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Sindrome dell’intestino corto

Di

Atenodoro R. Ruiz, Jr.

, MD, The Medical City, Pasig City, Philippines

Ultima revisione/verifica completa feb 2021| Ultima modifica dei contenuti feb 2021
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I fatti in Breve
  • che spesso si sviluppa dopo l’asportazione chirurgica di un’ampia parte (solitamente più di due terzi dell’intera lunghezza) dell’intestino tenue.

  • La diarrea è il sintomo principale.

  • Dopo l’intervento, il paziente riceve cibo e fluidi in vena (per via endovenosa).

  • In alcuni casi l’alimentazione endovenosa deve protrarsi per tutta la vita.

  • La diarrea può essere attenuata con l’assunzione di farmaci come loperamide e colestiramina.

La maggior parte del processo digestivo e dell’assorbimento del cibo avviene nell’intestino tenue. Le conseguenze legate all’asportazione di una parte dell’intestino tenue dipendono dalla quantità asportata e dalla sede. L’intestino tenue ha una lunghezza pari a circa 4 metri. Se viene asportata la parte centrale (digiuno), talvolta l’ultima parte (ileo) può adattarsi e assorbire una maggiore quantità di sostanze nutritive. Se l’intervento di asportazione riguarda circa 1 metro di ileo, in genere l’intestino tenue restante non ha capacità adattative. Prima che avvenga l’adattamento, o in caso di mancato adattamento, l’intestino incontra difficoltà ad assorbire elevate quantità di sostanze nutritive, tra cui grassi, proteine e vitamine. Se l’estremità dell’ileo è stata asportata, l’intestino non riesce inoltre ad assorbire gli acidi biliari secreti dal fegato, che favoriscono la digestione, e non è in grado di assorbire la vitamina B12.

La diagnosi di sindrome dell’intestino corto si basa sui risultati di una valutazione medica dell’intervento chirurgico precedente del soggetto, dei sintomi e dei risultati di un esame.

Trattamento della sindrome dell'intestino corto

  • Nutrizione parenterale totale (NPT)

  • Talvolta farmaci antidiarroici, integratori alimentari e inibitori della pompa protonica

Subito dopo la chirurgia, quando la diarrea è generalmente grave, i medici somministrano fluidi per via endovenosa, al fine di sostituire i liquidi e gli elettroliti persi. e di solito anche alimentazione per via endovenosa. Tale alimentazione, che prende il nome di nutrizione parenterale totale Alimentazione per via endovenosa L’alimentazione per via endovenosa viene utilizzata quando l’apparato digerente non è in grado di assorbire adeguatamente i nutrienti, come nel caso delle malattie da malassorbimento gravi.... maggiori informazioni (NPT), contiene tutti i nutrienti necessari, comprese proteine, grassi, carboidrati, vitamine e minerali. Alla graduale ripresa e al diminuire della frequenza di evacuazione, si passa lentamente alla somministrazione di fluidi per via orale.

Se l’intervento di asportazione interessa un’estesa parte di intestino tenue (come nei casi in cui rimane meno di 1 metro circa di digiuno) e nei pazienti con persistente ed eccessiva perdita di liquidi, è necessario sottoporre il soggetto a NPT permanente. In altri casi l’alimentazione orale è tollerata. La dieta raccomandata contiene generalmente una maggiore quantità di grassi e proteine rispetto a quella dei carboidrati. Pasti piccoli e frequenti sono meglio di pasti meno frequenti ma più sostanziosi.

Ai soggetti che necessitano di NPT si possono somministrare iniezioni di un farmaco chiamato teduglitide, che può aiutare a ridurre il fabbisogno di NPT.

In presenza di diarrea dopo i pasti, si raccomanda di assumere farmaci antidiarroici come loperamide 1 ora prima dei pasti. La colestiramina può essere assunta ai pasti per ridurre la diarrea causata da malassorbimento dell’acido biliare. La maggior parte dei pazienti deve assumere integratori di vitamine, calcio e magnesio. Poiché la sindrome dell’intestino corto è spesso associata a un’eccessiva quantità di acido gastrico, la maggior parte dei pazienti assume anche un farmaco acido-bloccante, come un inibitore della pompa protonica. Alcuni pazienti richiedono iniezioni mensili di vitamina B12.

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