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Panoramica sull’avvelenamento

Di

Gerald F. O’Malley

, DO, Grand Strand Regional Medical Center;


Rika O’Malley

, MD, Albert Einstein Medical Center

Ultima revisione/verifica completa feb 2019| Ultima modifica dei contenuti feb 2019
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I fatti in Breve
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Risorse sull’argomento

L’avvelenamento è l’effetto dannoso che si verifica quando si ingoia o si inala una sostanza tossica o essa viene a contatto con cute, occhi o mucose, come quelle della bocca o del naso.

  • Fra le sostanze velenose si annoverano anche i farmaci da prescrizione o da banco, le droghe, i gas, le sostanze chimiche, le vitamine, gli alimenti, i funghi, le piante e il veleno degli animali.

  • Alcuni veleni non provocano nessun danno, mentre altri possono causare gravi danni o la morte.

  • La diagnosi si basa sui sintomi, su informazioni raccolte dalla persona interessata o da testimoni, e talvolta su esami del sangue e delle urine.

  • I farmaci devono essere sempre conservati nelle confezioni originali a prova di bambini e lontani dalla loro portata.

  • Il trattamento consiste nel dare supporto al paziente, evitando l’ulteriore assorbimento del veleno, e talvolta facilitandone l’eliminazione.

Ogni anno, negli Stati Uniti, più di 2 milioni di soggetti manifestano sintomi di avvelenamento. I farmaci (prescritti e da banco) e le sostanze stupefacenti sono la fonte più frequente di avvelenamenti gravi e dei decessi ad essi correlati.( Avvelenamento da paracetamolo, Avvelenamento da aspirina). Altri veleni comuni includono gas (ad esempio il monossido di carbonio), prodotti per la casa ( Avvelenamento da sostanze corrosive), prodotti agricoli, piante, metalli pesanti (ad esempio ferro e piombo), vitamine, veleni di animali e alimenti (in particolare alcune specie di funghi e pesci). Tuttavia, quasi tutte le sostanze possono risultare tossiche se assunte in quantità eccessive.

Avvelenamento accidentale

L’avvelenamento è la più comune causa di incidenti domestici non letali. Data la loro naturale curiosità e tendenza a esplorare, i bambini piccoli sono particolarmente soggetti all’avvelenamento accidentale in casa e come loro anche gli anziani, che spesso fanno confusione con i farmaci da assumere. Poiché i bambini spesso condividono pillole e sostanze che hanno trovato, anche i fratelli e i compagni di gioco possono avere subito un avvelenamento. Vanno incontro ad avvelenamento accidentale anche i soggetti ricoverati (per errori farmacologici) e i lavoratori dell’industria (per esposizione a sostanze chimiche tossiche).

Avvelenamento volontario

L’avvelenamento può anche essere intenzionale in caso di omicidio o suicidio. La maggior parte degli adulti che si avvelena a scopo di suicidio assume vari farmaci associati ad alcol. L’avvelenamento può essere utilizzato per neutralizzare una persona (ad esempio per uno stupro o una rapina). In rari casi, genitori affetti da disturbi psichiatrici avvelenano i propri bambini per farli ammalare e ottenere quindi assistenza medica (disturbo fittizio imposto ad altri).

Sintomi

La sintomatologia di un avvelenamento dipende dal veleno, dalla quantità assunta, nonché dall’età e dallo stato di salute del soggetto. Alcuni veleni non sono molto potenti e provocano problemi solo dopo prolungate esposizioni o ripetute ingestioni di grandi quantità. Altri veleni sono così potenti che anche una sola goccia sulla cute può causare sintomi gravi.

I sintomi di alcuni veleni si manifestano entro pochi secondi, mentre quelli di altri solo dopo ore, giorni o persino anni. Alcuni provocano scarsi sintomi evidenti finché non danneggiano, a volte in modo permanente, organi vitali come i reni o il fegato.

