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Trapianto di rene

Di

Martin Hertl

, MD, PhD, Rush University Medical Center

Ultima revisione/verifica completa dic 2018| Ultima modifica dei contenuti dic 2018
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Risorse sull’argomento

Il trapianto renale è l’asportazione di un rene sano da un soggetto vivo o deceduto recentemente e il suo successivo trasferimento in un soggetto con insufficienza renale terminale.

(Vedere anche Panoramica sui trapianti)

Per le persone di tutte le età affette da insufficienza renale irreversibile, il trapianto di rene costituisce un’alternativa alla dialisi in grado di assicurare la sopravvivenza. Negli Stati Uniti, ogni anno vengono trapiantati circa 17.000 reni. È il tipo più comune di trapianto d’organo.

Il trapianto di rene è indicato in presenza di:

  • Insufficienza renale in stadio avanzato irreversibile

Le persone settantenni e, talvolta, ottantenni possono essere idonee a ricevere un trapianto se:

  • Per il resto godono di buona salute, sono in grado di funzionare in modo indipendente e hanno un buon supporto sociale.

  • Si prevede che vivranno per un tempo ragionevolmente lungo.

  • Il trapianto probabilmente migliorerà sostanzialmente la loro capacità di funzionare e la loro qualità di vita al di là della semplice liberazione dal vincolo della dialisi.

Il trapianto di rene non viene eseguito (è controindicato) in presenza di alcuni disturbi, come una malattia cardiaca grave o un tumore. Alcuni disturbi che precedentemente precludevano il trapianto di rene (controindicazioni assolute) oggi sono considerati controindicazioni relative (il trapianto è reso possibile grazie a speciali precauzioni), in quanto vi sono farmaci in grado di controllare tali disturbi. Per esempio, in caso di diabete non adeguatamente controllato (che può provocare insufficienza renale) o alcune infezioni virali (come l’epatite C in stadio avanzato) vengono poste in essere particolari precauzioni, in quanto l’assunzione dei farmaci necessari per prevenire il rigetto dopo il trapianto potrebbe aggravare queste malattie. Questi farmaci inibiscono il sistema immunitario e, quindi, riducono la capacità dell’organismo di difendersi contro le infezioni.

Un anno dopo il trapianto, il 95% circa dei riceventi di rene è ancora in vita. La percentuale di reni trapiantati ancora funzionanti è di:

  • Per reni da donatore vivente: circa il 95%

  • Per reni da donatore deceduto: circa il 90%

Successivamente, ogni anno circa il 3-5% dei reni da donatori viventi e circa il 5-8% di quelli da donatori deceduti cessano di funzionare. Talvolta, i reni trapiantati funzionano per più di 30 anni.

Le persone il cui trapianto renale si è risolto con successo possono solitamente condurre una vita normale e attiva.

Donatori

Oltre la metà dei reni trapiantati deriva da donatori deceduti, ma sani. Un terzo circa di questi reni è danneggiato, ma viene usato perché la domanda è molto alta. Il resto dei reni trapiantati arriva da donatori viventi.

Procedura

Generalmente, i reni vengono asportati dal donatore utilizzando strumenti chirurgici sottili e una piccola telecamera, che vengono introdotti attraverso diverse piccole incisioni (intervento chirurgico in laparoscopia). In alcuni casi è necessaria un’incisione più ampia (intervento chirurgico a cielo aperto). Dopo la rimozione, il rene viene refrigerato e trasportato rapidamente presso un centro trapianti per essere impiantato in un paziente con gruppo sanguigno e tipo tissutale compatibili e che non produce anticorpi contro i tessuti del donatore.

Il trapianto renale è un intervento chirurgico molto impegnativo. Il soggetto che riceve il rene è solitamente in dialisi da mesi o anni prima di sottoporsi alla procedura di trapianto. Il rene donato viene posizionato nella pelvi attraverso un’incisione e viene collegato ai vasi sanguigni e alla vescica del ricevente. Spesso, i reni non funzionanti vengono lasciati in sede. Occasionalmente, vengono asportati in quanto si sviluppa un’infezione che non si risolve.

L’assunzione dei farmaci per inibire il sistema immunitario (immunosoppressori), compresi i corticosteroidi, ha inizio il giorno del trapianto. Questi farmaci possono contribuire a ridurre il rischio che il ricevente rigetti il rene trapiantato.

Complicanze

Il trapianto può presentare diverse complicanze.

Rigetto

Nonostante l’uso di immunosoppressori, dopo il trapianto possono verificarsi uno o più episodi di rigetto.

Il rigetto acuto insorge entro 3-4 mesi dal trapianto renale. Può essere accompagnato da febbre, ridotta produzione di urina con aumento di peso, dolore ed edema renale e ipertensione arteriosa. Dagli esami del sangue emerge una compromissione della funzionalità renale. Poiché questi sintomi possono derivare anche da infezioni o dall’uso di un farmaco, la diagnosi di rigetto deve a volte essere confermata con un’agobiopsia del rene.

Un rigetto cronico che si sviluppa nel corso di mesi o anni è relativamente comune e può indurre una graduale compromissione renale.

Il rigetto generalmente può essere trattato in maniera efficace con dosi elevate di corticosteroidi o globulina antilinfocitaria. Se questi farmaci non sono efficaci, vengono interrotti gradatamente e si deve iniziare di nuovo la dialisi. Questa si protrae fino a quando diventa disponibile un altro rene da trapiantare.

Il rene rigettato può essere lasciato in sede, a meno che non persista febbre, dolore o sangue nelle urine. Le possibilità di successo di un secondo trapianto sono simili a quelle del primo.

Cancro

Rispetto alla popolazione generale, i riceventi di rene presentano una predisposizione circa 10-15 volte maggiore a sviluppare un tumore, probabilmente perché il sistema immunitario contribuisce a difendere l’organismo dai tumori, oltre che dalle infezioni. Il tumore del sistema linfatico (linfoma) è 30 volte più comune tra i riceventi di rene rispetto alla popolazione generale, ma il linfoma è ancora una malattia rara. Il tumore della pelle è diffuso.

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