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Coriomeningite linfocitaria

Di

Thomas M. Yuill

, PhD, University of Wisconsin-Madison

Ultima revisione/verifica completa mag 2020| Ultima modifica dei contenuti mag 2020
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La coriomeningite linfocitaria è un’infezione virale che solitamente produce una malattia simile all’influenza, talvolta con presenza di eruzione cutanea, dolori articolari o infezioni in altre parti del corpo.

  • La maggior parte delle persone contrae l’infezione a seguito dell’inalazione di polvere o il consumo di alimenti contaminati con urine, feci o altri liquidi corporei di topi o criceti infetti.

  • Nella maggior parte dei casi i sintomi della coriomeningite linfocitaria sono lievi o assenti, ma in alcuni si manifesta una sintomatologia simil-influenzale e in qualcuno si sviluppa una meningite o un’infezione cerebrale.

  • Per diagnosticare la coriomeningite linfocitaria, i medici eseguono una puntura lombare e un’analisi del sangue per verificare la presenza del virus.

  • Il trattamento mira ad alleviare i sintomi, ma in presenza di meningite o infezione cerebrale il paziente viene ricoverato in ospedale e possono venire somministrati farmaci antivirali.

La coriomeningite linfocitaria è causata da un arenavirus e viene trasmessa dai roditori. Di solito, l’infezione si contrae attraverso l’inalazione di polvere o il consumo di alimenti contaminati con urine, feci o altri liquidi corporei di criceti o topi domestici infetti. La coriomeningite linfocitaria trasmessa da topi si manifesta principalmente negli adulti durante l’autunno e l’inverno.

Sintomi

Nella maggior parte dei casi, la coriomeningite linfocitaria determina sintomi lievi o è asintomatica.

Gli eventuali sintomi si manifestano da 1 a 2 settimane dopo che il soggetto ha contratto l’infezione.

Alcuni soggetti presentano una sindrome simil-influenzale, con febbre, brividi, sensazione di malessere generale, debolezza, dolori muscolari (specialmente nella parte inferiore della schiena) e dolore dietro agli occhi. Possono essere presenti sensibilità alla luce, perdita dell’appetito e sensazione di nausea o stordimento. Il mal di gola compare meno frequentemente.

Di solito, dopo un periodo variabile da 5 giorni a 3 settimane, vi è un miglioramento delle condizioni per 1 o 2 giorni, seguito in molti casi da un peggioramento. La febbre e la cefalea si ripresentano e può comparire un’eruzione cutanea. Le articolazioni delle dita e delle mani possono gonfiarsi. L’infezione può diffondersi alle ghiandole salivari (causando parotite) e ai testicoli.

In alcuni soggetti, si sviluppa un’infezione delle meningi, i tessuti che rivestono il cervello e il midollo spinale (meningite). La meningite di norma provoca rigidità della nuca, che rende difficoltoso o impossibile abbassare il mento fino al petto. In casi molto rari si sviluppa un’infezione cerebrale (encefalite), che può causare paralisi, problemi di mobilità o altri sintomi di disfunzione cerebrale.

Se l’infezione viene contratta da una donna in gravidanza, il feto può presentare problemi, come idrocefalo (eccessivo accumulo di liquido nel cervello o nelle meningi), corioretinite (un’infezione oculare) e disabilità intellettiva. La corioretinite può provocare offuscamento della vista, dolore agli occhi, sensibilità alla luce e cecità. Un’infezione contratta durante il primo trimestre di gravidanza può determinare la morte del feto.

Diagnosi

  • Puntura lombare

  • Analisi del sangue ed emocoltura

La coriomeningite linfocitaria si sospetta in presenza dei sintomi tipici (soprattutto quelli che indicano la meningite o un’infezione cerebrale) e in caso di esposizione a roditori.

Nelle persone che presentano sintomi di meningite, viene eseguita una puntura lombare (rachicentesi) per ottenere un campione del liquido cerebrospinale (il liquido che circola nei tessuti che rivestono il cervello e il midollo spinale). Il campione di liquido cerebrospinale viene inviato a un laboratorio per essere analizzato. Per esempio, si può far crescere (in coltura) il virus, se presente, fino a quando non sia presente in quantità sufficiente da consentirne l’identificazione. Oppure si possono utilizzare tecniche di reazione a catena della polimerasi (PCR) per ottenere molte copie del materiale genetico virale. Questa tecnica consente ai medici di identificare il virus rapidamente e in modo accurato.

Inoltre, vengono eseguite analisi del sangue per verificare la presenza di anticorpi contro il virus (gli anticorpi sono proteine prodotte dal sistema immunitario per contribuire a difendere l’organismo dall’attacco di particolari agenti, come il virus responsabile della coriomeningite linfocitaria).

Prevenzione

Evitare l’esposizione alle urine e alle feci dei roditori può contribuire a prevenire l’infezione. Le seguenti misure possono essere di aiuto:

  • Prima della pulizia, ventilare gli spazi chiusi in cui sono stati trovati dei topi.

  • Prima di passare la scopa o pulire, inumidire le superfici con una soluzione a base di candeggina.

  • Evitare di sollevare polvere.

  • Sigillare le aperture attraverso le quali i roditori potrebbero entrare in casa.

  • Porre gli alimenti in contenitori a prova di roditore.

  • Eliminare le potenziali sedi di tane attorno alla casa.

Trattamento

  • Cure di supporto

  • Talvolta ribavirina

Il trattamento della coriomeningite linfocitaria è mirato ad alleviare i sintomi e a mantenere le funzioni vitali. Le misure necessarie dipendono dalla gravità della malattia.

I soggetti con meningite o infezione cerebrale vengono ricoverati in ospedale e possono venire trattati con il farmaco antivirale ribavirina.

I corticosteroidi possono a volte essere di aiuto.

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