Le sostanze tossiche ingerite e assorbite generalmente causano sintomi generalizzati, spesso perché privano le cellule del corpo di ossigeno oppure attivano o bloccano enzimi e recettori. La sintomatologia può includere variazioni dello stato di coscienza, della temperatura corporea, della frequenza cardiaca, della respirazione e molte altre manifestazioni, in base agli organi colpiti.

Le sostanze caustiche o irritanti danneggiano le mucose della bocca, della gola, dell’apparato gastrointestinale e dei polmoni causando dolore, tosse, vomito e dispnea.

Il contatto della cute con sostanze tossiche può causare diversi sintomi, ad esempio eruzioni cutanee, dolore e vescicolazione. Esposizioni prolungate possono causare dermatiti.

Il contatto degli occhi con sostanze tossiche può lesionare l’occhio, causando dolore, arrossamento e perdita della visione.

Prodotti domestici non tossici*

  • Adesivi

  • Antiacidi

  • Olio da bagno

  • Giocattoli da bagno (galleggianti)

  • Candeggina (meno del 6% di ipoclorito di sodio)

  • Creme per il corpo

  • Bagnoschiuma (detergenti)

  • Candele

  • Carbowax (glicole polietilenico)

  • Carbossimetilcellulosa (materiale disidratante utilizzato per imballare film, libri o altri prodotti)

  • Olio di ricino

  • Alcol cetilico (od olio di palma, una sostanza utilizzata in certi cosmetici come shampoo e balsami)

  • Gesso (carbonato di calcio)

  • Colonie

  • Contraccettivi

  • Corticosteroidi (applicati sulla pelle)

  • Cosmetici

  • Pastelli

  • Deodoranti

  • Sostanze deodoranti che neutralizzano gli odori sgradevoli, spray e refrigeranti

  • Pomate e creme per eritemi da pannolino

  • Dichloral (un erbicida)

  • Batterie a secco (alcaline)

  • Ammorbidenti

  • Prodotti fluorescenti, come bastoncini o collanine

  • Glicerina

  • Glicerilmonostearato

  • Grafite

  • Gomme (ad es. acacia, agar e ghatti)

  • Lozioni e creme per le mani

  • Perossido di idrogeno (3% medicinale)

  • Incenso

  • Pennarelli indelebili

  • Inchiostro (la quantità contenuta in una penna a sfera)

  • Sali di iodio

  • Caolino

  • Lanolina

  • Matite automatiche (con mine in grafite)

  • Acido linoleico

  • Olio di semi di lino (non bollito)

  • Pennarelli magici

  • Fiammiferi

  • Metilcellulosa

  • Olio minerale

  • Argilla da modellare

  • Carta di giornale

  • Pittura (acquerelli)

  • Profumi

  • Vaselina

  • Concimi per le piante (casalinghi)

  • Glicoli polietilenici, come polietilenglicole stearato

  • Polisorbato

  • Mastice

  • Sacchetti profumati (oli essenziali o polveri)

  • Creme e lozioni da barba

  • Silice (biossido di silicio)

  • Saponi e prodotti contenenti sapone (compreso quello per le mani)

  • Spermaceti

  • Amido e appretto

  • Acido stearico

  • Schermi solari

  • Talco (tranne quando inalato)

  • Biossido di titanio

  • Dentifricio con o senza fluoro

  • Triacetina (triacetato di glicerile)

  • Vitamine (multivitaminici per bambini con o senza ferro)

  • Vitamine (multivitaminici senza ferro)

  • Cera o paraffina

  • Ossido di zinco

  • Ossido di zirconio

*Quasi tutte le sostanze possono risultare tossiche se assunte in quantità eccessive.

Le sostanze moderatamente viscose (dense) come oli e detergenti non sono tossici se ingeriti ma possono causare gravi lesioni ai polmoni se inalate o aspirate.

