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Test di imaging del fegato e della colecisti

Di

Christina C. Lindenmeyer

, MD, Cleveland Clinic

Ultima modifica dei contenuti dic 2019
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L'imaging è essenziale per una corretta diagnosi dei disturbi del tratto biliare ed è importante per scoprire lesioni focali epatiche (p. es., ascesso, tumore). Esso presenta dei limiti nell'individuare e diagnosticare malattie epatiche diffuse (p. es., epatite, cirrosi).

Ecografia

L'ecografia, tradizionalmente effettuata per via transaddominale dopo un periodo di digiuno, fornisce informazioni strutturali ma non funzionali. È la tecnica meno costosa, più sicura e più sensibile per la visualizzazione del sistema biliare, specialmente della colecisti. L'ecografia è la procedura di scelta per

  • Screening per anomalie delle vie biliari

  • Valutazione del tratto epatobiliare in pazienti con dolore al quadrante superiore destro dell'addome

  • Differenziazione fra cause intraepatiche ed extraepatiche di ittero

  • Screening delle masse epatiche

Anche il rene, il pancreas e i vasi sanguigni sono spesso visibili durante l'ecografia epatobiliare. L'ecografia è in grado di misurare le dimensioni della milza e quindi aiutare a diagnosticare una splenomegalia, che suggerisce ipertensione portale.

L'uso dell'ecografia endoscopica può ulteriormente affinare l'approccio alle anomalie epatobiliari.

L'ecografia può risultare difficile in pazienti con gas intestinale e nei soggetti obesi ed è operatore-dipendente. L'ecografia endoscopica incorpora un trasduttore ecografico all'estremità di un endoscopio e ciò consente una maggiore risoluzione dell'immagine anche in presenza di gas intestinale.

I calcoli emettono intensi echi con cono d'ombra posteriore che si muove in funzione della forza di gravità. L'ecografia transaddominale è estremamente accurata (sensibilità > 95%) per i calcoli della colecisti > 2 mm di diametro. L'ecografia endoscopica può rilevare anche calcoli molto piccoli, anche di 0,5 mm (microlitiasi), nella colecisti o nella via biliare. L'ecografia transaddominale ed endoscopica può inoltre evidenziare la presenza di fango biliare (una miscela di materiale particolato e bile) sotto forma di echi di bassa intensità che si dispongono nella parte declive della colecisti, senza cono d'ombra.

La colecistite provoca in genere

  • Un ispessimento della parete della colecisti (> 3 mm)

  • Liquido pericolecistico

  • Un calcolo incuneato nel collo della colecisti

  • Dolore quando la colecisti è palpata con la sonda ecografica (segno di Murphy ecografico)

L'ostruzione extraepatica è indicata da dotti biliari dilatati. All'ecografia transaddominale o endoscopica, i dotti biliari appaiono come strutture tubulari anecogene. Il diametro del coledoco è normalmente < 6 mm, aumenta lievemente con l'età e raggiunge i 10 mm dopo la colecistectomia. La presenza di dotti dilatati è praticamente patognomonica per un'ostruzione extraepatica, nell'appropriata situazione clinica. L'ecografia può non riconoscere un'ostruzione precoce o intermittente che non causa la dilatazione dei dotti. L'ecografia transaddominale può non mostrare il livello o l'eziologia dell'ostruzione biliare (p. es., la sensibilità per i calcoli nel coledoco è < 40%). L'ecografia endoscopica ha una resa migliore.

Le lesioni focali epatiche> 1 cm di diametro solitamente possono essere rilevate con l'ecografia transaddominale. In generale, le cisti sono anecogene; le lesioni solide (p. es., neoplasie, ascessi) tendono a essere ecogene. Il carcinoma si presenta come una massa solida, aspecifica. L'ecografia è stata impiegata per lo screening del carcinoma epatocellulare nei pazienti ad alto rischio (p. es., con epatite B cronica, cirrosi o emocromatosi). Poiché l'ecografia può localizzare le lesioni focali, può essere usata per guidare l'aspirazione e la biopsia.

Le patologie diffuse (p. es., cirrosi, a volte steatosi epatica) possono essere rilevate con l'ecografia con una sensibilità > 70%.

L'elastografia ecografica può misurare la rigidità del fegato come indice di fibrosi epatica. In questa metodica, il trasduttore emette una vibrazione che produce un'onda elastica. Viene misurata la velocità con cui si propaga l'onda attraverso il fegato; la rigidità epatica accelera questa propagazione. L'elastografia è spesso usata in combinazione con analisi del sangue per valutare la fibrosi epatica, in particolare nei pazienti con epatite C cronica.

