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Consulenza genetica prenatale

Di

Jeffrey S. Dungan

, MD, Northwestern University, Feinberg School of Medicine

Ultima modifica dei contenuti ott 2019
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La consulenza genetica prenatale viene fornita a tutti i potenziali genitori, preferibilmente prima del concepimento, per valutare la presenza di fattori di rischio per patologie congenite. Alcune precauzioni utili a prevenire le anomalie congenite (p. es., evitare agenti teratogeni, assumere integrazioni di acido folico.) sono raccomandate per tutte le donne che stanno pianificando una gravidanza. I genitori che presentano dei fattori di rischio vengono informati sui possibili esiti riproduttivi e sulle opzioni che hanno a disposizione per la valutazione genetica. Se i test identificano una patologia, vengono trattate le diverse opzioni riproduttive.

Le opzioni preconcezionali di riproduzione comprendono

Le opzioni riproduttive postconcezionali comprendono

Il test genetico di preimpianto viene utilizzato per identificare i difetti genetici in embrioni creati attraverso la fecondazione in vitro prima del loro impianto. Essa può essere fatta se una coppia ha un alto rischio di alcune malattie genetiche o anomalie cromosomiche. Esistono 3 forme di test genetici di preimpianto:

  • PGT-M: test genetico preimpianto per malattie monogeniche (ossia, singolo gene)

  • PGT-A: test genetico preimpianto per aneuploidie

  • PGT-RS: test genetico preimpianto per riarrangiamenti strutturali, ad esempio traslocazioni sbilanciate

Le informazioni date durante la consulenza genetica devono essere quanto più possibile semplici, non-direttive e prive di termini medici, in maniera tale da essere comprese più facilmente da parte delle coppie ansiose. Possono essere necessarie frequenti ripetizioni. Alle coppie si deve concedere del tempo da sole, per consentire loro di elaborare delle domande. Le coppie possono essere informate del fatto che su Internet (www.acog.org) sono disponibili informazioni riguardanti molti fattori di rischio comuni, come l'età materna avanzata, aborti spontanei ricorrenti, precedenti figli con difetti del tubo neurale e precedenti figli con trisomia (vedi Fattori di rischio per complicanze durante la gravidanza).

Molte coppie (p. es., quelle con fattori di rischio noti o quelle nelle quali si sospettano dei fattori di rischio) beneficiano dell'indirizzamento a degli specialisti in genetica medica, poiché in questo modo possono essere adeguatamente informate e possono conoscere le opzioni diagnostiche a loro disposizione. Se un'anomalia fetale è sospetta, i pazienti possono essere indirizzati per l'assistenza continuativa a un centro specializzato nella cura neonatale.

Fattori di rischio per disturbi congeniti

Un certo rischio di anomalie genetiche esiste per tutte le gravidanze. Tra i nati vivi, l'incidenza è

  • Dello 0,5% per le anomalie cromosomiche numeriche o strutturali

  • Dell'1% per le malattie monogeniche (mendeliane)

  • Dell'1% per le malattie multigeniche (poligeniche)

Tra i nati morti, tali percentuali sono più alte.

La maggior parte delle malformazioni che interessano un singolo organo (p. es., i difetti del tubo neurale, la maggior parte delle cardiopatie congenite) è il risultato di un'ereditarietà poligenica o multifattoriale (ossia, influenzata anche da fattori ambientali).

Il rischio di avere un feto con una patologia cromosomica è aumentato per la maggior parte delle coppie che ha avuto un precedente feto o un precedente bambino con una patologia cromosomica (riconosciuta o non riconosciuta), fatta eccezione per pochi, specifici tipi di anomalie cromosomiche (p. es., 45,X; triploidia, riarrangiamenti cromosomici de novo). La probabilità che sia presente un'anomalia cromosomica è maggiore nei seguenti casi:

Raramente, un genitore presenta un'anomalia cromosomica, che aumenta il rischio di patologia cromosomica nel feto. Le anomalie cromosomiche che nei genitori sono asintomatiche (p. es., anomalie bilanciate, come alcune traslocazioni e inversioni) possono non essere sospettate. Un riarrangiamento cromosomico bilanciato in un genitore deve essere sospettato nelle coppie che hanno avuto aborti spontanei ricorrenti, infertilità o un figlio con una patologia malformativa.