Primo soccorso

La priorità quando si intende soccorrere una persona avvelenata consiste nel non rimanere avvelenati.

Le persone esposte a un gas tossico devono essere allontanate rapidamente dalla fonte e portate preferibilmente all’aria aperta; tuttavia, gli interventi di soccorso devono essere eseguiti da personale specializzato. È opportuno prendere in considerazione un addestramento specifico e le dovute precauzioni per evitare di essere sopraffatti da gas o sostanze chimiche tossiche durante i soccorsi. (Vedere anche Panoramica sulle armi in grado di provocare stragi di massa.)

In caso di sversamento di sostanze chimiche, tutti gli indumenti contaminati, comprese scarpe, calze e gioielli, devono essere immediatamente rimossi. La cute deve essere lavata con abbondante acqua e sapone, e gli occhi, quando esposti, devono essere accuratamente bagnati con acqua o soluzione salina. I soccorritori devono fare attenzione a non esporsi alla contaminazione.

Se il soggetto sembra molto grave, deve essere chiamato il pronto intervento (in Italia il 118). Se necessario, le persone presenti devono eseguire la rianimazione cardiopolmonare (RCP). Se il soggetto non appare molto grave, i presenti possono contattare telefonicamente il più vicino centro antiveleni per un consiglio. In Italia i numeri dei principali centri antiveleni si trovano su http://www.po.camcom.it/doc/consuma/guide/569_centriveleni.pdf Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito Web dell’American Association of Poison Control Centers (www.aapcc.org). Nel caso in cui chi chiami conosca l’identità del veleno e la quantità ingerita, il trattamento può essere spesso eseguito a domicilio, previa raccomandazione del centro antiveleni.

I contenitori di veleni e farmaci, eventualmente assunti dalla persona interessata (compresi i prodotti da banco), devono essere conservati e consegnati al medico o al personale di soccorso. Il centro antiveleni può consigliare di somministrare carbone attivo ( Prevenire l’assorbimento del veleno) prima dell’arrivo in ospedale e, in alcuni casi, di assumere sciroppo di ipecacuana per indurre il vomito, specialmente se il soggetto deve intraprendere un lungo viaggio per raggiungere l’ospedale. Tuttavia, salvo diversa raccomandazione, il carbone e lo sciroppo di ipecacuana non vanno somministrati in casa o dai primi soccorritori (come il personale dell’ambulanza). Lo sciroppo di ipecacuana può avere effetti imprevedibili, spesso causa vomito prolungato senza eliminare quantità considerevoli di veleno dallo stomaco.

Diagnosi

  • Identificazione del veleno

  • A volte, esami delle urine e del sangue

  • Di rado, radiografia dell’addome

L’identificazione del veleno è utile per il trattamento. Le etichette sui flaconi dei medicinali, come pure le altre informazioni fornite da familiari o colleghi, permettono al medico o al centro antiveleni di identificare la sostanza responsabile. In caso di assenza di etichette, i farmaci spesso possono essere identificati dal marchio o dal colore delle pillole o capsule. Gli esami di laboratorio non sono molto utili nell’identificazione del veleno e molti farmaci e veleni non sono immediatamente individuabili o misurabili in ospedale. Comunque, talvolta gli esami delle urine e del sangue possono contribuire all’identificazione. In alcuni casi gli esami del sangue rivelano la gravità dell’avvelenamento, ma solo per un numero molto limitato di sostanze.

Il medico esamina la persona per individuare segni che suggeriscano un determinato tipo di sostanza. Ad esempio, ricerca segni di punture d’ago che possano indicare un’iniezione di farmaci o sostanze stupefacenti (vedere Uso di sostanze iniettabili). Inoltre, valuta la presenza di sintomi caratteristici di certi tipi di avvelenamento. Il medico ricerca tracce di farmaci o altre sostanze sulla pelle della persona, sul palato o sotto la lingua, oppure l’eventuale presenza di cerotti medicati magari nascosti nelle pieghe cutanee, che potrebbero indicare l’assorbimento di una sostanza attraverso la pelle.

