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Comportamento suicidario

Di

Paula J. Clayton

, MD, University of Minnesota School of Medicine

Ultima modifica dei contenuti ott 2019
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Risorse sull’argomento

Il comportamento suicidario comprende suicidio completato e tentato suicidio. Il pensare, considerare o pianificare il suicidio sono indicati come termini di ideazione suicidaria.

  • Suicidio portato a termine: un atto autolesivo che esita nella morte.

  • Il tentato suicidio: un atto non fatale, auto-inflitto, potenzialmente dannoso destinato a provocare la morte ma può o non può provocare lesioni

  • Atto autolesionistico non suicidario: un atto auto inflitto che provoca dolore o danni superficiali ma non è mirato a causare la morte

Epidemiologia

Le statistiche sul comportamento suicidiario si basano principalmente sui certificati di morte e sui reperti delle inchieste e ne sottostimano la reale incidenza. Per fornire informazioni più attendibili negli Stati Uniti, i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) hanno istituito il sistema nazionale di segnalazione delle morti violente National Violent Death Reporting System (NVDRS); si tratta di un sistema di stato che raccoglie informazioni su ogni incidente violento da varie fonti per fornire una migliore comprensione delle cause di morti violente (omicidi e suicidi). Il sistema nazionale di segnalazione delle morti violente è attualmente in vigore in tutti e 50 gli stati, nel distretto di Columbia ed a Porto Rico.

Il suicidio costituisce la 10a fra le principali cause di decesso negli Stati Uniti, con un tasso di mortalità di 14,6/100 000 e 47 000 suicidi completati nel 2017. Negli Stati Uniti, 129 persone muoiono per suicidio ogni giorno. Il tasso varia notevolmente da stato a stato. Il più alto è nelle comunità di nativi indiani d'America e dell'Alaska. Come causa di morte, si classifica come segue:

  • 2o tra i soggetti di età compresa tra i 10 e i 34

  • 4o tra quelli di età compresa tra 35 e 54

  • 8o tra quelli di età compresa tra 55 e 64

Oggi la fascia di età con il tasso di suicidi più alto è tra le persone di età compresa tra i 45 e i 64 anni che risulta da un aumento significativo recente. Il motivo di questo incremento è sconosciuto; tuttavia, possono aver contribuito le seguenti condizioni:

  • Anni fa, durante l'adolescenza, questo gruppo ha avuto un più alto tasso di depressione rispetto ai gruppi più anziani, e i ricercatori hanno previsto che il tasso di suicidi sarebbe aumentato con l'età.

  • Questa percentuale include l'aumento del numero di suicidi tra il personale delle forze armate e tra i veterani (il 20% dei suicidi in questo gruppo).

  • Questa percentuale potrebbe riflettere un incrementato abuso di farmaci con o senza prescrizione medica o una risposta negativa all'economia più povera.

Il secondo maggiore tasso di suicidio si trova nelle persone di età ≥ 85 anni.

Negli anni '90, il tasso di suicidio in età giovanile si è ridotto dopo più di un decennio di costante aumento, solo per ricominciare a salire con un preoccupante aumento delle morti per suicidio da arma da fuoco.

In tutti i gruppi di età, i maschi deceduti per suicidio superano le donne nella proporzione di 3,5 a 1. I motivi non sono chiari, ma le spiegazioni possibili comprendono

  • Gli uomini sono meno propensi a cercare aiuto quando sono in difficoltà.

  • Gli uomini hanno una maggiore prevalenza di abuso di alcol e droghe, che porta a tendenze suicide.

  • Gli uomini sono più aggressivi e utilizzano mezzi più letali quando tentano il suicidio.

  • Il numero di suicidi negli uomini comprende suicidi tra il personale militare e veterani, dove vi è una maggiore percentuale di uomini rispetto alle donne.

Gli uomini di razza bianca ammontano a 7 su 10 suicidi.

Nel 2016, > 1,3 milioni di persone hanno tentato il suicidio. Per ogni caso di decesso avvenuto per suicidio si registrano circa 25 tentativi. Molti compiono tentativi ripetuti. Solo il 5-10% delle persone che tenta il suicidio effettivamente va incontro a morte; tuttavia nei pazienti anziani, 1 su quattro tentativi di suicidio si conclude con la morte. Le donne tentano il suicidio 2-3 volte di più degli uomini; tra le donne di età compresa tra i 15 e i 19 anni ci sono circa 100 tentativi per ogni tentativo di suicidio tra gli uomini della stessa età.

