2 anni.

Gli effetti collaterali variano in base al tipo di antidepressivo. Talvolta, quando il trattamento con un solo farmaco non permette di risolvere la depressione, si prescrive un differente tipo o una combinazione di farmaci antidepressivi.

Il rischio di suicidio dopo aver iniziato un antidepressivo ha fatto notizia. Alcuni soggetti diventano più agitati, depressi e ansiosi poco dopo aver iniziato un antidepressivo o dopo un aumento del dosaggio. Se tali sintomi non vengono prontamente rilevati e curati, in alcuni soggetti, soprattutto bambini e adolescenti, la tendenza al suicidio aumenta. Tale esito è stato inizialmente riferito con gli SSRI, ma probabilmente il rischio non è diverso tra le varie classi di antidepressivi. Il medico del soggetto deve essere avvisato se i sintomi peggiorano dopo l’inizio o l’aumento del dosaggio di antidepressivi (o per qualsiasi altro motivo). Dal momento che anche avere pensieri suicidi è un sintomo di depressione, il medico potrebbe avere difficoltà a determinare quale sia il ruolo rivestito dagli antidepressivi nei pensieri suicidi e nel comportamento suicidario. Alcuni studi mettono in dubbio la correlazione.

Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI)

Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) costituiscono attualmente la classe di antidepressivi più comunemente usata, sono efficaci nel trattare la depressione come anche altre malattie mentali che spesso coesistono con la depressione.

Sebbene gli SSRI possano causare nausea, diarrea, tremori, perdita di peso e cefalea, questi effetti collaterali sono di solito lievi o scompaiono man mano che continua il trattamento. Gli effetti collaterali degli SSRI sono meglio tollerati dalla maggior parte dei soggetti rispetto a quelli degli antidepressivi triciclici. Gli SSRI hanno meno probabilità di compromettere il cuore rispetto agli antidepressivi eterociclici.

Tuttavia, alcuni soggetti possono apparire più agitati, depressi e ansiosi la prima settimana dopo l’inizio del trattamento con SSRI o dopo un aumento del loro dosaggio. Se tali sintomi non vengono prontamente rilevati e curati, in questi soggetti, soprattutto bambini e adolescenti, la tendenza al suicidio aumenta. I soggetti che assumono SSRI e i loro cari devono essere consapevoli che esiste tale possibilità e sapere che devono contattare il medico in caso di peggioramento dei sintomi nel corso della terapia. Tuttavia, poiché anche le persone depresse non trattate talvolta commettono suicidio, è necessario che il soggetto e il suo medico considerino questo rischio rispetto a quello della terapia farmacologica.

Inoltre, con l’uso a lungo termine, gli SSRI possono presentare altri effetti collaterali, come l’aumento di peso e una disfunzione sessuale (in un terzo dei soggetti). Alcuni SSRI, come la fluoxetina, causano perdita di appetito. Nelle prime settimane dopo l’inizio degli SSRI, il soggetto può avvertire sonnolenza durante il giorno, ma questo effetto è temporaneo.

L’improvvisa sospensione di alcuni SSRI può causare una sindrome da astinenza con vertigini, ansia, irritabilità, stanchezza, nausea, brividi e dolori muscolari.

Antidepressivi di nuova generazione

Gli antidepressivi di nuova generazione sono efficaci e sicuri come gli SSRI e presentano effetti collaterali simili. I più comuni sono

  • inibitori della ricaptazione della norepinefrina- dopamina (bupropione)

  • modulatori della serotonina (come mirtazapina e trazodone)

  • inibitori della ricaptazione della norepinefrina-serotonina (come venlafaxina e duloxetina)

Come per gli SSRI, il rischio di suicidio può temporaneamente aumentare quando si inizia la terapia con tali farmaci e la sospensione improvvisa degli inibitori della ricaptazione della serotonina- norepinefrina può portare a una sindrome da sospensione.

Gli altri effetti collaterali variano in base al farmaco (vedere tabella seguente).

Antidepressivi triciclici

Gli antidepressivi triciclici, sui quali si incentrava il trattamento in passato, sono oggi usati meno perché presentano più effetti collaterali di altri antidepressivi. Spesso inducono sonnolenza e portano a un aumento ponderale. Possono inoltre causare tachicardia e ipotensione stando in posizione eretta (ipotensione ortostatica). Altri effetti collaterali, chiamati effetti anticolinergici, comprendono offuscamento della vista, secchezza delle fauci, stato confusionale, stipsi e difficoltà a iniziare la minzione; sono spesso più gravi nei soggetti anziani.