Per certe forme di avvelenamento, le radiografie addominali mostrano la presenza e la sede delle sostanze ingerite visibili ai raggi X, come ferro, piombo, arsenico, altri metalli e grandi quantità di cocaina o altre droghe ingoiate dai cosiddetti “body packer” o “muli” della droga (vedere Body packing e body stuffing). Anche le batterie e i magneti sono visibili sulle radiografie, come lo sono zanne, denti, spine cartilaginee e altre parti di un animale che possano rompersi e rimanere all’interno del corpo dopo un’aggressione o un avvelenamento da parte di un animale.

Test antidroga

Oggi sono disponibili in commercio kit per identificare la presenza di droga nelle urine, anche se la loro precisione varia da un kit all’altro. Pertanto i risultati non vanno interpretati come prova certa dell’assunzione o meno di una droga e i test sono più affidabili se eseguiti con un professionista. I risultati di test non eseguiti da professionisti devono essere comunque valutati da uno specialista con esperienza nel campo dei test antidroga. Il professionista può aiutare le persone a interpretare i risultati del test e a trarre le idonee conclusioni.

Prevention

Negli Stati Uniti, l’utilizzo diffuso di contenitori a prova di bambino con tappi di sicurezza ha ridotto notevolmente il numero di decessi per avvelenamento fra i bambini sotto i 5 anni di età. Per prevenire l’avvelenamento accidentale, i medicinali e le sostanze potenzialmente pericolose devono essere conservati nella loro confezione originale. Le sostanze tossiche, come insetticidi e detergenti domestici, non devono essere conservati in tazze o bottiglie per bevande, anche se per poco tempo. Altre misure preventive comprendono

  • Etichettatura chiara dei prodotti per la casa

  • Conservazione dei farmaci (in particolare gli oppioidi) e delle sostanze tossiche in armadi chiusi a chiave e fuori dalla portata dei bambini

  • Uso di rilevatori di monossido di carbonio

I farmaci scaduti devono essere smaltiti con la lettiera per gatti o altre sostanze poco attraenti e gettati in contenitori per la spazzatura inaccessibili ai bambini. In caso di bisogno è possibile contattare la farmacia più vicina riguardo allo smaltimento dei farmaci. Prima di assumere o somministrare un farmaco o usare un prodotto per la casa, si devono leggere attentamente tutte le etichette.

Limitare la quantità di analgesici da banco a un unico contenitore riduce la gravità degli avvelenamenti, in particolare da paracetamolo, aspirina o ibuprofene. I segni identificativi impressi su pillole e capsule dalla casa farmaceutica contribuiscono a prevenire confusione ed errori da parte di persone, farmacisti e operatori sanitari.

Sapevate che...

  • In Italia i centri antiveleni sono disponibili negli ospedali (http://www.po.camcom.it/doc/consuma/guide/569_centriveleni.pdf).

Trattamento

In alcuni casi di avvelenamento è necessario il ricovero in ospedale. Con un immediato trattamento medico, la maggior parte dei soggetti guarisce completamente.

Il trattamento di tutte le forme di avvelenamento si basa sui seguenti principi:

  • Supportare le funzioni vitali, come respirazione, pressione sanguigna, temperatura corporea e frequenza cardiaca

  • Prevenire l’ulteriore assorbimento

  • Favorire l’eliminazione del veleno

  • Somministrare antidoti specifici (sostanze che eliminano, inattivano o contrastano gli effetti del veleno) se disponibili

  • Prevenire la riesposizione

Di norma, lo scopo del trattamento ospedaliero consiste nel mantenere in vita il soggetto fino alla scomparsa o all’inattivazione del veleno da parte dell’organismo. Alla fine, la maggior parte dei veleni viene inattivata dal fegato o filtrata dalle urine.

