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Panoramica sulle alterazioni del ritmo cardiaco

Di

L. Brent Mitchell

, MD, Libin Cardiovascular Institute of Alberta, University of Calgary

Ultima revisione/verifica completa lug 2019| Ultima modifica dei contenuti lug 2019
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I fatti in Breve
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Risorse sull’argomento

Le alterazioni del ritmo cardiaco (aritmie) sono sequenze di battiti cardiaci irregolari, accelerate, rallentate o condotte attraverso il cuore secondo un percorso elettrico anomalo.

  • La causa più comune di questo tipo di anomalie è rappresentata dalle cardiopatie.

  • A volte il paziente percepisce l’alterazione, ma spesso si accorge solo delle conseguenze che essa comporta, come debolezza o svenimento.

  • La diagnosi si basa sull’elettrocardiogramma.

  • Il trattamento prevede il ripristino del ritmo cardiaco su frequenze normali e la prevenzione di ulteriori episodi.

Il cuore è un organo muscolare munito di quattro camere strutturate per lavorare in maniera efficace, affidabile e costante per tutto il corso della vita. Le pareti muscolari di ciascuna camera si contraggono regolarmente, pompando il sangue in base alla richiesta dell’organismo e impiegando il minor quantitativo di energia possibile durante ogni contrazione.

La contrazione delle fibre muscolari cardiache viene controllata dagli impulsi elettrici che attraversano il cuore in modo specifico, lungo vie distinte e a velocità controllata. La corrente elettrica che avvia ogni battito cardiaco origina nel pacemaker cardiaco (chiamato nodo del seno o nodo senoatriale), situato sulla sommità della camera cardiaca superiore (atrio destro). La frequenza di scarica elettrica del pacemaker determina la frequenza cardiaca. Tale frequenza è influenzata da impulsi nervosi e dai livelli di alcuni ormoni in circolo.

La frequenza cardiaca viene regolata automaticamente dal sistema nervoso autonomo che è suddiviso in simpatico e parasimpatico. Il sistema simpatico aumenta la frequenza cardiaca, grazie a una rete di fibre nervose definita plesso simpatico. Il sistema parasimpatico diminuisce la frequenza cardiaca per mezzo di un unico nervo, il nervo vago.

La frequenza cardiaca è inoltre influenzata dagli ormoni rilasciati nel torrente ematico dalla sezione simpatica:

  • Epinefrina ( adrenalina)

  • Norepinefrina (noradrenalina)

Epinefrina e norepinefrina aumentano la frequenza cardiaca. Anche l’ormone tiroideo, prodotto e rilasciato in circolo dalla tiroide, aumenta la frequenza cardiaca.

Nell’adulto in condizioni di riposo, la frequenza cardiaca normale è generalmente compresa tra i 60 e i 100 battiti al minuto. Tuttavia, nei giovani adulti possono essere normali frequenze cardiache più basse, in particolar modo in quelli in buone condizioni fisiche. La frequenza cardiaca di un soggetto varia normalmente in risposta allo sforzo e a stimoli quali il dolore e la rabbia. Il ritmo cardiaco viene considerato anomalo solo se la frequenza è inadeguatamente accelerata (detta tachicardia), rallentata (detta bradicardia) o irregolare, oppure quando gli impulsi elettrici viaggiano lungo vie anomale.

Vie elettriche normali

La corrente elettrica proveniente dal nodo senoatriale dapprima percorre l’atrio destro, quindi il sinistro, provocando la contrazione dei muscoli di queste camere e il passaggio del sangue dagli atri alle cavità inferiori (ventricoli). La corrente elettrica raggiunge quindi il nodo atrioventricolare, localizzato nella parte inferiore della parete tra gli atri vicino ai ventricoli. Il nodo atrioventricolare offre l’unica connessione elettrica fra gli atri e i ventricoli. Altrimenti, gli atri sono isolati dai ventricoli da tessuto che non conduce elettricità. Il nodo atrioventricolare ritarda la trasmissione della corrente elettrica, in modo tale che gli atri possano contrarsi completamente e i ventricoli possano riempirsi il più possibile, prima che questi ultimi ricevano il segnale di contrarsi.