Una nota di suicidio viene lasciata all'incirca da 1 suicida su 6. Il contenuto può essere indicativo delle ragioni del suicidio (compreso un disturbo mentale).

Il suicidio per emulazione o per condizionamento rappresenta circa il 10% dei suicidi. I suicidi di gruppo sono estremamente rari, come lo sono gli omicidi/suicidi. Raramente alcune persone mettono in pratica un atto (p. es., brandire un'arma) che costringe gli agenti delle forze dell'ordine a ucciderle, tale atto è chiamato suicidio da poliziotto.

Eziologia

I comportamenti suicidari di solito derivano dall'interazione di molteplici fattori.

Il fattore di rischio primario rimediabile nel suicidio è

La quantità di tempo trascorso in un episodio di depressione è il più forte predittore di suicidio. Inoltre, il suicidio sembra essere più frequente nelle forme con una grave ansia è parte di una depressione maggiore o di una depressione bipolare. Il rischio di pensieri e tentativi suicidari può aumentare nei gruppi di età più giovane dopo l'inizio di una terapia antidepressiva (vedi Trattamento della depressione e del rischio suicidario e Rischio di suicidio e antidepressivi).

Altri fattori di rischio per il suicidio comprendono:

  • La maggior parte degli altri disturbi mentali gravi

  • Uso di alcol, droghe d'abuso e analgesici da prescrizione

  • Precedenti tentativi di suicidio

  • Gravi patologie organiche, specialmente nei soggetti anziani

  • Disturbi di personalità

  • Impulsività

  • Disoccupazione e crisi economiche

  • Esperienze traumatiche infantili

  • Anamnesi familiare di suicidio e/o di disturbi mentali

La morte per suicidio è più frequente fra le persone con un disturbo mentale, rispetto ai controlli appaiati per età e sesso.

Alcuni schizofrenici muoiono per suicidio, talvolta a causa della depressione cui sono predisposti. Il metodo utilizzato per il suicidio può essere bizzarro e violento. Il tentato suicidio tra le persone con una diagnosi di schizofrenia è più comune di quanto si pensasse nel passato.

Alcol e sostanze d'abuso possono aumentare la disinibizione e l'impulsività così come peggiorare l'umore, una combinazione potenzialmente letale. Tra il 30% e il 40% dei soggetti che muore per suicidio ha assunto alcol prima del tentativo, e circa la metà di essi si trova in stato di ebbrezza nel momento in cui lo compie. Donne e uomini giovani impulsivi sono particolarmente sensibili agli effetti dell'alcol; in essi, livelli moderati di intossicazione possono comportare l'uso di metodi di suicidio più letali (1). Tuttavia, le persone con il disturbo da abuso di alcol sono ad alto rischio di suicidio anche quando sono sobri.

Disturbi fisici gravi, specialmente quelli cronici e dolorosi, contribuiscono per circa il 20% dei suicidi negli anziani.

Gli individui con disturbi di personalità sono predisposti al suicidio, soprattutto quelli emotivamente immaturi con disturbo borderline di personalità o antisociale, poiché questi soggetti tollerano poco le frustrazioni e reagiscono allo stress impulsivamente con aggressività e violenza.

Alcuni fattori sociali (p. es., problemi sessuali con il partner, bullismo, arresto recente, problemi con la legge) appaiono associati al suicidio. Spesso, dopo tali eventi, il suicidio è l'ultima risorsa per queste persone già in difficoltà.

Le esperienze infantili traumatiche, in particolare lo stress causato da abusi sessuali o fisici o dalla privazione dei genitori, sono significativamente associate al comportamento suicidario e probabilmente al suicidio portato a termine.

Il suicidio tende a clusterizzare nelle famiglie, pertanto una storia familiare di suicidio, di tentativi di suicidio o di disturbi mentali è associata a un aumentato rischio suicidario in soggetti predisposti.

Riferimenti relativi all'eziologia

  • 1. Park CHK, Yoo SH, Lee J, et al: Impact of acute alcohol consumption on lethality of suicide methods. Compr Psychiatry 75:27–34, 2017. doi: 10.1016/j.comppsych.2017.02.012.

Metodi

La scelta dei metodi per il suicidio è determinata da molti fattori, tra cui elementi culturali, disponibilità di mezzi per suicidarsi, serietà dell'intenzione. Alcuni metodi (p. es., saltare nel vuoto da grandi altezze) rendono quasi impossibile la sopravvivenza, mentre altri (p. es., ingestione di farmaci) possono consentire il soccorso. Tuttavia, l'uso di un metodo che si dimostra non fatale non implica necessariamente che l'intenzione sia meno seria.

