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Disturbo da deficit di attenzione/iperattività

Di

Stephen Brian Sulkes

, MD, Golisano Children’s Hospital at Strong, University of Rochester School of Medicine and Dentistry

Ultima modifica dei contenuti apr 2020
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Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività è una sindrome caratterizzata da difficoltà di attenzione, di controllo dell'impulsività e del livello di attività. Si distinguono 3 tipi di disturbo da deficit di attenzione/iperattività a seconda che prevalga l'aspetto di disattenzione, di iperattività/impulsività o entrambi (tipo combinato). La diagnosi viene fatta mediante criteri clinici. Il trattamento è rappresentato da una terapia farmacologica con farmaci stimolanti associata alle terapie comportamentali e interventi psicoeducativi.

Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività è considerato un disturbo del neurosviluppo. I disturbi dello sviluppo neurologico sono neurologicamente condizioni che appaiono nella prima infanzia, di solito prima di entrare la scuola, e compromettono lo sviluppo di funzionamento personale, sociale, scolastico e/o lavorativo basano. Essi comprendono generalmente difficoltà con l'acquisizione, il mantenimento, o l'applicazione di competenze o di insiemi di informazioni specifiche. I disturbi del neurosviluppo possono comportare alterazioni in uno o più di uno dei seguenti aspetti: attenzione, memoria, percezione, linguaggio oppure relazioni sociali. Altri disturbi dello sviluppo neurologico frequenti comprendono disturbi dello spettro autistico, disturbi di apprendimento (p. es., dislessia) e disabilità intellettuale.

Alcuni esperti hanno precedentemente considerato il disturbo da deficit di attenzione/iperattività un disturbo del comportamento, probabilmente perché i bambini generalmente mostrano un comportamento disattento, impulsivo e iperattivo, e perché la comorbilità dei disturbi del comportamento, in particolare il disturbo oppositivo-provocatorio e il disturbo della condotta, sono frequenti. Tuttavia, il disturbo da deficit di attenzione/iperattività ha basi neurologiche ben consolidate e non è semplicemente un "comportamento scorretto".

La percentuale di bambini in età scolare colpita da disturbo da deficit di attenzione/iperattività si aggira tra l'8 e l'11% (1). Tuttavia, si ritiene che il disturbo da deficit di attenzione/iperattività sia sovradiagnosticato a causa dell'impreciso utilizzo dei criteri clinici. Secondo il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition (DSM-5), vi sono 3 tipi:

  • Variante con disattenzione predominante

  • Variante con iperattività/impulsività predominante

  • Combinato

Nel complesso, il disturbo da deficit di attenzione/iperattività è circa due volte più comune nei maschi, anche se i rapporti variano a seconda del tipo. La variante prevalentemente iperattiva/impulsiva si verifica da 2 a 9 volte più frequentemente nei maschi; il tipo prevalentemente disattento si verifica con simile frequenza in entrambi i sessi. Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività tende a ripresentarsi all'interno della stessa famiglia.

Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività non riconosce una causa singola specifica. Le cause possibili del disturbo da deficit di attenzione/iperattività sono rappresentate da componenti genetiche, biochimiche, di sviluppo sensitivo-motorie, fisiche oltre che ambientali-comportamentali. Sono riconosciuti fattori di rischio il peso alla nascita < 1500 g, i traumi cranici, il deficit di ferro, l'apnea ostruttiva del sonno, l'esposizione al piombo, e l'esposizione prenatale ad alcol, tabacco e cocaina. Poco meno del 5% dei bambini con disturbo da deficit di attenzione/iperattività presenta evidenza di danno neurologico. Evidenze crescenti depongono per un coinvolgimento dei neurotrasmettitori di tipo dopaminergico e noradrenergico, in particolare per una ridotta attività a carico della parte superiore del tronco encefalico e delle connessioni fronto-mesencefaliche.

Riferimento generale

  • 1. Danielson ML, Bitsko RH, Ghandour RM, et al: Prevalence of parent-reported ADHD diagnosis and associated treatment among U.S. children and adolescents, 2016. J Clin Child Adolescent Psychology 47(2):199–212, 2018. doi: 10.1080/15374416.2017.1417860.