Decorso della via elettrica del cuore

Il nodo senoatriale (seno) (1) dà origine a un impulso elettrico che corre attraverso gli atri destro e sinistro (2) facendoli contrarre. Raggiunto il nodo atrioventricolare (3), l’impulso subisce un lieve rallentamento e corre quindi lungo il fascio di His (4), che si divide nella branca destra (5) per il ventricolo destro e in quella sinistra (5) per il ventricolo sinistro. L’impulso, poi, si diffonde attraverso i ventricoli facendoli contrarre.

Decorso della via elettrica del cuore

Dopo aver attraversato il nodo atrioventricolare, la corrente elettrica viaggia lungo il fascio di His, un gruppo di fibre che si dividono in una branca per il ventricolo sinistro e una branca per il ventricolo destro. La corrente elettrica, quindi, si propaga in maniera regolare sulla superficie dei ventricoli, dal basso verso l’alto, stimolando la contrazione dei ventricoli, che spingono il sangue fuori dal cuore.

Cause

La principale causa di aritmie è rappresentata dalle cardiopatie, e, in particolar modo, le coronaropatie, le valvulopatie e l’insufficienza cardiaca. Molti farmaci, con o senza obbligo di prescrizione, anche quelli usati per il trattamento delle cardiopatie, possono dare luogo ad aritmie. Alla base di alcune aritmie ci sono anomalie anatomiche presenti sin dalla nascita (anomalie congenite). Le modificazioni correlate all’età rendono più probabile l’insorgenza del sistema di conduzione delle aritmie.

A volte non è possibile identificare la causa dell’aritmia.

Aritmia accelerata

Il ritmo accelerato (tachiaritmie) può essere scatenato da sforzi fisici, stress emotivi, eccessivo consumo di alcol, dal fumo o dall’uso di farmaci che contengono stimolanti, tra cui rimedi per il raffreddore o la febbre da fieno.

Un’iperfunzione tiroidea (ipertiroidismo), che causa la produzione di elevati livelli di ormone tiroideo, può determinare un'accelerazione del ritmo.

Aritmie lente

Il rallentamento del ritmo (bradiaritmie) può essere scatenato da dolore, fame, affaticamento, disturbi digestivi (tra cui diarrea e vomito) o dalla deglutizione, che può stimolare il nervo vago in maniera eccessiva. Con una stimolazione sufficiente, evento raro, il nervo vago può causare un arresto cardiaco momentaneo. Nella maggior parte di questi casi, l’aritmia tende a risolversi da sola.

Un’ipofunzione tiroidea (ipertiroidismo), che causa la produzione di bassi livelli di ormone tiroideo, può determinare un rallentamento del ritmo.

Sintomi

Alcuni soggetti con anomalie del ritmo cardiaco sono in grado di percepirle. Tuttavia, l'aumentata percezione dei battiti cardiaci (dette palpitazioni) varia molto tra i soggetti. Alcuni soggetti possono percepire i normali battiti cardiaci e la maggior parte dei soggetti li avverte sdraiandosi sul fianco sinistro.

Le aritmie possono essere innocue o anche potenzialmente fatali. La gravità di un’aritmia può non essere strettamente collegata alla gravità dei sintomi da essa causati. Alcune aritmie potenzialmente letali sono asintomatiche, mentre altre, non pericolose, causano gravi sintomi. Spesso, la natura e la gravità della cardiopatia di base sono più importanti dell’aritmia in sé.

Quando le aritmie compromettono la contrattilità del cuore, possono causare debolezza, ridotta tolleranza allo sforzo, respiro affannoso, stordimento, capogiri, svenimento (sincope) o decesso. Lo svenimento si verifica quando il cuore è talmente inefficiente da non riuscire a mantenere un’adeguata pressione arteriosa. Se tale aritmia persiste, può causare il decesso. Le aritmie possono anche aggravare i sintomi di una patologia cardiaca di base, compresi dolore toracico e respiro affannoso. Le aritmie che provocano dei sintomi richiedono un’assistenza tempestiva.

Sapevate che...

  • Alcune aritmie altrimenti innocue possono causare sintomi preoccupanti, mentre altre aritmie potenzialmente letali possono non causare sintomi precedenti.

