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Panoramica sulle distorsioni e altre lesioni dei tessuti molli

Di

Danielle Campagne

, MD, University of San Francisco - Fresno

Ultima revisione/verifica completa ott 2019| Ultima modifica dei contenuti ott 2019
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I fatti in Breve
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Risorse sull’argomento

Le distorsioni sono lacerazioni dei legamenti (tessuti che connettono un osso ad un altro). Le altre lesioni dei tessuti molli sono costituite da lacerazioni dei muscoli (strappi) e lacerazione (rottura) dei tendini (tessuti che collegano i muscoli alle ossa).

  • La maggior parte delle lesioni a carico dei muscoli e dei tessuti che li collegano è conseguenza di un trauma o dell’usura.

  • La parte lesionata è dolorante (soprattutto durante il movimento), solitamente è gonfia e può essere contusa.

  • Inoltre, possono essere presenti o svilupparsi altre lesioni, come fratture, lussazioni, danni ai vasi sanguigni e ai nervi, sindrome compartimentale, infezioni e problemi articolari persistenti.

  • I medici possono talvolta diagnosticare questi problemi in base ai sintomi, alle circostanze che hanno causato la lesione e ai risultati dell’esame obiettivo; tuttavia, a volte è necessario eseguire una radiografia o altri esami di diagnostica per immagini.

  • La maggior parte delle lesioni si risolve e causa pochi problemi, ma il tempo necessario per la guarigione varia a seconda di molti fattori, come l’età del soggetto, il tipo e la gravità della lesione e la presenza di altri disturbi.

  • Il trattamento, che dipende dal tipo e dalla gravità della lesione, può includere: antidolorifici, terapia PRICE (protezione, riposo, ghiaccio, compressione ed elevazione, dall’inglese Protection, Rest, Ice, Compression and Elevation), immobilizzazione della parte lesionata (ad esempio con un gesso o un tutore) e talvolta intervento chirurgico.

Il sistema muscoloscheletrico è composto dalle ossa, dai muscoli e dai tessuti che li collegano (legamenti, tendini e altro tessuto connettivo, chiamati tessuti molli). Queste strutture danno forma al corpo, lo rendono stabile e ne consentono il movimento.

I tessuti del sistema muscoloscheletrico possono subire diversi tipi di danni:

  • Distorsioni: i legamenti, che collegano le ossa tra loro, possono lacerarsi.

  • Strappi: i muscoli possono lacerarsi.

  • Rotture dei tendini: i tendini (che collegano i muscoli alle ossa) possono essere lacerati.

  • Fratture: le ossa possono essere incrinarsi o rompersi Di solito, la lesione coinvolge anche i tessuti circostanti.

  • Lussazioni: le ossa che compongono un’articolazione possono separarsi completamente (lussazione) o solo parzialmente (sublussazione).

Le distorsioni, gli strappi e le altre lesioni muscoloscheletriche variano notevolmente per gravità e trattamento richiesto.

Distorsioni e strappi possono essere

  • Lievi (1° grado): le fibre dei muscoli o dei legamenti sono allungate ma non lacerate, o sono lacerate solo alcune fibre.

  • Moderati (2º grado): sono lacerate da alcune a quasi tutte le fibre.

  • Gravi (3° grado): tutte le fibre sono lacerate.

Anche le lacerazioni dei tendini possono essere complete o parziali. In caso di lacerazione totale di un tendine, il movimento volontario della parte del corpo interessata è solitamente impossibile. Se la lacerazione interessa solo una parte del tendine, il movimento non viene pregiudicato, ma la lesione può progredire fino alla lacerazione totale, soprattutto se la parte interessata è sottoposta a una notevole pressione.

Molte lacerazioni parziali dei muscoli, dei tendini o dei legamenti guariscono spontaneamente.

Le lacerazioni complete spesso richiedono un intervento chirurgico.

In caso di frattura o lussazione di un osso, i muscoli e altri tessuti molli possono essere danneggiati gravemente. Possono esservi danni anche a carico della pelle, dei nervi, dei vasi sanguigni e degli organi interni. Queste lesioni possono causare problemi temporanei o permanenti.

Più spesso, le lesioni dei tessuti molli interessano gli arti, tuttavia, possono verificarsi in qualsiasi parte del corpo, come il collo o la schiena.

Cause

I traumi sono la causa più frequente di lesioni dei tessuti molli e di altre lesioni muscoloscheletriche.

Le cause dei traumi comprendono

  • La forza diretta, come avviene nelle cadute, negli incidenti stradali o durante alcuni sport, quali il calcio

  • L’usura continua, come quella che si verifica durante le attività quotidiane o in conseguenza di vibrazioni o movimenti a scatto

  • L’uso eccessivo, come accade negli atleti in caso di sovrallenamento

La gravità di una lesione dipende in parte dall’intensità della forza lesiva.

