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Le tossine come armi

Di

James M. Madsen

, MD, MPH, U.S. Army Medical Research Institute of Chemical Defense (USAMRICD)

Ultima revisione/verifica completa mag 2019| Ultima modifica dei contenuti mag 2019
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Il termine “tossina” viene ampiamente utilizzato in riferimento a qualsiasi veleno, ma tecnicamente si riferisce solo a una sostanza chimica velenosa prodotta da un organismo (anche se oggi alcune tossine possono essere prodotte sinteticamente). Poiché non contengono l’agente infettivo da cui sono estratte, le tossine utilizzate come armi in grado di provocare stragi di massa non si possono trasmettere da una persona all’altra. Pertanto le tossine sono più assimilabili agli agenti chimici che agli agenti biologici poiché causano avvelenamento anziché infezione.

Le tossine note sono centinaia, ma è difficile creare grandi quantità della maggior parte di esse, come è difficile distribuirne in modo talmente ampio da colpire molte persone. Pertanto, sono più indicate per gli omicidi che per le stragi di massa. I centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Centers for Disease Control and Prevention, CDC) statunitensi considerano agenti altamente nocivi solo quattro tossine:

  • La tossina botulinica

  • La tossina epsilon prodotta da Clostridium perfringens

  • La tossina ricina

  • L’enterotossina stafilococcica B

Di queste, solo la tossina botulinica è classificata fra gli agenti di massima priorità. La tossina epsilon prodotta da C. perfringens riveste soprattutto un interesse storico, in quanto pare sia stata sviluppata in Iraq negli anni ‘80.

La tossina botulinica

Con tossina botulinica, o neurotossina del botulino, si fa riferimento a uno qualsiasi dei sette tipi noti di neurotossine prodotte dal batterio Clostridium botulinum. Il botulismo da alimenti, da ferite e infantile è descritto in un’altra sezione. Le stragi di massa dovute alla tossina botulinica possono verificarsi in seguito a una contaminazione estesa di alimenti o acqua, oppure all’inalazione della forma nebulizzata.

La tossina botulinica blocca uno dei tipi di sostanze chimiche utilizzati dalle cellule nervose per inviare i segnali alle altre cellule nervose e ai muscoli (neurotrasmettitori). Poiché la particolare sostanza chimica che interviene nella segnalazione, l’acetilcolina, non funziona adeguatamente, la persona colpita diventa debole o incorre nella paralisi. Generalmente la paralisi comincia nella parte alta del corpo a distanza di circa 12-36 ore (l’intervallo va da 2 ore a 8 giorni) dall’esposizione alla tossina botulinica, e si estende verso il basso. La tossina non penetra nel cervello quindi la facoltà intellettiva non è interessata.

L’antitossina viene somministrata per via endovenosa e diventa progressivamente meno efficace con lo svilupparsi dei sintomi.

Ricina e abrina

La ricina deriva dai semi della pianta del ricino e l’abrina dall’abro, o albero dei rosari (vedere Avvelenamento da vegetali: semi di ricino e di abrina). Anche se la ricina per iniezione è stata utilizzata nei tentati omicidi, nelle stragi di massa comporterebbe probabilmente l’inalazione della forma nebulizzata della tossina.

I sintomi dell’avvelenamento da ricina e abrina variano in base alla via dell’esposizione. A 4-8 ore dall’inalazione si manifestano tosse, distress respiratorio e febbre. Molti organi vengono colpiti progressivamente nelle 12-24 ore successive, fino a giungere all’insufficienza respiratoria e spesso alla morte. Non sono disponibili antitossine o antidoti specifici e il trattamento si concentra sul supporto respiratorio.

L’enterotossina stafilococcica B

L’enterotossina stafilococcica B è una delle sette enterotossine (tossine che agiscono nell’intestino) prodotte da un batterio denominato Staphylococcus aureus. L’enterotossina stafilococcica B è responsabile dell’intossicazione alimentare da stafilococco una volta ingerita. La strage di massa può verificarsi in seguito a una contaminazione deliberata del cibo ma anche per inalazione della forma nebulizzata della tossina.

I sintomi tipici si sviluppano 1-12 ore dopo l’ingestione e 2-12 ore (in un intervallo fra 1,5 e 24 ore) dopo l’inalazione. I primi sintomi sono simil-influenzali, come febbre, brividi, cefalea e dolori muscolari, successivamente dipendono dalla via di esposizione. L’ingestione causa nausea, vomito e diarrea per 1-2 giorni, mentre l’inalazione provoca tosse, dolore al torace e spesso irritazione e congestione nasale. In caso di contatto del vapore con gli occhi, può manifestarsi infiammazione (congiuntivite). Di rado l’inalazione causa morte. Nei sopravvissuti la febbre può persistere fino a 5 giorni e la tosse per 4 settimane. Speciali esami di laboratorio possono aiutare i medici a confermare la diagnosi. L’impegno terapeutico è mirato all’attenuazione dei sintomi.

Le opinioni riportate in questo articolo sono dell’autore e non riflettono la politica ufficiale dell’Esercito, del dipartimento della Difesa o del governo degli Stati Uniti.

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