Diagnosi

  • Elettrocardiogramma

Spesso, la descrizione dei sintomi da parte dei pazienti può aiutare i medici a formulare una prima diagnosi e a valutare la gravità dell’aritmia. Le considerazioni più importanti sono se le palpitazioni sono

  • Rapide o lente

  • Regolari o irregolari

  • Brevi o prolungate

Un’altra importante considerazione è se l’aritmia è sintomatica.

I medici devono inoltre capire se le palpitazioni si verificano a riposo o solo durante attività fisica intensa o non abituale e se iniziano e si interrompono improvvisamente o gradualmente.

Sono di norma necessari alcuni esami diagnostici per determinare l’esatta natura e la causa dell’aritmia.

L’elettrocardiogramma (ECG) è la principale tecnica diagnostica utilizzata per individuare le aritmie e determinarne la causa. Esso fornisce una rappresentazione grafica dell’attività elettrica che produce ogni battito cardiaco. Di solito, l’elettrocardiogramma registra il ritmo cardiaco solo per un periodo di tempo molto breve.

Dato che le aritmie sono spesso intermittenti, un registratore ECG portatile (chiamato monitor Holter o monitor di eventi) può essere utilizzato al fine di monitorare il ritmo cardiaco costantemente o nei momenti in cui il paziente accende il registratore perché avverte un’aritmia. Tale apparecchio, generalmente indossato per 24 ore o 48 ore, può registrare aritmie sporadiche durante le normali attività giornaliere. Nell’arco del periodo di registrazione, il paziente provvede anche all’aggiornamento di un diario dei sintomi e delle attività correlate alle aritmie.

Per rilevare aritmie gravi che si manifestano molto raramente, i medici, a volte, impiantano un dispositivo di registrazione sotto la cute inferiormente alla clavicola sinistra. Il dispositivo può essere lasciato in sede per periodi prolungati. Trasmette elettronicamente i valori registrati e memorizzati di ritmi cardiaci alterati, in modo indolore attraverso la cute.

I soggetti con sospette aritmie potenzialmente letali vengono generalmente ricoverati. Il loro ritmo cardiaco viene costantemente registrato e visualizzato su un monitor a forma di televisore posto al lato del letto o nella postazione di assistenza infermieristica. Pertanto, qualunque problema può essere prontamente identificato.

Altre procedure diagnostiche includono

Durante il test elettrofisiologico, alcuni cateteri, muniti di minuscoli elettrodi alle estremità, vengono inseriti fino al cuore attraverso una vena. Essi vengono utilizzati per stimolare il cuore e monitorarne la risposta, in modo da determinare il tipo di aritmia e i possibili trattamenti.

ECG: lettura delle onde

L’elettrocardiogramma (ECG) è la rappresentazione grafica della corrente elettrica in movimento nel cuore durante un battito cardiaco. L’andamento della corrente viene diviso in parti e ad ogni parte viene data una denominazione alfabetica nell’ECG.

Ogni battito cardiaco inizia con un impulso proveniente dal pacemaker cardiaco (nodo del seno o senoatriale). Questo impulso attiva le camere superiori del cuore (atri). L’onda P rappresenta l’attivazione degli atri.

Successivamente, la corrente elettrica si porta in basso nelle camere inferiori del cuore (ventricoli). Il complesso QRS rappresenta l’attivazione dei ventricoli.

I ventricoli devono quindi subire un cambiamento elettrico per prepararsi al successivo battito cardiaco. Questa attività elettrica è detta onda di ripolarizzazione, ed è rappresentata dall’onda T.

Molti tipi di anomalie possono essere spesso osservati all’ECG, tra cui un attacco cardiaco (infarto miocardico) pregresso, un’alterazione del ritmo cardiaco (aritmia), un inadeguato afflusso di sangue e ossigeno al cuore (ischemia) ed un eccessivo ispessimento (ipertrofia) delle pareti muscolari del cuore.

Certe anomalie visualizzate nell’ECG possono anche essere indicative della presenza di protuberanze (aneurismi) che si sviluppano in aree più deboli delle pareti cardiache. Gli aneurismi possono originare da un attacco cardiaco. Se il ritmo è alterato (accelerato, rallentato o irregolare), l’ECG può indicare anche la sede in cui ha inizio il ritmo anomalo. Questa informazione offre il punto di partenza dell’iter diagnostico.

