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Esami di diagnostica per immagini delle vie urinarie

Di

Paul H. Chung

, MD, Sidney Kimmel Medical College, Thomas Jefferson University

Ultima revisione/verifica completa mag 2020| Ultima modifica dei contenuti mag 2020
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Esistono diversi esami che possono essere utilizzati per la valutazione di una sospetta patologia dei reni o delle vie urinarie. (Vedere anche Panoramica sulle vie urinarie.)

Radiografia semplice

La radiografia generalmente non è in grado di valutare la presenza di disturbi delle vie urinarie. Talvolta, le radiografie possono contribuire a individuare alcuni tipi di calcoli renali e monitorarne la posizione e la crescita. Alcuni tipi di calcoli renali non compaiono sulle radiografie.

Ecografia

L’ecografia è un’utile metodica di diagnostica per immagini, in quanto

  • Non richiede l’uso di radiazioni ionizzanti né di un mezzo di contrasto endovenoso radiopaco (che talvolta può danneggiare i reni)

  • È economica

  • Mostra le immagini nel momento in cui vengono acquisite, quindi il tecnico può ottenere immagini aggiuntive, se necessario

Di solito, l’ecografia viene utilizzata per ottenere immagini di calcoli, gonfiori e masse (noduli) delle vie urinarie, ad esempio nei reni, nella vescica, nello scroto e nei testicoli, nel pene e nell’uretra. L’ecografia può inoltre essere utilizzata per esaminare eventuali ostruzioni nei reni o nella vescica, stabilire se la vescica trattiene urina dopo la minzione, stabilire le dimensioni della ghiandola prostatica e fornire immagini che aiutino a determinare dove prelevare campioni bioptici della prostata o dei reni. L’ecodoppler produce immagini analizzando le onde sonore riflesse. L’ecodoppler fornisce informazioni sul flusso ematico, che aiuta il medico a stabilire la causa di disfunzione erettile e patologie dei testicoli, come la torsione testicolare e l’epididimite.

Tomografia computerizzata

La tomografia computerizzata (TC) genera immagini delle vie urinarie e delle strutture circostanti. L’angio-TC, un’alternativa meno invasiva all’angiografia convenzionale, è utile per valutare molte patologie delle vie urinarie. Talvolta, viene somministrato in vena (per via endovenosa) un mezzo di contrasto radiopaco. Dopo la somministrazione del mezzo di contrasto, le immagini vengono acquisite immediatamente per fornire maggiori dettagli sui reni e, talvolta, 10 minuti dopo per fornire maggiori dettagli sui dotti muscolari che trasportano l’urina dai reni alla vescica (ureteri). Gli svantaggi della TC includono l’esposizione a notevoli quantità di radiazioni ionizzanti e, quando viene somministrato un mezzo di contrasto radiopaco, esiste il rischio di danno renale e di reazioni di tipo allergico.

Risonanza magnetica per immagini

La risonanza magnetica per immagini (RMI), come la TC, genera immagini delle vie urinarie e delle strutture circostanti. A differenza della TC, la RMI non prevede l’esposizione a radiazioni ionizzanti. La RMI può essere usata per generare immagini dei vasi sanguigni (la cosiddetta angiografia con risonanza magnetica, o angio-RM). Per alcune malattie, la RMI offre maggiori dettagli rispetto alla TC. Tuttavia, la RMI non offre informazioni molto utili sui calcoli delle vie urinarie. La somministrazione di mezzi di contrasto paramagnetici per via endovenosa rende le immagini RMI più nitide. Questo agente di contrasto è molto diverso da quello utilizzato nella TC. Tuttavia, spesso il mezzo di contrasto paramagnetico non può essere utilizzato in soggetti con ridotta funzionalità renale, poiché in questi soggetti il mezzo di contrasto causa in rari casi una malattia grave e irreversibile, chiamata fibrosi sistemica nefrogenica, che interessa la pelle e altri organi.

Urografia endovenosa

L’urografia endovenosa (UEV, nota anche come pielografia endovenosa [PEV]) impiega un mezzo di contrasto radiopaco somministrato in vena per fornire un’immagine radiografica dei reni, degli ureteri e della vescica. Attualmente, viene eseguita di rado. In genere, al suo posto viene eseguita una TC con mezzo di contrasto radiopaco.

