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Malaria

Di

Richard D. Pearson

, MD, University of Virginia School of Medicine

Ultima revisione/verifica completa dic 2020| Ultima modifica dei contenuti dic 2020
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I fatti in Breve

La malaria è un’infezione dei globuli rossi causata da una di cinque specie di protozoi del genere Plasmodium. La malaria causa febbre, brividi, sudorazione, una sensazione di malessere generale e, talvolta, diarrea, dolore addominale, difficoltà respiratorie, stato confusionale e crisi convulsive. Altri segni sono l’ingrossamento della milza, l’anemia (dovuta alla distruzione dei globuli rossi infetti) e in alcuni casi danni cardiaci, cerebrali, polmonari o renali.

  • La malaria viene solitamente trasmessa attraverso la puntura di una zanzara (femmina) infetta.

  • I soggetti colpiti presentano brividi scuotenti, seguiti da febbre, e possono presentare cefalea, dolori diffusi, nausea ed eventualmente stanchezza.

  • Un tipo di malaria causa sintomi gravi come delirio, stato confusionale, convulsioni, coma, gravi problemi di respirazione, insufficienza renale, diarrea e talvolta il decesso.

  • I medici diagnosticano l’infezione identificando i protozoi in un campione di sangue e/o facendo eseguire altre analisi del sangue.

  • La bonifica delle aree di riproduzione delle zanzare, l’uccisione delle larve nelle acque stagnanti, la prevenzione delle punture di zanzara e l’assunzione di farmaci preventivi prima di recarsi in aree endemiche possono aiutare a prevenire la malaria.

  • Per trattare e prevenire l’infezione vengono impiegati diversi farmaci antimalarici (il tipo di farmaco utilizzato dipende dalla specie di protozoo responsabile dell’infezione malarica, dalla probabilità di farmacoresistenza nell’area in cui è stata contratta l’infezione e dagli effetti collaterali e dal costo del farmaco).

La malaria è un’infezione protozoaria trasmessa dalla puntura di una femmina di zanzara infetta.

Nonostante i farmaci e gli insetticidi abbiano debellato quasi del tutto la malaria negli Stati Uniti e nella maggior parte dei Paesi industrializzati, questa malattia resta frequente e letale in altre regioni. Si stima che nel 2018 i casi di malaria in tutto il mondo siano stati 228 milioni, con 405.000 decessi, in gran parte di bambini di età inferiore a 5 anni. I Paesi africani risentono in maniera sproporzionatamente elevata dell’impatto della malaria rispetto al resto del mondo. Nel 2018, il 93% dei casi di malaria e il 94% delle morti per malaria si sono verificati in Africa. Dal 2000, i decessi dovuti alla malaria sono diminuiti di circa il 60% grazie all’impegno della Roll Back Malaria (RBM) Partnership to End Malaria (una rete globale di istituzioni governative, pubbliche, private e di ricerca per eradicare la malaria).

Negli Stati Uniti, ogni anno vengono segnalati circa 1.500 casi di malaria. La maggior parte si presenta negli immigrati, nei turisti provenienti da Paesi tropicali o nei viaggiatori che tornano da aree tropicali. Tuttavia, alcuni casi sono dovuti a trasfusioni di sangue o alla puntura di una zanzara locale che ha precedentemente punto un immigrato infetto o un viaggiatore di ritorno.

Sapevate che…

  • In alcuni casi i sintomi della malaria possono non comparire per mesi o anni dopo la puntura di una zanzara infetta.

Trasmissione della malaria

Il ciclo dell’infezione malarica inizia quando una femmina di zanzara punge una persona malata di malaria. La zanzara ingerisce sangue che contiene le cellule riproduttive del parassita. Una volta nel corpo della zanzara, il parassita si riproduce, si sviluppa e migra verso la ghiandola salivare della zanzara.

Quando l’insetto punge un’altra persona, i parassiti vengono iniettati insieme alla saliva della zanzara. Nell’organismo del soggetto appena infettato, i parassiti si dirigono verso il fegato dove si moltiplicano nuovamente. Essi maturano in genere in circa 1-3 settimane, quindi lasciano il fegato e invadono i globuli rossi dell’individuo. I parassiti si moltiplicano ancora all’interno dei globuli rossi, causando infine la rottura delle cellule infette e il rilascio dei parassiti che invadono altri globuli rossi.