ECG: lettura delle onde

Prognosi

La maggior parte delle aritmie sono asintomatiche e non compromettono la contrattilità cardiaca. Pertanto, di solito, comportano un rischio modesto o addirittura nullo, anche se possono causare notevole ansia nel soggetto che le avverte. Tuttavia, alcune aritmie di per sé innocue possono causare aritmie più gravi. Qualsiasi aritmia che comprometta la funzione di pompa cardiaca è grave. Il livello di gravità dipende, in parte, dal fatto che l’aritmia abbia origine nel nodo senoatriale, negli atri, nel noto atrioventricolare o nei ventricoli. Generalmente le aritmie che nascono nei ventricoli sono più gravi rispetto a quelle atriali, che a loro volta sono più gravi di quelle originatesi nel nodo senoatriale o atrioventricolare. Ma esistono molte eccezioni.

Trattamento

  • Farmaci antiaritmici, di solito in caso di frequenza cardiaca accelerata

  • Pacing, di solito in caso di frequenza cardiaca lenta

  • Somministrazione di una scossa elettrica, di solito in caso di frequenza cardiaca accelerata

Nei soggetti con aritmie innocue, seppur preoccupanti, la semplice rassicurazione sulla loro benignità può essere un trattamento sufficiente. A volte, le aritmie si manifestano con minore frequenza o addirittura scompaiono, non appena i medici cambiano il farmaco somministrato o ne correggono il dosaggio. Le condizioni possono migliorare anche evitando l’alcol, la caffeina (nelle bevande come nei cibi) e il fumo. Se le palpitazioni insorgono solo sotto sforzo, è opportuno evitare carichi fisici eccessivi. A volte è necessario smettere di guidare fino al momento in cui i medici riescono o meno a stabilire l’efficacia del trattamento.

Farmaci

I farmaci antiaritmici sono utili per eliminare le tachicardie che causano sintomi insostenibili o condizioni di rischio. Non esiste un singolo farmaco capace di guarire tutte le aritmie in qualsiasi paziente. A volte molti farmaci devono essere testati prima di ottenere una risposta soddisfacente. A volte i farmaci antiaritmici possono peggiorare o anche causare aritmie. Questo effetto è detto proaritmia. Una terapia antiaritmica può causare anche altri effetti collaterali.

Tabella
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Alcuni farmaci usati per il trattamento delle aritmie

Esempi

Alcuni effetti collaterali

Commenti

Beta-bloccanti

Acebutololo

Atenololo

Betaxololo

Bisoprololo

Carvedilolo

Esmololo

Metoprololo

Nadololo

Propranololo

Timololo

Frequenza cardiaca rallentata (bradicardia)

Affaticamento

Depressione

Possibile mascheramento di bassi livelli di zuccheri nel sangue

Alterata circolazione nel tronco, negli arti superiori e inferiori

Insonnia

Disfunzioni sessuali

Respiro affannoso

Spasmo delle vie aeree (broncospasmo)

Con alcuni beta-bloccanti, aumento dei livelli di trigliceridi (un tipo di grassi)

In soggetti con glaucoma, aumentata pressione oculare

Questi farmaci trovano impiego per il trattamento di battiti ventricolari prematuri, tachicardia ventricolare, fibrillazione ventricolare e tachicardia parossistica sopraventricolare. Sono usati, inoltre, per rallentare la frequenza ventricolare (ovvero la velocità dei battiti delle camere cardiache inferiori, i ventricoli) in soggetti con fibrillazione atriale o flutter atriale.

I soggetti asmatici dovrebbero chiedere al medico prima di assumere questi farmaci.

Il timololo non è disponibile negli Stati Uniti.

Calcio-antagonisti

Diltiazem

Verapamil

Stipsi

Diarrea

Ipotensione

Piedi gonfi

Sono utili solo certi calcio-antagonisti, come il diltiazem e il verapamil, che trovano impiego per rallentare la velocità ventricolare in soggetti affetti da fibrillazione atriale o flutter atriale e per il trattamento della tachicardia parossistica sopraventricolare.

Il diltiazem e il verapamil rallentano la conduzione degli impulsi elettrici nel nodo atrioventricolare.

