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Panoramica sull’epatite virale acuta

Di

Sonal Kumar

, MD, MPH, Weill Cornell Medical College

Ultima revisione/verifica completa ott 2019| Ultima modifica dei contenuti ott 2019
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I fatti in Breve
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Risorse sull’argomento

L’epatite virale acuta è una infiammazione del fegato, causata dall’infezione con uno dei cinque virus dell’epatite. Nella maggior parte delle persone, l’infiammazione insorge improvvisamente e dura solo poche settimane.

  • La sintomatologia varia da forme asintomatiche a forme molto gravi.

  • Le persone colpite possono presentare inappetenza, nausea, vomito, febbre, dolore alla parte superiore destra dell’addome e ittero.

  • I medici eseguono esami del sangue per diagnosticare l’epatite e identificarne la causa.

  • I vaccini possono prevenire l’epatite A, B ed E (il vaccino contro l’epatite E è disponibile solo in Cina).

  • In genere non è necessario un trattamento specifico.

(Vedere anche Panoramica sull’epatite).

L’epatite virale acuta è diffusa in tutto il mondo. La maggior parte dei casi di epatite virale acuta si risolve da sola, tuttavia in alcuni casi persiste e può trasformarsi in epatite cronica.

Cause

L’epatite virale acuta può essere causata dai cinque principali virus dell’epatite (vedere la tabella I virus dell’epatite):

Il virus dell’epatite A è la causa più comune di epatite acuta, seguita dal virus dell’epatite B.

Esistono anche altri virus che possono causare l’epatite virale acuta, come il virus di Epstein-Barr (EBV), che causa la mononucleosi infettiva.

Il rischio di sviluppare epatite aumenta svolgendo alcune attività, come farsi un tatuaggio o un piercing, condividere aghi per iniettarsi sostanze stupefacenti oppure a causa della promiscuità sessuale.

Sintomi

L’epatite virale acuta può causare qualsiasi sintomo, da una lieve sindrome simil-influenzale all’insufficienza epatica fatale. Talvolta la malattia può essere asintomatica. La gravità dei sintomi e i tempi di recupero variano considerevolmente in base al tipo di virus e alla risposta del soggetto all’infezione. L’epatite A e l’epatite C causano spesso sintomi lievi o sono asintomatiche e possono passare inosservate, mentre l’epatite B e l’epatite E hanno maggiori probabilità di indurre sintomi gravi. L’infezione concomitante da epatite B e D (detta coinfezione) può peggiorare ulteriormente i sintomi dell’epatite B.

In genere, i sintomi dell'epatite virale acuta esordiscono all'improvviso. Tra questi troviamo:

  • Perdita dell'appetito

  • Sensazione diffusa di malattia (malessere)

  • Nausea e vomito

  • febbre

  • Dolore nel quadrante superiore destro dell’addome (in corrispondenza del fegato)

Nei fumatori, la sensazione di disgusto provocata dalle sigarette è un sintomo tipico. Talvolta, soprattutto nell’epatite B, il soggetto infetto presenta dolori articolari e lesioni cutanee eritematose e pruriginose (pomfi o orticaria).

L’appetito di solito torna dopo circa una settimana dalla comparsa dei sintomi.

Talvolta, dopo 3-10 giorni, l’urina diventa scura e le feci chiare. Può comparire ittero (una pigmentazione giallastra della cute e delle sclere oculari), talvolta accompagnato da prurito. Questi sintomi compaiono perché il fegato danneggiato non riesce più a rimuovere normalmente la bilirubina dal sangue. La bilirubina è un pigmento giallo che si forma quando l’emoglobina (la componente dei globuli rossi che trasporta l’ossigeno) viene scomposta (catabolizzata) nel normale processo di riciclo dei globuli rossi vecchi o danneggiati. La bilirubina, poi, si accumula nel sangue e si deposita nella cute (rendendola giallastra e causando prurito) e nella sclera oculare (rendendola giallastra). Normalmente, la bilirubina viene secreta nell’intestino come un componente della bile (il liquido digestivo giallo-verdastro prodotto dal fegato) ed escreta nelle feci, conferendo alle feci la tipica colorazione marrone. Nei soggetti con epatite, le feci sono chiare perché la bilirubina non entra nell’intestino per essere eliminata nelle feci. Al contrario, viene escreta nelle urine, rendendole scure.

Il fegato può presentarsi ingrossato e dolere.

La maggior parte dei sintomi iniziali (inappetenza, nausea, vomito e febbre) generalmente scompare entro una settimana, e il soggetto si sente meglio, anche se l’ittero potrebbe peggiorare. La colorazione itterica di solito raggiunge il massimo entro 1-2 settimane e successivamente scompare nel giro di 2-4 settimane. Tuttavia, a volte è necessario molto più tempo perché si risolva completamente.