Un metodo bizzarro suggerisce una psicosi sottostante.

Nei tentativi di suicidio, l'ingestione di farmaci è il metodo più comune utilizzato. I metodi violenti, come l'impiccagione o l'uso di armi da fuoco, sono poco frequenti nei tentativi di suicidio.

Quasi il 50% di suicidi portati a termine negli Stati Uniti ha a che fare con armi da fuoco; gli uomini usano questo metodo più delle donne. Le donne usano l'avvelenamento più frequentemente degli uomini. Altri tipici metodi di suicidio comprendono l'impiccagione, il salto da un'altezza, l'annegamento e il taglio delle vene.

Alcuni metodi, come gettarsi con l'auto già da un dirupo, possono mettere in pericolo altre persone.

Gestione

Un operatore sanitario che sospetti la possibilità di un suicidio di un paziente è, nella maggior parte delle giurisdizioni, tenuto a informare un servizio autorizzato a intervenire. Il non farlo può portare a un processo civile e penale. Questi pazienti non devono essere lasciati soli fino a quando non sono in un ambiente protetto. Devono essere trasportati in un luogo sicuro (spesso una struttura psichiatrica) da professionisti addestrati (p. es., ambulanza, polizia).

Qualunque atto suicidario, indipendentemente dal fatto che sia un gesto dimostrativo oppure un tentativo finalizzato, deve essere seriamente considerato. Ogni persona con una seria ferita auto-inflitta deve essere valutata e trattata in conseguenza del danno fisico.

Se un'overdose di farmaci potenzialmente letali viene confermata, si prendono immediati provvedimenti tesi a impedirne l'assorbimento e a facilitarne l'eliminazione, a somministrare qualsiasi antidoto e a fornire una terapia di supporto (vedi Avvelenamento).

La valutazione iniziale può essere effettuata da qualunque membro del personale sanitario qualificato nella valutazione e nella gestione del comportamento suicidario. Tuttavia, tutti i pazienti richiedono una valutazione psichiatrica appena possibile. Deve essere presa una decisione circa la necessità di ricovero del paziente, e se siano necessario il ricovero forzato o la contenzione. I pazienti con disturbo psicotico e quelli con depressione grave e crisi irrisolta devono essere ricoverati presso un'unità psichiatrica. I pazienti con manifestazioni di disturbi medici potenzialmente confondenti (p. es., delirium, convulsioni, febbre) possono avere bisogno di essere ricoverati in una struttura medica adatta alle opportune precauzioni contro i suicidi.

Dopo un tentativo di suicidio, il paziente può negare ogni problema, perché la grave depressione che conduce all'atto suicidiario può essere seguita da un breve periodo di sollevamento del tono dell'umore. Tuttavia, il rischio che un altro tentativo riesca è alto se i disturbi del paziente non vengono risolti.

La valutazione psichiatrica identifica alcuni dei problemi che hanno contribuito al tentativo e aiuta il medico a programmare un trattamento adeguato. Essa comprende i seguenti passi:

  • Stabilire un rapporto e ascoltare la narrativa del paziente

  • Comprendere le ragioni del tentativo di suicidio, ciò che ne fa da sfondo, gli eventi che lo hanno preceduto e le circostanze nelle quali si è verificato

  • Indagare sui sintomi di disturbi mentali che sono associati al suicidio e su eventuali farmaci che il paziente può assumere per il trattamento dei disturbi.

  • Valutare in maniera completa lo stato mentale del paziente, con particolare riguardo all'identificazione di depressione, ansia, agitazione, attacchi di panico, insonnia grave o di altri disturbi mentali, nonché all'abuso di alcol o di sostanze (molti di questi problemi richiedono un trattamento specifico, oltre all'intervento critico)

  • Comprendere in maniera adeguata le relazioni familiari e personali, così come le reti sociali, che spesso sono collegate al tentativo di suicidio e al trattamento di follow up.

  • Fare colloqui con i familiari e gli amici più vicini

  • Indagare sulla presenza di un'arma da fuoco in casa (tranne che in Florida, in cui tale richiesta è vietata dalla legge)

Gestione della salute mentale

La pianificazione della sicurezza, il primo passo dopo la valutazione, è un intervento essenziale e viene effettuato per aiutare i pazienti a identificare i fattori scatenanti della pianificazione suicidaria e sviluppare piani per affrontare i pensieri suicidi quando si verificano (1, 2)

Riferimenti relativi alla gestione della salute mentale

  • 1. Michel K, Valach L, Gysin-Maillart A: A novel therapy for people who attempt suicide and why we need new models of suicide. Int J Environ Res Public Health 14 (3), 2017. pii: E243. doi: 10.3390/ijerph14030243.

