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Convulsioni nei bambini

Di

M. Cristina Victorio

, MD, Akron Children's Hospital

Ultima revisione/verifica completa mar 2020| Ultima modifica dei contenuti mar 2020
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I fatti in Breve
Risorse sull’argomento

Durante gli attacchi epilettici si verificano alterazioni periodiche dell’attività elettrica cerebrale, che si traducono in un’alterazione transitoria della funzione cerebrale di grado variabile.

  • Quando i lattanti o i bambini in tenera età soffrono di convulsioni, spesso presentano sintomi tipici come tremori o movimenti a scatti di parte o di tutto il corpo, ma i neonati possono solo schioccare le labbra, masticare involontariamente o inflaccidirsi periodicamente.

  • Per diagnosticare il disturbo si usa l’elettroencefalogramma (EEG), analisi del sangue e delle urine, esami di diagnostica per immagini del cervello e talvolta una puntura lombare per tentare di identificare la causa.

  • Se un bambino soffre di convulsioni i genitori e le altre persone che lo assistono devono tentare di proteggerlo da lesioni, per esempio tenendolo lontano da scale, oggetti taglienti e altri possibili pericoli.

  • Il trattamento si concentra principalmente sulla causa, ma se le convulsioni continuano dopo il trattamento, ai bambini vengono prescritti anticonvulsivanti.

Gli attacchi epilettici sono costituiti da una scarica elettrica anomala e non regolata di neuroni nel cervello o in parte di esso, Questa scarica anomala può causare

  • Convulsioni

  • Movimenti involontari

  • Alterazione dello stato di coscienza

  • Sensazioni anomale

Le convulsioni sono spasmi e/o irrigidimenti violenti e involontari di gran parte dei muscoli del corpo.

L’epilessia non rappresenta un disturbo specifico, tuttavia fa riferimento a una tendenza a manifestare attacchi ricorrenti la cui causa può essere anche non identificabile.

Le convulsioni nei bambini si manifestano con modalità simili alle convulsioni degli adulti. Tuttavia, alcuni tipi di attacchi convulsivi, ad esempio le convulsioni febbrili e gli spasmi infantili, si osservano esclusivamente nei bambini.

Alcune condizioni nei bambini, ad esempio episodi di apnea e terrori notturni, possono sembrare attacchi convulsivi, tuttavia non comportano anomalie dell’attività elettrica cerebrale e pertanto non sono tali.

Stato epilettico

Il termine stato epilettico si riferisce a una singola crisi convulsiva prolungata oppure a diverse crisi più brevi che si verificano senza che il bambino riacquisti coscienza tra un episodio e l’altro. Le convulsioni che durano più di circa 30 minuti sono considerate stato epilettico. I bambini con stato epilettico sono a rischio di danno al cervello e ad altri organi, oltre che di insufficienza respiratoria, pertanto se le convulsioni durano più di 5 minuti è necessario un trattamento tempestivo.

Cause

Nei neonati le convulsioni possono essere causate da

Gli attacchi epilettici causati da disturbi metabolici ereditari si manifestano inizialmente durante l’infanzia.

Tabella
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Some Causes of Seizures in Newborns, Infants, and Children

Tipo

Disturbo

Disturbi di carattere generale

Febbre alta

Infezioni del sangue (sepsi)

Asfissia perinatale (insufficiente apporto di ossigeno), che può verificarsi durante il travaglio o il parto

Disturbi cerebrali

Sanguinamento (emorragia) nel cervello

Infezioni, quali encefalite o meningite

Disturbi genetici che colpiscono le funzioni nervose del cervello

Tumori (raramente)

Disturbi metabolici

Disturbi ereditari che interessano il metabolismo degli aminoacidi, dei grassi o dei carboidrati

Anomalie temporanee dei livelli di zucchero (glucosio), calcio, magnesio, vitamina B6 o sodio nel sangue

Farmaci

Uso di stupefacenti (ad esempio cocaina, eroina o il sedativo diazepam) da parte della madre durante la gravidanza, che hanno causato astinenza nel bambino

Ingestione accidentale di un farmaco o di un veleno da parte di un neonato o di un bambino piccolo

Nei lattanti e nei bambini la causa delle crisi può essere sconosciuta.

Le convulsioni febbrili sono abbastanza comuni nei bambini piccoli

e possono avere carattere familiare.