La possibilità di una patologia fetale cromosomica aumenta con l'aumentare dell'età materna perché durante la meiosi i tassi di non disgiunzione aumentano (incapacità dei cromosomi a separarsi normalmente). Tra i nati vivi, la percentuale è di circa

  • 0,2% all'età di 20 anni

  • 0,5% all'età di 35 anni

  • 1,5% all'età di 40 anni

  • 14% all'età di 49 anni

La maggior parte delle anomalie cromosomiche associate a età materna avanzata è caratterizzata dalla presenza di un cromosoma in più (trisomia); tra queste, la trisomia 21 (sindrome di Down) è quella più frequente. Un'età paterna > 50 anni aumenta nella prole il rischio di alcune varianti geniche patogene spontanee dominanti (precedentemente definite mutazioni), come per esempio l'acondroplasia.

Alcuni disturbi cromosomici sono submicroscopici e quindi non identificati con il cariotipo tradizionale. Le anomalie cromosomiche submicroscopiche, talvolta chiamate varianti del numero di copia, si verificano indipendentemente dai meccanismi di non disgiunzione correlati all'età. L'esatta incidenza di queste anomalie non è chiara, ma l'incidenza è più elevata nei feti con anomalie strutturali. Uno studio multicentrico sponsorizzato dall'Eunice Kennedy Shriver National Institute of Child Health e Human Development (NICHD) ha dimostrato un'incidenza dell'1% di varianti del numero di copie clinicamente rilevanti nei feti con cariotipo normale indipendentemente dall'indicazione per il test e un'incidenza del 6% nei feti con anomalie strutturali (1).

Una malattia autosomica dominante viene sospettata in presenza di un'anamnesi familiare positiva, che interessa più di una generazione; le malattie autosomiche colpiscono maschi e femmine in egual misura. Se un genitore ha una malattia autosomica dominante, il rischio di ereditare quella malattia è per ognuno dei figli (o per ognuna delle figlie) del 50%.

Affinché una malattia autosomica recessiva si manifesti, un figlio (o una figlia) deve ricevere una variante genica patogena di quella malattia da entrambi i genitori. I genitori possono essere eterozigoti (portatori) e, in tal caso, di solito sono clinicamente non-affetti dalla malattia. Se entrambi i genitori sono portatori, ognuno dei figli (maschi o femmine) ha un rischio del 25% di essere omozigote per la variante genetica patogena e, quindi, di essere affetto dalla malattia, una probabilità del 50% di essere eterozigote e una probabilità del 25% di non ereditare nessuna delle due mutazioni presenti nei genitori. Se sono affetti da una malattia solo fratelli e/o sorelle e nessun altro parente, deve essere sospettata una malattia autosomica recessiva. La probabilità che entrambi i genitori siano portatori della stessa malattia autosomica recessiva è maggiore se essi sono consanguinei.

Poiché le femmine hanno due cromosomi X e i maschi ne possiedono solo uno, le malattie recessive legate al sesso si manifestano in tutti i maschi portatori della variante del gene patogeno. Tali malattie di solito vengono trasmesse attraverso femmine eterozigote (portatrici), clinicamente non-affette da queste malattie. Pertanto, per ogni figlio maschio di una femmina portatrice, il rischio di essere affetto dalla malattia è del 50% e, per ogni figlia femmina, il rischio di essere portatrice è del 50%. I maschi affetti non trasmettono il gene ai loro figli maschi, ma lo trasmettono a tutte le loro figlie femmine, che, pertanto, sono portatrici. I maschi non-affetti non hanno il gene mutato e, quindi, non possono trasmetterlo.

Riferimenti dei fattori di rischio per disturbi congeniti

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