Certi soggetti con la sindrome di Wolff-Parkinson-White non devono assumere verapamil o diltiazem.

Digossina

Digossina

Nausea

Vomito

Aritmie serie

Se la dose è troppo alta, distorsione della visione a colori, che trasforma il colore degli oggetti in giallo-verdastro

La digossina rallenta la conduzione degli impulsi elettrici nel nodo atrioventricolare. Trova impiego per rallentare la velocità ventricolare in soggetti con fibrillazione atriale o flutter atriale e per il trattamento della tachicardia parossistica sopraventricolare.

Bloccanti dei canali del potassio

Amiodarone

Azimilide

Bretilio

Dofetilide

Dronedarone

Ibutilide

Sotalolo

Vernakalant

Per tutti i bloccanti dei canali del potassio: Aritmie e ipotensione arteriosa

Per l’amiodarone: cicatrizzazione nei polmoni (fibrosi polmonare) e anomalie di tiroide, fegato e occhi.

Per il sotalolo (un altro beta-bloccante), stessi effetti collaterali dei beta-bloccanti

Sono usati per trattare i battiti ventricolari prematuri, la tachicardia ventricolare, la fibrillazione ventricolare, la fibrillazione atriale e il flutter atriale.

Poiché l’ amiodarone può essere tossico, trova impiego nel trattamento a lungo termine solo in alcuni soggetti che presentino aritmie gravi o molto fastidiose.

Il bretilio è usato solo per il trattamento a breve termine di tachicardie ventricolari potenzialmente fatali.

Azimilide, bretilio e vernakalant non sono disponibili negli Stati Uniti.

Nucleoside purinico

Adenosina

Spasmo delle vie aeree

Vampate (di breve durata)

L’ adenosina rallenta la conduzione degli impulsi elettrici nel nodo atrioventricolare.

Trova impiego per arrestare gli episodi di tachicardia parossistica sopraventricolare.

Si evita l’uso nei soggetti asmatici.

Bloccanti dei canali del sodio

Disopiramide

Flecainide

Lidocaina

Mexiletina

Procainamide

Propafenone

Chinidina

Aritmie (potenzialmente fatali, in particolare in soggetti con cardiopatia)

Per alcuni farmaci:

Disturbi digestivi

Capogiri

Bocca secca

Stordimento

Ritenzione urinaria

Tremore

In soggetti con glaucoma, aumentata pressione oculare

Questi farmaci rallentano la conduzione degli impulsi elettrici al cuore.

Sono usati per trattare i battiti ventricolari prematuri, la tachicardia ventricolare e la fibrillazione ventricolare e per convertire la fibrillazione atriale o flutter atriale in ritmo normale (cardioversione).

Ad eccezione di lidocaina e mexiletina, questi farmaci possono anche essere utilizzati per prevenire episodi di fibrillazione atriale o flutter atriale e, meno comunemente, tachicardia parossistica sopraventricolare.

Pacemaker artificiali

I pacemaker artificiali sono dispositivi elettronici che svolgono la funzione del pacemaker cardiaco naturale, il nodo senoatriale. Tali dispositivi vengono impiantati chirurgicamente sotto la cute, solitamente sotto la clavicola destra o sinistra. Vengono collegati al cuore mediante fili metallici che decorrono all’interno di una vena. I modelli a circuito a bassa energia e a batteria oggi in uso consentono una durata di circa 10-15 anni.

Alcuni soggetti possono essere idonei a pacemaker senza fili. Questo tipo di pacemaker non richiede fili per il collegamento al cuore. Attraverso una piccola incisione nell’inguine, il pacemaker viene inserito attraverso un catetere direttamente nella camera inferiore destra del cuore (il ventricolo destro).

I nuovi sistemi elettrici hanno quasi completamente eliminato il rischio di interferenza con i cellulari, gli spinterogeni delle automobili, i radar, i forni a microonde e i metal detector. Tuttavia, alcuni strumenti possono interferire con i pacemaker. Ad esempio, i dispositivi per elettrocauterizzazione usati per arrestare l’emorragia in corso di intervento chirurgico, la diatermia (trattamenti fisioterapici basati sull’applicazione di calore ai muscoli tramite la trasmissione di onde radio) e, a volte, la risonanza magnetica per immagini (RMI). La RMI può essere sicura con certi tipi di pacemaker, in base al modello.

