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Enterocolite necrotizzante (Necrotizing Enterocolitis, NEC)

Di

William J. Cochran

, MD, Geisinger Clinic

Ultima revisione/verifica completa feb 2019| Ultima modifica dei contenuti feb 2019
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I fatti in Breve
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L’enterocolite necrotizzante è caratterizzata da una lesione della superficie interna dell’intestino. Questo disturbo si osserva più spesso nei neonati prematuri e/o gravemente malati.

  • L’addome può essere gonfio, le feci possono presentare tracce di sangue e il neonato può rigurgitare un liquido verdastro, giallo o color ruggine, oltre ad apparire molto sofferente e letargico.

  • La diagnosi viene confermata dall’esame radiografico addominale.

  • Il 70-80% circa dei neonati colpiti da questo disturbo sopravvive.

  • Il trattamento comprende digiuno, inserimento di un sondino di aspirazione nello stomaco per rimuoverne il contenuto e alleviare la pressione, e somministrazione di antibiotici per via endovenosa.

  • Nei casi gravi è necessario un trattamento chirurgico per rimuovere l’intestino danneggiato.

La causa dell’enterocolite necrotizzante non è del tutto chiara, ma è in parte correlata a bassi livelli di ossigeno nel sangue. Il ridotto flusso ematico all’intestino in un neonato prematuro malato può determinare lesioni alla superficie interna dell’intestino. La lesione consente ai batteri normalmente presenti nell’intestino di invadere la parete intestinale danneggiata e di entrare quindi nel torrente ematico del neonato, causando infezione (sepsi). Se la lesione progredisce attraverso l’intero spessore della parete intestinale, lacerandola (perforazione), lo sversamento del contenuto intestinale nella cavità addominale può causare infiammazione e successivamente infezione dell’addome e della relativa mucosa (peritonite).

Fattori di rischio

Oltre l’85% dei casi di enterocolite necrotizzante si osserva in neonati prematuri.

Oltre alla prematurità, alcuni disturbi che mettono a rischio i neonati sono

Anche i neonati sottopeso per l’età gestazionale o alimentati con latte artificiale molto concentrato attraverso un sondino sono a maggiore rischio.

Sintomi

I neonati con enterocolite necrotizzante possono sviluppare gonfiore dell’addome e possono avere difficoltà ad alimentarsi. Possono vomitare liquidi intestinali sanguinolenti o contenenti bile e possono presentare sangue nelle feci. Questi neonati appaiono molto sofferenti, letargici, freddi e presentano ripetute pause del respiro (apnea).

Diagnosi

  • Radiografie dell’addome

  • Esami del sangue

La diagnosi di enterocolite necrotizzante viene confermata dalle radiografie addominali che dimostrano la formazione di gas nella parete intestinale (pneumatosi intestinale) o di aria libera nella cavità addominale in caso di perforazione della parete intestinale.

Vengono prelevati campioni di sangue per ricercare batteri e altre anomalie (per esempio un’alta conta leucocitaria).

Prognosi

Gli attuali trattamenti medici e chirurgici hanno migliorato la prognosi dei neonati affetti da enterocolite necrotizzante. Il 70-80% circa dei neonati sopravvive. Il restringimento dell’intestino (stenosi intestinale) è la complicanza a lungo termine più comune. Si osserva nel 10-36% dei neonati che sopravvivono all’episodio iniziale di enterocolite necrotizzante. Le stenosi di solito causano sintomi dopo svariate settimane o mesi dall’episodio di enterocolite necrotizzante. Talvolta le stenosi devono essere corrette chirurgicamente.

Prevenzione

L’alimentazione con latte materno piuttosto che con latte artificiale sembra conferire una maggiore protezione contro l’enterocolite necrotizzante. Inoltre, è importante evitare latte artificiale molto concentrato e prevenire bassi livelli di ossigeno nel circolo ematico del bambino. Esistono evidenze che i probiotici (batteri buoni) possono contribuire a prevenire il problema, ma si tratta di una terapia ancora sperimentale.

Trattamento

  • Nutrizione e liquidi somministrati per via endovenosa

  • Talvolta intervento chirurgico

Nei neonati con enterocolite necrotizzante l’allattamento viene interrotto. Si introduce nello stomaco un tubo di aspirazione per rimuoverne il contenuto, in tal modo si riduce la pressione e si previene il vomito. Nutrienti e liquidi vengono somministrati in vena per favorire idratazione e alimentazione. In caso di infezione si somministrano antibiotici.

Il 75% circa dei neonati affetti da enterocolite necrotizzante non necessita di trattamento chirurgico, che tuttavia diventa necessario in caso di perforazione intestinale o grave compromissione di parte dell’intestino. L’intervento consiste nell’asportazione della parte di intestino non irrorata sufficientemente. Le estremità dell’intestino sano vengono portate in superficie, creando un’apertura temporanea attraverso la cute per l’escrezione delle feci (stomia). Successivamente, quando il bambino è guarito, le estremità dell’intestino vengono ricollegate e reinserite nella cavità addominale.

In neonati estremamente piccoli (di peso inferiore a 600 grammi) o gravemente malati che potrebbero non sopravvivere in caso di trattamento chirurgico più esteso, i medici intervengono inserendo drenaggi peritoneali nella cavità addominale. I drenaggi addominali consentono di espellere dall’organismo il materiale infetto presente nell’addome e di alleviare i sintomi. La procedura aiuta a stabilizzare i neonati in modo da consentire il l’intervento chirurgico in un tempo successivo, quando le loro condizioni saranno meno critiche. In alcuni casi il neonato guarisce completamente, senza bisogno di alcun ulteriore intervento chirurgico.

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