La sospensione improvvisa degli antidepressivi eterociclici, come per gli SSRI, può provocare una sindrome da sospensione.

Inibitori della monoaminossidasi (IMAO)

Gli inibitori della monoaminossidasi (IMAO) sono molto efficaci ma vengono prescritti di rado, solo se gli altri antidepressivi non hanno avuto effetto. I soggetti trattati con IMAO devono attenersi a una serie di restrizioni alimentari e adottare precauzioni speciali per evitare l’insorgere di una reazione grave che comporta un aumento improvviso della pressione arteriosa con cefalea grave, martellante (crisi ipertensiva). Questa crisi può causare un ictus. Tra le precauzioni da adottare vi sono:

  • non assumere cibi o bevande che contengano tiramina, quali birra alla spina, vini rossi (compresi gli sherry), liquori, frutta troppo matura, salumi, formaggi stagionati, fave, estratti del lievito (marmite), fichi in scatola, uva passa, yogurt, formaggi, panna acida, aringa in salamoia, caviale, fegato, carni molto battute e salsa di soia

  • non assumere pseudoefedrina, presente in molti prodotti da banco contro tosse e raffreddore

  • non assumere destrometorfano (un antitussivo), reserpina (un antipertensivo) o meperidina (un analgesico)

  • portare sempre con sé un antidoto, come le compresse di clorpromazina e, in caso di grave cefalea martellante, assumere l’antidoto tutto in una volta e recarsi al pronto soccorso più vicino

I soggetti che assumono IMAO devono inoltre evitare l’assunzione di altri tipi di antidepressivi, compresi gli antidepressivi triciclici, gli SSRI, il bupropione, i modulatori della serotonina e gli inibitori della ricaptazione della serotonina- norepinefrina. L’assunzione di IMAO con un altro antidepressivo può provocare un pericoloso aumento della temperatura corporea, degradazione muscolare, insufficienza renale e crisi convulsive. Tali effetti, che definiscono la sindrome maligna da neurolettici, possono essere fatali.

La sospensione improvvisa degli IMAO, come per gli SSRI, può provocare una sindrome da sospensione.

Tabella
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Farmaci impiegati nel trattamento della depressione

Farmaco

Alcuni effetti collaterali

Commenti

Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI)

Citalopram

Escitalopram

Fluoxetina

Fluvoxamina

Paroxetina

Sertralina

Vilazodone

Disfunzione sessuale (principalmente ritardo dell’orgasmo, ma anche perdita del desiderio e disfunzione erettile in alcuni soggetti), nausea, diarrea, cefalea, calo ponderale (a breve termine), aumento ponderale (a lungo termine), sindrome da sospensione*, dimenticanze, assenza di reazioni emotive e facilità di formazione di ecchimosi

Gli SSRI rappresentano la classe di antidepressivi più comunemente usata. Sono efficaci anche per il disturbo d’ansia generalizzato, il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo da panico, il disturbo fobico, il disturbo post-traumatico da stress, il disturbo disforico premestruale e la bulimia.

La tossicità dovuta a sovradosaggio è meno grave rispetto a quella riscontrata con altri antidepressivi.

Inibitori della ricaptazione della norepinefrina- dopamina

Bupropione

Cefalea, agitazione, sindrome da sospensione*, in alcuni soggetti ipertensione arteriosa e, raramente, crisi epilettiche

Il bupropione è utile per i soggetti depressi che presentano anche un disturbo da deficit di attenzione/iperattività o dipendenza da cocaina, nonché per quelli che cercano di smettere di fumare. Il bupropione non causa disfunzione sessuale.

Modulatori della serotonina (recettori 5-HT2)

Mirtazapina

Sonnolenza e aumento ponderale

La mirtazapina non provoca nausea o disfunzione sessuale.

Trazodone

Sonnolenza prolungata, erezione persistente e dolorosa (priapismo), e grave ipotensione ortostatica

Al soggetto che soffre sia di depressione che di insonnia, il trazodone viene prevalentemente fatto assumere al momento di andare a letto.

Inibitori della ricaptazione della serotonina- norepinefrina

Desvenlafaxina

Duloxetina

Levomilnacipran

Venlafaxina

Nausea, secchezza delle fauci, sindrome da sospensione* e, se si assumono dosaggi elevati, ipertensione arteriosa

La maggior parte degli effetti collaterali possono essere evitati o minimizzati se si usano bassi dosaggi e quando le variazioni del dosaggio vengono fatte gradualmente.

