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Ipotermia

Di

Daniel F. Danzl

, MD, University of Louisville School of Medicine

Ultima revisione/verifica completa mag 2019| Ultima modifica dei contenuti mag 2019
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I fatti in Breve

L’ipotermia è una condizione caratterizzata da una temperatura corporea pericolosamente bassa.

L’ipotermia viene spesso considerata una lesione da freddo, dato che può essere causata o aggravata dall’esposizione a un ambiente freddo.

  • Trovarsi in un ambiente con temperature estremamente basse, soffrire di certi disturbi o essere impossibilitati a muoversi può aumentare il rischio di danni dovuti all’ipotermia.

  • Inizialmente si manifestano i brividi e in seguito sopraggiungono confusione e perdita di coscienza.

  • Se la temperatura non è troppo bassa, il recupero è possibile riscaldandosi e asciugandosi.

  • Se invece la temperatura è troppo bassa, il medico può riscaldare il soggetto con ossigeno riscaldato e liquidi caldi somministrati per via endovenosa o introdotti nella vescica, nello stomaco, nella cavità toracica o addominale mediante cannule in plastica. Il medico provvede anche a riscaldare l’ambiente esterno al corpo.

Negli Stati Uniti l’ipotermia causa circa 600 morti l’anno, e aumenta il rischio di morte in persone affette da patologie cardiache, vascolari e nervose.

L’ipotermia si verifica quando l’organismo perde più calore di quello che riesce a sostituire aumentando il calore generato attraverso l’attività fisica o incrementando il riscaldamento tramite fonti esterne, come un fuoco o il sole. Il vento, così come sedersi o sdraiarsi su una superficie fredda o immergersi in acqua, sono fattori che aumentano la perdita di calore. L’immersione improvvisa in acqua molto fredda può causare un’ipotermia fatale nel giro di 5-15 minuti. Tuttavia, alcune persone, soprattutto neonati e bambini piccoli, sono sopravvissute fino a un’ora completamente immerse in acqua ghiacciata. Lo shock può bloccare tutti gli apparati, essenzialmente per proteggere l’organismo (vedere pagina Effetti dell’immersione in acqua fredda). Si può avere ipotermia anche dopo una prolungata esposizione ad acqua moderatamente fredda.

I soggetti più a rischio sono le persone che giacciono immobili in un ambiente freddo, come coloro che hanno avuto un ictus oppure che hanno perso coscienza per intossicazione, livelli bassi di zucchero (glucosio) nel sangue o in seguito a un trauma. Tali soggetti generano meno calore a causa della loro immobilità e sono anche incapaci di allontanarsi dall’ambiente freddo. Questi soggetti sono a rischio di ipotermia anche quando la temperatura ambientale è di 13-16 °C.

I giovanissimi e gli anziani sono particolarmente a rischio per lo sviluppo dell’ipotermia. In queste fasce d’età spesso i soggetti non compensano il freddo come i giovani adulti e dipendono da altri per le loro esigenze e per mantenersi caldi. I soggetti molto anziani spesso diventano ipotermici solo perché restano seduti immobili in una stanza fredda per ore. I bambini perdono calore corporeo velocemente e sono particolarmente sensibili all’ipotermia. Talvolta un disturbo, come un’infezione disseminata o l’ipoattività della tiroide (ipotiroidismo), causa o contribuisce all’ipotermia.

Sintomi

I sintomi iniziali comprendono brividi intensi e il battere i denti. Quando la temperatura corporea scende ulteriormente:

  • I brividi cessano.

  • I movimenti divengono lenti e goffi.

  • I tempi di reazione sono più lunghi.

  • Il pensiero è confuso.

  • La capacità di giudizio è compromessa.

Questi sintomi possono svilupparsi in modo così graduale che le persone, compresi coloro che sono vicini all’interessato, non si rendono conto di quanto accade. Il soggetto può cadere, vagare o semplicemente stendersi per riposare.

Quando i brividi cessano, la persona diventa indolente e scivola nel coma. La frequenza del cuore e del respiro rallenta e diventa debole. Se rallenta eccessivamente, la persona può non dare segni di vita (assenza di battito cardiaco o tentativi di respirazione) anche se il cuore batte molto debolmente. Infine il cuore si ferma.

Il rischio di morte è inversamente proporzionale alla temperatura corporea. La morte può sopraggiungere a una temperatura corporea inferiore a 31 °C, ma è più probabile sotto i 28 °C.

Consigli fondamentali per gli anziani: adattamento alle basse temperature

L’invecchiamento ha un effetto negativo sulla capacità dell’organismo di adattarsi al freddo. Con l’età, il corpo riesce meno a reagire con i brividi e a deviare il sangue dalla sua superficie. Inoltre lo strato adiposo sottocutaneo si assottiglia riducendo l’isolamento che previene la perdita di calore.