  • 2. Stanley B, Brown G: Safety planning intervention: A brief intervention to mitigate suicide risk. Cogn Behav Pract 19: 256-264, 2011.

Prevenzione

La prevenzione del suicidio richiede l'identificazione delle persone a rischio (vedi tabella Fattori di rischio e segni d'allarme per il suicidio) e l'inizio di interventi appropriati.

Vi è consenso sul fatto che i pazienti che vengono ricoverati in ospedale dopo un tentativo di suicidio siano maggiormente a rischio di morte per suicidio durante i primi giorni o settimane dopo la dimissione e il rischio rimane elevato durante i primi 6-12 mesi dopo la dimissione. Dopo questo, il rischio aumenta e diminuisce, ma è sempre più alto che nelle persone che non sono mai state suicide.

Fattori di maggiore rischio per il suicidio comprendono:

  • L'umore del paziente può richiedere molto tempo per migliorare.

  • Il paziente potrebbe non essere abbastanza ottimista da assumere i farmaci prescritti.

  • Il paziente potrebbe non sentirsi abbastanza bene per andare all'appuntamento programmato di follow up.

  • Una volta a casa, il paziente avverte che i problemi precipitanti non sono risolti.

Di conseguenza, prima della dimissione, il paziente, i familiari o un amico intimo devono essere informati sul rischio immediato di morte per suicidio, e deve essere preso un appuntamento per il follow up nella prima settimana dopo la dimissione prima che il paziente lasci l'ospedale. Una o due semplici telefonate dopo la dimissione hanno dimostrato di ridurre significativamente i tentativi di reiterare l'atto suicidario. Inoltre, al paziente, ai familiari o all'amico devono essere indicati i nomi, le dosi e la frequenza delle somministrazioni dei farmaci del paziente.

Durante le prime settimane dopo la dimissione, la famiglia e gli amici devono assicurarsi che

  • Il paziente non sia lasciato solo.

  • L'aderenza del paziente al regime farmacologico prescritto è monitorata.

  • Al paziente viene chiesto quotidianamente informazioni su stato generale della mente, umore, schema del sonno ed energia (p. es., alzarsi, vestirsi e interagire con chi lo circonda)

Il familiare o l'amico del paziente devono portare il paziente a seguire gli appuntamenti e informare l'operatore sanitario dei progressi del paziente o della mancanza di essi. Questi interventi devono essere proseguiti per ≥ 2 mesi dopo la dimissione.

Tabella
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Fattori di rischio e segni d'allarme per il suicidio

Tipo

Fattori specifici

Dati demografici

Maschio

Età 45-64

Situazione sociale

Anniversari di particolare significato

Disoccupazione o difficoltà finanziarie, in particolare se hanno causato un drastico calo dello status economico

Recente separazione, divorzio o vedovanza

Arresto recente o problemi con la legge

Isolamento sociale con reale o immaginario atteggiamento non comprensivo da parte di parenti o amici

Anamnesi positiva per suicidio

Precedenti tentativi di suicidio

Elaborazione di piani dettagliati di suicidio, l'adozione di misure per l'attuazione del piano (ottenere una pistola o delle pillole), e prendere precauzioni per non essere scoperti

Anamnesi familiare di suicidio o di disturbo mentale

Caratteristiche cliniche

Depressione, soprattutto all'esordio

Importante agitazione motoria, irrequietezza e ansia con insonnia grave

Marcati sentimenti di colpa, inadeguatezza e disperazione; percezione di essere un peso per gli altri (onerosità); autodenigrazione; delirio nichilistico

Delirio o convinzione delirante di un disturbo fisico (p. es., cancro, malattia cardiaca, malattia a trasmissione sessuale) o altri deliri (p. es., deliri di povertà)

Allucinazioni controllate

Personalità ostile, impulsiva

Una malattia fisica cronica, dolorosa, invalidante, specialmente nei pazienti precedentemente sani

Uso di farmaci

Abuso di alcol o di droghe (compreso l'abuso di farmaci da prescrizione), soprattutto se l'uso recente è aumentato

