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Marijuana (cannabis)

Di

Gerald F. O’Malley

, DO, Grand Strand Regional Medical Center;


Rika O’Malley

, MD, Grand Strand Medical Center

Ultima modifica dei contenuti mag 2020
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La marijuana è un euforizzante che può causare sedazione o disforia in alcuni consumatori. Con l'uso cronico può svilupparsi dipendenza psicologica, ma solo una lievissima dipendenza fisica è clinicamente evidente. L'astinenza è fastidiosa, ma richiede solo un trattamento di supporto.

La marijuana è la sostanza illegale più comunemente utilizzata; è tipicamente utilizzata in maniera episodica senza evidenza di disfunzionalità sociale o psicologica. I principi attivi nella pianta di marijuana sono chiamati cannabinoidi; il principale psicoattivo cannabinoide della pianta è il delta-9-tetraidrocannabinolo. Numerosi cannabinoidi sintetici Cannabinoidi, sintetici I cannabinoidi sintetici sono farmaci artificiali agonisti del recettore tetraidrocannabinolo. Essi sono in genere applicati a materiale vegetale essiccato e affumicato. Il tetraidrocannabinolo... maggiori informazioni inoltre sono stati sviluppati per uso ricreativo in modo illecito. I cannabinoidi endogeni sono sostanze prodotte dall'organismo che attivano i recettori per i cannabinoidi; essi sembrano svolgere un ruolo nella regolazione dell'appetito, del dolore e della memoria.

Negli Stati Uniti la marijuana è di solito fumata in sigarette fatte con le inflorescenze e le foglie della pianta essiccate o con l'hashish, la resina pressata della pianta. La legalizzazione della marijuana a scopo ricreativo nel 2010 in alcuni stati degli Stati Uniti ha creato un grande mercato per i prodotti di marijuana che vengono ingeriti, insufflati, vaporizzati, applicati per via topica in tinture, lozioni e spray.

Il dronabinolo, un derivato orale sintetico del componente attivo delta-9-tetraidrocannabinolo, viene usato per trattare la nausea e il vomito associati alla chemioterapia per il cancro e per aumentare l'appetito nei pazienti con AIDS.

Il cannabidiolo (comunemente chiamato olio di CBD) è uno dei principali cannabinoidi naturali della pianta della marijuana. Il cannabidiolo ha proprietà psicoattive minime e il suo uso ricreativo non è associato a un elevato potenziale di abuso. È stato approvato per il trattamento di alcune forme rare di epilessia nell'infanzia ed è in fase di test per l'uso in una varietà di altre condizioni.

Fisiopatologia

Il delta-9-tetraidrocannabinolo si lega ai recettori per i cannabinoidi, che sono presenti in tutto il cervello.

Effetti cronici

Ogni sostanza che causa euforia e riduce l'ansia può provocare dipendenza e la marijuana non fa eccezione. I fumatori di grosse dosi possono sviluppare sintomi a livello polmonare (episodi di bronchite acuta, dispnea, tosse e catarro) e la loro funzionalità polmonare può risultare alterata, manifestandosi con alterazioni nelle grandi vie aeree di significato sconosciuto. Tuttavia, neanche i fumatori quotidiani sviluppano malattie ostruttive polmonari.

Dati recenti suggeriscono che il pesante uso di marijuana è associato a danneggiamenti cognitivi e cambiamenti anatomici significativi nell'ippocampo, in particolare se l'uso di marijuana inizia nell'adolescenza.

Non vi è alcuna evidenza di aumento del rischio di tumore della testa e del collo o delle vie aeree, come accade per il tabacco. Un senso di diminuita intraprendenza ed energia viene spesso descritto.