Ecodoppler

Questo metodo non invasivo è usato per valutare la direzione del flusso ematico e la pervietà dei vasi periepatici, in particolare della vena porta. Usi clinici comprendono

  • Rilevare l'ipertensione portale (p. es., indicata dalla presenza di flussi collaterali significativi e dalla direzione del flusso, e dall'aumento del diametro della vena porta da > 13 a 15 mm)

  • Valutare la pervietà degli shunt epatici (p. es., shunt chirurgico portocavale, transepatico [TIPS percutaneo])

  • Valutare la pervietà della vena porta prima del trapianto di fegato e ricercare la trombosi dell'arteria epatica dopo il trapianto

  • Individuare strutture vascolari inusuali (p. es., la trasformazione cavernomatosa della vena porta)

  • Valutare la vascolarizzazione del tumore prima dell'intervento chirurgico

Tomografia computerizzata (TC)

La TC è comunemente utilizzata per identificare masse epatiche, particolarmente le piccole metastasi, con una specificità > 80%. È considerata la tecnica di imaging più accurata. La TC con mezzo di contrasto EV è accurata per la diagnosi degli emangiomi cavernosi del fegato e per differenziarli da altre masse addominali. Né l'obesità né la presenza di gas intestinali interferiscono con le immagini della TC. La TC può evidenziare la steatosi epatica e l'aumentata densità epatica che si manifesta col sovraccarico di ferro. La TC è meno utile dell'ecografia nell'identificare un'ostruzione biliare, ma spesso permette una migliore valutazione del pancreas.

Colescintigrafia

Dopo il digiuno viene iniettato un composto EV imminodiacetico marcato con tecnezio (p. es., idrossiacido o acido diisopropil imminodiacetico); queste sostanze vengono assorbite dal fegato ed escrete nella bile, quindi entrano nella colecisti.

Nella colecistite acuta litiasica, che solitamente è causata dall'incuneamento di un calcolo nel dotto cistico, la colecisti non appare alla scansione scintigrafica perché il radionuclide non può entrare nella colecisti. Tale mancata visualizzazione è abbastanza precisa in termini diagnostici (ad eccezione di risultati falsi positivi in alcuni pazienti critici). Tuttavia, la colecistografia è raramente necessaria per diagnosticare clinicamente una colecistite acuta.

Se si sospetta una colecistite alitiasica, la colecisti viene analizzata prima e dopo la somministrazione di colecistochinina (utilizzata per avviare la contrazione della colecisti). La riduzione del punteggio scintigrafico indica la frazione di eiezione della colecisti. Uno svuotamento ridotto, misurato come frazione di eiezione, suggerisce una colecistite alitiasica.

La colescintigrafia valuta anche la presenza di spandimenti biliari (p. es., dopo un intervento chirurgico o un trauma) e di anomalie anatomiche (p. es., cisti congenite del coledoco, anastomosi coledoco-enteriche). Dopo la colecistectomia, la colescintigrafia può quantificare il drenaggio biliare; il drenaggio biliare consente di identificare la stenosi papillare (disfunzione dello sfintere di Oddi).

Tuttavia, la colescintigrafia non è accurata come test diagnostico nei disturbi epatici colestatici acuti o cronici, perché con la colestasi, gli epatociti espellono quantità minori di radiotracciante nella bile.

Epatoscintigrafia

L'ecografia e la TC hanno quasi del tutto soppiantato la scintigrafia epatica con radionuclidi, che è stata usata per la diagnosi delle malattie epatiche diffuse e delle masse del fegato. La scintigrafia mostra la distribuzione di un tracciante radioattivo iniettato, di solito il tecnezio (zolfo colloidale marcato con 99mTc), che si distribuisce uniformemente nel fegato normale. Le lesioni occupanti spazio > 4 cm, come le cisti, gli ascessi, le metastasi e i tumori del fegato, appaiono come difetti parenchimali. Le malattie epatiche diffuse (p. es., cirrosi, epatite) riducono la captazione epatica del tracciante, con una maggiore captazione da parte della milza e del midollo osseo. Nell'ostruzione della vena sovraepatica (sindrome di Budd-Chiari) la captazione epatica è ridotta eccetto che nel lobo caudato, poiché il suo particolare drenaggio nella vena cava inferiore è conservato.

RX standard (diretta) addominale

Le RX standard (dirette) addominali non sono in genere utili per la diagnosi dei disturbi epatobiliari. Non sono sensibili per i calcoli biliari a meno che questi ultimi non siano calcifici e di grandi dimensioni. La RX standard (diretta) addominale è in grado di rilevare una colecisti calcifica (colecisti a porcellana). Di rado, nei pazienti gravemente malati, la RX mostra aria nell'albero biliare, suggerendo una colangite enfisematosa.