Molto raramente, la malattia viene trasmessa da una madre infetta al feto, con una trasfusione di sangue contaminato, con un trapianto di un organo contaminato o tramite l’iniezione con un ago precedentemente utilizzato da una persona affetta da malaria.

Tipi di malaria

Le specie di parassiti della malaria che possono infettare l’uomo sono cinque:

  • Plasmodium falciparum

  • Plasmodium vivax

  • Plasmodium ovale

  • Plasmodium malariae

  • Plasmodium knowlesi (raramente)

I tipi più comuni di malaria sono dovuti a Plasmodium vivax e a Plasmodium falciparum. Il maggior numero di decessi è causato dalla malaria da Plasmodium falciparum.

Plasmodium vivax e Plasmodium ovale possono restare nel fegato in una forma quiescente (ipnozoita) che libera periodicamente parassiti maturi nel sangue circolante, causando accessi sintomatici ricorrenti. I farmaci antimalarici in grado di eliminare la forma quiescente non sono molti.

Plasmodium falciparum e Plasmodium malariae non permangono nel fegato. Tuttavia, forme mature di Plasmodium malariae possono rimanere nel sangue per mesi, o persino per anni, prima di provocare i sintomi.

Plasmodium knowlesi, che infetta principalmente le scimmie, causa la malaria anche nell’uomo. L’infezione da Plasmodium knowlesi si manifesta soprattutto in coloro che risiedono o lavorano in prossimità delle foreste pluviali della Malesia e di altre regioni del sud-est asiatico.

Sintomi e complicanze

In seguito alla puntura di una zanzara infetta, di solito i sintomi compaiono entro 7-30 giorni, tuttavia possono presentarsi anche diversi mesi o persino anni dopo.

Nello stadio iniziale di tutte le forme di malaria si manifestano:

  • Febbre e brividi scuotenti

  • Sensazione di malessere generale, mal di testa, dolori generalizzati e affaticamento

  • Milza ingrossata

Quando i globuli rossi infettati si rompono e rilasciano i parassiti, il soggetto manifesta di solito brividi scuotenti seguiti da febbre, che può raggiungere i 41 °C. I disturbi più comuni sono affaticamento, vaga sensazione di malessere, cefalea, dolori diffusi e nausea. In genere, la febbre si abbassa dopo alcune ore e compare un’intensa sudorazione ed estrema astenia (affaticamento). Inizialmente, la febbre si presenta in maniera imprevedibile, ma con il passare del tempo diventa periodica. Le febbri periodiche si presentano e scompaiono a intervalli regolari. Le febbri provocate da Plasmodium vivax e Plasmodium ovale tendono a presentarsi a intervalli di 48 ore e quelle dovute a Plasmodium malariae a intervalli di 72 ore. Le febbri causate da Plasmodium falciparum sono spesso irregolari, ma talvolta si verificano a intervalli di 48 ore. Di norma, l’infezione da P. knowlesi causa picchi quotidiani della temperatura corporea.

Con il peggioramento dell’infezione, la milza si ingrossa e l’anemia può aggravarsi. Può svilupparsi ittero.

Malaria da falciparum

Questa infezione, causata da Plasmodium falciparum, è la più pericolosa forma di malaria e in assenza di trattamento può essere fatale. Nella malaria da falciparum, i globuli rossi infettati si attaccano alle pareti dei piccoli vasi ostruendoli, provocando danni a molti organi, in particolare a cervello (malaria cerebrale), polmoni, reni e apparato gastrointestinale.

Nella malaria da falciparum, si possono accumulare liquidi nei polmoni, con gravi problemi respiratori (sindrome da distress respiratorio acuto). I danni a carico degli organi interni possono causare un calo della pressione arteriosa, che talvolta determina uno shock. Altri sintomi della malaria da falciparum includono la diarrea, l’ittero e l’insufficienza renale. Può esservi un calo del livello di glucosio nel sangue (ipoglicemia). Il livello glicemico può divenire talmente basso da mettere a rischio la vita dei soggetti che presentano un grande numero di parassiti nel sangue.

La malaria cerebrale è una complicanza particolarmente pericolosa della malaria da falciparum e può causare febbre alta, cefalea, sonnolenza, delirio, stato confusionale, convulsioni e coma. È più frequente nei lattanti, nei bambini piccoli, nelle donne incinte e nei soggetti che non sono stati mai esposti alla malaria e che viaggiano in aree ad alto rischio.