Disturbo da deficit di attenzione/iperattività negli adulti

Sebbene il disturbo da deficit di attenzione/iperattività sia considerato un disturbo dei bambini e inizi sempre durante l'infanzia, le differenze neurofisiologiche sottostanti persistono nella vita adulta, e i sintomi comportamentali continuano a essere evidenti nell'età adulta in circa la metà dei casi. Anche se la diagnosi occasionalmente potrebbe non essere riconosciuta fino all'adolescenza o all'età adulta, alcune manifestazioni devono essersi presentate prima dei 12 anni.

Negli adulti, i sintomi comprendono

L'iperattività negli adulti di solito si manifesta come irrequietezza e agitazione continua piuttosto che come iperattività motoria palese che si verifica nei bambini piccoli. Gli adulti con disturbo da deficit di attenzione/iperattività tendono a essere a più alto rischio di disoccupazione, ridotto rendimento scolastico e aumento dei tassi di abuso di sostanze e criminalità. Incidenti automobilistici stradali e violazioni sono più frequenti.

Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività può essere più difficile da diagnosticare durante l'età adulta. I sintomi possono essere simili a quelli di disturbi dell'umore, disturbi d'ansia, e disturbi da uso di sostanze. Poiché le auto-segnalazione dei sintomi dell'infanzia possono essere inattendibili, i medici possono avere bisogno di rivedere le registrazioni delle scuole o di porre domande ai familiari per confermare l'esistenza di manifestazioni prima dei 12 anni.

Gli adulti con disturbo da deficit di attenzione/iperattività possono beneficiare dello stesso tipo di farmaci stimolanti assunte dai bambini con disturbo da deficit di attenzione/iperattività. Essi possono anche beneficiare di consulenza per migliorare la gestione del tempo e altre capacità di gestione.

Sintomatologia

L'esordio dei sintomi avviene spesso nei primi 4 anni di età e comunque sempre prima dei 12 anni. L'età in cui viene fatta generalmente la diagnosi è tra gli 8 e 10 anni; tuttavia, i soggetti appartenenti alla variante disattentiva possono non essere diagnosticati fin dopo l'adolescenza.

La sintomatologia principale del disturbo da deficit di attenzione/iperattività è rappresentata da

  • Disattenzione

  • Impulsività

  • Iperattività

La disattenzione si rende manifesta quando il bambino è coinvolto in compiti che richiedono concentrazione, tempi di reazione rapidi, capacità di attenzione selettiva visiva e percettiva, di ascolto complessivo e selettivo per un tempo prolungato.

L'impulsività si riferisce ad azioni affrettate che hanno il potenziale per un esito negativo (p. es., nei bambini, che attraversano una strada senza guardare, negli adolescenti e negli adulti, che improvvisamente interrompono la scuola o lasciano un posto di lavoro senza pensare alle conseguenze).

L'iperattività comporta un'eccessiva attività motoria. I bambini, in particolare i più giovani, possono avere difficoltà a sedere tranquillamente quando dovrebbero (p. es., a scuola o in chiesa). I pazienti più anziani possono semplicemente essere irrequieti, agitati o loquaci, a volte al punto che gli altri si sentono esausti al solo guardarli.

La disattenzione e l'impulsività impediscono lo sviluppo delle normali capacità scolastiche e delle strategie di pensiero e ragionamento; demotivano l'apprendimento scolastico e creano difficoltà di adattamento alle richieste sociali. I bambini con variante del disturbo da deficit di attenzione/iperattività con disattenzione predominante sono soggetti che apprendono per trasmissione verbale; hanno difficoltà nell'apprendimento che richiede un'autoregolazione nello svolgimento dei compiti e l'utilizzo di strategie organizzative per portare a termine un compito.

Nel 20-60% dei bambini con disturbo da deficit di attenzione/iperattività si associa un disturbo specifico dell'apprendimento, ma qualche difficoltà scolastica è presente nella maggior parte dei bambini con disturbo da deficit di attenzione/iperattività dovuto all'attenzione (da cui derivano dettagli mancanti) ed impulsività (da cui deriva il rispondere alle domande senza riflettere).

L'anamnesi comportamentale può rivelare bassa tolleranza alla frustrazione, oppositività, eccessi di collera, aggressività, comportamento antisociale e scarsa socializzazione con i pari, disturbi del sonno, ansia, disforia, depressione e sbalzi d'umore.