Distorsioni e strappi sono traumi sportivi comuni. Ad esempio, possono verificarsi durante la corsa, soprattutto quando si cambia improvvisamente direzione, o durante l’allenamento isotonico (di forza), come quando i sollevatori di pesi lasciano cadere o sollevano il carico rapidamente, piuttosto che con un movimento lento e regolare.

Sintomi

Il sintomo più evidente delle lesioni dei tessuti molli è il

  • Dolore

La parte lesionata è dolorante, soprattutto quando il soggetto cerca di caricarla o di muoverla. La zona intorno alla lesione è dolente alla palpazione. Altri sintomi includono

  • Gonfiore

  • Ecchimosi o depigmentazione

  • Spasmi muscolari (contrazione involontaria dei muscoli)

  • Impossibilità di muovere normalmente la parte lesionata

  • Eventuale perdita della sensibilità (intorpidimento o sensazioni anomale)

  • Aspetto distorto, piegato o fuori posto di una parte (che suggerisce la contemporanea presenza di una frattura o una lussazione)

Spesso non è possibile muovere normalmente la parte lesionata (ad esempio un braccio, una gamba, una mano, un dito della mano o del piede) perché il movimento provoca dolore e/o una struttura (muscolo, tendine o legamento) è danneggiata.

Lo sviluppo del gonfiore può richiedere diverse ore, ma se non si manifesta in questo lasso di tempo è improbabile che la distorsione sia grave.

Quando si verifica un sanguinamento sotto la cute, compaiono delle ecchimosi. Il sangue proviene dai vasi sanguigni dei tessuti lesi. Inizialmente, l’ecchimosi si presenta di colore nero-violaceo, quindi passa lentamente al verde e al giallo man mano che il sangue viene metabolizzato e riassorbito dall’organismo. Il sangue può allontanarsi notevolmente dalla lesione, causando ecchimosi di grandi dimensioni o localizzate a una certa distanza. Ad esempio, un’ecchimosi sulla fronte può provocare la comparsa successiva di un’ecchimosi sotto gli occhi. Il riassorbimento del sangue può richiedere alcune settimane. La presenza di sangue può causare dolore temporaneo e rigidità nelle strutture circostanti.

Dato che il movimento della parte lesionata è molto doloroso, alcune persone sono incapaci o si rifiutano di muoverla. Se i soggetti non sono in grado di parlare (ad esempio, i bambini piccoli o le persone anziane), il rifiuto di muovere una parte del corpo può essere l’unico segno della presenza di una lesione. Tuttavia, alcuni tipi di lesioni non impediscono il movimento della parte lesionata. Essere in grado di muovere la parte non significa che non è presente una lesione.

Complicanze

Le lesioni dei tessuti molli possono essere accompagnate o dar luogo ad altri problemi (complicanze). Ad esempio, l’arto lesionato può cessare di funzionare normalmente. Le complicanze gravi sono comunque rare. Il rischio di complicanze gravi è maggiore se la cute è lacerata o è presente un danno a carico dei vasi sanguigni o dei nervi.

Alcune complicanze (come i danni a carico dei vasi sanguigni e dei nervi) si verificano nelle prime ore o nei primi giorni dopo la lesione. Altre (come i problemi di guarigione e articolari), si sviluppano nel tempo.

Sanguinamento

Lesioni notevoli dei tessuti molli causano un sanguinamento sotto la pelle (ecchimosi).

Se un soggetto sta assumendo un farmaco per prevenire la formazione di coaguli di sangue (un anticoagulante), lesioni relativamente lievi possono causare emorragie significative.

Danno ai vasi sanguigni

In rari casi, quella che appare una grave distorsione (ad esempio del ginocchio) può essere una lussazione che si è risolta spontaneamente. Queste lussazioni possono danneggiare un’arteria e compromettere l’apporto di sangue all’arto lesionato. L’interruzione dell’apporto di sangue può rimanere asintomatica fino a diverse ore dopo la lesione. In assenza di trattamento, tale danno può portare alla perdita dell’arto.

Danno di un nervo

A volte, i nervi vengono stirati, contusi, compressi o lacerati. Un colpo diretto può causare la contusione o la compressione di un nervo. La compressione provoca danni maggiori rispetto alla contusione. La lesione dei nervi causa parestesie e, talvolta, formicolio nell’area a valle del punto in cui il nervo è danneggiato. Queste lesioni in genere si risolvono spontaneamente in un arco di tempo variabile da settimane a mesi o anni, a seconda della gravità della lesione. I nervi lacerati non guariscono spontaneamente e potrebbe essere necessaria una riparazione chirurgica. Alcune lesioni dei nervi non guariscono mai completamente.

Problemi articolari

Se il movimento deve essere impedito (immobilizzazione) per lungo tempo, ad esempio mediante una stecca o un gesso, le articolazioni possono irrigidirsi. Il ginocchio, il gomito e la spalla sono particolarmente soggetti allo sviluppo di rigidità in seguito a una lesione, soprattutto nelle persone anziane.

