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Infezioni delle vie urinarie associate al cateterismo

Di

Talha H. Imam

, MD, University of Riverside School of Medicine

Ultima modifica dei contenuti giu 2018
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Un'infezione del tratto urinario associata al catetere è un'infezione del tratto urinario in cui la cultura positiva è stata presa quando un catetere urinario a permanenza era stato sul posto per > 2 giorni di calendario. I pazienti con cateteri vescicali a permanenza sono predisposti alla batteriuria e alle infezioni delle vie urinarie. I sintomi possono essere vaghi o essere suggestivi di sepsi. La diagnosi dipende dalla presenza dei sintomi. I test comprendono l'esame delle urine e l'urinocoltura dopo che il catetere viene rimosso e ne viene posizionato uno nuovo. Le misure più efficaci di prevenzione consistono nell'evitare i cateterismi inutili e nel rimuovere il catetere il più presto possibile.

I batteri possono entrare nella vescica durante l'inserimento del catetere, attraverso il lume del catetere o intorno alla parte esterna del catetere. Un biofilm si sviluppa intorno alla parte esterna del catetere e sull'uroepitelio. I batteri entrano in questo biofilm, e sono quindi protetti dal flusso meccanico dell'urina, evitano le difese dell'ospite e gli antibiotici, rendendo difficile la loro eliminazione. Anche se il catetere viene inserito in modo completamente asettico, la probabilità di sviluppare batteriuria significativa è del 3-10% per ogni giorno che il catetere rimane in sede. Tra i pazienti che sviluppano batteriuria, il 10-25% svilupperà sintomi di infezione delle vie urinarie. Pochi svilupperanno sepsi.

Fattori di rischio per le infezioni delle vie urinarie comprendono la durata del cateterismo, il sesso femminile, il diabete mellito, l'apertura di un sistema chiuso e l'utilizzo di tecniche asettiche non ottimali. I cateteri vescicali a permanenza possono anche predisporre alle infezioni delle vie urinarie fungine.

Le infezioni delle vie urinarie possono anche svilupparsi nelle donne, nei giorni successivi alla rimozione del catetere.

Sintomatologia

I pazienti con infezioni associate al cateterismo delle vie urinarie possono non avere i sintomi tipici delle infezioni urinarie (disuria, frequenza), ma possono lamentare il bisogno di urinare o un disagio sovrapubico. Tuttavia, tali sintomi di infezione delle vie urinarie del tratto inferiore possono anche essere causati dall'ostruzione del catetere o dallo sviluppo di calcoli. I sintomi della pielonefrite acuta o cronica possono anche svilupparsi senza i tipici sintomi del tratto urinario. I pazienti possono avere sintomi aspecifici come malessere, febbre, dolore al fianco, anoressia, alterazione dello stato mentale e segni di sepsi.

Diagnosi

  • Esame delle urine e urinocoltura nei pazienti con sintomi o ad alto rischio di sepsi

I test vengono eseguiti solo in pazienti che potrebbero richiedere un trattamento, compresi quelli che hanno sintomi e quelli ad alto rischio di sviluppare una sepsi, come per esempio

  • Pazienti con granulocitopenia

  • Pazienti sottoposti a trapianto di organi che assumono farmaci immunosoppressori

  • Donne in gravidanza

  • Pazienti sottoposti a chirurgia urologica

I test diagnostici comprendono l'esame delle urine e l'urinocoltura. Se si sospetta una batteriemia, si eseguono le emocolture. Le culture di urina devono essere eseguite, preferibilmente dopo il riposizionamento del catetere (per evitare la colonizzazione batterica della coltura) con un ago direttamente dal catetere, tutto eseguito con tecnica asettica, in modo che la contaminazione del campione sia ridotta al minimo.

Nelle donne, dopo la rimozione del catetere, è consigliato eseguire un'urinocoltura entro 48 h, indipendentemente dal fatto che siano presenti i sintomi.

Trattamento

  • Antibiotici

I pazienti a basso rischio, asintomatici, non sono trattati. I pazienti sintomatici e ad alto rischio sono trattati con antibiotici e misure di supporto. Il catetere deve essere sostituito quando si inizia il trattamento. La scelta della terapia antibiotica empirica è come quella per la pielonefrite acuta. Talvolta si aggiunge vancomicina. Successivamente, devono essere utilizzati gli antibiotici con il più ristretto spettro di attività, basandosi sulla coltura e sui test di sensibilità. La durata ottimale non è ben definita ma è ragionevole eseguirla da 7 a 14 giorni in pazienti che hanno avuto una risposta clinica soddisfacente, compresa la risoluzione delle manifestazioni sistemiche.

Donne asintomatiche e uomini dopo una recente rimozione del catetere che hanno infezioni delle vie urinarie diagnosticate all'esame colturale devono essere trattati sulla base di tali risultati. La durata ottimale del trattamento non è nota.

Prevenzione

Le misure di prevenzione più efficaci sono quelle di evitare il cateterismo e di rimuovere il catetere il più presto possibile. Riducono i rischi anche l'ottimizzazione della tecnica di asepsi e il mantenimento di un sistema chiuso di drenaggio. Non si sa quanto spesso e anche quante volte debba essere sostituito il catetere a permanenza. La cateterizzazione intermittente comporta meno rischi del cateterismo a permanenza e deve essere utilizzata ogni volta ciò sia possibile. La profilassi antibiotica e i cateteri ricoperti da antibiotico non sono più raccomandati nei pazienti che necessitano di un cateterismo a permanenza a lungo termine.

Punti chiave

  • L'uso a lungo termine di cateteri vescicali a permanenza aumenta il rischio di batteriuria, sebbene la batteriuria sia di solito asintomatica.

  • Un'infezione urinaria sintomatica può manifestarsi con sintomi sistemici (p. es., febbre, alterazione dello stato mentale, diminuzione della pressione arteriosa) e pochi o nessun sintomo tipico delle infezioni urinarie.

  • Eseguire l'esame delle urine e urinocoltura se i pazienti sono sintomatici o sono a rischio di sepsi (p. es., pazienti immunocompromessi).

  • Trattare come le altre infezioni delle vie urinarie complicate.

  • Se possibile, evitare l'uso dei cateteri o rimuoverli alla prima occasione.

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