Mantenimento del battito: pacemaker artificiali

I pacemaker artificiali sono dispositivi elettronici che svolgono la funzione dello stesso pacemaker cardiaco naturale (nodo del seno o senoatriale). Essi generano impulsi elettrici che avviano il battito. I pacemaker sono costituiti da un generatore di impulsi (che integra la batteria) e da fili metallici (elettrodi) che connettono il pacemaker al cuore.

Il pacemaker artificiale viene impiantato chirurgicamente. Dopo aver usato un anestetico locale per anestetizzare il punto di introduzione, vengono generalmente inseriti i fili metallici, che si connettono al pacemaker, in una vena vicino alla clavicola e sono quindi sospinti fino al cuore. Attraverso una piccola incisione, il generatore di impulsi, che è delle dimensioni approssimative di un disco di 3 o 4 cm, viene inserito subito sotto la pelle vicino alla clavicola e connesso ai fili metallici. L’incisione viene chiusa con dei punti. Di solito, la procedura richiede circa 30-60 minuti. Il paziente può essere dimesso poco dopo oppure rimanere in ospedale per qualche giorno. La batteria di un pacemaker di solito ha una durata di 10-15 anni. Ciononostante, deve essere controllata regolarmente. La procedura di sostituzione interessa il generatore di impulsi ed è rapida.

Esistono differenti tipi di pacemaker. La maggior parte ha la capacità di percepire l’attività elettrica del cuore. Permette al cuore di battere normalmente, a meno che questo non salti un battito o inizi a battere a una frequenza anormale. Il pacemaker viene programmato prima di essere impiantato. La programmazione determina gli eventi di attivazione del dispositivo e la frequenza cardiaca. I valori impostati possono essere modificati anche una volta effettuato l’impianto con un dispositivo appoggiato alla cute. Alcuni pacemaker possono adattare la loro frequenza alle attività svolte, aumentando la frequenza cardiaca sotto sforzo e riducendola durante il riposo.

Mantenimento del battito: pacemaker artificiali

I pacemaker vengono più frequentemente utilizzati per il trattamento delle bradiaritmie. Quando la frequenza cardiaca scende al di sotto di una soglia prestabilita, il pacemaker artificiale inizia a scaricare impulsi elettrici. Più raramente, i pacemaker vengono impiantati per il trattamento delle tachiaritmie, erogando una scarica di impulsi allo scopo di ridurre la frequenza cardiaca riportando l’aritmia accelerata alla normalità.

La terapia di risincronizzazione cardiaca (cardiac resynchronization therapy, CRT) è un’altra possibile applicazione dei pacemaker. In alcuni soggetti cardiopatici, le quattro camere cardiache non seguono la sequenza normale di contrazioni. Speciali pacemaker dotati di tre derivazioni possono ripristinare la normale sequenza delle contrazioni e migliorare gli esiti in alcuni soggetti con insufficienza cardiaca.

Ripristino del normale ritmo

A volte uno shock elettrico al cuore può interrompere una tachicardia e ripristinare il ritmo normale. L’impiego dello shock elettrico a tal scopo prende il nome di cardioversione, defibrillazione o elettroversione, in base al tipo di alterazione del ritmo per cui è usato.

La cardioversione può essere usata per il trattamento delle aritmie che hanno origine negli atri (come la fibrillazione atriale) o nei ventricoli (fibrillazione ventricolare). Tuttavia, lo shock elettrico non consente di riavviare un cuore che si trovi in completa assenza di attività elettrica (asistole). Il dispositivo che eroga lo shock elettrico (defibrillatore) può essere utilizzato da un’equipe di medici e infermieri, da paramedici o vigili del fuoco.

Può essere inserito un defibrillatore-cardioversore impiantabile (implantable cardioverter-defibrillator, ICD), grande circa la metà di un mazzo di carte. La maggior parte dei dispositivi viene impiantata attraverso i vasi sanguigni come il pacemaker, eliminando la necessità di intervento toracico a cielo aperto. Un altro tipo di ICD viene collocato sotto la pelle piuttosto che attraverso i vasi sanguigni.