Per prevenire la rigidità articolare e agevolare il recupero di una capacità di movimento quanto più normale possibile, è generalmente necessaria la fisioterapia.

Distorsioni gravi possono rendere instabile un’articolazione. La presenza di articolazioni instabili può essere invalidante e aumenta il rischio di osteoartrite. Un trattamento appropriato può contribuire a evitare problemi permanenti.

Sindrome compartimentale

In rari casi, la tumefazione sotto un gesso è sufficientemente grave da contribuire alla sindrome compartimentale. Poiché il gonfiore esercita una pressione sui vasi sanguigni circostanti, il flusso ematico verso l’arto lesionato può ridursi o interrompersi del tutto. Di conseguenza, i tessuti dell’arto possono subire danni oppure morire e potrebbe essere necessario amputare l’arto.

Diagnosi

  • Valutazione medica

  • Radiografia per verificare la presenza di fratture, ove necessario

  • Talvolta, una risonanza magnetica per immagini o una tomografia computerizzata

Per diagnosticare le distorsioni, gli strappi e le lesioni dei tendini, i medici si informano in modo dettagliato sull’evento traumatico ed eseguono un esame fisico completo. Spesso sono in grado di diagnosticare una lesione dei tessuti molli sulla base delle informazioni ottenute e dei riscontri dell’esame.

Se si verifica improvvisamente un problema muscoloscheletrico, occorre decidere se recarsi al pronto soccorso, chiamare il proprio medico o aspettare per capire se il problema (dolore, gonfiore o altri sintomi) si risolve e si riduce spontaneamente.

Il trasporto al pronto soccorso, spesso in ambulanza, è necessario in presenza di una qualsiasi delle seguenti condizioni:

  • Il problema è chiaramente grave (ad esempio, è la conseguenza di un incidente stradale o il soggetto non riesce più a muovere la parte del corpo interessata).

  • Si sospetta una frattura (una possibile eccezione è una lesione a un dito del piede o all’estremità di un dito della mano).

  • Si sospetta una grave lussazione o lesione dei tessuti molli (come la lacerazione di un tendine oppure una distorsione o uno strappo gravi).

  • Sono presenti diverse lesioni.

  • Sono presenti i sintomi di una complicanza: ad esempio, perdita di sensibilità nella parte del corpo interessata, impossibilità di muovere normalmente la parte interessata, cute fredda o cianotica, debolezza della parte interessata.

  • Non è possibile caricare alcun peso sulla parte del corpo interessata.

  • Un’articolazione danneggiata viene percepita come instabile.

È opportuno chiamare il medico quando

  • La lesione provoca dolore o gonfiore, ma non si ritiene che la parte interessata sia fratturata o lesionata gravemente.

Se non è presente nessuna delle condizioni sopraelencate e la lesione appare di lieve entità, si può chiamare il medico o aspettare per capire se il problema si risolve spontaneamente.

Se le lesioni sono la conseguenza di un incidente grave, la prima priorità del medico consiste nel

  • Verificare la presenza di lesioni e complicanze gravi, come una ferita aperta, un danno nervoso, una perdita di sangue significativa, un’interruzione del flusso ematico e la sindrome compartimentale, che può svilupparsi quando l’apporto di sangue ad un arto lesionato è ridotto o assente

Ad esempio, il medico ricerca l’eventuale presenza di intorpidimento, misura la pressione arteriosa (che è bassa nelle persone che hanno perso una notevole quantità di sangue), controlla le pulsazioni (che sono assenti o deboli quando il flusso ematico è interrotto) e cerca altri segni di interruzione del flusso ematico, come la cute pallida e fredda. Nel caso sia presente una qualsiasi di queste lesioni e complicanze, il medico effettua il trattamento necessario, quindi prosegue con la valutazione.

Deve essere accertata l’eventuale presenza di fratture e lussazioni, nonché di lesioni legamentose, tendinee e muscolari. In certi casi, i medici devono innanzitutto assicurarsi che non siano presenti fratture prima di valutare altre strutture corporee.

Descrizione della lesione

Il medico chiede al paziente (o a un testimone) di descrivere ciò che è accaduto. Il soggetto può non ricordare come si sia verificata la lesione o non essere in grado di descrivere accuratamente l’evento. Sapere il modo in cui si è verificata la lesione può agevolare il medico nello stabilirne il tipo. Ad esempio, se un soggetto riferisce di aver sentito uno schiocco o un rumore secco, la causa potrebbe essere una lesione di un legamento o un tendine. Inoltre, il medico chiede in quale direzione sia stata spinta l’articolazione quando è avvenuta la lesione. Queste informazioni possono agevolare il medico nello stabilire quali legamenti e/o ossa sono stati danneggiati.