La febbre emoglobinurica è una complicanza non comune della malaria da falciparum. È causata dalla rottura di una grande quantità di globuli rossi, che determina il rilascio in circolo del loro contenuto, emoglobina compresa. L’emoglobina rilasciata viene eliminata con le urine e conferisce loro una colorazione scura. Il danno renale può essere talmente grave da richiedere la dialisi. La febbre emoglobinurica compare più facilmente nei soggetti in terapia con il chinino.

Se una donna incinta contrae la malaria, il neonato può presentare basso peso alla nascita o essere infetto. Inoltre, queste donne sono maggiormente a rischio di aborto spontaneo o morte endouterina fetale.

Diagnosi

  • Test rapido per la malaria, eseguito sul sangue

  • Esame microscopico di un campione ematico

Il medico sospetta la malaria quando un individuo sviluppa febbre e altri sintomi caratteristici durante o dopo un viaggio in un’area dove essa è presente. La febbre periodica si sviluppa in meno della metà dei viaggiatori americani colpiti dalla malaria; tuttavia, quando è presente suggerisce la diagnosi di malaria.

La diagnosi di malaria si formula quando i parassiti del genere Plasmodium vengono rilevati mediante:

  • Un test rapido per la malaria eseguito sul sangue, che rileva le proteine rilasciate dai parassiti della malaria (per questo test, un campione di sangue e alcune sostanze chimiche vengono posti sulla cartina reattiva per il test e, dopo circa 20 minuti, se la persona è affetta da malaria sulla cartina appaiono delle bande specifiche)

  • Esame di un campione di sangue al microscopio

Quando possibile, si dovrebbero eseguire entrambi gli esami. Se durante l’esame al microscopio i parassiti non vengono osservati ma si sospetta comunque la malaria, vengono prelevati ulteriori campioni di sangue ogni 4-6 ore per verificare la presenza dei parassiti.

I laboratori tentano di identificare la specie di Plasmodium, in quanto il trattamento, le complicanze e la prognosi variano in rapporto alla specie in causa. Il test rapido per la malaria eseguito sul sangue è in grado di rilevare la malaria da Plasmodium falciparum con la stessa efficacia dell’esame microscopico, ma non è altrettanto affidabile per l’identificazione di altre specie di Plasmodium e non rileva la presenza di altri tipi di malaria concomitanti. Per questo motivo, si dovrebbero eseguire sia il test rapido per la malaria sia l’esame microscopico del sangue, laddove disponibili.

Se si sospetta l’infezione da Plasmodium falciparum, è necessario procedere immediatamente alla valutazione e al trattamento.

Prevenzione

La prevenzione comporta:

  • Misure di controllo delle zanzare

  • Evitare le punture di zanzara

  • Assunzione di farmaci preventivi (profilassi della malaria)

Le misure di controllo delle zanzare, che comprendono la bonifica delle aree di riproduzione e l’uccisione delle larve nelle acque stagnanti in cui vivono, sono molto importanti.

Inoltre, i soggetti che viaggiano o vivono in aree di malaria endemica possono prendere delle misure per limitare l’esposizione alle zanzare:

  • Utilizzare spray insetticidi (permetrina o piretro) nelle case e nelle residenze

  • Collocare zanzariere su porte e finestre

  • Utilizzare zanzariere da letto trattate con insetticidi

  • Applicare repellenti contenenti DEET (dietiltoluamide) sulle zone cutanee esposte

  • Indossare pantaloni lunghi e maglie a manica lunga, in particolare al crepuscolo e all’alba, per proteggersi dalle punture di zanzara

  • Se l’esposizione alle zanzare è prevista a lungo termine o cospicua, applicare permetrina sull’abbigliamento prima di indossarlo

Il trattamento dell’abbigliamento e dell’equipaggiamento con prodotti contenenti permetrina è utile. La protezione della permetrina permane anche dopo diversi lavaggi. Sono disponibili indumenti pretrattati con permetrina che mantengono la protezione anche dopo molti cicli di lavaggio.

Coloro che intendono usare repellenti per insetti contenenti DEET devono attenersi alle seguenti istruzioni:

  • Applicare i repellenti solo sulla pelle esposta, come indicato sull’etichetta, e usarli con parsimonia attorno alle orecchie (non devono essere applicati o spruzzati negli occhi o in bocca).