Sintomi

Nei bambini appena nati le crisi convulsive possono essere difficili da riconoscere, infatti possono schioccare le labbra o masticare involontariamente. Gli occhi sembrano guardare fisso in direzioni diverse. Di tanto in tanto possono accasciarsi e/o smettere di respirare.

Nei lattanti o bambini piccoli si possono verificare tremori, sobbalzi o irrigidimenti di tutto o parte del corpo. Gli arti possono muoversi senza un perché. I bambini possono avere lo sguardo fisso, diventare confusi, provare sensazioni anomale (come intorpidimento o formicolio) in parti del corpo o sentimenti insoliti (come estrema paura senza alcun motivo).

Did You Know...

  • Gli attacchi epilettici non necessariamente causano le convulsioni, i bambini possono semplicemente rimanere a fissare o sembrare confusi.

Prognosi

La prognosi dipende dalla causa.

Un attacco epilettico in sé non sembra provocare danni cerebrali o causare problemi duraturi, a meno che non continui per oltre un’ora (la maggior parte degli attacchi dura solo pochi minuti). Tuttavia, molti disturbi che causano gli attacchi epilettici possono provocare problemi duraturi. Ad esempio, alcuni disturbi possono interferire con lo sviluppo del bambino. L’eventualità che alcuni tipi di attacchi ricorrenti possano avere effetti sull’evoluzione cerebrale è un argomento controverso.

Diagnosi

  • Elettroencefalogramma

  • Altri esami per ricercare una causa in base ai sintomi del bambino e all’esame obiettivo

I neonati affetti da crisi convulsive sono sottoposti a visita immediata per individuare le cause gravi e quelle che possono essere corrette.

Se un bambino ha avuto un attacco, i medici conducono un esame obiettivo. Chiedono inoltre ai genitori se i familiari hanno avuto attacchi.

Si esegue un elettroencefalogramma (EEG, esame che registra le onde cerebrali mediante sensori posizionati sullo scalpo) per verificare la presenza di anomalie nell’attività elettrica cerebrale. L’EEG viene eseguito mentre il lattante o il bambino è sveglio e mentre dorme.

Il medico esegue altri esami per ricercare una causa in base ai sintomi del bambino e ai risultati della visita. Tali esami possono includere

  • La misurazione dei livelli di ossigeno nel sangue, mediante un sensore applicato su un dito (pulsossimetria) per determinare se il livello di ossigeno è basso

  • Analisi del sangue per misurare lo zucchero nel sangue (glucosio), il calcio, il magnesio, il sodio e altre sostanze nel sangue, per indagare sulla presenza di disturbi metabolici

  • Una rachicentesi (puntura lombare) per ottenere un campione del liquido che circonda il cervello e il midollo spinale (liquido cerebrospinale), analizzato e controllato per escludere la presenza di infezioni cerebrali e altri disturbi

  • Emocolture e urinocolture per escludere la presenza di infezioni

  • Esami di diagnostica per immagini del cervello, ad esempio tomografia computerizzata (TC), risonanza magnetica per immagini (RMI), per escludere la presenza di malformazioni cerebrali, emorragie, tumori e altri danni strutturali al tessuto cerebrale (causati, ad esempio, da un ictus)

  • Test genetici per ricercare disturbi genetici che possono essere associati alle convulsioni

Trattamento

  • Misure immediate

  • Trattamento della causa

  • Farmaci anticonvulsivanti

  • A volte intervento chirurgico o altre procedure se i farmaci sono inefficaci

Il trattamento delle crisi convulsive nei lattanti e nei bambini si concentra principalmente sulla causa della crisi. Per esempio, ai bambini che hanno un’infezione batterica vengono somministrati antibiotici e ai bambini che presentano un basso livello di zucchero (glucosio) nel sangue viene somministrato glucosio. Altre cause trattabili comprendono infezioni virali, alcuni tumori e livelli anomali di sodio, calcio e magnesio nel sangue.

Spesso i bambini devono assumere farmaci per controllare gli attacchi (farmaci anticonvulsivanti), specialmente se la causa non può essere risolta.

Se i farmaci non sono efficaci, si può consigliare la chirurgia.

Misure immediate

Quando un bambino ha un episodio convulsivo, i genitori o gli assistenti che si prendono cura di lui sono tenuti ad adottare le seguenti misure per proteggerlo:

  • Adagiare il bambino su un lato.