Il medico chiede anche quando è iniziato il dolore. Se questo è iniziato immediatamente dopo la lesione, la causa potrebbe essere una distorsione grave. Se il dolore è iniziato nelle ore o nei giorni successivi, la lesione è solitamente di lieve entità. Nel caso il dolore sia più grave di quello previsto per il tipo di lesione o peggiori costantemente durante le prime ore successive alla lesione, potrebbe essersi sviluppata la sindrome compartimentale oppure potrebbe esserci un’interruzione del flusso ematico.

Il medico inoltre si informa su eventuali traumi precedenti e sull’uso di farmaci che possono aumentare il rischio di rottura del tendine (tra cui i corticosteroidi e gli antibiotici fluorochinolonici, come la ciprofloxacina).

Esame obiettivo

L’esame obiettivo include quanto segue (in ordine di priorità):

  • valutazione di eventuali danni a carico dei vasi sanguigni in prossimità della parte lesionata

  • valutazione di eventuali danni ai nervi in prossimità della parte lesionata

  • esame e mobilizzazione della parte lesionata

  • esame delle articolazioni sopra e sotto la parte lesionata

Per verificare la presenza di segni di danni ai vasi sanguigni e di interruzione del flusso sanguigno, vengono controllati il polso e il colore e la temperatura della pelle. Quando il flusso sanguigno è interrotto (come può accadere nella sindrome compartimentale), il polso può essere assente o debole e la pelle pallida e fredda. Alla misurazione della pressione sanguigna, questa solitamente risulta bassa nel caso in cui si sia verificata la perdita di molto sangue.

Per accertare eventuali danni ai nervi, il medico valuta la sensibilità cutanea e si informa riguardo alla presenza di sensazioni anomale, come una sensazione di punture di spillo o formicolio o intorpidimento. Le sensazioni anomale suggeriscono la presenza di un danno ai nervi.

Il medico palpa delicatamente la parte lesionata per determinare se l’area è dolorabile al tatto e se si percepiscono anomalie dei tendini o dei muscoli. Qualora sia presente una frattura o una lussazione, al tatto è possibile percepire che le ossa sono fratturate o fuori posto. Inoltre, il medico verifica la presenza di gonfiori ed ecchimosi. Al soggetto viene chiesto se è in grado di usare, caricare e muovere la parte lesionata.

La stabilità di un articolazione si determina muovendola delicatamente in modo tale da esercitare un carico sull’articolazione (definito test da sforzo). Se l’articolazione si percepisce molto instabile, i medici sospettano una lesione grave del legamento (o una lussazione). Tuttavia, in caso di possibile frattura, per determinare se la mobilizzazione dell’articolazione sia sicura si esegue prima un esame radiografico.

Muovere l’articolazione interessata può anche aiutare il medico a determinare la gravità della lesione. Ad esempio, è possibile stabilire la gravità di una distorsione (lacerazione di un legamento) in base alla mobilità dell’articolazione e all’entità del dolore durante il movimento. Quando un legamento è parzialmente lacerato, il movimento dell’articolazione è molto doloroso. In caso di rottura di un legamento, il movimento dell’articolazione è meno doloroso perché non produce l’allungamento del legamento lacerato. Generalmente, un’articolazione può essere mobilizzata con più facilità in caso di lacerazione di un legamento piuttosto che in sua assenza e può essere mobilizzata con più facilità quando la lacerazione del legamento è totale rispetto a quando è parziale.

Poiché i tendini collegano i muscoli alle ossa, spesso il medico può determinare la gravità di una lesione al tendine muovendo il muscolo al quale il tendine è collegato. Quando si ha una lacerazione completa di un tendine, al movimento del muscolo collegato al tendine potrebbe non seguire il movimento dell’osso. Ad esempio, in caso di rottura del tendine di Achille (che collega i muscoli del polpaccio al calcagno), il piede potrebbe non muoversi. Le lacerazioni parziali possono essere difficili da individuare, perché il movimento dell’articolazione può apparire normale.

Il medico controlla anche le articolazioni che si trovano sopra e sotto l’articolazione lesionata.

Se il dolore o gli spasmi muscolari interferiscono con l’esame, per agevolarlo si può somministrare un antidolorifico e/o un miorilassante per bocca o per iniezione, oppure si può iniettare un anestetico locale nella zona lesionata. Altrimenti, la parte interessata può essere immobilizzata fino alla cessazione degli spasmi, di solito per qualche giorno, ed esaminata in seguito.

Esami

Per verificare la presenza di fratture e lussazioni e identificare le lesioni dei tessuti molli, si eseguono esami di diagnostica per immagini, fra cui

  • Radiografie, ove necessario

  • Risonanza magnetica per immagini (RMI)

  • Talvolta tomografia computerizzata (TC)

Le radiografie non sono sempre necessarie, in quanto non mostrano le lesioni legamentose, tendinee o muscolari ma solo le ossa (e il liquido che si raccoglie attorno a un’articolazione danneggiata). Tuttavia, possono essere eseguite per accertare fratture e lussazioni, che possono anche essere presenti. Inoltre, le radiografie possono evidenziare anomalie della posizione delle ossa che possono suggerire una distorsione o altre lesioni dei tessuti molli.