  • Lavarsi le mani dopo l’applicazione.

  • Non consentire ai bambini di manipolare i repellenti (gli adulti devono prima applicare il repellente sulle proprie mani e quindi applicarlo sulla pelle del bambino).

  • Applicare solo la quantità di repellente sufficiente a coprire l’area esposta.

  • Lavarsi per eliminare il repellente dopo il ritorno a casa.

  • Lavare gli indumenti prima di indossarli nuovamente, salvo diversa indicazione sull’etichetta del prodotto.

Farmaci per prevenire la malaria

Per prevenire la malattia quando si viaggia in aree in cui la malaria è presente, si devono assumere dei farmaci. La terapia farmacologica preventiva deve essere iniziata prima del viaggio, continuata durante tutta la permanenza e prolungata per un certo periodo (variabile in base a ciascun farmaco) dopo aver lasciato l’area. I farmaci preventivi riducono ma non eliminano il rischio di malaria. Possono essere utilizzati diversi farmaci per prevenire (e curare) la malaria.

La farmacoresistenza è un problema serio, soprattutto nel caso del pericoloso Plasmodium falciparum e in alcune aree del mondo anche per Plasmodium vivax. Pertanto, la scelta del farmaco cambia in base alle aree geografiche interessate. Le informazioni di viaggio relative alle specifiche aree geografiche sono disponibili sul sito dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC: Malaria and Travelers [Malaria e viaggiatori]).

I farmaci impiegati più frequentemente per la profilassi antimalarica sono:

  • Atovaquone e proguanile in combinazione (in una sola compressa)

  • Doxiciclina

L’efficacia di questi due trattamenti è simile, ma gli effetti collaterali sono diversi. La combinazione di atovaquone e proguanile è generalmente tollerata meglio della doxiciclina (vedere Effetti collaterali dei farmaci antimalarici).

La combinazione atovaquone-proguanile, in forma di compressa, viene assunta ogni giorno iniziando 1 o 2 giorni prima del viaggio. L’assunzione del farmaco continua durante la permanenza nel luogo in cui è nota la presenza della malaria e per 7 giorni dopo averlo lasciato. È il farmaco meglio tollerato, ma può avere degli effetti collaterali. Non viene prescritto alle donne in gravidanza o in allattamento né ai bambini di peso inferiore a circa 5 kg. Il farmaco non previene gli attacchi di malaria ricorrenti causati da Plasmodium vivax o Plasmodium ovale.

La doxiciclina viene assunta ogni giorno iniziando 1 o 2 giorni prima di recarsi in un’area endemica. L’assunzione giornaliera del farmaco continua durante la permanenza nel luogo in cui è nota la presenza della malaria e per 4 settimane dopo averlo lasciato. Il farmaco è generalmente ben tollerato, ma presenta degli effetti collaterali. La doxiciclina non viene prescritta a donne in gravidanza o in allattamento, né a bambini di età inferiore a 8 anni. Il farmaco non previene gli attacchi di malaria ricorrenti causati da Plasmodium vivax o Plasmodium ovale.

Altre opzioni farmacologiche per prevenire la malaria sono costituite da clorochina, idrossiclorochina, meflochina, primachina e tafenochina.

La clorochina si assume una volta alla settimana a partire da 1 o 2 settimane prima del viaggio. L’assunzione settimanale del farmaco continua durante il soggiorno e per 4 settimane dopo aver lasciato l’area. La clorochina viene usata per la profilassi antimalarica nelle poche parti del mondo in cui le specie di Plasmodium non hanno sviluppato resistenza a questo farmaco. Queste comprendono Haiti, la Repubblica Dominicana, la parte occidentale dell’America centrale a nord del canale di Panama e la maggior parte del Medio Oriente. La clorochina rappresenta l’unico farmaco impiegato a scopo preventivo che può essere tranquillamente assunto da donne in gravidanza. Pertanto, i medici consigliano alle donne in gravidanza di non recarsi in aree in cui le specie di Plasmodium sono resistenti alla clorochina.

L’idrossiclorochina, usata anche per trattare disturbi autoimmuni, è efficace contro le stesse specie di Plasmodium contro le quali è efficace la clorochina.

