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Babesiosi

Di

Richard D. Pearson

, MD, University of Virginia School of Medicine

Ultima modifica dei contenuti mag 2019
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La babesiosi è l'infezione causata da un protozoo del genere Babesia. Le infezioni possono essere asintomatiche o causare una malattia simile alla malaria con febbre e anemia emolitica. La malattia è più grave negli splenectomizzati, negli anziani e nei pazienti con AIDS. La diagnosi viene eseguita attraverso l'identificazione della Babesia in uno striscio di sangue periferico, con test sierologici, o PCR (reazione a catena della polimerasi). Il trattamento, quando necessario, prevede azitromicina più atovaquone o chinino più clindamicina.

Le aree endemiche negli Stati Uniti comprendono le isole e i confini del Nantucket Sound nel Massachusetts, Rhode Island, la parte orientale di Long Island e di Shelter Island nello stato di New York, le coste del Connecticut, il New Jersey, così come alcune località nel Wisconsin e nel Minnesota nel nord del MidWest. La Babesia duncani è stata isolata da pazienti a Washington e in California. Un ceppo attualmente senza nome designato MO-1 è stato riportato in pazienti nel Missouri. Altre Babesia spp trasmesse da zecche differenti infettano l'uomo in alcune aree europee. In Europa, B. divergens è la causa principale di babesiosi, in genere in pazienti che sono stati splenectomizzati.

Eziologia

Negli Stati Uniti, la Babesia microti costituisce la causa più frequente di babesiosi negli esseri umani. I roditori sono il principale serbatoio naturale, mentre le zecche dei cervi della famiglia Ixodidae sono i vettori abituali. Le zecche allo stato larvale si infettano alimentandosi su roditori infetti, e poi si trasformano in ninfe che trasmettono il parassita a un altro animale o all'uomo. Le zecche adulte di solito parassitano i cervi ma possono anche trasmettere il parassita agli uomini. La Babesia entra nelle emazie, matura e si divide in maniera asessuata. I globuli rossi infetti alla fine si rompono e rilasciano microrganismi che invadono altri eritrociti; perciò, la Babesia può anche essere trasmessa con le trasfusioni di sangue e potenzialmente tramite trapianti d'organo e congenitamente. Un test per lo screening dei donatori di sangue e di organi per il Babesia microti è diventato disponibile negli Stati Uniti a marzo 2018.

Le zecche Ixodes infettate con Babesia sono a volte co-infettate da Borrelia burgdorferi (che causa la malattia di Lyme), Anaplasma phagocytophilum (che causa l'anaplasmosi granulocitica umana [HGA]), Borrelia miyamotoi (che causa una malattia simile alla HGA) o Powassan virus (un flavivirus che causa encefalite). Così, i pazienti occasionalmente acquisiscono più di un'infezione da un morso di zecca.

Zecche del cervo

Zecche del cervo

Sintomatologia

L'infezione asintomatica da Babesia può persistere per mesi o anni e restare subclinica durante tutto il suo decorso nelle persone altrimenti sane, specialmente in quelle di età < 40 anni.

Quando è sintomatica, la babesiosi comincia dopo 1-2 settimane di incubazione con malessere, stanchezza, brividi, febbre, cefalea, mialgia e artralgia, che possono durare per settimane. Possono verificarsi epatosplenomegalia con ittero, anemia emolitica da lieve a moderatamente grave, lieve neutropenia e trombocitopenia.

La babesiosi è talvolta fatale, in particolare negli anziani, negli splenectomizzati e nei pazienti con AIDS. In questi pazienti, la babesiosi può ricordare la malaria da P. falciparum, con febbre alta, anemia emolitica, emoglobinuria, ittero e insufficienza renale. La splenectomia può far sì che una parassitemia asintomatica acquisita in precedenza diventi sintomatica.

Diagnosi

  • Esame degli strisci di sangue al microscopio ottico

  • Test sierologici e basati su PCR (reazione a catena della polimerasi)

Nella maggior parte dei casi i pazienti con babesiosi non ricordano una morsa di zecca, ma possono risiedere o segnalare un recente viaggio in una regione endemica.

La babesiosi viene solitamente diagnosticata grazie al riscontro della Babesia negli strisci di sangue, anche se può essere difficile differenziarla dal Plasmodium. Le forme a tetrade (la cosiddetta formazione "a croce maltese"), sebbene non siano comuni, sono patognomoniche per Babesia e quindi utili per la diagnosi.