Fornire assistenza di supporto

L’avvelenamento spesso necessita di trattamento, detto assistenza di supporto, per stabilizzare il cuore, la pressione sanguigna e la respirazione fino alla scomparsa o all’inattivazione del veleno. Per esempio, un soggetto che diventi molto sonnolento o comatoso necessita dell’inserimento di un tubo nella trachea per respirare. Il tubo viene poi collegato a un respiratore meccanico, per la respirazione assistita. Il tubo evita che il vomito penetri nei polmoni e il respiratore assicura un’adeguata respirazione.

Il trattamento è anche volto a controllare convulsioni, febbre o vomito. Se il veleno causa febbre alta, potrebbe essere necessario raffreddare la persona interessata, ad esempio con uno speciale lenzuolo rinfrescante o talvolta applicando acqua fredda o ghiaccio sulla pelle.

Se i reni cessano di funzionare si rende necessaria l’emodialisi. In caso di danni estesi al fegato, è necessario trattare l’insufficienza epatica. Se fegato o reni mostrano danni gravi e permanenti, può essere necessario un trapianto del fegato o un trapianto di rene.

Prevenire l’assorbimento del veleno

Lo svuotamento gastrico (indurre il vomito o eseguire una lavanda gastrica), un tempo pratica comune, oggi viene evitato in quanto consente di rimuovere solo una piccola quantità di veleno e può provocare complicanze gravi, mentre di rado migliora gli esiti per la persona. La lavanda gastrica può essere tentata molto di rado se si tratta di un veleno insolitamente pericoloso o se le condizioni del soggetto appaiono molto gravi.

Questa procedura consiste nell’inserimento di un tubo all’interno dello stomaco, attraverso la bocca o il naso, in cui si versa acqua e poi la si aspira (lavanda gastrica). La procedura viene ripetuta più volte. In caso di sonnolenza causata dal veleno, i medici di solito intervengono inserendo un respiratore di plastica nella trachea attraverso la bocca (intubazione endotracheale). L’intubazione endotracheale contribuisce a evitare che il liquido della lavanda gastrica penetri nei polmoni. In ospedale, non si somministra sciroppo di ipecacuana per svuotare lo stomaco in quanto gli effetti sono scarsi.

Talvolta, alle persone che hanno ingerito un veleno, nel reparto di pronto soccorso si somministra carbone attivo, che si lega al veleno ancora presente nel tubo digerente, evitando il suo assorbimento nel sangue. Il carbone attivo viene solitamente assunto per bocca da un paziente collaborante. L’inserimento di una cannula attraverso il naso o la bocca di un paziente non collaborante o torpido allo scopo di somministrare carbone attivo non è consigliabile. A volte i medici somministrano carbone a intervalli di 4-6 ore per ripulire l’organismo dal veleno. Non tutti i veleni vengono inattivati dal carbone. Ad esempio, il carbone non si lega all’alcol, al ferro o a molte sostanze chimiche per uso domestico.

Aumentare l’eliminazione del veleno

Se la persona avvelenata rimane a rischio di vita nonostante l’uso del carbone e degli antidoti, si rendono necessari trattamenti più complessi. I trattamenti più comuni sono l’emodialisi e l’emoperfusione con carbone attivo.

Nell’emodialisi si utilizza un rene artificiale (dializzatore) per filtrare i veleni direttamente dal sangue.

Nell’emoperfusione si utilizza il carbone attivo per favorire l’eliminazione dei veleni ( Emofiltrazione ed emoperfusione: altri modi di filtrare il sangue).

In entrambi i metodi, vengono inseriti piccoli tubi (cateteri) nei vasi sanguigni, uno per drenare il sangue da un’arteria e l’altro per riportarlo in una vena. Prima di essere reinfuso nell’organismo, il sangue viene fatto passare attraverso un filtro speciale, che rimuove la sostanza tossica.