Raramente, può manifestarsi un’epatite fulminante. L’epatite fulminante è una grave forma di epatite con segni di insufficienza epatica. L’epatite fulminante può manifestarsi in soggetti affetti da epatite A, ma ha maggiori probabilità di svilupparsi in soggetti con epatite B, specialmente se affetti anche da epatite D. L’epatite fulminante può progredire molto rapidamente. Il fegato non riesce più a sintetizzare proteine sufficienti per favorire la coagulazione. Tuttavia, nonostante il sangue non coaguli normalmente, il soggetto non presenta maggiori probabilità di ematomi, facilità al sanguinamento o emorragie senza causa apparente. Il fegato non riesce a rimuovere le sostanze tossiche come fa normalmente. Di conseguenza, queste sostanze tossiche si accumulano nel torrente ematico e raggiungono il cervello, causando un’encefalopatia epatica (portosistemica). Il soggetto può entrare in coma nel giro di pochi giorni o settimane. L’epatite fulminante può essere letale, specialmente negli adulti. A volte, è necessario ricorrere immediatamente a un trapianto di fegato per salvare la vita del soggetto.

Un soggetto con epatite virale acuta spesso guarisce nel giro di 4-8 settimane, anche senza trattamento. Tuttavia, i soggetti affetti da epatite C possono diventare portatori del virus. Gli adulti affetti da epatite B hanno minori probabilità di diventare portatori. Il portatore non presenta alcun sintomo ma è comunque infetto e in grado di trasmettere il virus ad altri. Il portatore può sviluppare un’epatite cronica anche quando la patologia non risulta evidente. Un portatore può infine sviluppare cirrosi (grave cicatrizzazione del fegato) o un tumore epatico.

Diagnosi

  • Esami del sangue

I medici sospettano la presenza di epatite virale acuta in base ai sintomi. All’esame obiettivo, il medico fa pressione sull’addome sopra il fegato, che è dolorante e un po’ ingrossato in circa la metà dei soggetti con epatite virale acuta.

Il sospetto di epatite fulminante si presenta se

  • Il soggetto sta molto male e sviluppa ittero molto rapidamente.

  • La funzione mentale si deteriora rapidamente.

  • Gli esami del sangue per determinare la velocità di coagulazione del sangue (tempo di protrombina o rapporto internazionale normalizzato [international normalized ratio, INR]) sono anomali.

  • I soggetti affetti da epatopatia iniziano a peggiorare rapidamente.

Le analisi per l’epatite virale acuta in genere iniziano con esami del sangue per valutare il grado di funzionalità epatica e l’eventuale presenza di danni al fegato (test epatici). I test epatici misurano i livelli degli enzimi epatici e di altre sostanze prodotte dal fegato. Questi esami possono indicare un’infiammazione del fegato e possono spesso consentire di distinguere l’epatite da abuso di alcol da quella virale.

Per diagnosticare l’epatite fulminante, si eseguono test epatici per determinare la velocità di coagulazione del sangue (nei soggetti con epatite fulminante, infatti, il sangue non coagula normalmente).

In caso di sospetta epatite virale acuta, se possibile, si cerca di identificare la causa. A tale scopo, il medico di solito procede come segue:

  • Pone domande su attività che possono aumentare il rischio di ammalarsi di epatite virale (vedere la tabella I virus dell’epatite).

  • Prescrive esami del sangue per identificare il tipo di virus dell’epatite all’origine dell’infezione.

Questi esami del sangue possono rilevare parti di virus specifici o anticorpi specifici prodotti dall’organismo per combatterlo. (Gli anticorpi sono proteine prodotte dal sistema immunitario per contribuire a difendere l’organismo dagli attacchi di virus e altri invasori esterni).

Per stabilire se la causa possa essere diversa da quella virale, il medico può chiedere al soggetto se assume sostanze in grado di causare l’epatite (come l’isoniazide, usato nel trattamento della tubercolosi) e quanto alcol consuma.

A volte, quando la diagnosi è incerta, si effettua una biopsia epatica: Un piccolo campione di tessuto epatico viene prelevato con un ago ed esaminato.

Prevenzione

Dato che i trattamenti dell’epatite virale sono solo parzialmente efficaci, è molto importante la prevenzione.

Vaccini

Negli Stati Uniti sono disponibili i vaccini per la prevenzione dell’epatite A e dell’epatite B. Il vaccino antiepatite E è attualmente disponibile solo in Cina. Non sono disponibili vaccini contro l’epatite C o D. Tuttavia, la vaccinazione contro il virus dell’epatite B riduce anche il rischio di contrarre l’infezione da virus dell’epatite D. I vaccini antiepatite vengono somministrati tramite iniezione intramuscolare.