Talvolta viene utilizzato un defibrillatore indossabile tipo gilet, se il soggetto non necessita di ICD per lungo tempo.

Gli ICD garantiscono un monitoraggio continuo della frequenza e del ritmo cardiaco, rilevando automaticamente eventuali tachiaritmie, ed erogando un trattamento di pacing o uno shock per ripristinare il ritmo normale. In genere, tali strumenti sono utilizzati nei soggetti che altrimenti morirebbero a causa dell’aritmia. L’ICD può inoltre agire come un pacemaker, inviando impulsi elettrici per risolvere una bradiaritmia. Quando l’ICD eroga lo shock, il paziente avverte una sorta di lieve tonfo nel torace. Quando il dispositivo eroga uno shock di maggiore potenza, è possibile che il paziente abbia la sensazione di avere ricevuto un calcio.

I soggetti con ICD possono avvicinarsi in sicurezza alla maggior parte dei dispositivi elettronici, anche forni a microonde e metal detector. Tuttavia, alcuni dispositivi con forti campi magnetici o forti campi elettrici possono produrre un’interferenza. Ad esempio, i dispositivi per elettrocauterizzazione usati per arrestare l’emorragia in corso di intervento chirurgico, la diatermia (trattamenti fisioterapici basati sull’applicazione di calore ai muscoli tramite la trasmissione di onde radio) e, a volte, l’RMI.

Dato che gli ICD non prevengono le aritmie, spesso si deve comunque assumere una terapia farmacologica. Questi dispositivi durano circa 5-7 anni. I pazienti con ICD in cui il dispositivo eroghi un solo shock, e che diversamente si sentano bene, devono contattare la struttura presso la quale è stato impiantato l’ICD o lo specialista entro la fine della settimana del giorno dell’evento. Il dispositivo registra il ritmo cardiaco del soggetto, consentendo al medico di capire perché il dispositivo abbia erogato lo shock. I pazienti che lamentano altri sintomi, come respiro affannoso, fastidio toracico o palpitazioni, subito prima o dopo lo shock, o che abbiano subito più shock, potrebbero presentare un problema più serio. Questi pazienti devono recarsi immediatamente al pronto soccorso.

Un defibrillatore automatico esterno (DAE) richiede solo un minimo addestramento all’uso. Per esempio, i DAE possono essere utilizzati dalle persone che ricevono le istruzioni di primo soccorso relative al suo impiego. I defibrillatori DAE possono rilevare la presenza di un’aritmia, stabilire se è consigliabile erogare uno shock e somministrarlo automaticamente. Possono essere presenti in molti luoghi pubblici, come aeroporti, impianti sportivi, alberghi e centri commerciali.

Distruzione del tessuto anomalo (ablazione)

Alcune forme di aritmie possono essere controllate mediante tecniche chirurgiche e altre modalità invasive. Un’aritmia dovuta ad un’alterazione localizzata del sistema elettrico cardiaco può essere controllata mediante la distruzione o l’asportazione dell’area affetta (ablazione).

In genere, l’area anomala viene distrutta per mezzo dell’ablazione con radiofrequenze (erogazione di energia ad una frequenza specifica, attraverso l’impiego di un elettrocatetere inserito nel cuore). Il successo della procedura varia in base al tipo di aritmia, in un range compreso fra il 60 e l’80% per le forme più difficili (fibrillazione atriale, tachicardia atriale e tachicardia ventricolare) e fino al 90-95% per quelle più responsive (tachicardie sopraventricolari). La procedura richiede varie ore e un ricovero ospedaliero di soli 1-2 giorni.

L’ablazione può essere effettuata congelando il tessuto (la cosiddetta crioablazione).

Prima di poter effettuare l’ablazione i medici eseguono degli esami elettrofisiologici per identificare le aree che devono essere distrutte o rimosse.

Più raramente, quest’area viene distrutta o asportata chirurgicamente con un intervento cardiochirurgico a cielo aperto. A volte l’intervento chirurgico è necessario perché l’ablazione con catetere non è stata efficace. Altre volte, la chirurgia serve perché l’intervento cardiochirurgico ha un altro scopo, come per esempio sostituire una valvola cardiaca.

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