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Carenza di alfa 1-antitripsina

Di

Robert A. Wise

, MD, Johns Hopkins University School of Medicine

Ultima revisione/verifica completa nov 2018| Ultima modifica dei contenuti nov 2018
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Risorse sull’argomento

Il deficit di alfa 1-antitripsina è una patologia ereditaria in cui la mancanza dell’enzima alfa 1-antitripsina può causare malattia polmonare ed epatica.

  • Si tratta di una condizione causata da una mutazione genetica ereditaria.

  • Nei neonati possono svilupparsi ittero e danno epatico.

  • La cirrosi può svilupparsi durante l’infanzia.

  • Gli adulti manifestano comunemente enfisema, con respiro affannoso, respiro sibilante e tosse e alcuni anche cirrosi.

  • La diagnosi si basa su esami che misurano la quantità di enzima nel sangue e rilevano le mutazioni geniche.

  • I pazienti con enfisema assumono farmaci per migliorare la respirazione e, in alcuni casi, sono sottoposti a infusioni endovenose di alfa 1-antitripsina.

  • In alcuni casi, è necessario il trapianto polmonare o epatico.

L’alfa 1-antitripsina è un enzima prodotto dal fegato che inibisce l’azione di altri enzimi noti come proteasi. Le proteasi frammentano le proteine nell’ambito del normale processo di riparazione tissutale. L’alfa 1-antitripsina protegge i polmoni dagli effetti dannosi prodotti dalle proteasi.

Il deficit di alfa 1-antitripsina origina da una mutazione ereditaria nel gene responsabile del controllo della produzione e del rilascio dell’enzima. Esistono numerosi sottotipi di deficit di alfa 1-antitripsina, ma tutti sono accomunati da un’insufficienza dell’enzima attivo nel sangue, da un’alterazione strutturale dell’enzima (e, di conseguenza, una scarsa funzionalità), o da entrambe le situazioni. Le popolazioni di razza bianca sono spesso più colpite rispetto ai soggetti di razza nera o di origine asiatica o ispanica.

I disturbi più comuni associati al deficit sono:

Se l'enzima presenta un'alterazione anomala, può accumularsi nel fegato, dando luogo a disfunzione epatica. In alcuni soggetti, la disfunzione epatica causa cirrosi e un aumentato rischio di carcinoma epatico.

I bassi livelli di alfa 1-antitripsina consentono alle proteasi di arrecare danno ai polmoni, avendo come esito l’enfisema. L’enfisema è più comune (e più grave) nei fumatori. L’enfisema nei non fumatori può essere causato da deficit di alfa 1-antitripsina.

In alcuni casi, possono svilupparsi disturbi a carico di altri organi. Fra questi, infiammazione dello strato lipidico sotto la cute (pannicolite), sanguinamento potenzialmente fatale, aneurismi, colite ulcerosa, vasculite e nefropatia.

Sintomi

I sintomi possono manifestarsi, per la prima volta, durante il periodo neonatale, l’infanzia o l’età adulta. La sintomatologia in epoca neonatale esordisce nel 10-20% dei pazienti affetti. I neonati colpiti sviluppano ingiallimento della cute e del bianco degli occhi (ittero) e dilatazione epatica nella prima settimana di vita. L’ittero scompare a circa 2-4 mesi. Tuttavia, circa il 20% di questi neonati sviluppa successivamente cirrosi, e alcuni vanno incontro a esiti fatali prima di raggiungere l’età adulta.

I sintomi comuni negli adulti sono enfisema, associato a progressivo aumento del respiro affannoso, difficoltà respiratorie, tosse e respiro sibilante. L’enfisema raramente si sviluppa prima dei 25 anni. Esordisce prima ed è più grave nei fumatori rispetto ai non fumatori. La gravità dei sintomi varia anche in base alla forma del deficit, dalle eventuali condizioni concomitanti, dall’esposizione ambientale agli irritanti polmonari e ad altri fattori. Se il paziente non ha mai fumato, i sintomi tendono a essere moderati e la maggior parte è associata a un’aspettativa di vita normale.

Anche se non presentano disturbi epatici durante l’età neonatale, circa il 10% degli adulti sviluppa cirrosi, che può condurre in ultima analisi a carcinoma epatico.

I pazienti affetti da pannicolite presentano bernoccoli dolorosi, dolorabili o chiazze scolorite sull’addome inferiore, sulle natiche e sulle cosce. I bernoccoli possono risultare duri al contatto.

Diagnosi

Il sospetto di deficit di alfa 1-antitripsina sorge nei seguenti quadri:

  • Neonati con sintomi tipici

  • Fumatori che sviluppano enfisema prima dei 45 anni d’età

  • Non fumatori che sviluppano enfisema a qualunque età

  • Soggetti con epatopatia vaga e aspecifica

  • Soggetti che sviluppano pannicolite

  • Soggetti con anamnesi familiare di enfisema o di cirrosi inspiegabile

  • Soggetti con anamnesi familiare di deficit di alfa 1-antitripsina

Poiché il deficit è ereditario, i medici chiedono, in genere, se esista familiarità di enfisema o cirrosi senza causa nota.

Il deficit è spesso confermato attraverso analisi genetiche, che possono inoltre determinare la forma specifica del deficit. Per misurare il livello di alfa1-antitripsina, si eseguono generalmente esami del sangue.

Trattamento

Enfisema

I fumatori sono invitati a smettere. L’uso di broncodilatatori come l’albuterolo può agevolare la respirazione e attenuare la tosse. Le infezioni polmonari che si sviluppano vengono prontamente trattate.

L’alfa-1 antitripsina può essere somministrata per via endovenosa in sostituzione dell’enzima carente. Si raccoglie da un gruppo di donatori e si monitora al fine di valutarne l’eventuale presenza di disturbi ematogeni. Pertanto, è costosa e reca maggior beneficio in soggetti che presentano sintomi solo moderati per enfisema e non fumano. Questo trattamento è considerato preventivo di ulteriori danni, ma non è risolutivo di lesioni già arrecate.

In presenza di età inferiore a 60 anni e sintomi gravi, si può optare per il trapianto polmonare. Alcune strutture pongono un limite di età al trapianto in pazienti over 70 altamente selezionati. Altre eseguono, in alcuni casi, un intervento chirurgico di riduzione polmonare.

danno epatico

L’assunzione di alfa 1-antitripsina non tratta né previene il danno epatico che è causato dalla produzione di un enzima alterato, non da una carenza dell’enzima. Si può ricorrere al trapianto di fegato, se il danno è grave. Il fegato trapiantato non subisce danni perché l’alfa 1-antitripsina che produce è normale e, pertanto, non si accumula nel fegato.

Pannicolite

Per attenuare l’infiammazione, è possibile somministrare corticosteroidi, farmaci antimalarici o certi antibiotici (tetracicline), benché la loro efficacia non sia chiara.

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