La vaccinazione di routine con il vaccino antiepatite A e il vaccino antiepatite B è raccomandata negli Stati Uniti per tutti i bambini (vedere la figura Vaccinazione di lattanti e bambini) e per gli adulti ad alto rischio di epatite (vedere la tabella I virus dell’epatite).

Come avviene per la maggior parte dei vaccini, la protezione richiede diverse settimane perché il vaccino abbia effetto, in quanto il sistema immunitario produce anticorpi contro un particolare virus in modo graduale.

Se un soggetto non vaccinato è esposto al virus dell’epatite A, gli viene somministrata una dose singola del vaccino antiepatite A oppure un’iniezione di immunoglobulina standard, a seconda dell’età e dello stato di salute. L’immunoglobulina standard contiene anticorpi ottenuti dal sangue prelevato da un ampio gruppo di soggetti con sistema immunitario normale. L’immunoglobulina previene l’infezione o ne riduce la gravità. Tuttavia, la protezione fornita è variabile ed è solo temporanea.

Ai soggetti non vaccinati ed esposti al virus dell’epatite B si possono somministrare immunoglobuline sieriche contro l’epatite B e il vaccino. L’immunoglobulina dell’epatite B contiene anticorpi ricavati dal sangue di soggetti che presentano livelli elevati di anticorpi antiepatite B e viene iniettata per via intramuscolare oppure endovenosa. Questo preparato aiuta l’organismo a combattere l’infezione e a prevenire i sintomi o a diminuirne la gravità, anche se è improbabile che possa prevenire l’infezione.

Ai bambini nati da madri affette da epatite B si somministrano sia l’immunoglobulina dell’epatite B (tramite iniezione intramuscolare) sia il vaccino antiepatite B.

Altre misure preventive

Contro l’infezione da virus dell’epatite si possono adottare diverse misure preventive, tra cui:

  • lavarsi bene le mani prima di toccare il cibo

  • evitare l’uso promiscuo di aghi per l’iniezione di sostanze stupefacenti

  • evitare di condividere spazzolini, rasoi o altri oggetti che possano veicolare sangue

  • avere rapporti sessuali protetti, ad esempio usando un metodo protettivo a barriera, come un preservativo

  • limitare il numero di partner sessuali

È improbabile che il sangue donato sia contaminato, perché viene controllato. Tuttavia, il medico può ridurre il rischio di epatite ordinando trasfusioni di sangue solo se necessario. Prima di un intervento chirurgico, un soggetto può anche prevenire la necessità della trasfusione di sangue da un donatore sconosciuto donando il proprio sangue qualche settimana prima dell’operazione.

Trattamento

  • Cure di supporto

Nella maggior parte dei soggetti con epatite virale acuta, non sono necessari trattamenti speciali. Un soggetto con epatite acuta grave, tuttavia, potrebbe avere bisogno di ricovero in ospedale per trattare i sintomi. Se il medico sospetta la comparsa di epatite fulminante, il soggetto viene ricoverato in modo da poter tenere sotto controllo lo stato mentale, eseguire dei test epatici e determinare se sia eventualmente necessario un trapianto di fegato.

Dopo i primi giorni, di solito torna l’appetito e il soggetto non ha bisogno di stare a letto. Non sono necessarie importanti limitazioni della dieta o dell’attività e integratori vitaminici. Dopo la scomparsa dell’ittero, nella maggior parte dei casi è possibile tornare al lavoro in sicurezza, anche se i test epatici non si sono del tutto normalizzati.

I soggetti con epatite devono evitare l’assunzione di alcol fino alla completa guarigione.

È possibile che il fegato infetto non riesca a elaborare (metabolizzare) normalmente i farmaci. Il medico, pertanto, può dover sospendere un farmaco o ridurne il dosaggio per evitare che si accumuli fino a livelli potenzialmente dannosi per l’organismo (ad esempio warfarin o teofillina). Per tale motivo, il medico deve essere informato di tutti i farmaci assunti da un soggetto con epatite (quelli prescritti e quelli da banco, compresele erbe medicinali), in modo tale da poter correggere la dose del farmaco, se necessario.

In caso di prurito, spesso è efficace la colestiramina per via orale.

Se l’epatite B provoca un’epatite fulminante, in genere il trattamento viene somministrato in unità di terapia intensiva. I farmaci antivirali possono essere utili. Tuttavia, il trapianto di fegato rappresenta il trattamento più efficace e la migliore speranza di sopravvivenza, specialmente per gli adulti.

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