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Biopsia epatica

Di

Christina C. Lindenmeyer

, MD, Cleveland Clinic

Ultima modifica dei contenuti dic 2019
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Risorse sull’argomento

La biopsia epatica fornisce informazioni sulla struttura istologica del fegato e sull'evidenza di danno epatico (tipo, grado e fibrosi); questa informazione può essere essenziale non solo per la diagnosi, ma anche per la stadiazione, la prognosi e la gestione. Sebbene si ottenga solo una piccola parte centrale di tessuto, è di solito rappresentativa anche in caso di lesioni focali.

La biopsia epatica percutanea viene solitamente eseguita al letto del malato sotto guida ecografica. Viene preferita la guida ecografica perché il suo utilizzo offre l'opportunità di visualizzare il fegato e le lesioni focali.

Indicazioni

In generale, la biopsia è indicata per le alterazioni del fegato che non sono identificate con metodi meno invasivi o che richiedono l'istopatologia per la stadiazione (vedi tabella Indicazioni per la biopsia epatica). La biopsia è utile specialmente per evidenziare la tubercolosi o le altre infiltrazioni granulomatose e per chiarire i problemi del fegato trapiantato (cioè, lesione ischemica, rigetto, patologia della via biliare, epatite virale). Biopsie eseguite in serie, solitamente nel corso di anni, possono essere necessarie per monitorare la progressione della malattia.

Tabella
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Indicazioni per la biopsia epatica*

Condizione

Uso

Inspiegate anomalie degli esami epatici

Diagnosi

Diagnosi e stadiazione

Epatite cronica (virale o autoimmune)

Diagnosi e stadiazione

Malattie da accumulo di metalli pesanti (p. es., emocromatosi, malattia di Wilson)

Diagnosi

Sospetto rigetto o altra complicanza dopo trapianto di fegato

Diagnosi

Stato del fegato del donatore

Valutazione

Epatosplenomegalia da causa sconosciuta

Diagnosi

Colestasi intraepatica inspiegabile (solitamente colangite biliare primitiva [cirrosi biliare primitiva], colangite sclerosante primitiva o danno epatico indotto da farmaci)

Diagnosi

Sospetto cancro o inspiegabili lesioni focali

Diagnosi

Malattie sistemiche inspiegate (p. es., febbre di origine sconosciuta, malattie infiammatorie o granulomatose)

Diagnosi (eseguita la coltura)

Uso di farmaci epatotossici (p. es., metotrexato)

Monitoraggio

*In generale, la biopsia è indicata per le alterazioni del fegato che non sono identificate con metodi meno invasivi o che richiedono l'istopatologia per la stadiazione.

L'esame macroscopico e l'istopatologia sono spesso decisivi. La citologia (aspirazione con ago sottile), le sezioni al criostato e l'esame colturale possono essere utili in pazienti selezionati. Il contenuto di metallo (p. es., rame nella sospetta malattia di Wilson, ferro nell'emocromatosi) può essere misurato nel campione bioptico.

Le limitazioni della biopsia epatica comprendono

  • L'errore di campionamento

  • Gli errori o le incertezze occasionali nei casi di colestasi

  • La necessità di un istopatologo esperto (alcuni patologi hanno una scarsa esperienza con i campioni prelevati con ago)

Controindicazioni

Controindicazioni assolute alla biopsia epatica sono

  • Incapacità del paziente di rimanere fermo e di mantenere l'espirazione per la durata della procedura

  • Sospette lesioni vascolari (p. es., emangioma)

  • Tendenza al sanguinamento (p. es., International normalized ratio [INR] > 1,5)

  • Trombocitopenia grave (< 50 000/microlitro)

Le controindicazioni relative comprendono una grave anemia, la peritonite, un'ascite importante, un'ostruzione biliare di grado elevato e un'infezione o un versamento subfrenico o nella cavità pleurica di destra. Nonostante questo, la biopsia epatica percutanea è una procedura sufficientemente sicura da poter essere eseguita ambulatorialmente. La mortalità associata è di circa lo 0,01%. Le complicanze maggiori (p. es., emorragia intra-addominale, peritonite biliare, lacerazione epatica) si sviluppano in circa il 2% dei pazienti. Le complicanze spesso diventano evidenti entro 3-4 h, che è il periodo di tempo in cui si raccomanda il monitoraggio dei pazienti.

Altre vie

La biopsia del fegato transgiugulare è più invasiva rispetto alla via percutanea; è riservata ai pazienti con grave coagulopatia, ascite e/o adiposità centripeta. La procedura implica l'incannulamento della vena giugulare interna di destra e il passaggio di un catetere nella vena sovraepatica attraverso la vena cava inferiore. L'ago viene quindi introdotto nel fegato attraverso la vena sovraepatica. La biopsia ha successo in > 95% dei pazienti. Il tasso di complicanze è basso; nello 0,2% dei casi si verifica un'emorragia dal punto di puntura della capsula epatica. Questo percorso consente la misurazione simultanea delle pressioni venose intra e post-epatiche, che può essere utile per chiarire l'ipertensione portale.

Talvolta la biopsia epatica viene eseguita durante l'intervento chirurgico (p. es., laparoscopia); può essere ottenuto un campione di tessuto più grande e più mirato.

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