  • Tenerlo lontano da potenziali pericoli (ad esempio, scale o oggetti appuntiti).

  • Non mettere niente in bocca al bambino e non provare a tenergli la lingua.

Did You Know...

  • Contrariamente alle credenze diffuse, non si deve inserire niente nella bocca di chi sta avendo un attacco.

Al termine della crisi, i genitori o altre persone che si prendono cura del bambino devono agire come segue:

  • Rimanere con il bambino fino a quando non è completamente sveglio.

  • Controllare che il bambino respiri e, in caso contrario, avviare la respirazione di soccorso bocca a bocca (se il bambino è in preda a un episodio convulsivo, tentare la respirazione salvavita non è necessario e può provocare lesioni al bambino e al soccorritore) e avvisare i servizi medici di emergenza.

  • Non somministrare cibo, liquidi o farmaci per via orale fino a quando il bambino non è completamente sveglio.

  • Misurare la febbre e, se presente, trattarla.

È possibile abbassare la febbre somministrando al bambino una supposta di paracetamolo (acetaminofene) per via rettale se non è cosciente o troppo piccolo per assumere farmaci per via orale, oppure somministrandogli paracetamolo o ibuprofene per via orale se è cosciente. Rimuovere anche gli indumenti caldi.

Chiamare un’ambulanza nei seguenti casi:

  • È la prima crisi convulsiva del bambino

  • La crisi dura più di 5 minuti.

  • Il bambino subisce lesioni durante la crisi o ha difficoltà di respirazione dopo la crisi.

  • Si verifica immediatamente un’altra crisi.

È necessario portare in pronto soccorso tutti i bambini alla prima manifestazione di una crisi convulsiva. Per i bambini con disturbi convulsivi noti, i genitori sono tenuti a discutere preventivamente con il medico i tempi, il luogo e l’urgenza della valutazione medica in caso di altri attacchi.

Di solito vengono somministrati farmaci per bloccare un attacco convulsivo che dura 5 o più minuti e prevenire lo stato epilettico. I farmaci per interrompere le convulsioni comprendono il sedativo lorazepam e i farmaci anticonvulsivanti fenobarbital, fosfenitoina o levetiracetam in vena (per via endovenosa). Se non è possibile somministrare il farmaco per via endovenosa, è possibile applicare il gel di diazepam al retto o somministrare midazolam liquido nel naso (per via intranasale). Diazepam e midazolam sono sedativi simili a lorazepam che contribuiscono a fermare le crisi. I bambini che hanno assunto questi farmaci o presentano uno stato epilettico sono sottoposti a stretto monitoraggio volto all’individuazione di eventuali problemi respiratori e della pressione arteriosa.

Se il neonato continua ad avere crisi convulsive dopo il trattamento della causa, si somministrano anticonvulsivanti per via endovenosa. Viene quindi tenuto sotto stretta osservazione per individuare possibili effetti collaterali, come un rallentamento della respirazione.

Se gli anticonvulsivanti riescono a controllare la crisi, si può interromperne la somministrazione prima della dimissione dalla neonatologia o dall’ospedale. L’interruzione della terapia con anticonvulsivanti dipende dalla causa delle crisi convulsive, dalla loro gravità e dai risultati dell’EEG.

Farmaci anticonvulsivanti

Se i bambini hanno un solo attacco, solitamente non è necessario che assumano un anticonvulsivante ({blank} Using Drugs to Treat Seizures in Children). Gli anticonvulsivanti sono utilizzati nel caso in cui gli attacchi epilettici siano recidivanti, oppure se sussiste la probabilità che si ripresentino.

Solitamente la dose del farmaco anticonvulsivante viene aumentata nel caso in cui con un dosaggio standard non si riesca a controllare adeguatamente gli attacchi, oppure in caso di crescita e aumento ponderale dei bambini. Se il farmaco non si è dimostrato del tutto efficace, o in caso di effetti collaterali preoccupanti, è possibile aggiungere un altro anticonvulsivante o sostituire il primo. Gli anticonvulsivanti possono interagire con altri farmaci, pertanto i genitori sono tenuti a comunicare al medico tutti i farmaci e gli integratori che il bambino assume.

A volte i medici eseguono analisi del sangue per misurare il livello del farmaco, al fine di tentare di stabilire se la dose è corretta e se il bambino sta assumendo il farmaco. Tali esami a volte vengono ripetuti in caso di cambiamento della dose, se il bambino è cresciuto in modo significativo o quando si inizia il trattamento con un nuovo farmaco.

