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Tumori comuni nei pazienti infetti da HIV

Di

Edward R. Cachay

, MD, MAS, University of California, San Diego

Ultima modifica dei contenuti mar 2019
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Tumori causati da AIDS in pazienti HIV positivi sono

Altri tipi di cancro che sembrano avere un'incidenza notevolmente aumentata o gravità comprendono

Il leiomiosarcoma è una rara complicanza dell'infezione da HIV nei bambini. Inoltre, i tassi di altri tumori comuni (p. es., del polmone, carcinomi della testa e del collo, cervicali; epatomi) sono molte volte più elevati nei pazienti con infezione da HIV rispetto alla popolazione generale. Questa scoperta può riflettere, almeno in parte, una maggiore esposizione ai virus o tossine che causano questi tumori: l'epatite B e C per epatocarcinoma, il papillomavirus umano per il carcinoma cervicale e anale, e alcol e tabacco per carcinoma del polmone, della testa e del collo.

Linfoma non-Hodgkin

L'incidenza del linfoma di non-Hodgkin è 50-200 volte superiore nei soggetti HIV-infetti. La maggior parte è costituita da linfomi B, aggressivi e di alto grado istologico. Al momento della diagnosi, siti extranodali sono spesso coinvolti; questi comprendono il midollo osseo, il tratto gastrointestinale e altri distretti inusuali nei linfomi non-Hodgkin non HIV-correlati, p. es., il sistema nervoso centrale e le cavità corporee (p. es., pleura, pericardio e peritoneo).

Presentazioni cliniche frequenti comprendono un rapido aumento di volume dei linfonodi o masse extranodali e sintomi sistemici (p. es., perdita di peso, sudorazione notturna e febbre).

La diagnosi del linfoma non-Hodgkin è bioptica con valutazione istopatologica e immunostochimica delle cellule tumorali. Linfociti circolanti atipici o citopenie inaspettate suggeriscono l'interessamento del midollo osseo e impongono la biopsia midollare. La stadiazione tumorale può richiedere l'esame del liquido cerebrospinale, la TC o la RM del torace, dell'addome e di altre regioni dove si sospetti sia localizzato il tumore.

La prognosi infausta è predetta dai seguenti parametri:

  • Conta dei CD4 < 100/mcL

  • Età > 35 anni

  • Compromissione dello stato funzionale

  • Coinvolgimento del midollo osseo

  • Anamnesi positiva per infezioni opportunistiche

  • Sottotipo istologico con alto grado

Il trattamento del linfoma non-Hodgkin avviene con i vari regimi di chemioterapia multifarmaco sistemica comprendente ciclofosfamide, doxorubicina, vincristina, prednisone e etoposide. Questi farmaci sono combinati con rituximab EV con e un anticorpo monoclonale anti-CD20 e integrati con la terapia antiretrovirale, la profilassi antibiotica e antimicotica e con fattori di crescita ematologici. Il trattamento può essere limitato da una grave mielosoppressione, in particolare quando vengono somministrate combinazioni di antitumorali o farmaci anti-retrovirali aplasizzanti. La radioterapia può ridurre le dimensioni di voluminosi tumori e controllare dolore e sanguinamenti.

Linfoma primitivo del sistema nervoso centrale

L'incidenza del linfoma primario del sistema nervoso centrale è notevolmente maggiore in pazienti affetti da HIV con conta molto bassa dei CD4.

I linfomi primari del sistema nervoso centrale sono a cellule maligne B di medio o alto grado, originarie nel tessuto del sistema nervoso centrale. Questi linfomi non si diffondono per via sistemica, ma la prognosi è infausta; la sopravvivenza mediana è < 6 mesi.

I sintomi d'esordio comprendono cefalea, convulsioni, deficit neurologici (p. es., paralisi dei nervi cranici) e alterazioni dello stato di coscienza.

Il trattamento d'urgenza dei linfomi primari del sistema nervoso centrale richiede il controllo dell'edema cerebrale usando corticosteroidi. Sebbene la radioterapia su tutto il cervello e la chemioterapia antitumorale con metotrexato ad alto dosaggio da solo o in combinazione con altri farmaci chemioterapici o rituximab siano comunemente usate, nessuno di questi regimi è stato valutato rigorosamente. In studi osservazioni sulla terapia antiretrovirale e in un solo studio clinico di rituximab, la sopravvivenza sembrava migliorata.

Carcinoma della cervice uterina

Le pazienti di sesso femminile presentano un aumentato tasso di prevalenza d'infezione da papillomavirus umano, persistenza di sierotipi oncogenici (tipi 16, 18, 31, 33, 35, e 39) e displasia cervicale intraepiteliale (con un'incidenza che arriva al 60%), ma non è dimostrato un aumento nell'incidenza di tumori epiteliali della cervice. Tuttavia, i tumori cervicali, qualora si manifestino, sono più estesi, più difficili da guarire e hanno un più alto tasso di recidiva al termine del trattamento.

I fattori di rischio confermati per cancro della cervice uterina nelle donne infettate da HIV comprendono:

  • Infezione da sottotipo di papillomavirus umano 16 o 18

  • CD4 < 200/mcL

  • Età > 34 anni

La gestione della displasia cervicale intraepiteliale o del cancro del collo dell'utero non è cambiato da infezione da HIV. Frequenti strisci di Papanicolau sono importanti per monitorarne la progressione. La terapia antiretrovirale può indurre la risoluzione dell'infezione da papillomavirus umano e la regressione della displasia cervicale intraepiteliale, ma non sono dimostrati effetti univoci sul cancro.

Carcinoma squamocellulare dell'ano e della vulva

Il carcinoma squamocellulare dell'ano e il carcinoma squamocellulare della vulva sono causati dall'infezione da papillomavirus umano e si verificano più frequentemente nei pazienti HIV-positivi. L'aumentata incidenza della neoplasia anale intraepiteliale e dei tumori in questi pazienti sembra essere dovuta sia a comportamenti ad elevato rischio (p. es., rapporti anali passivi) sia all'immunosoppressione dovuta all'HIV; la terapia antiretrovirale può diminuire il rischio di progressione.

La displasia anale è frequente e i tumori a cellule squamose possono essere molto aggressivi.

I trattamenti comprendono l'exeresi chirurgica, la radioterapia e le chemioterapie di combinazione con mitomicina o cisplatino e 5-fluorouracile.

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