Urografia retrograda

Nell’urografia retrograda, un mezzo di contrasto radiopaco viene introdotto direttamente negli ureteri o nei dotti collettori del rene attraverso la vescica. Di solito, questa procedura viene eseguita durante la cistoscopia o un’altra procedura urologica di routine come l’ureteroscopia (l’inserimento di un catetere negli ureteri) oppure il posizionamento di uno stent nell’uretere o nel rene. È possibile esaminare le vie urinarie, incluse le parti del rene attraverso le quali passa l’urina. L’urografia retrograda può essere eseguita per diagnosticare cicatrizzazioni, tumori, o connessioni anomale tra parti delle vie urinarie e altre strutture (fistole). Se non è possibile somministrare un mezzo di contrasto radiopaco (ad esempio in caso di funzionalità renale ridotta), è possibile eseguire un’urografia retrograda.

Urografia anterograda percutanea

Nell’urografia anterograda percutanea, un mezzo di contrasto radiopaco viene introdotto direttamente nelle parti del rene attraverso le quali passa l’urina mediante un’apertura sulla schiena (detta apertura nefrostomica). Questo esame può essere eseguito se non è possibile eseguire un’urografia retrograda (ad esempio se il percorso di inserimento dello strumento è ostruito) oppure se il soggetto presenta già un tubo nefrostomico usato per trattare una patologia come un tumore o un calcolo che blocca le vie urinarie.

Cistografia e cistouretrografia

La cistografia è un esame che produce immagini della vescica dopo l’inserimento in quest’ultima di un mezzo di contrasto radiopaco (ad esempio, attraverso un cistoscopio o un catetere nell’uretra). Di solito, la cistografia viene utilizzata per rilevare un foro nella vescica, che può insorgere dopo una lesione o un intervento chirurgico.

Nella cistouretrografia (talvolta, definita con il nome di cistouretrografia retrograda), un mezzo di contrasto radiopaco viene iniettato attraverso l’uretra nella vescica. Questa procedura viene utilizzata per identificare anomalie nell’uretra, come cicatrizzazioni o lacerazioni in seguito a una lesione. Quando i radiogrammi della vescica e dell’uretra vengono ottenuti durante o subito dopo la minzione, l’esame viene definito cistouretrografia minzionale. Questa variante della cistouretrografia viene utilizzata per valutare se le valvole che impediscono all’urina di refluire dalla vescica agli ureteri durante la minzione funzionano in modo adeguato, nonché per rilevare anomalie, come il restringimento, che interessano la parte posteriore dell’uretra (la parte più vicina alla vescica).

Uretrografia retrograda

Nell’uretrografia retrograda, un mezzo di contrasto radiopaco viene iniettato direttamente nell’estremità terminale dell’uretra tramite una siringa dotata di uno speciale adattatore oppure un catetere uretrale inserito nell’uretra per qualche centimetro, con un palloncino parzialmente gonfio in modo che si adatti bene. Il mezzo di contrasto radiopaco viene iniettato nell’uretra riempiendola interamente per visualizzare eventuali lesioni o stenosi. Questo esame viene generalmente eseguito in soggetti che hanno subito traumi che potrebbero aver lesionato l’uretra. Il medico esegue l’uretrografia retrograda per assicurarsi che l’inserimento di un catetere uretrale nella vescica sia sicuro e che non lesioni l’uretra.

Scintigrafia

La scintigrafia renale è una tecnica di diagnostica per immagini che si basa sulla visualizzazione di piccole quantità di radiazioni emesse dal soggetto dopo l’iniezione di un tracciante radioattivo e captate da una speciale fotocamera a gamma. Questa procedura viene solitamente utilizzata per valutare il flusso ematico renale e la produzione di urina.

Angiografia

L’angiografia (talvolta definita angiografia convenzionale per differenziarla dall’angiografia con TC e dall’angiografia con risonanza magnetica) prevede l’iniezione di un mezzo di contrasto radiopaco direttamente in un’arteria. Nei soggetti con malattie delle vie urinarie, questo esame viene utilizzato in quanto può essere combinato con procedure di riparazione dei vasi sanguigni interessati da alcuni disturbi, come gravi emorragie o connessioni anomale tra i vasi sanguigni (fistole vascolari). Le complicanze dell’angiografia possono comprendere lesioni alle arterie interessate e agli organi in prossimità, sanguinamento e reazioni al mezzo di contrasto radiopaco.

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