Imaging con risonanza magnetica (RM)

La RM è utilizzata per visualizzare i vasi (senza usare mezzi di contrasto), i dotti biliari e il parenchima epatico. I suoi usi clinici sono ancora in evoluzione. La RM è superiore alla TC e all'ecografia per la diagnosi dei disturbi epatopatici diffusi (p. es., steatosi epatica, emocromatosi) e per chiarire alcuni difetti focali (p. es., emangiomi). La RM evidenzia anche il flusso sanguigno e perciò completa l'ecodoppler e l'angio-TC nella diagnosi delle alterazioni vascolari e nel mappaggio vascolare prima di un trapianto di fegato.

La colangiopancreatografia in RM è più sensibile della TC o dell'ecografia nella diagnosi delle alterazioni del dotto biliare comune, soprattutto dei calcoli. Le sue immagini dei dotti del sistema biliare e pancreatico sono confrontabili con quelle ottenute con la colangiopancreatografia retrograda endoscopica e con la colangiografia transepatica percutanea, che sono più invasive. Perciò la colangiopancreatografia in RM è un utile strumento di screening quando si sospetta un'ostruzione biliare e prima di procedere a una colangiopancreatografia retrograda endoscopica terapeutica (p. es., per la visualizzazione e la contemporanea rimozione dei calcoli). La RM colangiopancreatografia è il test di screening di scelta per la colangite primitiva sclerosante.

Colangiopancreatografia retrograda endoscopica

La colangiopancreatografia retrograda endoscopica unisce l'endoscopia della seconda porzione del duodeno con la visualizzazione mediante iniezione di mezzo di contrasto dei dotti biliare e pancreatico. La papilla di Vater viene incannulata mediante un endoscopio inserito nel duodeno discendente e viene poi iniettato un agente di contrasto nei dotti pancreatico e biliare.

La colangiopancreatografia retrograda endoscopica fornisce immagini dettagliate di gran parte del tratto gastrointestinale superiore, della zona periampollare, delle vie biliari e del pancreas. La colangiopancreatografia retrograda endoscopica può essere utilizzata anche per ottenere tessuto per la biopsia. La colangiopancreatografia retrograda endoscopica è il miglior test per la diagnosi dei tumori ampollari. La colangiopancreatografia retrograda endoscopica è precisa come l'ecografia endoscopica per la diagnosi di calcoli del dotto comune. Dato che è invasiva, la colangiopancreatografia retrograda endoscopica è usata più per il trattamento (compresa la diagnosi e il trattamento simultaneo) che per la sola diagnosi. La colangiopancreatografia retrograda endoscopica è la procedura di scelta per il trattamento di lesioni biliari e del pancreas ostruenti e per

  • Il posizionamento di stent a livello di stenosi (infiammatoria o maligna)

  • Sfinterotomia (p. es., per la stenosi papillare, detta anche disfunzione dello sfintere di Oddi)

La morbilità di una colangiopancreatografia retrograda endoscopica diagnostica con iniezione di mezzo di contrasto è circa dell'1%. Se si aggiunge la sfinterotomia la morbilità si solleva dal 4 al 9% (in relazione principalmente alla pancreatite e al sanguinamento). Una colangiopancreatografia retrograda endoscopica con manometria per misurare la pressione dello sfintere di Oddi causa una pancreatite fino nel 25% dei pazienti.

Colangiografia transepatica percutanea

Sotto guida fluoroscopica o ecografica, il fegato viene perforato con un ago, viene incannulato un dotto nel sistema periferico biliare intraepatico al di sopra del dotto epatico comune e viene iniettato un mezzo di contrasto.

La colangiografia transepatica percutanea è un esame altamente accurato nella diagnosi dei disturbi biliari e può essere terapeutico (p. es., decompressione del sistema biliare, posizionamento di un'endoprotesi). Tuttavia, di solito viene preferita la colangiopancreatografia retrograda endoscopica perché la colangiografia transepatica percutanea causa più complicanze (p. es., sepsi, sanguinamenti, perdita di bile).

Colangiografia intraoperatoria

Un mezzo di contrasto radiopaco viene iniettato direttamente durante la laparotomia per visualizzare il sistema biliare.

La colangiografia operativa è indicata quando è presente ittero e le altre procedure non invasive sono equivoche, suggerendo una calcolosi del coledoco. La procedura può essere seguita dall'esplorazione del dotto epatico comune per la rimozione dei calcoli biliari. Le difficoltà tecniche ne hanno limitato l'uso, particolarmente durante la colecistectomia eseguita per via laparoscopica.

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