L'uso di farmaci che possono contribuire a comportamenti suicidari (p. es., interrompere bruscamente l'assunzione di paroxetina e di alcuni altri antidepressivi può causare un aumento della depressione e dell'ansia, che a loro volta aumentano il rischio di comportamento suicidario)

Sebbene alcuni tentati suicidi o suicidi portati a termine costituiscano una sorpresa e uno shock anche per i parenti e gli amici più stretti, chiari avvertimenti possono essere stati dati a familiari, amici oppure al personale sanitario. Gli avvertimenti sono spesso espliciti, come quando i pazienti discutono realmente i propositi suicidari o improvvisamente scrivono o cambiano un testamento. Tuttavia, i segnali di allarme possono essere più sottili, come quando i pazienti fanno commenti riguardo al fatto di non avere nulla per cui vivere o di stare meglio da morti.

In media, i medici di base incontrano 6 potenziali suicidi nella loro pratica clinica ogni anno. Circa il 77% dei soggetti che muore per suicidio è stato visitato da un medico entro 1 anno prima di uccidersi, e il 32% circa è stato sottoposto a cura psichiatrica nel corso dell'anno precedente.

Poiché disturbi fisici gravi e dolorosi, abuso di sostanze e disturbi mentali (soprattutto la depressione) sono spesso fattori coinvolti nel suicidio, il riconoscimento di tali possibili elementi e l'inizio di un trattamento appropriato costituiscono importanti contributi che un medico può fornire alla prevenzione del suicidio.

Ogni paziente depresso deve essere intervistato circa l'esistenza di pensieri suicidari. Il timore che tale indagine possa indurre l'idea di autodistruzione è infondato. Il colloquio aiuta il medico a ottenere un quadro più chiaro della gravità della depressione, incoraggia la discussione costruttiva e rassicura il paziente che il medico comprende la sua profonda disperazione.

Perfino soggetti che minacciano un suicidio imminente (p. es., quelli che chiamano e dicono di stare per assumere una dose letale di un farmaco, o che minacciano di gettarsi da un luogo elevato) possono avere un certo desiderio di vivere. Il medico o altre persone cui il soggetto chiede aiuto devono sostenere il suo desiderio di vivere.

Il supporto psichiatrico d'emergenza per le persone suicidarie comporta:

  • Stabilire una comunicazione aperta e un rapporto con loro

  • Indagare su cure psichiatriche attuali e passate e sui farmaci in uso

  • Aiutare a tirare fuori il problema che ha determinato la crisi

  • Offrire un aiuto costruttivo per il problema, che comprende un piano di sicurezza scritto sviluppato con il paziente

  • Iniziare il trattamento della malattia mentale di base

  • Indirizzare i pazienti a un luogo appropriato per le viste di follow up il prima possibile

  • Mandare a casa i pazienti a basso rischio, in compagnia di una persona cara o un amico devoto e comprensivo

  • Fornire a questi pazienti il numero di telefono per Lifeline, 1-800-273-TALK (8255), o con collegamenti a Internet Lifeline Crisis Chat, Crisis Text Line (testo da HOME a 741741) o l'American Foundation for Suicide Prevention

Trattamento della depressione e del rischio suicidario

La combinazione di antidepressivi e alcune psicoterapie a breve termine collaudate sono il trattamento ideale per la depressione.

Le persone affette da depressione hanno un rischio significativo di suicidio e devono essere attentamente monitorate per ideazione e comportamento suicidari. Il rischio di suicidio può aumentare nella prima fase del trattamento della depressione, quando avviene un miglioramento del rallentamento psicomotorio e dell'incertezza ma l'umore depresso è solo parzialmente attenuato. Quando gli antidepressivi vengono iniziati, o quando le dosi sono aumentate, alcuni pazienti provano agitazione, ansia e aumento dei sintomi depressivi, il che può aumentare la tendenza suicidaria.

