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Trapianto di fegato

Di

Martin Hertl

, MD, PhD, Rush University Medical Center

Ultima revisione/verifica completa dic 2018| Ultima modifica dei contenuti dic 2018
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Il trapianto di fegato consiste nell’asportazione chirurgica di un fegato sano, o talvolta di una parte del fegato, da un soggetto vivo e nel suo successivo trasferimento in un soggetto con compromissione epatica totale.

(Vedere anche Panoramica sui trapianti)

Il trapianto di fegato è il secondo tipo più comune di trapianto d’organo e costituisce l’unica opzione per coloro il cui fegato è compromesso.

Si può asportare l’intero fegato solo da un soggetto deceduto da poco, ma un donatore vivente può fornire una parte di fegato. Il fegato donato può essere conservato per un massimo di 18 ore.

Molte persone muoiono durante l’attesa di un fegato compatibile; tuttavia, dopo il trapianto la percentuale di riceventi di fegato che sopravvivono è:

  • A 1 anno: dall’86 al 90%

  • A 3 anni: 79%

  • A 5 anni: 73%

La maggior parte dei riceventi è costituita da soggetti il cui fegato è stato distrutto dalla cirrosi (sostituzione del tessuto epatico con tessuto cicatriziale), spesso dovuta a infezione da virus dell’epatite C. Altri motivi per il trapianto di fegato includono la colangite sclerosante primitiva (formazione di tessuto cicatriziale nei dotti biliari, che causa cirrosi), le malattie autoimmuni del fegato e, nei bambini, la distruzione parziale o completa dei dotti biliari (atresia biliare) e le malattie metaboliche.

Le persone con danno epatico dovuto all’alcolismo possono ricevere un trapianto, qualora smettano di bere. Il trapianto di fegato è utilizzato anche per i soggetti con tumore epatico non molto avanzato.

Sebbene l’epatite C e le malattie autoimmuni tendano a ripresentarsi nel fegato trapiantato, la sopravvivenza è comunque buona.

Donatori

Quasi tutti i fegati donati provengono da persone in stato di morte cerebrale con funzione cardiaca conservata. Il gruppo sanguigno e le dimensioni del cuore del donatore e del ricevente devono corrispondere. Il tipo tissutale non deve necessariamente essere esattamente corrispondente.

Alcuni trapianti provengono da donatori viventi, che forniscono una parte del fegato. Qualche trapianto proviene da persone in stato di morte cerebrale con funzione cardiaca assente. Tuttavia, il fegato di tali donatori spesso è danneggiato, in quanto non stava ricevendo sangue.

Procedura

Il fegato danneggiato viene rimosso mediante un’incisione addominale e il nuovo fegato viene collegato ai vasi sanguigni e ai dotti biliari del ricevente. In genere sono necessarie trasfusioni di sangue.

In genere, l’intervento dura almeno 4 ore e mezzo e il periodo di degenza varia da 7 a 12 giorni.

L’assunzione dei farmaci per inibire il sistema immunitario (immunosoppressori), compresi i corticosteroidi, ha inizio il giorno del trapianto. Questi farmaci possono contribuire a ridurre il rischio che il ricevente rigetti il fegato trapiantato. Rispetto al trapianto di altri organi, quello di fegato richiede le dosi più basse di immunosoppressori.

Complicanze

Il trapianto può presentare diverse complicanze.

Rigetto

Il rigetto che segue al trapianto di fegato è meno grave rispetto a quello del trapianto di altri organi, come rene e cuore. Tuttavia, dopo il trapianto si devono assumere immunosoppressori.

Se il ricevente sviluppa un ingrossamento del fegato, nausea, dolore, febbre, ittero o compromissione della funzione epatica (rilevata con gli esami del sangue), i medici possono eseguire una biopsia con ago. I risultati della biopsia facilitano i medici nel determinare l’eventuale rigetto del fegato e se si deve intervenire con una correzione della terapia con immunosoppressori.

Il rigetto può essere trattato con corticosteroidi o, se si rivelano inefficaci, con altri immunosoppressori (come la globulina antitimocitaria). Qualora i farmaci non siano efficaci è possibile trapiantare un fegato diverso, se disponibile.

Epatite

La maggior parte delle persone riceve un trapianto di fegato perché è affetta da cirrosi dovuta a epatite virale. I farmaci immunosoppressori, necessari per prevenire il rigetto del fegato trapiantato, riducono anche la capacità dell’organismo di difendersi dalle infezioni. Di conseguenza, in quasi tutti i riceventi di trapianto di fegato l’epatite B o C recidiva. Tuttavia, i più recenti farmaci antivirali sono efficaci per il trattamento dell’epatite che si manifesta in chi riceve un trapianto di fegato.

Altre complicanze

Alcune complicanze del trapianto di fegato possono manifestarsi entro 2 mesi. Ad esempio, può insorgere una disfunzione del fegato, può determinarsi un’occlusione dei vasi sanguigni in entrata o in uscita dal fegato dovuta a coaguli di sangue oppure può esservi una fuoriuscita di bile dai dotti biliari. Le complicanze che si manifestano subito dopo il trapianto in genere provocano febbre, pressione arteriosa bassa e anomalie nei risultati delle analisi per la valutazione della funzionalità epatica.

In un secondo momento, la complicanza più comune è la formazione di tessuto cicatriziale, che produce un restringimento dei dotti biliari. Ciò può causare ittero, urine scure, feci chiare e prurito generalizzato. A volte, i dotti ristretti possono essere riaperti; tuttavia, spesso è necessario un altro trapianto.

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