Sebbene non vi siano specifici segni oggettivi o di laboratorio associati al disturbo da deficit di attenzione/iperattività, possono essere presenti

  • Impaccio o incoordinazione motoria

  • Segni neurologici sfumati non localizzati

  • Disfunzioni percettivo-motorie

Diagnosi

  • Criteri clinici basati su DSM-5

La diagnosi di deficit di attenzione/iperattività è clinica e si basa su valutazioni mediche, dello sviluppo, educative e psicologiche complete (vedi anche la clinical practice guideline dell'American Academy of Pediatrics per la diagnosi, la valutazione e il trattamento del disturbo da deficit di attenzione/iperattività nei bambini e negli adolescenti).

Criteri del DSM-5 per la diagnosi di disturbo da deficit di attenzione/iperattività

I criteri diagnostici di DSM-5 comprendono 9 sintomi e segni di disattenzione e 9 di iperattività e impulsività. La diagnosi con questi criteri richiede ≥ 6 sintomi e segni da uno o ciascun gruppo. Inoltre, i sintomi devono

  • Essere presenti spesso per ≥ 6 mesi

  • Essere molto più evidenti rispetto a quanto atteso per un bambino di pari sviluppo

  • Verificarsi in almeno 2 situazioni (p. es., a casa e a scuola)

  • Essere presenti prima dei 12 anni (almeno alcuni sintomi)

  • Interferire con le funzionalità a casa, a scuola o al lavoro

Sintomi di disattenzione:

  • Non presta attenzione ai particolari o commette errori di distrazione nei compiti scolastici o con altre attività

  • Ha difficoltà nello stare attento durante i compiti a scuola o durante il gioco

  • Non sembra ascoltare quando gli si parla direttamente

  • Ha difficoltà a seguire le istruzioni o non completa i compiti richiesti

  • Ha difficoltà nell'organizzazione di compiti e attività

  • Evita, si disinteressa, oppure rifiuta di svolgere compiti che richiedono un'attività mentale sostenuta per un lungo periodo di tempo

  • Spesso perde le cose necessarie per i compiti scolastici o per le attività

  • Si distrae facilmente

  • È sbadato nelle attività quotidiane

Sintomi di iperattività e impulsività:

  • Spesso muove le mani o i piedi o non riesce a stare seduto

  • Si alza in classe o in situazioni in cui ci si aspetta rimanga seduto

  • Corre in giro o si arrampica eccessivamente quando tali attività sono inappropriate

  • Ha difficoltà a giocare in attività tranquille

  • Si muove in continuazione come se fosse caricato da una molla

  • Parla eccessivamente

  • Spesso risponde ancor prima che le domande siano completate

  • Ha difficoltà ad aspettare il proprio turno

  • Spesso interrompe o si comporta in maniera invadente

La diagnosi del tipo disattento predominante richiede ≥ 6 sintomi di disattenzione. La diagnosi del tipo iperattivo/impulsivo richiede ≥ 6 sintomi e segni d'iperattività e di impulsività. La diagnosi del tipo combinato richiede ≥ 6 sintomi tra quelli di disattenzione e di iperattività/impulsività.

Altre considerazioni diagnostiche

La diagnosi differenziale tra disturbo da deficit di attenzione/iperattività e altre condizioni può essere difficile. Per evitare una sovrastima diagnostica altre condizioni devono essere correttamente valutate ed escluse. Molti sintomi di disturbo da deficit di attenzione/iperattività a comparsa in età prescolare possono essere legati a problemi di comunicazione presenti in altri disturbi del neurosviluppo (p. es., disturbi dello spettro autistico) o in alcuni disturbi di apprendimento, di ansia, di depressione o di natura comportamentale (p. es., disturbo della condotta).

I medici devono comprendere se il bambino è disattento per problemi reattivi a stimoli esterni (ossia, input ambientali) o per problemi interni (ossia, disturbo del pensiero, ansia, inquietudine). Durante la tarda infanzia, comunque, i segni di disturbo da deficit di attenzione/iperattività divengono più facilmente identificabili; i bambini con il tipo iperattivo-compulsivo o con il tipo combinato spesso presentano livello di attività motoria elevata con movimento continuo degli arti (p. es., movimento di mani e piedi senza finalità precisa), un linguaggio impulsivo e una mancanza di consapevolezza dei possibili rischi ambientali legati alla loro iperattività. I bambini appartenenti alla variante disattentiva possono non avere sintomi fisici.