Quando necessarie, le radiografie vengono solitamente acquisite in almeno due proiezioni. Se è presente una frattura, le due proiezioni possono mostrare come sono allineati i frammenti dell’osso.

La RMI può evidenziare i tessuti molli, solitamente non visibili alla radiografia, di conseguenza agevola l’identificazione di lesioni ai tendini, ai legamenti, alla cartilagine e ai muscoli.

Può essere eseguita una TC o una RMI per verificare la presenza di fratture sottili, che possono accompagnare una lesione dei tessuti molli.

Sapevate che...

  • Le radiografie mostrano solo le ossa e, pertanto, solitamente non aiutano i medici a individuare lesioni come distorsioni, strappi e lesioni tendinee, nemmeno se gravi.

Per verificare la presenza di lesioni che possono accompagnare una lesione del tessuti molli si possono effettuare altri esami:

  • Angiografia (radiografia o TC acquisita dopo l’iniezione di un mezzo di contrasto nelle arterie), per verificare l’eventuale presenza di danni ai vasi sanguigni

  • studi della conduzione nervosa, per controllare l’eventuale presenza di danni ai nervi

Trattamento

  • Trattamento di eventuali complicanze gravi

  • Terapia del dolore

  • Protezione, riposo, ghiaccio, compressione ed elevazione (terapia PRICE)

  • Immobilizzazione, solitamente con un tutore o un gesso

  • Talvolta intervento chirurgico

Se si ritiene di avere subito una lesione grave, è necessario recarsi al pronto soccorso. Se non si è in grado di camminare o sono presenti diverse lesioni, è necessario chiamare un’ambulanza. Nell’attesa di ricevere assistenza medica, è necessario:

  • Evitare qualsiasi movimento dell’arto fratturato (immobilizzazione) e sostenerlo con una stecca improvvisata, un bendaggio o un cuscino

  • Sollevare l’arto, se possibile in una posizione al di sopra del livello del cuore, per limitare il gonfiore

  • Applicare del ghiaccio (avvolto in un asciugamano o un panno) per controllare il dolore e il gonfiore

Trattamento delle lesioni gravi

Al pronto soccorso, i medici verificano l’eventuale presenza di lesioni che richiedono un trattamento immediato o possono causare complicanze gravi, quali la sindrome compartimentale. In assenza di trattamento, queste lesioni possono peggiorare, diventando più dolorose e rendendo più probabile una perdita funzionale.

Per assicurarsi che la parte lesionata riceva un adeguato apporto di sangue, il medico ripara chirurgicamente le arterie danneggiate, tranne nel caso in cui le arterie siano piccole e il flusso ematico non sia compromesso.

Anche i nervi lacerati vengono riparati chirurgicamente, ma questo intervento può essere posposto fino a diversi giorni dopo la lesione, se necessario. Se i nervi sono contusi o danneggiati, possono guarire spontaneamente.

Se la pelle è lacerata, la lesione viene coperta con una medicazione sterile e si somministrano un vaccino per prevenire il tetano e antibiotici per prevenire infezioni. Inoltre, la lesione viene pulita, solitamente dopo l’uso di un anestetico locale per rendere la zona insensibile.

Terapia del dolore

Il dolore viene trattato generalmente con paracetamolo e/o antidolorifici oppioidi. L’aspirina e altri farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) non sono comunemente consigliati, perché di solito non sono più efficaci del paracetamolo e, in alcuni casi, possono peggiorare il sanguinamento.

terapia PRICE

Con PRICE si intende la combinazione di protezione, riposo, ghiaccio, compressione ed elevazione. Questo trattamento viene usato per i muscoli, i legamenti e i tendini lesionati.

La protezione contribuisce a prevenire ulteriori lesioni che potrebbero peggiorare quella iniziale.In genere, viene applicato un tutore o un altro dispositivo.

Il riposo previene ulteriori lesioni e può accelerare la guarigione. Il soggetto deve limitare la propria attività ed evitare di caricare e/o usare la parte del corpo lesionata. Ad esempio, non deve praticare sport di contatto e, se necessario, deve usare le stampelle.

Il ghiaccio e la compressione riducono il gonfiore e il dolore. Il ghiaccio viene racchiuso in una borsa di plastica, un asciugamano o un panno e applicato per 15-20 minuti alla volta, il più spesso possibile durante le prime 24-48 ore. Di solito, la compressione sulla lesione viene applicata con un bendaggio elastico.

Il sollevamento dell’arto lesionato agevola il drenaggio dei liquidi dalla lesione e, pertanto, riduce il gonfiore. L’arto lesionato viene sollevato al di sopra del livello del cuore nei primi 2 giorni.

