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Pressione arteriosa elevata in gravidanza

Di

Lara A. Friel

, MD, PhD, University of Texas Health Medical School at Houston, McGovern Medical School

Ultima revisione/verifica completa apr 2020| Ultima modifica dei contenuti apr 2020
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I fatti in Breve
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Risorse sull’argomento

La pressione arteriosa elevata (ipertensione) durante la gravidanza può essere classificata in vari modi:

  • Ipertensione cronica: la pressione sanguigna era alta prima della gravidanza.

  • Ipertensione gestazionale: la pressione sanguigna aumenta per la prima volta dopo 20 settimane di gravidanza (generalmente dopo 37 settimane). Questo tipo di ipertensione di solito si risolve entro sei settimane dopo il parto.

La preeclampsia è un altro tipo di ipertensione che si sviluppa durante la gravidanza accompagnata da proteine nelle urine. La preeclampsia viene diagnosticata e trattata in modo diverso da altri tipi di ipertensione.

Le donne con ipertensione cronica sono più esposte a problemi gravi durante la gravidanza. Tuttavia, i problemi elencati di seguito si manifestano con maggiori probabilità in presenza di ipertensione cronica o gestazionale:

La sindrome HELLP consiste nell’emolisi (ovvero la degradazione dei globuli rossi, hemolysis), livelli innalzati (elevated) degli enzimi epatici (liver; indice di danno al fegato) e una bassa (low) conta piastrinica, che riduce la capacità del sangue di coagulare e aumenta il rischio di emorragia durante e dopo il travaglio.

Nel corso della gravidanza, le donne affette da ipertensione arteriosa devono essere controllate attentamente, per assicurarsi che la pressione sanguigna sia normale, la funzione renale sia conservata e l’accrescimento fetale avvenga regolarmente. Tuttavia, è possibile che non si riesca a prevenire e a controllare il distacco prematuro di placenta. Spesso, il neonato deve essere partorito precocemente per prevenire la nascita di un feto morto o le complicanze per la madre (come un ictus) dovute all’ipertensione arteriosa.

Diagnosi

  • Misurazione regolare della pressione sanguigna

La pressione arteriosa viene misurata regolarmente durante le visite prenatali.

Di solito, se l’ipertensione grave si presenta per la prima volta in donne in gravidanza, i medici eseguono esami per escludere altre cause di ipertensione.

Trattamento

  • Per l’ipertensione da lieve a moderata, riduzione dell’attività e, se necessario, farmaci antipertensivi

  • Per l’ipertensione più grave, farmaci antipertensivi

  • Evitare determinati farmaci antipertensivi

Si può ricorrere o meno alla somministrazione di farmaci a seconda della gravità dell’ipertensione e della funzionalità renale. I farmaci utilizzati e scelti per il trattamento dell’ipertensione cronica e gestazionale sono simili. L’ipertensione gestazionale, tuttavia, spesso compare nelle ultime fasi della gravidanza e non richiede una terapia farmacologica.

Per l’ipertensione arteriosa da lieve a moderata (da 140/90 a 159/109 millimetri di mercurio [mmHg]), la scelta del trattamento dipende da molteplici fattori. I medici possono raccomandare di ridurre l’attività fisica in modo da favorire l’abbassamento della pressione sanguigna; in caso contrario, molti esperti consigliano un trattamento con farmaci antipertensivi. Non è chiaro se i vantaggi di tali farmaci superino i rischi, tuttavia se i reni non funzionano normalmente, è necessaria la terapia farmacologica. Se l’ipertensione arteriosa non viene controllata bene, i reni possono risultare ulteriormente danneggiati.

Per l’ipertensione grave (pressione pari o superiore a 160/110 mmHg o superiore) si raccomanda una terapia antipertensiva (vedere la tabella Farmaci antipertensivi). La terapia può ridurre il rischio di ictus e di altre complicanze dovute ai valori elevati della pressione.

In caso di ipertensione molto elevata (pari o superiore a 180/110 mmHg), le donne devono essere valutate immediatamente poiché il rischio di complicanze sia per loro sia per il feto è notevole. Se le donne che desiderano portare avanti la gravidanza nonostante il rischio, devono assumere diversi farmaci antipertensivi ed è probabile che sia necessario il ricovero in ospedale verso la fine della gravidanza. In caso di peggioramento, i medici possono consigliare l’interruzione della gravidanza.

Le donne, inoltre, imparano a controllare la pressione sanguigna a casa, mentre i medici verificano periodicamente la funzionalità renale ed epatica e valutano la crescita del feto mediante ecografia.

Se la donna in gravidanza ha una pressione arteriosa moderatamente alta o molto alta, il parto viene fissato generalmente a 37-39 settimane e ulteriormente anticipato se la crescita del feto è lenta, se il feto presenta problemi o la donna manifesta una preeclampsia grave.

Farmaci antipertensivi

La maggior parte dei farmaci antipertensivi utilizzati per il trattamento dell’ipertensione può essere utilizzata in sicurezza durante la gravidanza. Tra questi troviamo:

  • Metildopa

  • Betabloccanti (più comunemente labetalolo)

  • Calcio-antagonisti (come la nifedipina)

Tuttavia, gli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE) devono essere sospesi nel corso della gravidanza, specialmente negli ultimi due trimestri, in quanto possono provocare difetti congeniti del tratto urinario del feto. Di conseguenza il bambino può morire subito dopo il parto.

L’assunzione di bloccanti del recettore dell’angiotensina II viene interrotta perché aumentano il rischio di problemi renali, polmonari e scheletrici e di morte del feto.

Anche gli antagonisti dell’aldosterone (spironolattone ed eplerenone) devono essere sospesi in quanto possono provocare lo sviluppo di caratteristiche femminili in un feto maschio,

Sapevate che...

  • Di solito durante la gravidanza alcuni farmaci contro l’ipertensione e le cardiopatie, come gli ACE-inibitori, i bloccanti del recettore dell’angiotensina, gli antagonisti dell’aldosterone e spesso i diuretici tiazidici, vengono sospesi.

I diuretici tiazidici vengono di norma interrotti perché possono provocare bassi livelli di potassio nel feto. Tuttavia, se altri farmaci sono inefficaci o causano effetti collaterali inaccettabili, alle donne con ipertensione cronica potrebbero essere somministrati diuretici tiazidici (come l’idroclorotiazide) durante la gravidanza.

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