La valutazione medica mira a identificare le condizioni potenzialmente trattabili che contribuiscono alla sintomatologia o che la determinano. La valutazione deve comprendere la ricerca di una storia di esposizioni prenatali (p. es., droghe, alcol, tabacco), complicazioni o infezioni perinatali, infezioni del sistema nervoso centrale, trauma cranico, malattie cardiache, disturbi respiratori nel sonno, scarso appetito e/o mangiare schizzinosi, e un'anamnesi familiare di disturbo da deficit di attenzione/iperattività.

La valutazione dello sviluppo serve a focalizzare l'esordio e il decorso della sintomatologia. La valutazione comprende il controllo delle tappe dello sviluppo, in particolare delle tappe del linguaggio e l'utilizzo di scale di valutazione specifiche per il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (p. es., la Vanderbilt Assessment Scale, la Conners Comprehensive Behavior Rating Scale, e la ADHD Rating Scale-V). Versioni di queste scale sono disponibili sia per le famiglie che per il personale scolastico, consentendo la valutazione in diverse situazioni come richiesto dai criteri del DSM-5. Notare che le scale non devono essere usate da sole per fare una diagnosi.

L'analisi degli aspetti educativi permette di identificare i sintomi essenziali; è necessaria la registrazione degli aspetti comportamentali tramite scale di osservazione e compilazione di checklist. Tuttavia, le scale di osservazione e le checklist singolarmente non permettono di distinguere il disturbo da deficit di attenzione/iperattività dagli altri disturbi dello sviluppo o del comportamento.

Prognosi

L'inizio della scuola e le interazioni con il gruppo classe esacerba la sintomatologia dei bambini con disturbo da deficit di attenzione/iperattività non ancora diagnosticati o trattati inadeguatamente. Difficoltà di relazioni sociali e affettive possono persistere durante la crescita. La scarsa accettazione da parte dei pari e il ritiro sociale tende ad aumentare con l'età e con l'accentuarsi dei sintomi. Il deficit di attenzione/iperattività quando non identificato e adeguatamente trattato può portare all'abuso di sostanze, difatti molti adolescenti ed adulti malati si autocurano con sostanze legali (p. es., la caffeina) e illegali (p. es., la cocaina).

Sebbene con l'età la sintomatologia si attenui gli adolescenti e gli adulti possono continuare a presentare altri disturbi associati. Predittori di prognosi negativa nell'adolescenza e nell'età adulta sono la presenza di

  • Basso livello intellettivo

  • Aggressività

  • Problemi sociali e interpersonali

  • Presenza di psicopatologia in famiglia

In età adolescenziale e adulta si presentano problemi principalmente legati ad insuccessi scolastici, a scarsa autostima ed alla capacità di sviluppare o meno un comportamento sociale appropriato. Gli adolescenti e gli adulti che presentano un disturbo da deficit di attenzione/iperattività di tipo impulsivo predominante possono presentare alta incidenza di disturbi di personalità e di comportamenti antisociali; la maggior parte di loro continua a manifestare impulsività, iperattività e difficoltà nelle relazioni sociali. I soggetti con disturbo da deficit di attenzione/iperattività sembrano adattarsi meglio alle attività lavorative piuttosto che a quelle di studio e casalinghe, in particolare nel lavoro che non richiede alti livelli di attenzione per essere espletato.

Trattamento

  • Terapia comportamentale

  • Terapia farmacologica con farmaci stimolanti come metilfenidato o destroanfetamina (in preparazioni a breve e a lunga durata d'azione)

Studi controllati randomizzati mostrano che le terapie comportamentali e la terapia farmacologica sono meno efficaci se usate singolarmente per i bambini in età scolare, ma la terapia comportamentale o di combinazione è raccomandata per i bambini più piccoli. Sebbene i farmaci non determinino la correzione delle sottostanti differenze neurofisiologiche dei pazienti con disturbo da deficit di attenzione/iperattività, tuttavia sono efficaci nell'alleviarne la sintomatologia e permettono al paziente di partecipare ad attività e a compiti precedentemente impossibili a causa della scarsa attenzione ed impulsività. I farmaci permettono di controllare i comportamenti anomali potenziando così gli interventi cognitivo comportamentali, la motivazione e l'autostima.