Dopo 48 ore, si può applicare calore (ad esempio, con un termoforo) a intervalli regolari, per 15-20 minuti alla volta. Il calore può alleviare il dolore. Tuttavia, non è chiaro se sia meglio applicare calore o ghiaccio; ciò che è maggiormente efficace può variare da un soggetto all’altro.

Immobilizzazione

Impedire il movimento di un arto (immobilizzazione) riduce il dolore e, evitando ulteriori lesioni ai tessuti circostanti, agevola la guarigione. Vengono immobilizzate le articolazioni da entrambi i lati della lesione.

Se l’immobilizzazione dura troppo a lungo (ad esempio, per più di qualche settimana nei giovani adulti), l’articolazione può diventare rigida, talvolta definitivamente, e i muscoli possono accorciarsi (causando contratture) o ridursi di volume (atrofia). Possono formarsi dei coaguli di sangue. Problemi di questo tipo possono svilupparsi rapidamente e le contratture possono diventare permanenti, di solito nelle persone anziane. Di conseguenza, il medico incoraggia il movimento non appena la lesione guarisce. Inoltre, è preferibile utilizzare trattamenti che consentono alle persone anziane di camminare appena possibile, rispetto a quelli che richiedono l’immobilizzazione per lungo tempo (come il riposo a letto o un gesso).

La necessità di immobilizzazione e il tipo di tecnica utilizzata dipendono dal tipo di lesione.

Se si sospetta la parziale lacerazione di un tendine, o se la diagnosi è incerta, il medico può applicare un tutore per immobilizzare la parte lesionata, in modo che il tendine possa guarire. Alcune lacerazioni gravi dei tendini vengono immobilizzate per giorni o settimane, talvolta con un gesso.

Le distorsioni di lieve entità non vengono immobilizzate, se non per breve tempo. Di solito, il miglior trattamento consiste nel cominciare a muovere la parte lesionata il prima possibile. Le distorsioni di entità moderata vengono spesso immobilizzate con un bendaggio o un tutore per qualche giorno. Alcune forme gravi di distorsione e lacerazione dei tendini vengono immobilizzate per giorni o settimane, talvolta con un gesso. Tuttavia, alcune distorsioni gravi devono essere riparate chirurgicamente e non sempre vengono immobilizzate.

Per le lesioni che richiedono un’immobilizzazione prolungata di settimane, si utilizzano solitamente le ingessature.

Per applicare un gesso, il medico avvolge la parte lesionata in un panno, quindi appone uno strato di materiale morbido cotonoso per proteggere la pelle dalla pressione e dallo sfregamento. Sopra questa imbottitura, si avvolgono delle bende di cotone inumidite e impregnate di gesso oppure strisce di vetroresina inumidite, che induriscono una volta asciutte. Per immobilizzare un osso fratturato le cui estremità sono state separate viene spesso utilizzato il gesso, perché è facile modellarlo ed è meno probabile che sfreghi contro il corpo. Le ingessature in vetroresina sono più resistenti, più leggere e più durature. Dopo circa una settimana, il gonfiore si riduce. A questo punto, l’ingessatura in gesso può essere sostituita talvolta con un’ingessatura in vetroresina, che si adatta meglio all’arto.

Alle persone che necessitano di un’ingessatura vengono fornite istruzioni speciali per la sua cura. Se a un’ingessatura non viene prestata la cura adeguata, possono insorgere dei problemi. Ad esempio, se un gesso si bagna, l’imbottitura protettiva sottostante può inumidirsi e potrebbe essere impossibile asciugarla completamente. Di conseguenza, la cute può macerare e lesionarsi, e si possono formare delle ulcere. Inoltre, un’ingessatura in gesso che si bagna può sgretolarsi e, pertanto, cessare di proteggere e immobilizzare la zona lesionata. I soggetti vengono istruiti a mantenere, per quanto possibile, l’ingessatura in posizione elevata, a livello del cuore o sopra di esso, soprattutto nelle prime 24-48 ore. Inoltre, a intervalli regolari è necessario flettere ed estendere le dita delle mani o muovere le dita dei piedi. Queste strategie agevolano il deflusso del sangue dall’arto lesionato e, quindi, prevengono il gonfiore.

In rari casi, le ingessature causano dolore, pressione o intorpidimento che rimane costante o peggiora nel tempo. Tali sintomi devono essere immediatamente segnalati a un medico, Questi sintomi possono essere dovuti allo sviluppo di una piaga da decubito o della sindrome compartimentale. In tali casi, può essere necessario che il medico rimuova l’ingessatura e ne applichi un’altra.

Avere cura di un gesso

  • Quando si fa il bagno, coprire il gesso con una busta di plastica e sigillare accuratamente l’estremità con elastici o con nastro adesivo, oppure utilizzare una delle protezioni impermeabili appositamente realizzate per coprire un’ingessatura. Tali protezioni, disponibili in commercio, sono pratiche da usare e più affidabili. Se un gesso si bagna, l’imbottitura sottostante può trattenere l’umidità, che può essere eliminata, almeno in parte, con un asciugacapelli. In caso contrario, il gesso deve essere sostituito per evitare lesioni della cute.

