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Procedure speciali per la donazione e la trasfusione del sangue

Di

Ravindra Sarode

, MD, The University of Texas Southwestern Medical Center

Ultima revisione/verifica completa feb 2020| Ultima modifica dei contenuti feb 2020
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Oltre alla normale donazione e trasfusione del sangue, talvolta vengono utilizzate procedure speciali.

Piastrinoaferesi (donazione di piastrine)

Nella piastrinoaferesi, dal donatore si prelevano solo le piastrine invece che il sangue intero. Il sangue viene prelevato dal donatore e fatto scorrere attraverso un dispositivo che lo separa nei suoi componenti e trattiene selettivamente le piastrine, reinfondendo il resto al donatore. Poiché viene reinfusa la maggior parte del sangue, in ogni seduta si riesce a donare senza rischi una quantità di piastrine 8-10 volte maggiore rispetto a quella ottenibile da una donazione di sangue intero. Le piastrine possono inoltre essere donate con maggiore frequenza, una volta ogni 3 giorni (senza superare le 24 donazioni all’anno). Per la raccolta delle piastrine con questa tecnica occorrono circa 1-2 ore, mentre la raccolta di sangue intero dura circa 10 minuti.

Doppia donazione di globuli rossi

Nella cosiddetta doppia donazione di globuli rossi, una persona dona il doppio dei globuli rossi rispetto a una donazione singola di sangue intero. Questa doppia donazione è possibile in quanto il soggetto dona solo i globuli rossi invece del sangue intero. Il sangue intero viene prelevato dal donatore e fatto scorrere attraverso un dispositivo che lo separa nei suoi componenti e rimuove selettivamente i globuli rossi, reinfondendo il resto (piastrine e plasma) al donatore. Al donatore vengono trasfusi anche alcuni fluidi per via endovenosa, altrimenti potrebbe verificarsi un abbassamento della pressione sanguigna tale da causare sintomi quali stordimento o perdita di coscienza. Dopo questa procedura, la persona potrebbe percepire una maggiore debolezza fisica per qualche giorno. La doppia donazione di globuli rossi può essere effettuata una volta ogni 112 giorni (ogni 16 settimane). Alcuni esperti consigliano di assumere integratori di ferro dopo la doppia donazione, affinché l’organismo possa sostituire più rapidamente i globuli rossi donati.

Trasfusione autologa

Nella trasfusione autologa, il donatore è il ricevente del proprio sangue. Per esempio, nelle settimane che precedono un intervento chirurgico elettivo, il paziente può auto-donare diverse unità di sangue che possono essere trasfuse in caso di necessità durante o dopo l’intervento stesso. Dopo la donazione, il soggetto assume pastiglie a base di ferro per aiutare il proprio corpo a reintegrare la quantità di globuli rossi persa prima dell’intervento chirurgico. Inoltre, durante alcuni tipi di intervento chirurgico e in presenza di determinate lesioni, il sangue perso può essere raccolto, lavato e reinfuso immediatamente nel soggetto (recupero intraoperatorio del sangue). La trasfusione autologa elimina i rischi derivanti dall’incompatibilità e dalle malattie ematiche (a meno che non venga trasfuso per errore sangue del gruppo sbagliato). Questa tecnica, tuttavia, non è utilizzata con la stessa frequenza della trasfusione standard perché la scorta di sangue generale è molto sicura, grazie alle rigorose procedure di screening e test del donatore. Inoltre, i pazienti anziani potrebbero non tollerare la donazione di sangue prima dell’intervento chirurgico, perché sono più inclini a sviluppare effetti collaterali durante la donazione come ipotensione e svenimento. Gli anziani sono comunque di per sé più inclini ad avere un numero di cellule del sangue inferiore al normale (una bassa conta ematica). La trasfusione autologa, inoltre, è un po’ più costosa rispetto alla trasfusione standard.

Donazioni dirette o dedicate

I parenti o amici possono donare il sangue specificamente per un altro parente o amico, a patto che il gruppo sanguigno e il fattore Rh del donatore e del ricevente siano compatibili. Per alcuni soggetti, conoscere il donatore è confortante, sebbene la donazione da parte di un membro della famiglia o di un amico non sia necessariamente più sicura di quella proveniente da uno sconosciuto. Il sangue dei familiari viene analizzato, come qualsiasi altro campione di sangue, e successivamente trattato con radiazioni per evitare l’insorgenza di malattia del trapianto contro l’ospite che, sebbene rara, si verifica più di frequente se ricevente e donatore sono parenti.

Aferesi di cellule staminali emopoietiche (trapianto di cellule staminali)

Nell’aferesi di cellule staminali emopoietiche, il donatore dona solo le cellule staminali emopoietiche (cellule indifferenziate che si possono sviluppare diventando qualsiasi tipo di cellula ematica), invece del sangue intero. Prima della donazione, al donatore deve essere somministrata una particolare proteina (fattore di crescita) che stimola il midollo osseo a rilasciare le cellule staminali nel torrente ematico. Il sangue viene prelevato e fatto scorrere attraverso un dispositivo che lo separa nei suoi componenti, eliminando selettivamente le cellule staminali ematopoietiche e reinfondendo il resto del sangue nel donatore. I donatori e i riceventi delle cellule staminali devono presentare tipi leucocitari compatibili (antigene dei leucociti umani, HLA), un tipo di proteina che si trova su alcuni tipi di cellule, invece che gruppi sanguigni compatibili. Questo tipo di cellule viene talvolta usato per il trattamento di persone affette da leucemia, linfoma o altri tumori del sangue. La procedura è detta trapianto di cellule staminali. È possibile prelevare le cellule staminali stesse del ricevente o trasferire cellule staminali di un donatore.

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