L’irrigazione completa dell’intestino è un metodo di trattamento inteso a lavare via un veleno dall’apparato gastrointestinale. Si usa di rado, ad esempio nei casi di avvelenamento grave dovuti a veleni che si attaccano nel tratto intestinale o devono essere rimossi fisicamente (come piccole confezioni di droga nascosta per contrabbando) o veleni che vengono assorbiti lentamente (come alcuni farmaci a rilascio prolungato) o non assorbiti dal carbone attivo (come ferro e piombo).

A volte viene utilizzata la diuresi alcalina. Mediante questa procedura, si somministra bicarbonato di sodio per via endovenosa in modo da aumentare l’alcalinità (rispetto all’acidità) dell’urina e di conseguenza la quantità di certi farmaci (come aspirina e barbiturici) espulsi con l’urina.

Rimuovere il veleno dagli occhi e dalla cute

I veleni che contaminano gli occhi o la cute frequentemente richiedono il lavaggio (irrigazione) con grandi quantità di soluzione salina (fisiologica), acqua di rubinetto o acqua e sapone.

Antidoti

La maggior parte dei veleni e farmaci non ha antidoti specifici (diversamente dalla percezione popolare che presentano la televisione e il cinema). Alcuni farmaci comuni che potrebbero richiedere antidoti specifici sono il paracetamolo (il cui antidoto è N-acetilcisteina), l’aspirina (il cui antidoto è il bicarbonato di sodio) e l’eroina (il cui antidoto è il naloxone). Anche alcuni morsi e punture velenosi hanno antidoti ( Morsi di serpente). Non tutti coloro che sono stati esposti a un veleno necessitano dell’antidoto, molte persone guariscono da sole, ma nei casi molto gravi l’antidoto può salvare la vita.

Tabella
icon

Antidoti specifici comuni

Tossina

Antidoto

Paracetamolo

N-acetilcisteina

Antigelo (etilenglicole)

Fomepizolo

Etanolo

Benzodiazepine (come diazepam e lorazepam)

Flumazenil

Antiveleno per latrodectus

Botulismo

Antitossina botulinica

Insetticidi carbammati (diversi marchi, controllare gli ingredienti)

Atropina

Cloruro di pralidossima

Cianuro

Idrossicobalamina

Kit di antidoto per il cianuro (compresi nitrito di amile, nitrito di sodio e tiosolfato di sodio)

Digitale, compresi farmaci (digossina) e piante (oleandro, digitalis)

Anticorpi anti-digossina

Metalli pesanti (come arsenico, cadmio, piombo, mercurio e zinco)

Farmaci atti a eliminare i metalli pesanti dall’organismo (farmaci chelanti) come dimercaprolo, calcio bisodico edetato, penicillamina e succimer

Ferro

Deferoxamina

Metanolo (alcol del legno)

Fomepizolo

Etanolo

Oppiacei (come morfina ed eroina)

Naloxone

Insetticidi organofosforici (diversi marchi, controllare gli ingredienti)

Atropina

Pralidossima

Puntura di scorpione (solo le specie del genere Centruroides)

Anticorpi frazionati di tipo immune contro i Centruroides

Morsi di serpente* (serpenti a sonagli e mocassini testa di rame negli Stati Uniti)

Antiveleno per serpenti a sonagli (crotali)

Eparina

Protamina

Warfarin

Vitamina K

Plasma fresco congelato (PFC)

Concentrato di complesso protrombinico (CPP)

*L’antiveleno è specifico per la specie di serpente e ne esistono di vari tipi, anche se negli Stati Uniti il serpente a sonagli e il testa di rame sono le specie che provocano la maggior parte dei morsi velenosi.

Valutazione della salute mentale

I soggetti che hanno tentato il suicidio avvelenandosi devono essere sottoposti alla valutazione dello stato mentale e a una terapia adeguata.

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