La meflochina si assume una volta alla settimana a partire da 2 settimane prima del viaggio. L’assunzione del farmaco continua durante il soggiorno e per 4 settimane dopo aver lasciato l’area. La meflochina è efficace per la prevenzione in molte regioni, ma viene utilizzata di rado perché può avere gravi effetti collaterali psichiatrici e di altro tipo. Questo farmaco è inefficace, o meno efficace, per la prevenzione dell’infezione da Plasmodium falciparum nel sud-est asiatico e in pochissime altre aree.

La primachina è un’altra alternativa per la prevenzione, soprattutto per le persone che si recano in viaggio in aree dove la malaria è principalmente dovuta a Plasmodium vivax. Tuttavia, prima di iniziare ad assumere il farmaco è necessario sottoporsi a un’analisi del sangue per verificare se sia presente un deficit enzimatico relativamente comune, chiamato deficit di glucosio-6-fosfato deidrogenasi (G6PD, Informazioni aggiuntive su alcune cause di anemia). Le persone che presentano questo deficit non devono assumere la primachina, dato che il farmaco potrebbe causare la rottura dei globuli rossi. La primachina si assume una volta al giorno a partire da 1-2 giorni prima del viaggio. L’assunzione giornaliera del farmaco continua durante il soggiorno e per 7 giorni dopo aver lasciato l’area. L’assunzione giornaliera di primachina per 14 giorni viene impiegata anche per prevenire gli attacchi malarici ricorrenti nei viaggiatori che stanno assumendo altri farmaci antimalarici (come la doxiciclina o la combinazione atovaquone-proguanile) e che sono stati intensamente esposti a Plasmodium vivax o a Plasmodium ovale.

La tafenochina rappresenta un’alternativa per coloro (di età pari o superiore a 18 anni) che si recano in viaggio in qualsiasi area endemica per la malaria. Tuttavia, come per la primachina, prima di iniziare ad assumere il farmaco è necessario sottoporsi a un’analisi del sangue per verificare se sia presente un deficit enzimatico relativamente comune, chiamato deficit di glucosio-6-fosfato deidrogenasi (G6PD). Le persone che presentano questo deficit non devono assumere la tafenochina, dato che il farmaco potrebbe causare la degradazione dei globuli rossi. La tafenochina si assume una volta al giorno per 3 giorni prima del viaggio. In seguito, l’assunzione continua a cadenza settimanale durante la permanenza e, dopo il ritorno, 7 giorni dopo l’ultima dose assunta durante il viaggio. Una dose singola di tafenochina viene impiegata per prevenire gli attacchi malarici ricorrenti nei viaggiatori che stanno assumendo altri farmaci antimalarici (come la doxiciclina o la combinazione atovaquone-proguanile) e che sono stati intensamente esposti a Plasmodium vivax o a Plasmodium ovale.

I vaccini per la prevenzione della malaria sono in fase di sviluppo, tuttavia non è chiaro quando sarà disponibile un vaccino efficace.

Trattamento

  • Farmaci per il trattamento della malaria

Dopo aver iniziato la terapia antimalarica, la maggior parte dei pazienti migliora in 24-48 ore, ma in caso di malaria dovuta a Plasmodium falciparum la febbre può perdurare per 5 giorni.

Per il trattamento della malaria acuta, la scelta del farmaco avviene in base:

  • Ai sintomi presenti

  • Alla specie di Plasmodium infettante

  • Alla probabilità che il parassita sia resistente

La probabilità che il parassita sia resistente varia in rapporto:

  • Alla specie di Plasmodium

  • All’area geografica in cui è stata contratta l’infezione

Il regime terapeutico è basato sui risultati dei test diagnostici e del luogo di esposizione. Tuttavia, se vi è un forte sospetto di malaria, i medici possono prescrivere un trattamento antimalarico persino quando i risultati degli esami non confermano la diagnosi, in quanto gli esami non rilevano tutti i casi e, se non trattata, la malaria può essere potenzialmente fatale. I medici misurano i livelli di zucchero nel sangue (glicemia), in particolare nella malaria da falciparum e somministrano glucosio se la glicemia scende a livelli inferiori alla norma.

