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Influenza

Di

Brenda L. Tesini

, MD, University of Rochester School of Medicine and Dentistry

Ultima revisione/verifica completa dic 2020| Ultima modifica dei contenuti dic 2020
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I fatti in Breve
Risorse sull’argomento

L’influenza è un’infezione virale dei polmoni e delle vie aeree causata da uno dei virus influenzali. Provoca febbre, secrezione nasale, mal di gola, tosse, cefalea, dolori muscolari (mialgie) e una sensazione di malessere generale.

  • Il virus si trasmette tramite l’inalazione delle goccioline disperse con la tosse o gli starnuti da un soggetto infetto oppure per contatto diretto con le sue secrezioni nasali.

  • L’influenza spesso inizia con brividi, seguiti da febbre, dolori muscolari, cefalea, mal di gola, tosse, secrezione nasale e una generale sensazione di malessere.

  • L’influenza viene spesso diagnosticata in base ai sintomi.

  • La vaccinazione antinfluenzale annuale rappresenta il modo migliore di prevenire l’influenza.

  • Riposare, consumare grandi quantità di liquidi ed evitare gli sforzi, nonché assumere antidolorifici, decongestionanti e a volte farmaci antivirali, possono aiutare la guarigione.

L’influenza è nettamente differente dal raffreddore comune. Infatti, è causata da un virus diverso e provoca sintomi più gravi. Inoltre, l’influenza colpisce le cellule delle vie respiratorie inferiori.

Trasmissione dell’influenza

Il virus dell’influenza si trasmette tramite:

  • L’inalazione delle goccioline disperse con la tosse o gli starnuti da una persona infetta

  • Il contatto diretto con le secrezioni nasali di una persona infetta

  • La manipolazione di utensili domestici di uso comune entrati in contatto con una persona infetta o con le sue secrezioni

Tipi e ceppi di virus influenzale

Esistono tre tipi di virus influenzale:

  • Tipo A

  • Tipo B

  • Tipo C

I virus dell’influenza di tipo A e di tipo B possiedono molti ceppi differenti, ma tutti causano una malattia simile. Le regolari epidemie stagionali di influenza sono causate da ceppi diversi. I virus di tipo C non causano una malattia influenzale tipica.

I virus di tipo A causano la maggior parte dei casi di influenza (generalmente oltre il 70% in una stagione influenzale tipica) e la maggior parte dei casi rimanenti è causata dai virus di tipo B. L’influenza dovuta ai virus di tipo C si manifesta meno frequentemente e soprattutto nei bambini.

Il ceppo del virus influenzale che causa le epidemie muta continuamente, cosicché ogni anno il virus influenzale è leggermente diverso da quello dell’anno precedente. Spesso subisce dei cambiamenti tali per cui il vaccino dell’anno precedente non fornisce un’immunità sufficiente a evitare la malattia.

I ceppi del virus influenzale di tipo A vengono denominati sulla base di specifiche versioni di due proteine presenti sulla superficie del virus. Queste sono la proteina H (emoagglutinina, dall’inglese hemagglutinin) e la proteina N (neuraminidasi). Vi sono 18 proteine H e 11 proteine N diverse. Pertanto, un ceppo potrebbe essere denominato virus influenzale A, H1N1. Un ceppo H1N1 è stato responsabile della cosiddetta pandemia di influenza suina nel 2009-2010 (una pandemia è una grande epidemia a livello mondiale). Più di recente, ceppi H3N2 sono stati responsabili della maggior parte delle infezioni negli Stati Uniti.

Il nome di un ceppo in genere riflette il tipo di virus, il luogo o l’animale in cui è stato isolato per la prima volta (per esempio, influenza di Hong Kong, influenza suina) e l’anno in cui è stato identificato.