L'effetto dell'uso prenatale di marijuana Marijuana Alcol e sostanze illecite sono tossici per la placenta e il feto in via di sviluppo e possono causare sindromi congenite e sintomi da astinenza. Anche farmaci da prescrizione possono avere effetti... maggiori informazioni sui neonati non è chiaro. È stata riportata una diminuzione del peso fetale, ma quando vengono stimati tutti i fattori (p. es., uso di alcol e tabacco da parte della madre), l'effetto sul peso fetale sembra minore. Tuttavia, dal momento che la sicurezza non è stata chiaramente dimostrata, la marijuana deve essere evitata da donne in gravidanza e da coloro che stanno cercando di rimanere incinte. Il tetraidrocannabinolo viene secreto nel latte materno. Sebbene non sia stato dimostrato alcun danno per i bambini allattati al seno, si raccomanda di evitare l'uso di cannabis alle madri che allattano, come alle donne in gravidanza.

Sintomatologia

L'intossicazione e l'astinenza da marijuana non mettono in pericolo di vita.

Effetti acuti

Entro pochi minuti fumare marijuana produce uno stato di coscienza oniroide nel quale le idee appaiono sconnesse, incontrollabili e liberamente fluttuanti. Il tempo, i colori e le percezioni spaziali possono essere alterati. In generale l'intossicazione consiste in una sensazione di euforia e rilassamento (un "high"). Questi effetti durano per 4-6 h dopo l'inalazione.

Molti degli altri effetti psicologici riportati appaiono correlati alla situazione in cui la droga viene assunta. Si sono verificate ansia, reazioni di panico e paranoia, soprattutto tra i consumatori alle prime esperienze. La marijuana può esacerbare o addirittura scatenare sintomi psicotici negli schizofrenici, anche in quelli in trattamento con antipsicotici.

Gli effetti fisici sono lievi nella maggior parte dei pazienti. Si manifestano costantemente tachicardia, iperemia congiuntivale e bocca secca. Possono risultare compromessi fino a 24 h la concentrazione, il senso del tempo, la coordinazione fine, la percezione della profondità, i movimenti oculari di inseguimento dell'oggetto e il tempo di reazione, con possibilità di rischio in determinate situazioni (p. es., guidare, lavorare con attrezzature pesanti). L'appetito spesso aumenta.

Effetti cronici

La sindrome dell'iperemesi da cannabinoidi è una sindrome descritta recentemente di episodi ciclici di nausea e vomito in consumatori frequenti di cannabis; i sintomi generalmente si risolvono spontaneamente entro 48 h. Un bagno caldo migliora questi sintomi ed è un indizio clinico per la diagnosi.

Diversi studi hanno descritto un possibile legame tra l'uso cronico e intenso di marijuana e l'aumentato rischio di disturbi psichiatrici tra cui la schizofrenia, la depressione, l'ansia e l'abuso di altre sostanze, anche se una relazione di causa ed effetto rimane incerta.

Astinenza

La cessazione negli utilizzatori assidui della marijuana può causare una lieve sindrome da astinenza; l'esordio dei sintomi da astinenza è variabile ma spesso avviene circa 12 h dopo l'ultimo utilizzo. I sintomi sono costituiti da insonnia, irritabilità, depressione, nausea e anoressia; i sintomi raggiungono un picco dopo 2-3 giorni e durano fino a 7 giorni.

Diagnosi

  • Valutazione clinica

La diagnosi di intossicazione da marijuana è generalmente clinica. I livelli di farmaco non sono generalmente misurati. La maggior parte degli screening tossicologici Test tossicologici I test tossicologici vengono eseguiti principalmente per fare uno screening sistematico o randomizzato sulle persone per dimostrare l'uso di una o più sostanze con potenziale d'abuso. I test... maggiori informazioni di routine sulle urine comprende la marijuana, ma può dare risultati falsi positivi o falsi negativi.

Trattamento

  • Misure di supporto

La terapia dell'intossicazione da marijuana, in genere, non è necessaria; per i pazienti che vanno incontro a malessere significativo, il trattamento è di supporto. I pazienti con sindrome dell'iperemesi da cannabinoidi possono necessitare di fluidi EV e antiemetici (i rapporti aneddotici suggeriscono che l'aloperidolo e la capsaicina topica sono efficaci).

La gestione dell'abuso consiste tipicamente in una terapia comportamentale all'interno di un programma di trattamento ambulatoriale della dipendenza.

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