Dato che la malaria è potenzialmente fatale, le persone vengono trattate immediatamente. La maggior parte dei casi di malaria può essere trattata con farmaci orali. Ai pazienti che non sono in grado di assumere farmaci per via orale, può venire somministrato artesunato (se non può essere reperito rapidamente sul mercato, è disponibile presso i Centers for Disease Control and Prevention [CDC]) per via endovenosa. La malaria grave (per i criteri vedere CDC: Severe Malaria) richiede un trattamento d’urgenza, preferibilmente con artesunato per via endovenosa. Qualora l’artesunato non sia immediatamente disponibile, viene avviato un trattamento provvisorio con artemetere-lumefantrina, atovaquone-proguanile, chinino solfato (in aggiunta a doxiciclina o clindamicina per via endovenosa) oppure, se non è disponibile nessun altro farmaco, meflochina per via orale o somministrando le pillole polverizzate attraverso un sondino nasogastrico se il paziente che è in grado di assumere farmaci per via orale.

In alcune zone in cui la malaria è comune, i farmaci antimalarici venduti dalle farmacie locali possono essere contraffatti. Pertanto, i medici possono consigliare a coloro che si recano in viaggio in aree remote ad alto rischio di portare con sé un ciclo completo di farmaci antimalarici appropriati. Tali farmaci devono essere usati se un medico locale conferma che il viaggiatore ha contratto la malaria. Questa strategia assicura l’utilizzo di farmaci efficaci ed evita di impoverire le limitate scorte di farmaci del Paese che si visita.

Malaria dovuta a Plasmodium falciparum

I trattamenti comunemente utilizzati, con assunzione per via orale, includono:

  • Artemetere-lumefantrina

  • Atovaquone-proguanile per la malaria senza complicanze

In tutto il mondo, per trattare la malaria dovuta a Plasmodium falciparum o ad altre specie di Plasmodium vengono ora utilizzati farmaci che sono stati sviluppati dall’artemisinina (come artemetere e artesunato). L’artemisinina proviene da un rimedio erboristico cinese chiamato qinghaosu e ricavato dalla pianta dell’artemisia annuale. Alcuni farmaci a base di artemisinina vengono somministrati per via orale e altri tramite iniezione o supposta. Nessuno di tali farmaci rimane nel corpo sufficientemente a lungo da permetterne l’impiego per la prevenzione della malaria. Tuttavia, questi farmaci sono utili per il trattamento, in quanto agiscono più rapidamente rispetto ad altri antimalarici e sono generalmente ben tollerati. Essi vengono somministrati con un secondo farmaco per evitare lo sviluppo di farmacoresistenza. Una di tali combinazioni di farmaci è costituita da artemetere e lumefantrina (in forma di compressa). Questa combinazione viene utilizzata in tutto il mondo e negli Stati Uniti costituisce il trattamento di preferenza. Quando è necessaria una terapia endovenosa per la malaria grave o per una persona che non è in grado di assumere farmaci per via orale, l’artesunato è il trattamento di preferenza fino a quando non è possibile iniziare la terapia orale.

Quando non sono presenti complicanze, la malaria dovuta a Plasmodium falciparum può essere trattata con la combinazione di atovaquone e proguanile.

La clorochina è un’opzione per la malaria da Plasmodium falciparum ad Haiti, nella Repubblica Dominicana, in America centrale (a ovest e a nord del canale di Panama) e nella maggior parte del Medio Oriente, ma nel resto del mondo la resistenza di tale plasmodio alla clorochina è ormai ampiamente diffusa.

In passato, veniva ampiamente utilizzato il chinino in aggiunta all’antibiotico doxiciclina o talora alla clindamicina, ma le combinazioni artemetere-lumefantrina e atovaquone-proguanile presentano meno effetti collaterali. Queste combinazioni di farmaci hanno in larga parte sostituito i trattamenti che comportano l’uso del chinino.

Un’alternativa è rappresentata dalla meflochina somministrata a dosi superiori a quelle consigliate a scopo preventivo, ma viene utilizzata soltanto nel caso in cui non siano disponibili altre opzioni perché può causare gravi effetti collaterali psichiatrici e di altro tipo. Inoltre, attualmente la farmacoresistenza è diffusa nel sud-est asiatico ed è stata segnalata in alcune altre aree.

Malaria dovuta a Plasmodium vivax e Plasmodium ovale

La clorochina rimane il trattamento di scelta, tranne nelle aree in cui è nota la resistenza di Plasmodium vivax alla clorochina, come Papua Nuova Guinea e Indonesia. In tali aree, il trattamento solitamente prevede artemetere-lumefantrina o atovaquone-proguanile.