Epidemie e pandemie di influenza

In un’epidemia influenzale, molte persone contraggono la malattia entro un brevissimo periodo di tempo. Ogni anno, nelle regioni del mondo a clima temperato, tra la fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno si verificano epidemie influenzali su vasta scala (epidemie stagionali). Le epidemie influenzali possono verificarsi in due ondate:

  • La prima interessa gli scolari e le persone che vivono con loro

  • La successiva colpisce le persone costrette a casa o che vivono in strutture di lunga degenza, soprattutto gli anziani

In ogni epidemia, di solito è responsabile della malattia un unico ceppo di virus influenzale.

Il termine pandemia influenzale si riferisce a un’epidemia che si è diffusa in un’area estremamente vasta, generalmente a livello continentale e talora persino mondiale. Dal 1889, si sono verificate solo 6 pandemie influenzali importanti. Una pandemia di influenza è preoccupante, dato che comunemente si verifica solo quando la mutazione nel ceppo del virus influenzale è stata di dimensioni maggiori rispetto alla norma. Quando si verifica una mutazione di tali dimensioni, quel ceppo di virus influenzale può colpire molte più persone e la malattia può assumere forme più gravi. Il rischio di morte è più elevato. Sebbene non esistano cifre ufficiali, gli scienziati ritengono che la pandemia influenzale del 1918 abbia causato in tutto il mondo da 30 a 50 milioni di morti, di cui circa 675.000 negli Stati Uniti.

Sintomi

I sintomi dell’influenza cominciano da uno a quattro giorni dopo l’infezione e possono esordire all’improvviso. I brividi o una sensazione di freddo sono spesso il primo indice. La febbre è comune nei primi giorni e a volte raggiunge i 39 °C circa. Molti soggetti colpiti provano malessere, debolezza e stanchezza che li costringe a rimanere a letto per giorni. Presentano malessere e dolore in tutto il corpo, soprattutto alla schiena e alle gambe. La cefalea è spesso grave, con dolore perioculare e retroculare. La luce forte può peggiorare la cefalea.

Inizialmente, i sintomi respiratori sono relativamente leggeri. Possono includere gola irritata e dolente, sensazione di bruciore al torace, tosse secca e secrezione nasale. Successivamente, la tosse può peggiorare fino a produrre catarro (espettorato).

La pelle può apparire calda e arrossata, specialmente in viso. Le mucose della bocca e della gola sono arrossate, gli occhi possono lacrimare e le sclere possono iniettarsi di sangue. I soggetti malati, specialmente i bambini, possono presentare nausea e vomito. Alcuni individui perdono l’odorato per alcuni giorni o settimane, ma la perdita è raramente permanente.

La maggior parte dei sintomi si riduce dopo due-tre giorni. Comunque, la febbre a volte dura fino a cinque giorni. Tosse, debolezza, sudore e affaticamento possono persistere per diversi giorni e talvolta per settimane. La completa risoluzione della leggera irritazione delle vie aeree, che può comportare una diminuzione della capacità del soggetto di fare esercizio fisico, o un lieve respiro sibilante, può richiedere sei-otto settimane.

Complicanze

La complicanza più comune dell’influenza è:

  • La polmonite, che può essere virale e/o batterica

In caso di polmonite virale, il virus dell’influenza si diffonde nei polmoni. In caso di polmonite batterica, batteri non correlati (come pneumococchi o stafilococchi) attaccano le difese indebolite del soggetto. In entrambi i casi, il soggetto può presentare peggioramento della tosse, difficoltà respiratorie, febbre persistente o ricorrente e talvolta sangue o pus nell’espettorato.

