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Pericardite acuta

Di

Brian D. Hoit

, MD, Case Western Reserve University

Ultima revisione/verifica completa nov 2020| Ultima modifica dei contenuti nov 2020
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I fatti in Breve
Risorse sull’argomento

La pericardite acuta è un’infiammazione del pericardio (il sacco flessibile a doppio strato che avvolge il cuore) che insorge improvvisamente, è spesso dolorosa e determina il versamento di liquido e di componenti ematiche, quali fibrina, globuli rossi e globuli bianchi, nello spazio pericardico.

  • La pericardite è causata da alcune infezioni e altre malattie che determinano un’infiammazione del pericardio.

  • Sintomi comuni sono febbre e dolore toracico, che è acuto e varia al variare della posizione e del movimento e occasionalmente può presentare sintomi simili a quelli associati all’attacco cardiaco.

  • I medici basano la diagnosi sulla sintomatologia e, in alcuni casi, su un suono rivelatore del battito cardiaco auscultabile con lo stetoscopio.

  • Spesso, il paziente viene ricoverato e trattato con farmaci analgesici e antinfiammatori.

A volte l’infiammazione può determinare un accumulo di liquidi nello spazio pericardico (versamento pericardico). In altri casi, quando la pericardite è dovuta a un trauma, a una formazione neoplastica maligna o a intervento cardiochirurgico, il liquido in questione è il sangue.

Cause

La cause della pericardite acuta includono

Nei soggetti affetti da AIDS, molte infezioni, tra cui la tubercolosi e l’aspergillosi, possono progredire a pericardite. Negli Stati Uniti, la pericardite da tubercolosi (pericardite tubercolare) rappresenta il 5% dei casi di pericardite acuta, mentre in alcune zone dell’India e dell’Africa rappresenta la maggior parte dei casi.

Dopo un infarto cardiaco, si sviluppa una pericardite acuta, nel primo o secondo giorno, nel 10-15% dei soggetti e dopo circa 10 giorni fino a 2 mesi nell’1-3% dei soggetti (pericardite subacuta). La pericardite subacuta origina dalle stesse condizioni che provocano la pericardite acuta.

Sintomi

Di solito, la pericardite acuta causa febbre e dolore toracico acuto che, in genere, si irradia alla spalla sinistra e, talvolta, al braccio sinistro. Il dolore può essere simile a quello di un attacco cardiaco, ad eccezione del fatto che tende a peggiorare in posizione distesa, durante la deglutizione, con la tosse o, addirittura, in corso di respiri profondi. La raccolta di liquido o sangue nello spazio pericardico esercita pressione sul cuore, interferendo con la sua contrattilità. Se la pressione è troppo elevata, può verificarsi una condizione potenzialmente letale definita tamponamento cardiaco. In alcuni casi, la pericardite acuta non dà luogo a sintomatologia.

La pericardite dovuta alla tubercolosi inizia in modo insidioso, talvolta senza sintomi evidenti di infezione. Può causare febbre e sintomi di insufficienza cardiaca, come debolezza, affaticamento e respiro affannoso. Può verificarsi tamponamento cardiaco.

La pericardite acuta dovuta a infezione virale, di solito, causa dolore ma è di breve durata ed è priva di conseguenze a lungo termine.

Quando si sviluppa in prima o seconda giornata dall’attacco cardiaco, i sintomi raramente sono rilevabili perché il focus terapeutico è orientato verso la sintomatologia associata all’infarto.

La pericardite che si sviluppa in un periodo compreso tra i 10 giorni e i 2 mesi dopo un attacco cardiaco è di solito accompagnata dalla sindrome post-infartuale (sindrome di Dressler), che comprende febbre, versamento pericardico (raccolta di liquido all’interno dello spazio pericardico), dolore pleurico (dolore causato dall’infiammazione della pleura, ovvero del rivestimento sieroso dei polmoni), versamento pleurico (liquido tra gli strati pleurici) e dolori articolari.

I sintomi della pericardite acuta spesso scompaiono spontaneamente, ma si ripresentano in fino al 30% dei soggetti.

Nel 15-25% dei pazienti con pericardite idiopatica, i sintomi compaiono e scompaiono a fasi alterne per mesi o anni (pericardite ricorrente).

Diagnosi

  • Elettrocardiogramma

  • Radiografia del torace

  • Ecocardiogramma

  • Analisi per identificare la causa

In genere i medici sono in grado di diagnosticare una pericardite acuta sulla base di quanto riferito dal paziente circa il dolore e auscultando i toni mediante uno stetoscopio posizionato sul torace del soggetto. La pericardite può determinare uno sfregamento simile allo scricchiolio prodotto dalle scarpe di cuoio o un suono graffiante simile a un fruscio di foglie secche (sfregamento pericardico). I medici, spesso, possono diagnosticare una pericardite poche ore o pochi giorni dopo un attacco cardiaco sulla base di questi toni.