Inoltre, disturbi come le patologie cardiovascolari, più diffuse fra gli anziani, possono ridurre l’efficienza dell’organismo nel reagire con i brividi e deviare il sangue, rendendo le persone meno capaci di compensare lo stress dovuto all’ipotermia. Anche la capacità dell’organismo di produrre calore diminuisce a causa di disturbi che solitamente interessano gli anziani, come l’ipoattività della tiroide (ipotiroidismo). I soggetti impossibilitati a muoversi a causa di una lesione o un disturbo come un ictus o l’artrite sono a maggior rischio di raffreddamento pericoloso, in quanto il minore movimento riduce il calore generato dall’attività muscolare. L’alcol e alcuni farmaci, come gli antidepressivi, aumentano il rischio.

L’ipotermia si può quasi sempre prevenire. Gli anziani devono prendere le seguenti precauzioni:

  • Mantenere un ambiente caldo. Gli anziani talvolta tengono la propria casa a una temperatura inferiore a quella auspicabile per risparmiare, ma il termostato deve essere impostato almeno su 20 °C. In particolare le camere da letto devono essere ben calde. I programmi di assistenza per l’acquisto di combustibile e di preparazione della casa per l’inverno possono contribuire a sostenere i costi.

  • Indossare più strati di indumenti, in particolare di lana o di materie sintetiche come il polipropilene, che sono materiali isolanti anche se si bagnano. Dato che l’organismo perde una grande quantità di calore dalla testa, è essenziale un copricapo caldo. Anche le dita dei piedi e delle mani devono essere protette.

  • Assumere cibi e bevande caldi. Il cibo fornisce il carburante da bruciare e le bevande calde forniscono calore ed evitano la disidratazione.

  • Evitare le bevande alcoliche, in quanto l’alcol dilata i vasi sanguigni della cute, generando una temporanea sensazione di calore, ma causandone in realtà una perdita maggiore.

  • Fare esercizio regolarmente, specie se fa freddo. L’esercizio può aumentare la produzione di calore da parte dell’organismo.

Diagnosi

  • Misurazione della temperatura corporea

  • A volte, esami per altri disturbi

I medici formulano una diagnosi di ipotermia se la temperatura corporea, misurata generalmente con un termometro rettale, è inferiore a 35 °C. I termometri convenzionali non registrano temperature sotto i 34 °C e quindi sono necessari termometri elettronici per misurare la temperatura in caso di grave ipotermia.

Gli esami del sangue e altre analisi consentono di verificare se l’ipotermia sia causata da un disturbo come un’infezione o ipotiroidismo. Se il paziente non dà segni di vita, i medici possono eseguire un ecocardiogramma per determinare se il cuore batte ancora.

Trattamento

  • Asciugare il corpo e riscaldarlo dall’esterno, rimuovendo gli indumenti bagnati e avvolgendolo in coperte calde

  • Riscaldare il corpo dall’interno, aumentando la temperatura dell’aria respirata e utilizzando liquidi caldi

Trattamento in ambiente non ospedaliero

Nelle prime fasi asciugare il corpo, sostituire gli indumenti con altri caldi e asciutti, coprire la persona con una coperta calda e l’assunzione di liquidi caldi possono determinare la guarigione. Se il soggetto viene trovato privo di sensi, per prevenire l’ulteriore perdita di calore lo si avvolge in una coperta calda e asciutta e, se possibile, gli si tolgono gli indumenti bagnati e lo si sposta in un luogo caldo mentre si organizza un immediato trasporto in ambiente ospedaliero.

La rianimazione cardiopolmonare (RCP) al di fuori di un ambiente ospedaliero non è raccomandata, in particolare se effettuata dagli astanti, se dei segni di vita sono ancora presenti, possono risultare molto difficili da individuare. Ad esempio, in particolare per le persone non addestrate, può risultare difficile individuare una respirazione e un battito cardiaco molto leggeri. Spesso non si sentono né il polso né il battito cardiaco, anche se il cuore batte debolmente. Il soggetto in ipotermia grave deve essere mosso delicatamente, poiché uno scossone improvviso può provocare un ritmo cardiaco irregolare (aritmia) che può essere letale.

Trattamento in ospedale

In ospedale, il medico lo riscalda mediante inalazioni di ossigeno riscaldato e liquidi caldi somministrati per via endovenosa o introdotti nella vescica, nello stomaco, nella cavità toracica o addominale attraverso dei tubi in plastica. Inoltre, il sangue può essere riscaldato attraverso il processo di emodialisi (il sangue viene pompato fuori dal corpo, attraverso un filtro con un sistema di riscaldamento e poi di nuovo immesso nell’organismo) o con una macchina cuore-polmone (che pompa sangue fuori dal corpo, lo riscalda, aggiunge ossigeno e poi lo reimmette nell’organismo).

Può rendersi necessario il supporto respiratorio, con l’inserimento di una cannula in plastica, attraverso la bocca, nella trachea (intubazione endotracheale) e l’uso della ventilazione meccanica. Se il cuore si ferma, si ricorre alla RCP.

Data la guarigione di alcuni soggetti con ipotermia, nonostante non mostrassero segni di vita all’arrivo in ospedale, i medici di solito continuano i tentativi di rianimazione fino a quando il soggetto non sia riscaldato pur in assenza dei segni vitali.

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