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Blefarite

Di

James Garrity

, MD, Mayo Clinic College of Medicine

Ultima modifica dei contenuti mag 2019
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Risorse sull’argomento

La blefarite è un'infiammazione acuta o cronica del margine libero delle palpebre. Sintomi e segni comprendono prurito e bruciore del margine palpebrale associati ad iperemia e edema. La diagnosi è data dall'anamnesi e dall'esame obiettivo. La blefarite acuta ulcerativa è solitamente trattata con antibiotici topici o con antivirali per via sistemica. La blefarite acuta non ulcerativa viene a volte trattata con corticosteroidi topici. Il trattamento dei disturbi cronici prevede l'impiego di lacrime artificiali, impacchi caldi e alle volte antibiotici per via orale (p. es., tetracicline) per la disfunzione delle ghiandole di Meibomio, accurata pulizia palpebrale e lacrime artificiali per la blefarite seborroica.

Eziologia

La blefarite può essere acuta (ulcerativa o non ulcerativa) o cronica (disfunzione delle ghiandole di Meibomio, blefarite seborroica).

Blefarite acuta

La blefarite acuta ulcerativa è generalmente causata da un'infezione batterica (solitamente stafilococcica) del margine libero palpebrale a livello dell'inserzione delle ciglia; anche i follicoli delle ciglia e le ghiandole di Meibomio ne sono interessati. Tale quadro può anche riconoscere un'eziologia virale (p. es., herpes simplex, varicella zoster). Le infezioni batteriche in genere hanno più formazione di croste rispetto a quelle di tipo virale, che di solito hanno più di una secrezione sierosa chiara.

La blefarite acuta non ulcerativa è solitamente la conseguenza di una reazione allergica locale (p. es., blefarodermatite atopica e blefarocongiuntivite allergica stagionale che causano bruciore intenso, prurito ed eruzione cutanea; o sensibilizzazione da contatto [dermoblefarocongiuntivite]).

Blefarite cronica

La blefarite cronica è un'infiammazione non infettiva a eziologia idiopatica. Le ghiandole di Meibomio, situate nello spessore della palpebra, producono una miscela di lipidi (sebo) atta a ridurre l'evaporazione lacrimale mediante la formazione di un film lipidico che ricopre il film acquoso lacrimale. Nella disfunzione delle ghiandole di Meibomio la composizione del film lipidico è alterata. Ciò causa la dilatazione dei dotti e degli orifizi ghiandolari e la formazione di tenaci tappi cerei. Molti pazienti sono affetti da rosacea e vanno incontro a ricorrente insorgenza di orzaioli e di calazi.

Molti pazienti con blefarite seborroica sono affetti da dermatite seborroica del volto e del cuoio capelluto o da acne rosacea. La formazione di squame sul margine libero palpebrale comporta spesso colonizzazione batterica secondaria. Le ghiandole di Meibomio possono ostruirsi.

La maggior parte dei pazienti con disfunzione delle ghiandole di Meibomio o blefarite seborroica va incontro a cheratocongiuntivite secca secondaria ad aumentata evaporazione lacrimale, anche nota come occhio secco.

Sintomatologia

I sintomi comuni a tutte le forme di blefarite comprendono prurito e bruciore del margine libero palpebrale, irritazione congiuntivale con lacrimazione, fotofobia e sensazione di corpo estraneo.

Blefarite acuta

Nella blefarite acuta ulcerativa possono formarsi delle piccole pustole a livello dei follicoli delle ciglia che possono infine rompersi dando origine ad ulcere superficiali del margine palpebrale. La rimozione delle croste tenacemente adese al margine palpebrale provoca sanguinamento. Durante la notte le palpebre possono attaccarsi per il rapprendersi delle secrezioni. La blefarite ulcerativa ricorrente può causare cicatrici palpebrali e perdita o errata direzione (trichiasi) delle ciglia.

Nella blefarite acuta non ulcerativa compaiono eritema e edema del margine palpebrale; le ciglia possono venire inglobate da croste e secrezioni sierose rapprese.

Blefarite cronica

Nella disfunzione delle ghiandole di Meibomio l'esame obiettivo evidenzia la presenza di ispessimento ed ectasia degli orifizi ghiandolari che, se schiacciati, producono la fuoriuscita di una densa secrezione cerea e giallastra. Nella blefarite seborroica si formano delle squame untuose, facilmente asportabili, lungo il margine palpebrale. La maggior parte dei pazienti con blefarite seborroica e disfunzione delle ghiandole di Meibomio presenta i sintomi della cheratocongiuntivite secca quali sensazione di corpo estraneo, sforzo e affaticamento visivo e visione sfocata sotto sforzo visivo prolungato.