In genere si esegue anche l'elettrocardiogramma (ECG), che spesso mostra delle alterazioni causate dalla pericardite. I medici valutano l’eventuale presenza di segni di versamento pericardico con radiografia toracica ed ecocardiogramma (procedura basata sull’impiego di onde ecografiche per produrre un’immagine del cuore).

Analisi per individuare la causa della pericardite

A volte la causa della pericardite è ovvia, per esempio, un recente attacco cardiaco. Altre potrebbe non essere chiara.

L’ecocardiogramma può indicare la causa. L’immagine mostrata sull’ecocardiogramma, ad esempio, può indicare un tumore.

Le analisi del sangue possono rivelare alcune delle altre condizioni causa di pericardite, per esempio leucemia, infezioni, febbre reumatica nonché un aumento dei livelli di urea nel sangue a causa di insufficienza renale.

Se la causa della pericardite rimane sconosciuta, è possibile procedere con un prelievo di liquido e/o tessuto pericardico mediante l’inserimento di un ago nella parete toracica (pericardiocentesi). Il liquido e il tessuto vengono inviati al laboratorio per analisi.

Prognosi

La prognosi dei singoli soggetti con pericardite dipende dalla causa. Quando la pericardite è provocata da un virus o la causa non è chiara, normalmente la convalescenza dura da 1 a 3 settimane. Le complicanze e le recidive possono allungare il periodo necessario per la guarigione. Di rado i soggetti con un tumore che ha invaso il pericardio sopravvivono più di 12-18 mesi.

Trattamento

  • Farmaci antinfiammatori, come farmaci antinfiammatori non steroidei o colchicina

  • Trattamento del disturbo alla base, come un tumore

  • Raramente, un trattamento chirurgico come la pericardiotomia

Indipendentemente dalla causa, i pazienti che presentano pericardite vengono a volte ricoverati, in particolare i soggetti con fattori di alto rischio (febbre, esordio subacuto, uso di farmaci immunosoppressori, trauma recente, terapia anticoagulante orale, mancato miglioramento malgrado l’uso di aspirina o farmaci antinfiammatori non steroidei [FANS], miopericardite [pericardite che coinvolge il muscolo cardiaco nonché il pericardio] e versamento pericardico moderato o diffuso). Il soggetto viene monitorato al fine di rilevare l’insorgenza di eventuali complicanze, in particolare di tamponamento cardiaco.

Farmaci antinfiammatori

La pericardite acuta generalmente risponde a trattamento con colchicina o FANS (come aspirina e ibuprofene) per via orale. Una volta alleviati il dolore e i segni infiammatori, il dosaggio terapeutico viene gradualmente ridotto. Anche la colchicina riduce la probabilità di recidiva della pericardite. Il dolore intenso potrebbe richiedere un oppiaceo, come la morfina. Il prednisone, un corticosteroide, non riduce direttamente il dolore ma lo allevia riducendo l’infiammazione. Tuttavia, il prednisone non viene utilizzato sempre, perché può aggravare un’eventuale infezione virale (che il paziente può anche avere). Il prednisone aumenta inoltre la probabilità che la pericardite si ripresenti successivamente.

Trattamento del disturbo sottostante

L’ulteriore trattamento della pericardite acuta varia in rapporto alla causa. In caso di insufficienza renale, l’aumento della frequenza della dialisi in genere determina un miglioramento.

I farmaci che possono causare pericardite vengono sospesi non appena possibile.

Il paziente affetto da cancro può rispondere a chemioterapia o radioterapia.

Se la pericardite è causata da un virus, un trauma, una lesione o la recidiva di un disturbo non identificato, possono offrire sollievo aspirina o ibuprofene, a volte somministrati in concomitanza con la colchicina. Se questi farmaci non aiutano, si può optare per un trattamento a base di corticosteroidi (a condizione che la causa non sia riconducibile a un’infezione). I corticosteroidi sono talvolta somministrati con iniezione nello spazio pericardico. Se la terapia farmacologica è inefficace, i medici possono asportare il pericardio chirurgicamente.

Se la causa è un’infezione batterica, il trattamento consiste nella somministrazione di antibiotici e in un drenaggio chirurgico del pus dal pericardio.

Trattamento chirurgico

Il liquido può essere drenato dal pericardio con inserimento di un sottile catetere nello spazio pericardico (pericardiocentesi).

A volte, attraverso la cute viene inserito un catetere con punta a palloncino, che viene successivamente gonfiato per creare un foro (finestra) nel pericardio. Questa procedura, detta pericardiotomia percutanea con palloncino, si esegue generalmente in alternativa all’intervento chirurgico quando i versamenti sono dovuti a tumore o recidiva.

In alternativa, viene effettuata una piccola incisione sotto lo sterno e viene asportata parte del pericardio. Viene quindi inserito un tubo all’interno dello spazio pericardico. Tale procedura, chiamata pericardiotomia sottoxifoidea, viene spesso praticata in caso di versamenti da infezioni batteriche. Le due procedure richiedono anestesia locale, possono essere eseguite su pazienti allettati, consentono un drenaggio costante del liquido e sono efficaci.

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