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Ablazione per aritmia cardiaca

Di

L. Brent Mitchell

, MD, Libin Cardiovascular Institute of Alberta, University of Calgary

Ultima modifica dei contenuti lug 2019
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La necessità di trattamento delle aritmie dipende dai sintomi e dalla gravità dell'aritmia. Il trattamento è volto alle cause. Se necessario, si fa ricorso a una terapia antiaritmica diretta, che comprende farmaci antiaritmici, cardioversione-defibrillazione, cardioversione-defibrillazione impiantabile, pacemaker (ed una speciale forma di stimolazione elettrica, terapia cardiaca di risincronizzazione), ablazione con catetere,intervento chirurgico o una combinazione di questi.

Se una tachiaritmia si sostiene grazie alla presenza di un circuito o di un focus ectopico specifici, questi siti possono essere distrutti intenzionalmente (ablati) per curare. Esistono svariati metodi di ablazione:

  • Ablazione con radiofrequenza

  • Crioablazione

L'ablazione viene solitamente eseguita utilizzando catetere transvenoso alimentato con energia elettrica a radiofrequenza a bassa tensione e ad alta frequenza (da 300 a 750 MHz). Questa energia riscalda e provoca necrosi in un'area < 1 cm di diametro e fino a 1 cm di profondità.

La crioablazione utilizza il congelamento dei tessuti (fino a -70° C) per effettuarne la distruzione. Altri sistemi di somministrazione sono stati sviluppati per l'uso intraoperatorio.

Prima che l'energia possa essere applicata, il sito o i siti target dell'ablazione devono essere identificati durante uno studio elettrofisiologico.

La percentuale di successo è > 90% per le tachicardie sopraventricolare da rientro (lungo il nodo atrioventricolare o una via accessoria), la tachicardia atriale focale e flutter atriale, e da tachicardie ventricolari focali idiopatiche (tachicardia ventricolare dal tratto d'efflusso ventricolare destro, tachicardia ventricolare settale sinistra o tachicardia ventricolare da rientro di branca del fascio). Poiché spesso la fibrillazione atriale origina o viene mantenuta da un focus aritmogeno sito nelle vene polmonari, questo sito di origine può essere isolato elettricamente per mezzo di ablazioni erogate a livello della giunzione tra le vene polmonari e l'atrio sinistro oppure a livello dell'atrio sinistro. In alternativa, nei pazienti con fibrillazione atriale refrattaria alla terapia medica ed elevata risposta ventricolare, il nodo atrioventricolare può essere ablato dopo impianto di un pacemaker permanente. L'ablazione è talvolta efficace nei pazienti con tachicardia ventricolare refrattaria ai farmaci in particolare quando è presente cardiomiopatia ischemica.

L'ablazione transcatetere è sicura; il rischio di mortalità è più alto nelle procedure complesse. La mortalità è < 1/2000 per le procedure di ablazione non complessa, ma può arrivare a 1/500 per le procedure di isolamento della vena polmonare per la fibrillazione atriale o per le procedure di ablazione del substrato della tachicardia ventricolare.

Le complicanze comprendono danno valvolare, stenosi o occlusione delle vene polmonari (se usata per trattare la fibrillazione atriale), ictus o altro embolismo, perforazione miocardica, tamponamento (1%), e ablazione non voluta del nodo atrioventricolare.

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