Il trattamento del disturbo da deficit di attenzione/iperattività negli adulti segue regole similari, però la scelta del farmaco e delle dosi devono essere determinate individualmente tenendo conto di eventuali altre patologie associate.

Farmaci stimolanti

I farmaci psicostimolanti rappresentati da metilfenidato o dai sali di anfetamina sono i più usati. La risposta è variabile e la posologia dipende dalla gravità dei sintomi comportamenti e dalla tollerabilità individuale al farmaco. La posologia viene modificata in frequenza e quantità fino a quando non viene raggiunto l'equilibrio ottimale tra la risposta e gli effetti avversi.

Il metilfenidato viene utilizzato solitamente iniziando con 0,3 mg/kg per via orale 1 volta/die (forma a rilascio immediato), e aumentato in frequenza settimanalmente, in genere da circa 2 a 3 volte/die o ogni 4 h durante le ore di veglia; molti medici provano a usare il dosaggio del mattino e delle ore centrali della giornata. La posologia può essere aumentata quando i risultati non sono soddisfacenti ma il farmaco è comunque tollerato. La maggior parte dei bambini trova un equilibrio ottimale tra benefici ed effetti avversi a dosi comprese tra 0,3 e 0,6 mg/kg. L'isomero destrogiro del metilfenidato è la metà attiva ed è disponibile per la prescrizione per metà della dose.

La destroamfetamina è solitamente iniziata (spesso in combinazione con anfetamine racemiche) a 0,15 a 0,2 mg/kg per via orale 1 volta/die, che può poi essere aumentata fino a 2 o 3 volte/die o ogni 4 h durante le ore di veglia. Dosi singole comprese tra 0,15 e 0,4 mg/kg sono solitamente efficaci. La titolazione della dose deve bilanciare l'efficacia a fronte degli gli effetti avversi; le dosi effettive variano significativamente tra gli individui, ma, in generale, dosi più elevate aumentano la probabilità di effetti avversi inaccettabili. In generale, la posologia di destroanfetamina è circa due terzi di quella del metilfenidato.

Sia per il metilfenidato che per la destroanfetamina, una volta identificata la posologia ottimale si utilizzerà formulazione a rilascio prolungato alla stessa dose, in modo da evitare la necessità di somministrare i farmaci a scuola. Le formulazioni long-acting sono compresse in cera matrice a lento rilascio, capsule bifasiche contenenti l'equivalente di 2 dosi, e pillole a rilascio osmotico e cerotti transdermici che permettono una copertura fino a 12 h. Sono ora disponibili dei preparati liquidi a breve e lunga durata d'azione. Le preparazioni di destroanfetamina pura (p. es., destrometilfenidato) sono spesso utilizzate per ridurre al minimo gli effetti negativi quali l'ansia; solitamente sono somministrate in dosi di circa la metà di quelle delle preparazioni miste. Le preparazioni con profarmaci vengono utilizzate per via delle loro caratteristiche ovvero il lento rilascio, la più lunga durata d'azione, un minor numero di effetti avversi e il più basso potenziale di abuso. Il miglioramento dell'apprendimento è ottenuto con basse dosi, mentre il miglioramento comportamentale spesso richiede dosi maggiori.

Gli schemi posologici dei farmaci stimolanti possono essere adeguati in modo da coprire giorni e orari specifici (p. es., le ore di scuola e i compiti a casa). È possibile provare delle pause farmacologiche soprattutto durante weekend, feste, oppure durante le vacanze estive. I periodi in cui viene somministrato il placebo (da 5 a 10 giorni scolastici per essere certi dell'affidabilità delle osservazioni) sono indicati per valutare la necessità reale del farmaco.

Gli effetti avversi comuni dei farmaci stimolanti comprendono

  • Disturbi del sonno (p. es., insonnia)

  • Depressione

  • Cefalea

  • Gastralgia

  • Riduzione dell'appetito

  • Tachicardia e elevata pressione sanguigna

Anche se non dimostrato da evidenze scientifiche consistenti, alcuni studi hanno dimostrato un rallentamento della crescita nei 2 anni di uso dei farmaci stimolanti, ed inoltre rimane poco chiaro se tale rallentamento persista anche per periodi più lunghi di somministrazione. Alcuni pazienti che sono particolarmente sensibili agli effetti del farmaco potranno presentare iperconcentrazione oppure intontimento; in tali casi può essere utile ridurne le dosi o sostituire il farmaco stimolante.