Tra le persone ad alto rischio di complicanze e decesso a causa dell’influenza vi sono:

  • I bambini di età inferiore ai 5 anni; i bambini di età inferiore ai 2 anni sono a rischio particolarmente elevato

  • Gli adulti di età superiore ai 65 anni

  • I soggetti con patologie croniche (soprattutto quelle che interessano il cuore, i polmoni, i reni, il fegato o il sistema immunitario) o con diabete mellito

  • I soggetti con obesità estrema (indice di massa corporea [IMC] pari o superiore a 40)

  • Le donne al secondo o terzo trimestre di gravidanza e fino a 2 settimane dopo il parto

  • I soggetti con patologie che aumentano il rischio di soffocamento da secrezioni orali, come l’ictus o altre malattie neurologiche che causano debolezza, e sindromi convulsive

Diagnosi

  • Valutazione medica

  • A volte, analisi su campioni di sangue o di secrezioni respiratorie

  • A volte, radiografia del torace e misurazione dei livelli di ossigeno nel sangue

Poiché la maggior parte dei soggetti ha familiarità con i sintomi dell’influenza e poiché essa si verifica in forme epidemiche, la malattia è spesso diagnosticata correttamente dal soggetto colpito o dai familiari. La gravità dei sintomi e la presenza di febbre alta e dolori diffusi aiutano a distinguere l’influenza dal raffreddore comune, soprattutto quando la malattia si presenta durante un’epidemia influenzale. In assenza di epidemia, è più difficile identificare l’influenza in base ai sintomi.

Le analisi eseguite sui campioni di secrezioni respiratorie possono essere utilizzate per identificare il virus dell’influenza. Gli esami del sangue possono aiutare a determinare la gravità dell’infezione. Tali analisi vengono richieste soprattutto quando i soggetti sono molto malati o quando il medico sospetta un’altra causa per i sintomi. Alcune analisi possono essere eseguite in un ambulatorio medico.

Se si sospetta la polmonite, il medico esegue una radiografia toracica e misura i livelli di ossigeno nel sangue applicando un sensore su un dito (pulsossimetria).

Prevenzione

La profilassi antinfluenzale è costituita da:

  • Vaccinazione annuale, per tutte le persone di età pari o superiore ai 6 mesi (con rare eccezioni)

  • Talvolta, farmaci antivirali

La prevenzione è importante per tutti, ma lo è in modo particolare per gli operatori sanitari e per coloro che sono ad alto rischio di complicanze dell’influenza.

Did You Know...

  • Tutte le persone di età pari o superiore ai 6 mesi, con rare eccezioni, dovrebbero sottoporsi alla vaccinazione antinfluenzale ogni anno.

Vaccini antinfluenzali

La vaccinazione annuale rappresenta il modo migliore per evitare di contrarre l’influenza.

Esistono due tipi di base di vaccino antinfluenzale:

  • Un vaccino somministrato per iniezione, contenente il virus dell’influenza inattivato (ucciso), o particelle del virus

  • Un vaccino in forma di spray nasale da inalare, contenente il virus vivo attenuato (indebolito)

Il vaccino iniettabile contenente il virus inattivato può essere somministrato a tutte le persone di età pari o superiore ai 6 mesi, comprese le donne in gravidanza. Per le persone di età superiore ai 65 anni è disponibile un vaccino antinfluenzale contenente una dose maggiore di virus inattivato. Il vaccino influenzale inattivato non viene somministrato a:

  • Chi ha manifestato una grave reazione allergica a qualsiasi vaccino antinfluenzale o a uno dei suoi componenti

Il vaccino per inalazione contenente virus vivo viene utilizzato solo su soggetti sani di età compresa tra i 2 e i 49 anni. Questo vaccino non viene somministrato a:

  • Chi ha manifestato una grave reazione allergica a qualsiasi vaccino antinfluenzale o a uno dei suoi componenti

  • Donne in gravidanza

  • Soggetti con compromissione del sistema immunitario (come i malati di AIDS o coloro che assumono farmaci che sopprimono il sistema immunitario) e, in alcuni casi, soggetti che vivono con loro

  • Bambini o adolescenti che assumono aspirina a lungo termine

  • Bambini di età compresa tra i 2 e i 4 anni che soffrono di asma o hanno manifestato respiro sibilante o attacchi di asma negli ultimi 12 mesi

  • Soggetti che hanno assunto un farmaco antivirale per l’influenza negli ultimi 2 giorni

Il vaccino per inalazione contenente virus vivo è stato sconsigliato per le stagioni influenzali 2016-2017 e 2017-2018, per il dubbio che non fosse efficace come i vaccini inattivati. Tuttavia, il vaccino per inalazione contenente virus vivo è stato riformulato ed è attualmente raccomandato in egual misura ai vaccini inattivati. Alcuni specialisti raccomandano l’uso del vaccino inattivato nei bambini fino a quando il nuovo vaccino contenente virus vivo non sia stato maggiormente studiato.