La necessità di continuare ad assumere anticonvulsivanti dipende dalla causa degli attacchi e dall’arco di tempo in cui non si sono manifestati. La maggior parte dei bambini continua il trattamento fino a quando non raggiunge 2 anni senza attacchi. Il rischio di avere un attacco epilettico dopo 2 anni senza attacchi è inferiore al 50%. Tuttavia, un altro disturbo di tipo cerebrale o nervoso (ad esempio la paralisi cerebrale) aumenta il rischio di avere un altro attacco.

Al momento dell’interruzione dell’assunzione degli anticonvulsivanti, il dosaggio viene progressivamente ridotto nell’arco di un periodo, non in maniera drastica.

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Using Drugs to Treat Seizures in Children

I genitori di un bambino che ha avuto un attacco epilettico spesso si preoccupano del fatto che il bambino debba assumere un farmaco per controllare gli attacchi (un anticonvulsivante). I genitori sono preoccupati degli effetti collaterali e conoscono le difficoltà connesse al far assumere regolarmente un farmaco a un bambino. Acquisire maggiori informazioni sui farmaci anticonvulsivanti può aiutare i genitori a partecipare meglio alle decisioni terapeutiche per il proprio bambino.

Aspetti positivi:

  • Per la maggior parte dei bambini con una sola crisi convulsiva non è necessario assumere anticonvulsivanti.

  • I medici possono scegliere tra oltre 20 farmaci anticonvulsivanti per individuare quello adatto a un determinato bambino.

  • Gli anticonvulsivanti arrestano o controllano le crisi convulsive nell’80% dei bambini.

  • Per molti bambini un solo anticonvulsivante è sufficiente.

  • Alla fine la maggior parte dei bambini può interrompere l’assunzione di anticonvulsivanti.

Aspetti negativi:

  • La maggior parte degli anticonvulsivanti ha effetti collaterali, quali capogiri, nausea, instabilità, sonnolenza, visione doppia o eruzione cutanea.

  • Durante l’assunzione di alcuni farmaci anticonvulsivanti possono verificarsi problemi legati alla durata dell’attenzione, alla memoria e al rendimento scolastico.

  • I bambini che assumono alcuni anticonvulsivanti devono sottoporsi ad analisi del sangue regolari per stabilire se il dosaggio è corretto o per controllare eventuali effetti collaterali (come squilibri chimici nel sangue).

  • Alcuni anticonvulsivanti più recenti non sono stati testati sui bambini piccoli (sebbene siano spesso utilizzati su di loro in via sperimentale con pubblicazione dei risultati).

Nel valutare le preoccupazioni, i genitori devono ricordare che prevenire ulteriori attacchi convulsivi è importante, perché le convulsioni scarsamente controllate possono rallentare l’elaborazione mentale (ritardi cognitivi) e determinare problemi emotivi e comportamentali e una scarsa qualità della vita. Inoltre, la prevenzione delle crisi evita lesioni e incidenti possibilmente connessi a un attacco.

Per avere la certezza dell’assunzione regolare dei farmaci i genitori possono:

  • Utilizzare un portapillole (che contiene scomparti per ciascun giorno della settimana, per diversi orari durante il giorno o entrambi).

  • Far prescrivere i farmaci prima che siano esauriti.

  • Incoraggiare il bambino a occuparsi dell’assunzione del farmaco, continuando tuttavia a supervisionare il processo fino a quando il bambino non sia affidabile.

  • Discutere anticipatamente con il medico sul da farsi se il bambino non assume una dose.

Trattamento chirurgico delle convulsioni

L’intervento chirurgico può essere un’opzione se i bambini continuano ad avere attacchi convulsivi durante il trattamento con almeno due o più farmaci anticonvulsivanti oppure se gli effetti collaterali non sono tollerabili. che comporta la rimozione chirurgica di un’area del cervello. Tale intervento viene eseguito solo quando gli attacchi epilettici sono causati da una sola area del cervello, che può essere rimossa senza incidere significativamente sulla funzionalità delle competenze del bambino. Spesso questa operazione riduce in maniera sostanziale il numero di attacchi del bambino. Possono essere condotti test per contribuire a individuare l’area nel cervello responsabile degli attacchi. Gli esami prevedono quanto segue:

Prima dell’intervento chirurgico, un neurochirurgo e un neurologo ne illustrano i rischi e i benefici ai genitori. Anche quando l’intervento chirurgico riduce la frequenza e la gravità degli attacchi, per molti bambini è necessario continuare ad assumere anticonvulsivanti, tuttavia con dosaggi inferiori o in quantità inferiore.