Recentemente sono state rilasciate indicazioni da parte di organi di salute pubblica circa la possibile associazione tra uso di antidepressivi (in particolare la paroxetina) e pensieri e tentativi di suicidio in bambini, adolescenti e giovani adulti, portando a una riduzione significativa (> 30%) nella prescrizione di antidepressivi a questi soggetti. Tuttavia, i tassi di suicidio giovanile sono aumentati del 14% nello stesso periodo. Così, scoraggiando il trattamento farmacologico della depressione, questi avvertimenti potrebbero aver provocato temporaneamente più decessi per suicidio invece che ridurli. Nell'insieme, questi risultati suggeriscono che l'approccio migliore è quello di incoraggiare il trattamento, ma con le opportune precauzioni come

  • Somministrare gli antidepressivi in quantità subletali

  • Utilizzare preferibilmente antidepressivi che non sono letali se assunti in overdose

  • Fornire visite più frequenti all'inizio del trattamento

  • Comunicare in maniera chiara ai pazienti, ai familiari e ad altre persone significative la necessità di porre attenzione ad eventuali peggioramenti dei sintomi o dell'ideazione suicidaria

  • Istruire i pazienti, i familiari e altre persone significative a chiamare immediatamente il medico prescrittore della terapia o cercare cure altrove se i sintomi peggiorano o vi sia ideazione suicidaria

Diversi studi hanno dimostrato che il litio, quando somministrato con antidepressivi e antipsicotici atipici, riduce il numero di morti per suicidio in pazienti con depressione maggiore o disturbo bipolare. Il litio, anche a basse dosi, è altamente efficace come farmaco anti-suicidio per la depressione ricorrente. Inoltre, la clozapina riduce il rischio di suicidio nei pazienti con schizofrenia.

Ci sono molteplici nuovi trattamenti in fase di studio per il paziente depresso e suicida, compresi interventi psicologici e interventi medici con esketamina per via intranasale e farmaci utilizzati per il trattamento dell'astinenza da alcol e oppiacei. Ci sono anche interventi in ambito scolastico e nella sanità pubblica. Un esempio è rappresentato dal programma Sources of Strength di prevenzione del suicidio, erogato da peer leader adolescenti nelle scuole superiori (1). Gli studi dimostrano che i programmi con volontari della linea telefonica anti-suicidio sono di aiuto per i pazienti che chiamano nell'indirizzarli a medici specialisti che possono salvar loro la vita (2).

La terapia elettroconvulsivante è ancora utilizzata per il trattamento della depressione grave e della depressione suicida.

Riferimenti relativi al trattamento della depressione e del rischio suicidario

  • 1. Wyman PA, Brown CH, LoMurray M, et al: An outcome evaluation of the Sources of Strength suicide prevention program delivered by adolescent peer leaders in high schools. Am J Public Health 100:1653-1661, 2010. doi: 10.2105/AJPH.2009.190025.

  • 2. Gould MS, Cross W, Pisani AR, et al: Impact of applied suicide intervention skills training (ASIST) on national suicide prevention lifeline counselor. Suicide Life Threat Behav 43: 676-691, 2013. doi: 10.1111/sltb.12049

Effetto del suicidio

Ogni atto suicidario comporta un notevole impatto emotivo su tutte le persone coinvolte. Il medico, i membri della famiglia e gli amici possono provare senso di colpa, vergogna e rimorso per non avere prevenuto il suicidio, così come rabbia nei confronti del suicida stesso o degli altri. Il medico può fornire un aiuto prezioso ai membri della famiglia e agli amici del defunto nel far fronte ai loro sentimenti di colpa e dolore.

Sostegno medico nella morte

Per sostegno medico durante il suicidio (definito in passato suicidio assistito) si intende l'assistenza fornita dai medici a persone che desiderano porre fine alla propria vita. È controverso ma è legale in 9 stati degli Stati Uniti (California, Colorado, Hawaii, Maine, Montana, New Jersey, Oregon, Vermont, Washington) e nel Distretto di Columbia; tutti gli stati in cui l'aiuto medico alla morte assistita è legale hanno linee guida per i pazienti e per i medici al riguardo dei requisiti di eleggibilità e segnalazione (p. es., il paziente deve essere mentalmente competente e avere una malattia terminale con un'aspettativa di vita < 6 mesi). L'eutanasia volontaria è legale nei Paesi Bassi, in Belgio, in Colombia e in Lussemburgo. Il suicidio assistito è legale in Svizzera, Germania, Giappone e Canada.

Il suicidio assistito dal medico (o la morte assistita) comporta la messa a disposizione di un mezzo letale per il paziente da utilizzare in un momento a sua scelta. Nell'eutanasia attiva volontaria, il medico svolge un ruolo attivo nell'esecuzione della richiesta del paziente; di solito comporta la somministrazione di una sostanza letale EV.

Nonostante la limitata disponibilità di aiuto medico nella morte, pazienti affetti da condizioni mediche dolorose, debilitanti e incurabili possono parlarne con un medico.

Il sostegno medico nella morte può sottoporre i medici alla necessità di affrontare complesse questioni etiche.

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