Test di funzionalità polmonare (PFT)

DiRebecca Dezube, MD, MHS, Johns Hopkins University
Reviewed ByRichard K. Albert, MD, Department of Medicine, University of Colorado Denver - Anschutz Medical
Revisionato/Rivisto Modificata nov 2025
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I fatti in Breve

I test di funzionalità polmonare misurano la capacità polmonare di contenere aria, di inspirare ed espirare, e di assorbire ossigeno.

Sono più efficaci ai fini della rilevazione del tipo generale e della gravità della patologia polmonare che non nella definizione della causa specifica di un disturbo; tuttavia, possono trovare impiego per diagnosticare alcune patologie specifiche, come l’asma e la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO).

(Vedere anche Anamnesi ed esame obiettivo per le pneumopatie e Panoramica sull’apparato respiratorio.)

Per la valutazione di una patologia polmonare spesso si esaminano:

  • La quantità di aria espirata e la rapidità con cui viene espirata (flusso d’aria)

  • La quantità di aria che i polmoni possono contenere (volume polmonare)

La misurazione del flusso d’aria polmonare (spirometria)

Le misurazioni del flusso d’aria vengono eseguite con uno spirometro, costituito da un boccaglio e da tubi connessi a uno strumento di rilevazione. Il paziente deve tenere le labbra ben serrate attorno al boccaglio, inoltre è opportuno applicare delle clip sul naso per essere certi che tutta l’aria immessa o emessa passi dal cavo orale. Il soggetto inala profondamente, poi espira con forza, quanto più velocemente possibile, attraverso il tubo mentre vengono eseguite le misurazioni. Il volume di aria inalato e espirato e la durata di ciascun respiro vengono registrati e analizzati. La misurazione deve essere effettuata diverse volte, per garantire che i risultati siano coerenti. Spesso i test sono ripetuti dopo aver somministrato al paziente un farmaco che dilata le vie aeree (broncodilatatore).

Nei disturbi come l’asma e la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), la capacità di espirare rapidamente è compromessa.

La maggior parte degli spirometri consente di misurare, in modo continuativo, volumi polmonari e velocità di flusso, durante un atto respiratorio forzato. La velocità di flusso può indicare la presenza di anomalie in grado di ostruire parzialmente la laringe e la trachea.

Come utilizzare uno spirometro

Uno spirometro è costituito da un boccaglio, un tubo e un apparecchio di registrazione. Per usare uno spirometro, il paziente deve inspirare profondamente e poi espirare rapidamente attraverso il tubo. L’apparecchio di registrazione misura il volume d’aria inspirato o espirato e la durata di ogni atto respiratorio.

Spirometria
Spirometria Tecnica
Spirometria Tecnica

La spirometria trova impiego per valutare la funzionalità polmonare. La paziente respira normalmente, quindi inspira rapidamente attraverso il boccaglio collegato a un tubo. Quindi espira subito fino a svuotare il più possibile i polmoni. Questi respiri sono misurati con lo spirometro (a destra) che è uno strumento di plastica nero che si alza e si abbassa ad ogni respiro completo. Molti spirometri sono elettronici e non sono dotati di pistone o soffietto che si muove al respiro del paziente.

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Video di Lahey Clinic Media Center.

Uno strumento più semplice, usato per misurare la velocità di espulsione dell’aria, è il misuratore del picco di flusso. Dopo aver inalato profondamente, il soggetto soffia con tutta la forza possibile all’interno dello strumento.

Misurazione del volume polmonare (pletismografia)

La misura dei volumi polmonari riflette la rigidità o l’elasticità dei polmoni e della gabbia toracica, nonché la forza dei muscoli respiratori. In disturbi quali la fibrosi polmonare si riscontra un’anomala rigidità dei polmoni, mentre in disturbi quali la curvatura della colonna vertebrale (scoliosi) si riscontra una particolare rigidità della parete toracica. Vari disturbi neuromuscolari come la miastenia gravis e la sindrome di Guillain-Barré possono provocare debolezza del diaframma (la fascia muscolare a forma di cupola che separa la cavità toracica dall’addome) e di altri muscoli respiratori, riducendo il volume di aria nei polmoni. L’aumento della rigidità dei polmoni causa la riduzione delle misure del volume polmonare. Nei disturbi come la BPCO, la riduzione dell’elasticità dei polmoni rende difficile espirare. Un volume di aria maggiore resta intrappolato nei polmoni, determinando misure del volume polmonare superiori a quelle previste.

Le misurazioni del volume respiratorio effettuate attraverso la spirometria sono solo stime. Misurazioni più accurate possono essere ottenute mediante:

  • Pletismografia corporea

  • Diluizione con gas inerti

Nella pletismografia corporea, il paziente si siede all’interno di una cabina di plastica pressurizzata. La pressurizzazione della cabina consente la misurazione del volume d’aria che il paziente inala ed espira e le variazioni nell’aria che si verificano durante la respirazione. Un computer calcola i volumi respiratori sulla base dei valori letti.

L’impiego della diluizione con gas inerti prevede che il paziente respiri in una nota quantità di gas, generalmente elio. Il computer calcola il volume polmonare in base alla quantità di gas espirata dal paziente.

Valutazione della forza muscolare

La forza dei muscoli respiratori può essere misurata invitando il soggetto a inalare ed espirare forzatamente dentro un manometro. I disturbi che provocano un indebolimento dei muscoli, come la distrofia muscolare e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA o malattia di Lou Gehrig), indeboliscono anche i muscoli respiratori e rendono la respirazione più difficoltosa. La forza muscolare può essere valutata anche eseguendo la spirometria con il soggetto in posizione seduta e supina.

Misurazione della capacità di diffusione

Una valutazione della capacità di diffusione permette di determinare il passaggio dell’ossigeno dalle cavità aeree dei polmoni (alveoli) al torrente ematico. Dato che la capacità di diffusione dell’ossigeno è difficile da misurare direttamente, il soggetto inala una minima quantità di monossido di carbonio, trattiene il respiro per 10 secondi e, successivamente, espira all’interno di un rilevatore di monossido di carbonio.

L’inadeguato assorbimento di monossido di carbonio è indice di alterazione degli scambi di ossigeno tra polmoni e torrente ematico. La capacità di diffusione è anomala in modo caratteristico nei soggetti con fibrosi polmonare, nei pazienti con disturbi a carico dei vasi polmonari e in alcuni soggetti con enfisema.

Ventilazione massima volontaria (VMV)

La VMV misura la capacità massima complessiva del paziente di respirare. L’esame si svolge con il paziente in posizione seduta. Il paziente viene invitato a respirare il più rapidamente e profondamente possibile, attraverso uno spirometro, per un periodo di tempo prestabilito, generalmente per 15-30 secondi. Si misura il volume d’aria spostato nell’arco di un certo lasso di tempo. La VMV è ridotta nelle malattie che coinvolgono il flusso d’aria o indeboliscono i muscoli respiratori, come la miastenia gravis, la sclerosi laterale amiotrofica e la distrofia muscolare. Poiché questo esame dipende dalla capacità del paziente di collaborare, non viene utilizzato tanto frequentemente come gli altri test di funzionalità polmonare.

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