Antidepressivo melatoninergico

Agomelatina

Emicrania, nausea e diarrea

L’agomelatina ha meno effetti collaterali della maggior parte degli antidepressivi. Non causa sonnolenza diurna, insonnia, aumento ponderale o disfunzione sessuale.

L’agomelatina può aumentare i livelli degli enzimi epatici. Tali livelli vanno misurati prima di iniziare la terapia e successivamente ogni 6 settimane.

Antidepressivi triciclici

  • Amitriptilina

  • Amoxapina

  • Clomipramina

  • Desipramina

  • Doxepina

  • Imipramina

  • Maprotilina

  • Nortriptilina

  • Protriptilina

  • Trimipramina

Sonnolenza, aumento ponderale, tachicardia e ipotensione arteriosa stando in piedi (ipotensione ortostatica), secchezza delle fauci, stato confusionale, offuscamento della vista, stipsi, difficoltà a iniziare la minzione, ritardo dell’orgasmo e sindrome da sospensione*

Con la clomipramina e la maprotilina, crisi epilettiche

Questi farmaci non sono solitamente prescritti alle persone anziane perché gli effetti collaterali risultano aggravati.

Il sovradosaggio può causare una grave tossicità, potenzialmente letale.

Inibitori della monoaminossidasi (IMAO)

  • Isocarbossazide

  • Fenelzina

  • Selegilina

  • Tranilcipromina

Insonnia, nausea, aumento ponderale, disfunzione sessuale (perdita del desiderio, ritardo dell’orgasmo e disfunzione erettile), sensazione di formicolio, vertigini, ipotensione arteriosa (in particolar modo, ortostatica) e sindrome da sospensione*

Il soggetto che assume questi farmaci deve seguire delle restrizioni dietetiche per evitare reazioni gravi che implicano un’improvvisa ipertensione grave accompagnata da grave cefalea lancinante (crisi ipertensiva).

La selegina è disponibile come cerotto. Con il cerotto, il soggetto non deve attenersi alle restrizioni alimentari tranne nel caso in cui il cerotto contenga un dosaggio elevato.

Psicostimolanti

  • Destroamfetamina

  • Metilfenidato

Agitazione, tremore, insonnia e secchezza delle fauci

Questi farmaci sono generalmente usati con gli antidepressivi. In monoterapia, sono di solito inefficaci come antidepressivi.

*La sindrome da sospensione comporta vertigini, ansia, irritabilità, stanchezza, nausea, brividi e dolori muscolari nel caso in cui si interrompa bruscamente l’uso di un farmaco.

Farmaci simili alla ketamina

La ketamina è un farmaco anestetico. Tuttavia, i ricercatori hanno appreso che i meccanismi cerebrali influenzati dalla ketamina rivestono un ruolo nella depressione. L’FDA ha recentemente approvato l’esketamina, una forma della ketamina, per le persone affette da un disturbo depressivo maggiore che non rispondono ai trattamenti tradizionali. Viene somministrata sotto forma di spray nasale ed è utilizzata a dosi inferiori rispetto a quelle somministrate per l’anestesia.

La maggior parte delle persone a cui viene somministrata l’esketamina presenta una riduzione dei sintomi della depressione entro 3-4 ore. Questa è una risposta molto rapida in confronto a quella della maggior parte dei farmaci antidepressivi, alcuni dei quali possono richiedere molte settimane per essere efficaci. Nella maggior parte dei casi, l’effetto dell’esketamina inizia a diminuire dopo una o due settimane. Ripetere la dose ogni settimana solitamente aiuta ma il farmaco può cessare di avere effetto dopo pochi mesi, tuttavia alcune persone possono mantenere il miglioramento con un trattamento al mese.

Entro una o due ore dalla somministrazione possono manifestarsi effetti collaterali, tra cui aumento della pressione arteriosa, nausea e vomito, ed effetti a livello mentale, quali la sensazione di scollegamento da se stessi (derealizzazione), la sensazione di una distorsione del tempo e dello spazio, e allucinazioni. Il farmaco viene solitamente somministrato in un ambulatorio medico o un ospedale, in modo che i medici possano tenere in osservazione la persona per qualche ora per gli effetti collaterali e anche per il fatto che la ketamina è un farmaco che talvolta può indurre abuso.

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