Comportamento alimentare nei bambini

DiStephen Brian Sulkes, MD, Golisano Children’s Hospital at Strong, University of Rochester School of Medicine and Dentistry
Reviewed ByAlicia R. Pekarsky, MD, State University of New York Upstate Medical University, Upstate Golisano Children's Hospital
Revisionato/Rivisto mag 2025 | Modificata ago 2025
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Visualizzazione l’educazione dei pazienti

Le variazioni nel comportamento alimentare dei bambini vanno dalla variabilità dell'appetito adeguata all'età a disturbi del comportamento alimentare gravi o addirittura letali come l'anoressia nervosa, la bulimia nervosa e le abbuffate (binge-eating). I disturbi alimentari possono anche provocare sovralimentazione e obesità (vedi anche Obesità negli adolescenti) (1).

I genitori dei bambini piccoli sono spesso preoccupati del fatto che il proprio figlio non mangi abbastanza o mangi troppo, mangi i cibi sbagliati, si rifiuti di mangiare alcuni cibi (vedi anche Disturbo evitante/restrittivo dell'assunzione di cibo), o assuma un comportamento inadeguato a tavola (p. es., passando di nascosto il cibo a un animale, lanciando o lasciando cadere intenzionalmente il cibo) (2).

La valutazione deve comprendere un'anamnesi dettagliata di frequenza, durata e intensità del problema. La crescita deve essere valutata in base a altezza o lunghezza e peso, che vengono misurati e tracciati su apposite tabelle (vedi growth charts dell'Organizzazione Mondiale della Sanità [dalla nascita fino ai 2 anni di età] e growth charts del Centers for Disease Control and Prevention [dopo i 2 anni di età]). Spesso, quando ai genitori vengono mostrate le curve di crescita che mostrano che il bambino sta crescendo in modo adeguato, la loro preoccupazione per l'alimentazione diminuisce.

I bambini devono essere valutati per i disturbi alimentari se:

  • Essi esprimono preoccupazioni persistenti circa il loro aspetto o il peso.

  • Il loro peso diminuisce o si stabilizza a un'età in cui sono attesi crescita e aumento di peso.

  • Il loro peso inizia ad aumentare a un ritmo notevolmente più veloce del loro ritmo di crescita precedente.

Le persistenti preoccupazioni circa l'aspetto devono sollevare il sospetto di un disturbo dismorfofobico.

La maggior parte dei problemi alimentari non permane un tempo sufficiente ad interferire con la crescita e lo sviluppo. Se il bambino appare in buona salute e i valori di crescita rientrano in un intervallo accettabile, i genitori devono essere rassicurati e incoraggiati a minimizzare i conflitti e le costrizioni legati all'assunzione del pasto. Una preoccupazione prolungata ed eccessiva da parte dei genitori può infatti contribuire allo sviluppo successivo di un disturbo del comportamento alimentare.

Se i genitori sono preoccupati che i bambini non mangino determinati alimenti o non mangino abbastanza, i tentativi di alimentazione forzata difficilmente aumenteranno l'assunzione; i bambini possono sviluppare reazioni emotive negative al cibo o possono tenere il cibo in bocca o sputarlo o addirittura vomitare. I genitori devono offrire i pasti seduti a tavola con la famiglia senza distrazioni, come televisione, dispositivi digitali o animali domestici, ed evitare di associare il cibo a emozioni eccessivamente positive o negative. Il cibo deve essere tolto dopo 20 o 30 minuti senza fare commenti riguardo a quanto è stato o non è stato mangiato. Il bambino deve partecipare a togliere i cibi che sono stati gettati o lasciati intenzionalmente cadere sul pavimento. Tutto questo, assieme alla restrizione degli spuntini tra un pasto e l'altro mantenendo la sola colazione mattutina e la merenda pomeridiana, generalmente ricostituirà un normale rapporto tra quantità di cibo ingerito, appetito e fabbisogni nutrizionali del bambino.

(Vedi anche Panoramica sui problemi comportamentali nei bambini.)

Riferimenti

  1. 1. Pastore M, Indrio F, Bali D, Vural M, Giardino I, Pettoello-Mantovani M. Alarming Increase of Eating Disorders in Children and Adolescents. J Pediatr. 2023;263:113733. doi:10.1016/j.jpeds.2023.113733

  2. 2. Fonseca NKO, Curtarelli VD, Bertoletti J, et al. Avoidant restrictive food intake disorder: recent advances in neurobiology and treatment. J Eat Disord. 2024;12(1):74. Published 2024 Jun 7. doi:10.1186/s40337-024-01021-z

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