Agli adulti (di età pari o superiore a 16 anni), al fine di prevenire gli attacchi ricorrenti di malaria, al termine del trattamento vengono somministrate la primachina, assunta giornalmente per 14 giorni, o una dose singola di tafenochina. Entrambi i farmaci uccidono i parassiti che persistono nel fegato. Prima di avviare la terapia con tali farmaci, viene eseguita un’analisi del sangue per escludere la presenza di un deficit di G6PD. Nei soggetti con deficit di G6PD, sia la primachina che la tafenochina possono causare la degradazione dei globuli rossi e non devono essere usate.

Malaria dovuta ad altre specie

Plasmodium malariae e Plasmodium knowlesi sono sensibili alla clorochina. I farmaci e le combinazioni di farmaci utilizzati per trattare la malaria dovuta a Plasmodium falciparum resistente alla clorochina sono efficaci anche nel trattamento della malaria causata da queste specie. Non sono presenti parassiti che persistono nel fegato.

Effetti collaterali dei farmaci antimalarici

I farmaci derivati dall’artemisinina (come artemetere e artesunato) talora presentano effetti collaterali, che includono cefalea, perdita di appetito, vertigini e debolezza. Quando si impiega la combinazione artemetere-lumefantrina, quest’ultima può interagire con altri farmaci, a volte causando alterazioni del ritmo cardiaco. Pertanto, ci si deve assicurare che il proprio medico sia a conoscenza di tutti i farmaci che vengono assunti, in modo da poter evitare le interazioni tra farmaci. La degradazione dei globuli rossi e l’anemia possono manifestarsi nelle settimane successive alla somministrazione di artesunato e, a volte, di altri farmaci a base di artemisinina. I farmaci a base di artemisinina vengono somministrati a donne in gravidanza solo se non esistono altre alternative e i potenziali benefici superano i rischi potenziali per il feto.

La combinazione atovaquone-proguanile è generalmente ben tollerata, ma occasionalmente provoca un’eruzione cutanea allergica o sintomi intestinali. Viene somministrata a donne in gravidanza in allattamento solo se non esistono altre alternative e i potenziali benefici superano i rischi potenziali per il feto.

L’uso della clorochina, alle dosi raccomandate, è relativamente sicuro negli adulti, nei bambini e nelle donne in gravidanza. Ha un sapore amaro e può causare prurito e sintomi intestinali, come dolore addominale, perdita di appetito, nausea e diarrea. Il farmaco deve essere tenuto lontano dalla portata dei bambini perché i sovradosaggi possono essere letali. L’idrossiclorochina, un farmaco chimicamente simile, ha attività antinfiammatoria e viene impiegata principalmente per trattare il lupus e l’artrite reumatoide, ma presenta anche attività antimalarica. I suoi effetti collaterali sono simili a quelli della clorochina.

La doxiciclina può causare sintomi intestinali, infezioni vaginali da lieviti nelle donne e, in una piccola percentuale di persone, sensibilità alla luce solare che esita in una reazione simile alle scottature solari. È necessario assumere il farmaco con un bicchiere pieno di liquido e, per garantire che il farmaco raggiunga lo stomaco, il paziente non deve sdraiarsi per varie ore. Se il farmaco non raggiunge lo stomaco, può irritare l’esofago e causare dolore toracico grave. Poiché la doxiciclina può macchiare permanentemente i denti dei bambini piccoli e dei feti, non deve essere somministrata a bambini di età inferiore a otto anni o alle donne in stato di gravidanza.

La meflochina provoca sogni vividi e insonnia. Inoltre, può causare gravi effetti collaterali psicologici, determinare convulsioni nelle persone affette da disturbi convulsivi (epilessia) e avere effetti avversi sul cuore. Quindi, la meflochina deve essere evitata nei pazienti che presentano epilessia, problemi psichiatrici o disturbi cardiaci. Alle persone che assumono il farmaco vengono fornite informazioni scritte in merito agli effetti collaterali.

Il chinino causa frequentemente cefalea, nausea, vomito, disturbi della vista e ronzii auricolari. Questa combinazione di sintomi si chiama cinconismo. Nelle persone infettate da Plasmodium falciparum, il chinino può anche provocare un abbassamento della glicemia.

I farmaci antimalarici possono danneggiare il feto; pertanto, le donne in stato di gravidanza devono consultare uno specialista prima del trattamento.

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