I medici in genere rinviano la somministrazione di qualunque vaccino se un soggetto è ammalato al momento della vaccinazione.

Dopo l’epidemia di influenza suina del 1976, durante la quale milioni di persone hanno ricevuto il vaccino antinfluenzale, un numero maggiore di persone rispetto alla norma si è ammalato di una patologia nervosa chiamata sindrome di Guillain-Barré. All’epoca, i medici ritenevano che fosse stato il vaccino ad innescare lo sviluppo della sindrome di Guillain-Barré; tuttavia, recenti evidenze hanno reso dubbia questa correlazione. Comunque, per sicurezza, i medici agiscono con prudenza quando somministrano un’altra vaccinazione antinfluenzale a chiunque abbia sviluppato la sindrome di Guillain-Barré entro 6 settimane dopo aver ricevuto il vaccino antinfluenzale. In questi casi, i medici valutano con i pazienti i rischi derivanti dal contrarre l’influenza contro quelli derivanti dal possibile sviluppo della sindrome di Guillain-Barré.

I soggetti affetti da gravi allergie alle uova potrebbero manifestare reazioni allergiche al vaccino, dato che viene prodotto con virus ottenuti da coltura in uova. Pertanto, quando somministrano il vaccino antinfluenzale a persone con allergia alle uova, i medici si attengono alle seguenti linee guida:

  • Se l’unica reazione alle uova manifestata da una persona è un’eruzione cutanea (orticaria), il vaccino antinfluenzale può essere somministrato.

  • Se la persona ha presentato gravi reazioni alle uova (qualsiasi altro sintomo diverso dall’orticaria), può ricevere il vaccino antinfluenzale a condizione che venga somministrato in un contesto medico (come un ambulatorio, un ospedale o una clinica) e sotto supervisione di un professionista sanitario in grado di riconoscere e gestire le reazioni allergiche gravi. Queste reazioni alle uova comprendono gonfiore sottocutaneo (angioedema), difficoltà respiratorie, sensazione di stordimento, vomito ripetuto e reazioni che richiedono un’iniezione di adrenalina o altri trattamenti d’urgenza.

  • Qualora si sia manifestata una grave reazione allergica (come l’anafilassi) a seguito della somministrazione del vaccino antinfluenzale, questo non viene più somministrato.

Inoltre, sono disponibili due vaccini che non contengono sostanze delle uova: uno utilizzabile per persone di età pari o superiore ai 18 anni e uno per bambini di età pari o superiore ai 4 anni.

I vaccini di solito proteggono contro tre o quattro differenti ceppi di virus dell’influenza. I ceppi del virus che causano le epidemie di influenza cambiano ogni anno. Pertanto, ogni anno vengono sviluppati vaccini diversi, per tenere il passo con le mutazioni del virus. Ogni anno gli esperti tentano di prevedere quale ceppo virale causerà l’influenza, considerando sia il ceppo prevalente nella precedente stagione influenzale sia i ceppi responsabili della malattia in altre parti del mondo. Quando le proteine H e N nel vaccino corrispondono a quelle presenti nei ceppi del virus influenzale che causano l’epidemia attuale, negli adulti sani la vaccinazione riduce il tasso di infezione del 70-90%.

