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Febbre delle trincee

(Febbre Wolhyniana, della tibia o Quintana)

Di

Larry M. Bush

, MD, FACP, Charles E. Schmidt College of Medicine, Florida Atlantic University;


Maria T. Vazquez-Pertejo

, MD, Wellington Regional Medical Center

Ultima modifica dei contenuti feb 2020
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La febbre delle trincee è una malattia trasmessa da un pidocchio causata dai batteri Gram-negativi Bartonella quintana ed è stata osservata inizialmente soprattutto tra i militari durante la prima e la seconda guerra mondiale. I sintomi consistono in una malattia acuta, febbrile ricorrente, occasionalmente con rash. La diagnosi si ottiene mediante emocoltura. La terapia prevede un macrolide o la doxiciclina.

L'uomo è l'unico serbatoio di questa infezione da Bartonella. B. quintana viene trasmessa all'uomo quando feci di pulci infette penetrano all'interno della cute abrasa o della congiuntiva.

La febbre delle trincee è endemica in Messico, Tunisia, Eritrea, Polonia e nell'ex-Unione Sovietica e si sta ripresentando nella popolazione senzatetto degli Stati Uniti.

Sintomatologia

Dopo un periodo di incubazione variabile da 14 a 30 giorni, si ha un esordio improvviso di febbre delle trincee, con febbre, debolezza, sonnolenza, cefalea (con dolore retro-oculare), iniezioni congiuntivali, e forti dolori alle gambe (tibia) e alla schiena.

La febbre può raggiungere i 40,5° C e durare 5-6 giorni. In circa la metà dei casi, la febbre si ripresenta da 1 a 8 volte ad intervalli di 5-6 giorni.

Si manifestano un rash maculare o papulare transitorio e, occasionalmente, epatomegalia e splenomegalia. L'endocardite può complicare alcuni casi.

Le recidive sono frequenti e si manifestano fino a 10 anni dopo l'esordio.

Diagnosi

  • Emocolture

  • Test sierologici e PCR (reazione a catena della polimerasi)

La febbre delle trincee deve essere sospettata nei soggetti che vivono in zone molto infestate da pidocchi.

Devono essere considerate la leptospirosi, il tifo, la febbre ricorrente e la malaria.

Il microrganismo viene identificato mediante emocoltura, sebbene possa richiedere da 1 a 4 settimane per crescere. La malattia è caratterizzata da una batteriemia persistente durante l'attacco iniziale, durante le recidive, in tutti i periodi asintomatici tra le recidive e nei pazienti con endocardite.

È disponibile il test sierologico e può fornire un supporto per la diagnosi. Alti titoli di anticorpi IgG possono innescare valutazione per endocardite. Possono essere eseguite analisi nella PCR (reazione a catena della polimerasi) di campioni di sangue o di tessuti.

Trattamento

  • Doxiciclina, un macrolide, o un ceftriaxone

Sebbene la guarigione sia abitualmente completa in 1-2 mesi e la mortalità trascurabile, la batteriemia può persistere per mesi dopo la guarigione clinica, e può essere necessario un trattamento prolungato (> 1 mese) con un macrolide o doxiciclina. Ai pazienti viene somministrata doxiciclina 100 mg per via orale 2 volte/die da 4 a 6 settimane e, nel caso si sospetti un'endocardite, viene aggiunta gentamicina 3 mg/kg/die EV per 2 settimane. La terapia combinata è somministrata in caso di infezioni gravi o complicate.

È necessario controllare la pediculosi del corpo.

I pazienti con batteriemia cronica devono essere monitorati per segni di endocardite.

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