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Avvelenamento da ferro

Di

Gerald F. O’Malley

, DO, Grand Strand Regional Medical Center;


Rika O’Malley

, MD, Albert Einstein Medical Center

Ultima revisione/verifica completa feb 2019| Ultima modifica dei contenuti feb 2019
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I fatti in Breve
  • I sintomi si sviluppano per stadi a cominciare da vomito, diarrea e dolore addominale.

  • Nei giorni successivi si può sviluppare un’insufficienza epatica.

  • La diagnosi si basa sulla storia del soggetto, sui sintomi, e sulla quantità di ferro nel sangue.

  • È necessario il ricovero.

Per trattare alcune forme di anemia vengono comunemente usate pillole contenenti ferro. Il ferro è anche presente in molti integratori polivitaminici. I soggetti, soprattutto i bambini molto piccoli, che abusano di queste pillole sviluppano un avvelenamento da ferro. Dato che in molte case sono presenti flaconi di complessi vitaminici per adulti che contengono ferro, l’intossicazione da questa sostanza è frequente. Tuttavia le vitamine a base di ferro, masticabili, per bambini non contengono moltissimo ferro, quindi anche un intero flacone non è sufficiente a provocare un avvelenamento grave. Il sovradosaggio di integratori di ferro puro, tuttavia, può determinare un grave avvelenamento. Le vitamine prenatali contengono elevate quantità di ferro e possono avvelenare un bambino piccolo.

L’avvelenamento da ferro è una delle cause principali di avvelenamento letale nei bambini di età inferiore ai 5 anni. Inizialmente irrita lo stomaco e il tubo digerente, causando eventualmente sanguinamento. In poche ore il ferro avvelena le cellule interferendo con le loro reazioni chimiche interne. Entro pochi giorni, il fegato può essere danneggiato. Alcune settimane dopo la guarigione, lo stomaco, il tubo digerente e il fegato sviluppano cicatrici causate dalla precedente irritazione.

Sintomi

Gli avvelenamenti da ferro gravi generalmente provocano sintomi entro 6 ore dal sovradosaggio. I sintomi dell’avvelenamento si manifestano di solito in 5 stadi:

  • Stadio 1 (nelle 6 ore successive al sovradosaggio): i sintomi sono vomito, vomito ematico, diarrea, dolore addominale, irritabilità e sonnolenza. Se l’avvelenamento è molto grave, compaiono respiro e ritmo cardiaco accelerato, coma, perdita di coscienza, convulsioni e bassa pressione arteriosa.

  • Stadio 2 (tra le 6 e le 48 ore successive al sovradosaggio): può sembrare che le condizioni della persona migliorino.

  • Stadio 3 (tra le 12 e le 48 ore successive al sovradosaggio): è possibile un notevole abbassamento della pressione arteriosa (shock) e la comparsa di febbre, sanguinamento, ittero, insufficienza epatica, acidosi metabolica e crisi convulsive.

  • Stadio 4 (tra i 2 e i 5 giorni successivi al sovradosaggio): il fegato cessa di funzionare e può verificarsi la morte per shock, emorragia e anomalie della coagulazione. I livelli glicemici diminuiscono e può verificarsi stato confusionale, indolenza (letargia) o coma.

  • Stadio 5 (tra le 2 e le 5 settimane successive al sovradosaggio): lo stomaco o l’intestino possono presentare occlusioni dovute a fibrosi. La cicatrizzazione in questi due organi può causare dolore addominale crampiforme e vomito. La fibrosi del fegato (cirrosi) può verificarsi in un secondo tempo.

Diagnosi

  • Livelli di ferro e altri esami del sangue

  • Talvolta radiografie

La diagnosi di avvelenamento da ferro si basa sull’anamnesi personale, i sintomi, la presenza di acidosi metabolica (sostanze acide rilasciate dalle cellule avvelenate nel flusso sanguigno) e la quantità di ferro nel sangue. In caso di ingestione di molte pillole, queste possono essere talvolta visibili alle radiografie dello stomaco o dell’intestino.

Trattamento

  • Irrigazione completa dell’intestino

  • Terapia chelante (nei casi gravi)

I soggetti con sintomi significativi o alti livelli di ferro nel sangue devono essere ricoverati. Tuttavia, una grande quantità di ferro può restare nello stomaco persino dopo la lavanda gastrica o il vomito. Anche se di incerta efficacia, si può procedere alla somministrazione di una particolare soluzione di glicole polietilenico per via orale o mediante l’introduzione di una sonda nello stomaco, al fine di eliminare i contenuti dello stomaco stesso e dell’intestino (irrigazione completa dell’intestino). In caso di avvelenamento grave, viene somministrata per via endovenosa la deferoxamina, un farmaco che si lega al ferro nel sangue (terapia chelante) permettendone l’eliminazione con le urine.

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