Farmaci non stimolanti

È usata anche l'atomoxetina, inibitore selettivo della ricaptazione della noradrenalina. Il farmaco è efficace, ma i dati della sua efficacia rispetto ai farmaci stimolanti sono contrastanti. Alcuni bambini presentano nausea, sedazione, irritabilità e accessi d'ira; raramente possono comparire una grave tossicità epatica e idee suicidarie. La dose iniziale usuale è 0,5 mg/kg per via orale 1 volta/die, portata a 1,2 a 1,4 mg/kg settimanalmente. La lunga emivita permette una somministrazione 1 volta/die, anche se per essere efficace richiede un uso continuativo. La dose massima giornaliera raccomandata è 100 mg.

Gli antidepressivi come il bupropione, gli alfa-2 agonisti come la clonidina e la guanfacina, e gli altri farmaci psicoattivi sono talvolta usati nei casi di psicostimolanti inefficaci o che presentano gravi effetti avversi, anche se sono meno efficaci e non sono raccomandati come farmaci di prima linea. Talvolta questi farmaci sono utilizzati in combinazione con stimolanti per effetti sinergici; è fondamentale uno stretto controllo per gli effetti avversi.

Le interazioni avverse ai farmaci sono fonte di preoccupazione per il trattamento del disturbo da deficit di attenzione/iperattività. I farmaci che inibiscono l'enzima metabolico CYP2D6, tra cui alcuni inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina che sono a volte utilizzati in pazienti con deficit di attenzione/iperattività, possono aumentare l'effetto dei farmaci stimolanti. La revisione delle potenziali interazioni farmacologiche (tipicamente utilizzando un programma computerizzato) è una parte importante della gestione farmacologica dei pazienti con deficit di attenzione/iperattività.

Terapia comportamentale

Il counseling, che comprende terapia cognitivo-comportamentale (p. es., goal-setting, automonitoraggio, modellamento, imitazione), è spesso efficace e aiuta il bambino a comprendere il disturbo da deficit di attenzione/iperattività e su come affrontarlo. Il rispetto delle regole e la routine sono essenziali.

Il comportamento in classe è spesso migliorato dalla riduzione degli stimoli ambientali rumorosi e visivi, dalla somministrazione di compiti di durata appropriata, dall'allenamento e dalla vicinanza dell'insegnante.

Quando a casa le difficoltà persistono, i genitori vanno incoraggiati a chiedere l'assistenza professionale di specialisti, e sostenuti nell'esercizio della gestione delle tecniche comportamentali. Aggiungere degli incentivi e dei premi aiuta nella gestione del comportamento e risulta spesso efficace. Una volta che siano stati stabiliti modus operandi e limiti e che i genitori abbiano ben acquisito le tecniche di gestione spesso i bambini vengono seguiti meglio a casa, specie quelli con disturbo da deficit di attenzione/iperattività in cui prevalgono l'iperattività e lo scarso controllo degli impulsi.

Le diete di esclusione di alcuni cibi, gli integratori di vitamine, gli antiossidanti o altri composti, gli interventi nutrizionali o biochimici hanno presentato minor efficacia. Il biofeedback può essere utile in alcuni casi, ma non è raccomandato di routine in quanto mancano evidenze di efficacia.

Punti chiave

  • Il deficit di attenzione/iperattività coinvolge disattenzione, iperattività/impulsività, o una combinazione; appare in genere prima dei 12 anni, anche in bambini in età prescolare.

  • La causa è sconosciuta, ma ci sono numerosi fattori di rischio sospetti.

  • La diagnosi si basa su criteri clinici, e bisogna inoltre concentrarsi su altri disturbi che possono manifestare un esordio simile (p. es., disturbi di tipo autistico, disturbi dell'apprendimento o comportamentali, ansia, depressione).

  • Le manifestazioni tendono a diminuire con l'età, ma alcune difficoltà possono permanere negli adolescenti e negli adulti.

  • Trattare con i farmaci stimolanti e con la terapia cognitivo-comportamentale; la terapia comportamentale può essere appropriata per i bambini in età prescolare.

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