Diagnosi

  • Esame obiettivo con lampada a fessura

La diagnosi viene in genere formulata mediante esame con lampada a fessura. La blefarite cronica refrattaria al trattamento può richiedere una biopsia al fine di escludere tumori della palpebra che possono simulare tale condizione.

Prognosi

Nella maggior parte dei casi la blefarite acuta è responsiva alla terapia, ma può recidivare o evolvere in blefarite cronica. La blefarite cronica è paucisintomatica, ricorrente e resistente alla terapia. Le riacutizzazioni sono fastidiose ed esteticamente sgradevoli ma in genere non causano cicatrici corneali o calo del visus.

Trattamento

  • Antimicrobici per blefarite ulcerosa acuta; impacchi caldi e talvolta corticosteroidi topici per blefarite acuta non ulcerativa

  • Per la blefarite cronica, trattamento della cheratocongiuntivite secca, impacchi caldi, pulizia delle palpebre e talvolta antibiotici topici o sistemici come clinicamente indicato

Blefarite acuta

La blefarite acuta ulcerativa viene trattata con unguento antibiotico (p. es., bacitracina/polimixina B, eritromicina o gentamicina 0,3% 4 volte/die per 7-10 giorni). La blefarite ulcerativa acuta virale viene trattata con farmaci antivirali per via sistemica (p. es., per herpes simplex: aciclovir 400 mg per via orale 3 volte/die per 7 giorni; per varicella zoster: famciclovir 500 mg per via orale 3 volte/die o valaciclovir 1 g per via orale 3 volte/die per 7 giorni).

Il trattamento della blefarite acuta non ulcerativa consiste innanzitutto nel limitare l'esposizione a fattori traumatici (p. es., grattamento) o sostanze irritanti (p. es., colliri mai usati in precedenza). Gli impacchi caldi applicati sulle palpebre chiuse possono alleviare i sintomi ed accelerare la guarigione. Se la tumefazione palpebrale persiste per > 24 h può essere impiegato un corticosteroide topico (p. es., fluorometolone unguento oftalmico 0,1% 3 volte/die per 7 giorni).

Blefarite cronica

Il trattamento della disfunzione delle ghiandole di Meibomio e della blefarite seborroica è inizialmente diretto alla cheratocongiuntivite secca secondaria. Nella maggior parte dei casi le lacrime artificiali durante il giorno, gli unguenti oftalmici durante la notte e, se necessario, l'occlusione temporanea dei puntini lacrimali (con inserti che ostruiscono i canalicoli lacrimali riducendo il drenaggio lacrimale) costituiscono rimedi efficaci.

Trattamenti aggiuntivi possono essere istituiti se necessario per la disfunzione delle ghiandole di Meibomio. Essi comprendono gli impacchi caldi per sciogliere i tappi cerei e il massaggio palpebrale per estrudere le secrezioni ritenute e umidificare la superficie oculare.

Trattamenti aggiuntivi per la blefarite seborroica prevedono, quando necessario, la delicata pulizia del margine palpebrale (strofinare la palpebra) 2 volte/die con un bastoncino cotonato intinto in una soluzione diluita di shampoo per bambini (2-3 gocce diluite in ½ bicchiere di acqua calda). Nei casi refrattari alla pulizia palpebrale regolarmente condotta per alcune settimane può essere istituita una terapia topica con pomata antibiotica (eritromicina, bacitracina/polimixina B o sulfacetamide 10% 2 volte/die per un periodo variabile fino a 3 mesi).

In alcuni casi, l'impiego di tetracicline (p. es., doxiciclina 100 mg per via orale 2 volte/die a dose progressivamente calante nell'arco di 3-4 mesi) può essere efficace perché modifica la composizione delle secrezioni delle ghiandole di Meibomio o altera la composizione della flora batterica della cute.

Punti chiave

  • Quadri comuni di blefarite ulcerativa includono la forma acuta ulcerativa (spesso secondaria di infezione da stafilococco o herpes virus), acuta non ulcerativa (solitamente allergica) e cronica (associata spesso a disfunzione delle ghiandole di Meibomio o a dermatite seborroica).

  • La congiuntivite secca secondaria si accompagna di solito a blefarite cronica.

  • I sintomi comuni comprendono prurito e bruciore del margine palpebrale, irritazione congiuntivale con lacrimazione, fotosensibilità e sensazione di corpo estraneo.

  • La diagnosi viene in genere formulata mediante esame con lampada a fessura.

  • Sono indicate terapie di supporto (p. es., impacchi caldi, pulizia delle palpebre e trattamento della cheratocongiuntivite secca quando necessario).

  • I trattamenti specifici possono includere antimicrobici per la blefarite acuta ulcerativa e a volte per la blefarite cronica, nonché corticosteroidi topici per la blefarite acuta non ulcerativa persistente.

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