Sono disponibili test sierologici e basati su PCR (reazione a catena della polimerasi). L'individuazione di anticorpi tramite test di immunofluorescenza indiretta (IFA) con antigeni di B. microti può essere utile nei pazienti con basso livello di parassitemia, ma può essere falsamente negativo in quelli infettati da altre specie di Babesia spp. I test basati sulla PCR (reazione a catena della polimerasi) possono aiutare a distinguere il Babesia dal Plasmodium falciparum se i risultati dello striscio di sangue sono ambigui, a confermare l'infezione in pazienti con bassa parassitemia e a identificare la specie del Babesia.

Trattamento

  • Atovaquone più azitromicina

  • Chinino più clindamicina

I pazienti asintomatici abitualmente non necessitano di trattamento, ma la terapia è indicata nei pazienti con febbre elevata persistente, parassitemia in rapido aumento e ematocrito in netta diminuzione.

La combinazione di atovaquone e azitromicina somministrata per 7-10 giorni ha meno effetti avversi rispetto alla terapia tradizionale con chinino più clindamicina. Il dosaggio per adulti è l'atovaquone 750 mg per via orale ogni 12 h e l'azitromicina da 500 a 1000 mg per via orale il primo giorno seguito da una dose giornaliera da 250 a 1000 mg. Nei bambini > 5 kg, il dosaggio è atovaquone 20 mg/kg per via orale 2 volte/die associato ad azitromicina 10 mg/kg per via orale 1 volta, quindi 5 mg/kg/die per 7-10 giorni.

Chinino 650 mg per via orale 3 volte/die associato a clindamicina 600 mg per via orale 3 volte/die oppure possono anche essere usati dai 300 ai 600 mg EV 4 volte/die per 7-10 giorni. Il dosaggio in età pediatrica prevede chinino 10 mg/kg per via orale 3 volte/die associato a clindamicina 7-14 mg/kg per via orale 3 volte/die. Il chinino più clindamicina è considerato lo standard di cura per i pazienti gravemente malati.

L'exsanguinotrasfusione è stata usata in pazienti gravemente ipotesi con elevata parassitemia.

Prevenzione

Per prevenire la babesiosi, precauzioni standard nei confronti delle zecche devono essere prese da tutte le persone nelle aree endemiche. Devono essere attuate con particolare attenzione da pazienti asplenici e con AIDS.

Prevenzione dei morsi di zecca

Le modalità per impedire alle zecche di raggiungere la cute prevedono

  • Rimanere su percorsi e sentieri

  • Mettere le estremità dei pantaloni negli stivali o nelle calze

  • Indossare camicie a maniche lunghe

  • Applicare sulla superficie cutanea repellenti con dietiltoluamide

La dietiltoluamide deve essere usata con cautela nei bambini molto piccoli, perché sono state riportate reazioni tossiche. La permetrina sui vestiti è efficace per uccidere le zecche. Nelle aree endemiche è essenziale ricercare frequentemente la presenza di zecche, in particolar modo nelle zone cutanee ricoperte di peli e sulla pelle dei bambini.

Le zecche rigonfie di sangue devono essere rimosse con cautela e non devono essere schiacciate tra le dita poiché questa operazione può causare la trasmissione di malattie. Il corpo della zecca non deve essere tirato né schiacciato. La zecca viene rimossa esercitando con una pinzetta una trazione graduale sulla testa. La sede del morso deve essere pulita con alcol. La vaselina, l'alcol, i fiammiferi accesi e qualsiasi altra sostanza irritante non sono modi efficaci per rimuovere le zecche e non devono essere utilizzati.

Non è disponibile alcun mezzo che permetta di liberare intere aree dalle zecche, ma è possibile ridurre la popolazione di zecche nelle aree endemiche controllando le popolazioni di animali di piccola taglia.

Punti chiave

  • Aree endemiche per la babesiosi negli Stati Uniti sono la costa e le isole del sud del New England e New Jersey, così come le aree più a nord del Midwest.

  • Lo spettro clinico della babesiosi varia dall'infezione asintomatica a forme gravi e potenzialmente fatali (principalmente in pazienti anziani o asplenici o in pazienti con AIDS o altre condizioni di immunocompromissione).

  • I sintomi sono simili a quelli della malaria, con febbre prolungata, cefalea, mialgie e talvolta ittero.

  • La diagnosi si attua con l'osservazione al microscopio ottico di strisci di sangue e talvolta con test sierologici o basati sulla PCR (reazione a catena della polimerasi).

  • Trattare i pazienti sintomatici con atovaquone più azitromicina o, se i sintomi sono gravi, chinino più clindamicina.

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