  • Non inserire mai un oggetto all’interno del gesso (ad esempio, per grattarsi in caso di prurito).

  • Controllare ogni giorno la cute intorno al gesso e avvisare il medico in presenza di zone arrossate o dolenti.

  • Controllare i bordi dell’ingessatura ogni giorno e, se si ha l’impressione che siano ruvidi, coprirli con nastro adesivo morbido, fazzoletti di carta, un panno o altro materiale morbido in modo da imbottirli ed evitare che provochino lesioni della cute.

  • Durante il riposo, posizionare attentamente il gesso, magari utilizzando un piccolo cuscino, per evitare che i bordi pizzichino o comprimano la cute.

  • Sollevare il gesso a intervalli regolari, come consigliato dal medico, per controllare il gonfiore.

  • Contattare immediatamente il medico se il gesso causa dolore persistente o se lo si sente troppo stretto. Questi sintomi possono essere dovuti a piaghe da decubito o al gonfiore, che possono richiedere la rimozione immediata del gesso.

  • Contattare il medico se il gesso emana cattivo odore o in caso di febbre. Questi sintomi possono indicare un’infezione.

  • Contattare il medico se il gesso provoca un peggioramento del dolore oppure intorpidimento o debolezza. Questi sintomi possono indicare la sindrome compartimentale.

Per immobilizzare alcune distorsioni e altre lesioni, soprattutto se è necessario mantenere l’immobilizzazione solo per qualche giorno, si può utilizzare un tutore. I tutori consentono di applicare del ghiaccio e di muoversi di più rispetto a un’ingessatura.

Un tutore è una lunga e sottile lastra di gesso, vetroresina o alluminio applicata con un bendaggio elastico o un cerotto. Poiché la lastra non circonda completamente l’arto, consente una certa possibilità di espansione dovuta al gonfiore. Pertanto, un tutore non aumenta il rischio di sviluppare la sindrome compartimentale. Alcune lesioni che alla fine necessitano di ingessatura vengono prima immobilizzate con un tutore fino a quando la maggior parte del gonfiore non scompare.

Un reggibraccio da solo può fornire un certo supporto. Il bendaggio può risultare utile in caso di effetti indesiderati di un’immobilizzazione completa. Ad esempio, se una spalla è completamente immobilizzata, i tessuti intorno all’articolazione possono diventare rigidi, talvolta entro pochi giorni, rendendo impossibile il movimento della spalla (spalla congelata). Il bendaggio limita il movimento della spalla e del gomito, ma permette il movimento della mano.

Per evitare che il braccio oscilli verso l’esterno, soprattutto di notte, insieme al bendaggio si può utilizzare una fascia toracica, che può essere un pezzo di stoffa o una benda. Questa fascia viene avvolta intorno alla schiena e sopra la parte lesionata.

Tecniche per immobilizzare un’articolazione

Tecniche per immobilizzare un’articolazione

Intervento chirurgico

Molte distorsioni e lacerazioni tendinee di 3° grado richiedono la correzione chirurgica.

Talvolta, viene utilizzata la chirurgia artroscopica. In questa procedura, attraverso una piccola incisione viene inserita nell’articolazione una sonda a fibre ottiche delle dimensioni di una matita. La procedura viene eseguita più frequentemente per riparare i legamenti del ginocchio (distorsioni del ginocchio) o i cuscinetti di cartilagine (menischi) del ginocchio.

Riabilitazione e prognosi

La maggior parte delle lesioni dei tessuti molli guarisce bene e causa pochi problemi. Tuttavia, alcune non si risolvono completamente anche se diagnosticate e trattate in modo corretto.

Il tempo necessario per la guarigione di una lesione varia da settimane a mesi, in base a

  • Tipo di lesione

  • Sede della lesione

  • L’età del soggetto

  • Presenza di altre malattie

Ad esempio, i bambini guariscono molto più rapidamente rispetto agli adulti e alcune patologie (tra cui quelle che causano problemi circolatori, come il diabete e la malattia vascolare periferica) rallentano la guarigione. Le lacerazioni parziali dei legamenti, dei tendini e dei muscoli tendono a guarire spontaneamente, ma le lacerazioni totali richiedono spesso un intervento chirurgico.

L’immobilizzazione rende le articolazioni rigide e il mancato uso indebolisce i muscoli e ne riduce le dimensioni. Se un arto è immobilizzato in un gesso, l’articolazione interessata diventa ogni settimana più rigida e, alla fine, diventa impossibile estendere e flettere completamente l’arto. Problemi di questo tipo possono svilupparsi rapidamente e diventare permanenti, di solito nelle persone anziane. Dopo aver portato un’ingessatura a gamba intera (dalla parte superiore della coscia fino alle dita del piede) per qualche settimana, di solito le dimensioni dei muscoli si riducono talmente che il soggetto può inserire la mano nello spazio, in precedenza stretto, tra il gesso e la coscia. Quando il gesso viene rimosso, i muscoli sono molto deboli e appaiono notevolmente più piccoli.