Negli anziani che vivono nelle strutture di lunga degenza il vaccino è meno in grado di prevenire l’influenza, ma riduce il rischio di sviluppare la polmonite e di morire. Poiché con l’avanzare dell’età il sistema immunitario si indebolisce, è stato elaborato un vaccino antinfluenzale ad alto dosaggio destinato specificamente a persone di età pari o superiore ai 65 anni. Questo vaccino ad alto dosaggio può stimolare una risposta immunitaria maggiore nelle persone anziane.

A parte un occasionale indolenzimento nella sede di iniezione o, nel caso del vaccino per inalazione, un aumento delle secrezioni nasali, i vaccini causano raramente effetti collaterali.

Negli Stati Uniti, la vaccinazione viene eseguita durante l’autunno, affinché i livelli di anticorpi siano al massimo nei mesi di picco dell’epidemia influenzale: da novembre a marzo. Per la maggior parte dei soggetti, sono necessarie circa due settimane affinché la vaccinazione fornisca la protezione anticorpale. Ai bambini di età compresa tra 6 mesi e 8 anni che ricevono il vaccino antinfluenzale per la prima volta vanno somministrate due dosi ad almeno 4 settimane di distanza.

Farmaci antivirali

Sebbene la vaccinazione rappresenti il metodo preferito di prevenzione, per evitare l’infezione da virus influenzale in certi casi si possono utilizzare diversi farmaci antivirali.

Durante un’epidemia di influenza, i farmaci antivirali vengono somministrati ai soggetti vaccinati nelle 2 settimane precedenti (dato che sono necessarie 2 settimane affinché il vaccino diventi efficace). La somministrazione viene interrotta 2 settimane dopo la data di vaccinazione. Questi farmaci vengono anche prescritti per i soggetti con sindromi che rendono il vaccino inefficace o pericoloso.

I farmaci somministrati sono oseltamivir o zanamivir. L’oseltamivir ha pochi effetti collaterali. Lo zanamivir può irritare i polmoni e causare respiro sibilante nelle persone affette da asma.

Trattamento

  • Riposo e molti liquidi

Il trattamento principale dell’influenza consiste nel riposarsi, assumere liquidi in abbondanza ed evitare qualsiasi tipo di sforzo. Le normali attività possono essere riprese dopo 24-48 ore dalla scomparsa della febbre, ma la maggioranza dei soggetti necessita di diversi giorni per guarire completamente.

È possibile trattare la febbre e il malessere con paracetamolo o farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), come aspirina o ibuprofene. Per il rischio della sindrome di Reye, bambini e adolescenti (di età pari o inferiore ai 18 anni) non devono essere trattati con l’aspirina. Ai bambini possono essere somministrati, se necessario, paracetamolo e ibuprofene. Altri presidi, come quelli già elencati per il raffreddore comune, quali i decongestionanti nasali e le inalazioni di vapore, possono aiutare ad alleviare i sintomi.

Gli stessi farmaci antivirali che prevengono l’infezione (oseltamivir, zanamivir, baloxavir) sono utili anche nel trattamento delle persone affette da influenza. Tuttavia, tali farmaci sono efficaci solo se assunti non più di uno o due giorni dopo la comparsa dei sintomi; riducono la gravità dei sintomi e la durata della febbre, come anche il tempo di convalescenza, ma solo di un giorno circa. Nonostante ciò, questi farmaci sono molto efficaci in alcuni soggetti.

Il tipo di farmaco, o farmaci, utilizzato dipende dallo specifico virus influenzale che causa l’infezione. Oseltamivir e baloxavir, assunti per via orale, e zanamivir, assunto per via inalatoria, sono efficaci contro i virus influenzali di tipo A e di tipo B. Oseltamivir può essere utilizzato nei bambini a partire dall’età di 1 anno. Zanamivir può essere utilizzato in adulti e bambini dai 7 anni in poi, mentre baloxavir può essere utilizzato in adulti e bambini dai 12 anni in poi.

Se si sviluppa un’infezione batterica, alla terapia vengono aggiunti degli antibiotici.

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