Stimolazione del nervo vago

Talvolta la stimolazione del nervo vago (il 10º nervo cranico) riduce il numero di attacchi convulsivi nei bambini. Si ritiene che il nervo vago sia connesso indirettamente alle aree dell’encefalo spesso coinvolte nella causa delle crisi. Questa procedura può essere adottata nei bambini che hanno compiuto 4 anni. I medici considerano l’adozione di questa procedura quando i farmaci anticonvulsivanti non risultano efficaci e l’intervento chirurgico antiepilessia non è praticabile.

Per stimolare il nervo vago, i medici impiantano un dispositivo simile a un pacemaker cardiaco sotto la clavicola sinistra e lo collegano al nervo vago del collo con un cavo sottocutaneo. Il dispositivo determina un piccolo rigonfiamento sottocutaneo. L’intervento viene eseguito ambulatorialmente e dura circa 1-2 ore. Il dispositivo si accende e si spegne continuamente, stimolando pertanto periodicamente il nervo vago. Il medico può facilmente e in modo indolore cambiare le impostazioni per la stimolazione del nervo vago usando una bacchetta magnetica posizionata sopra il dispositivo. Inoltre, quando il bambino avverte l’inizio di un attacco, o quando un familiare ne vede l’inizio, è possibile utilizzare una calamita (spesso inserita in un braccialetto) per impostare il dispositivo in modo da stimolare il nervo più spesso.

La stimolazione del nervo vago è utilizzata in associazione agli anticonvulsivanti. Tra gli effetti collaterali possibili rientrano raucedine, tosse e abbassamento della voce durante la stimolazione del nervo. La stimolazione del nervo vago solitamente rende il bambino maggiormente vigile, migliorandone l’attenzione, ma talvolta provoca interferenze con il sonno.

Stimolazione cerebrale

Talvolta, la stimolazione elettrica della parte del cervello in cui iniziano le crisi convulsive può interrompere un attacco prima del suo inizio oppure ridurre la durata di una crisi in corso. Il sistema di neurostimolazione reattiva è un dispositivo simile a un pacemaker cardiaco. Viene impiantato all’interno del cranio. Il dispositivo è collegato da fili metallici a una o due aree del cervello in cui originano le crisi convulsive. Questo sistema monitora l’attività elettrica cerebrale. Quando rileva un’attività elettrica insolita, stimola le aree cerebrali in cui originano le crisi convulsive.

Il sistema di neurostimolazione reattiva viene utilizzato in associazione a farmaci anticonvulsivanti.

L’intervento chirurgico per impiantare il sistema richiede l’anestesia generale e di solito dura da 3 a 4 ore. Il bambino deve trascorrere la notte in ospedale. Molti bambini riprendono le normali attività quotidiane entro pochi giorni.

I bambini non avvertono la presenza del dispositivo né la stimolazione e, se necessario, il dispositivo può essere rimosso.

Dieta chetogenica

In alcune situazioni può essere prescritta una dieta chetogenica sotto la supervisione di un medico e di un dietologo. Si tratta di una dieta restrittiva, molto povera di carboidrati e molto ricca di grassi. Quando nel corpo avvengono le reazioni di scomposizione dei grassi per la produzione di energia, si formano sostanze denominate chetoni. In alcuni bambini, tali sostanze contribuiscono a tenere sotto controllo gli attacchi. La dieta chetogenica deve essere seguita con attenzione e richiede una precisa misurazione delle quantità degli alimenti. Anche un pezzetto o un assaggio di un alimento da limitare può provocare un attacco epilettico. I bambini possono manifestare difficoltà nel seguire una dieta così rigida. Se i bambini che seguono una dieta chetogenica mostrano importanti segni di miglioramento, tale regime viene spesso proseguito per almeno due anni. I possibili effetti collaterali della dieta chetogenica possono includere bassi livelli di glucosio ematico, letargia e perdita di peso. Talvolta viene invece utilizzata la dieta Atkins, una versione meno rigida della dieta chetogenica.

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