Per prevenire o ridurre la rigidità e contribuire a mantenere la forza muscolare, i medici o i fisioterapisti consigliano l’esercizio fisico quotidiano, tra cui esercizi di mobilità articolare e di potenziamento muscolare. Mentre la lesione guarisce, si possono praticare esercizi per il resto del corpo, come indicato dal medico o fisioterapista.

Dopo che la lesione è sufficientemente risanata e l’articolazione non è più immobilizzata, si può iniziare con l’allenamento dell’arto lesionato. Durante questo allenamento, si deve fare attenzione alle sensazioni che provengono dall’arto lesionato ed evitare un esercizio fisico troppo energico. Se i muscoli sono troppo deboli da consentire l’esercizio fisico, la mobilizzazione dell’arto viene eseguita da un fisioterapista (ginnastica passiva). Comunque, in ultima analisi, è il paziente che deve muovere i propri muscoli (esercizio attivo) per recuperare in pieno la forza di un arto lesionato.

Gli esercizi per migliorare la mobilità articolare e la forza muscolare, nonché quelli per rafforzare e stabilizzare l’articolazione lesionata, possono aiutare a prevenire la recidiva delle lesioni e il danno a lungo termine.

La maggior parte delle persone provano un certo fastidio durante le attività, persino dopo che la lesione è guarita abbastanza da consentire di caricare completamente la parte lesionata.

Primo piano sull’invecchiamento: Lesioni dei tessuti molli

Le persone di età superiore ai 65 anni hanno maggiori probabilità di lesionare i legamenti e i tendini, anche perché sono più propense alle cadute per i seguenti motivi:

  • Presenza di alcune normali variazioni correlate all’età nell’equilibrio, nella visione, nella sensibilità (soprattutto dei piedi) e nella forza muscolare, che rendono gli anziani più a rischio di cadute e lesioni.

  • In alcuni casi, manifestazione di capogiri o stordimento al momento di sedersi o alzarsi in piedi, dovuti a un’eccessiva riduzione della pressione sanguigna.

  • La capacità di proteggersi durante una caduta è ridotta.

  • Vi sono maggiori probabilità di manifestare effetti collaterali di farmaci (come sonnolenza, perdita di equilibrio e vertigini), che aumentano il rischio di cadute.

Negli anziani, il recupero è spesso più complicato e più lento rispetto alle persone più giovani perché

  • Le persone anziane solitamente guariscono più lentamente rispetto agli adulti più giovani.

  • In genere, rispetto alle persone più giovani, gli anziani possiedono una forza fisica complessiva inferiore e presentano minore flessibilità e minor equilibrio. Pertanto, compensare le limitazioni causate da una lesione presenta maggiori difficoltà e il ritorno alle attività quotidiane è più difficoltoso.

  • Quando le persone anziane sono inattive o immobilizzate (da gessi o tutori), perdono il tessuto muscolare più rapidamente rispetto agli adulti più giovani; pertanto, l’immobilizzazione può portare a debolezza muscolare. Talvolta, i muscoli si accorciano in modo permanente e intorno all’articolazione, come i legamenti e i tendini, si forma del tessuto cicatriziale. Questa condizione (contrattura articolare) limita il movimento dell’articolazione.

  • Le persone anziane hanno maggiori probabilità di essere affette da altri disturbi (come artrite o problemi circolatori), che possono interferire con il recupero o rallentare la guarigione.

Persino lesioni di lieve entità possono influire significativamente sulla capacità delle persone anziane di svolgere le normali attività quotidiane, come mangiare, vestirsi, lavarsi e persino camminare, soprattutto se utilizzavano già un deambulatore prima della lesione.

Immobilizzazione: l’immobilizzazione è un problema tipico delle persone anziane.

Negli anziani, l’immobilizzazione provoca con maggiore frequenza

Quando l’apporto di sangue in un’area è interrotto o notevolmente ridotto, si sviluppano le piaghe da decubito. Nelle persone anziane, il flusso di sangue a un arto può già essere ridotto. Quando il peso di un arto lesionato poggia su un’ingessatura, il flusso di sangue si riduce ancora di più e possono formarsi delle piaghe da decubito. Se è necessario il riposo a letto, possono svilupparsi delle piaghe da decubito sulle zone della cute a contatto con il letto. Queste zone devono essere ispezionate scrupolosamente per eventuali segni di lesioni sulla cute.

Poiché nelle persone anziane vi sono maggiori probabilità che si presentino problemi dovuti all’immobilizzazione, il trattamento delle lesioni muscoloscheletriche si concentra sull’agevolare il ritorno degli anziani alle attività quotidiane il più rapidamente possibile.

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