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Disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione

Di

David Spiegel

, MD, Stanford University School of Medicine

Ultima modifica dei contenuti mar 2019
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Il disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione è un tipo di disturbo dissociativo che consiste in persistenti o ricorrenti sensazioni di essere distaccati (dissociati) dal proprio corpo o dai propri processi mentali, di solito si accompagna alla sensazione di essere un osservatore esterno della propria esistenza (depersonalizzazione), o di essere distaccati dal contesto in cui ci si trova (derealizzazione). Il disturbo è spesso scatenato da un rilevante evento stressante. La diagnosi si basa sui sintomi dopo che altre possibili cause sono escluse. Il trattamento consiste in psicoterapia associata a terapia farmacologica per una comorbilità di depressione e/o ansia.

Circa il 50% della popolazione generale ha avuto almeno un'esperienza transitoria di depersonalizzazione o derealizzazione nella propria vita. Tuttavia, solo il 2% delle persone soddisfa i criteri per la diagnosi di disturbo di spersonalizzazione/derealizzazione.

La depersonalizzazione o la derealizzazione possono presentarsi anche come un sintomo all'interno di molti altri disturbi mentali nonché di disturbi fisici come i disturbi convulsivi (ictale o post-ictale). Quando la depersonalizzazione o la derealizzazione si manifestano indipendentemente da altri disturbi fisici o mentali, sono ricorrenti o persistenti e alterano le funzionalità, è presente un disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione.

Il disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione si verifica ugualmente in uomini e donne. L'età media d'insorgenza è 16 anni. Il disturbo può iniziare durante la prima o media infanzia; solo il 5% dei casi inizia dopo i 25 anni, e raramente il disturbo inizia dopo i 40 anni.

Eziologia

Le persone con disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione spesso hanno subito un grave stress, come i seguenti:

  • Essere emotivamente abusato o trascurato durante l'infanzia (una causa particolarmente frequente)

  • Essere abusato fisicamente

  • Essere testimone della violenza domestica

  • Avere un genitore gravemente compromesso o malato di mente

  • Avere un membro della famiglia o un amico intimo che muore inaspettatamente

Episodi possono essere innescati da stress interpersonale, finanziario o professionale; depressione; ansia; o dall'uso di droghe illecite, in particolare marijuana, ketamina, o allucinogeni.

Sintomatologia

I sintomi del disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione sono solitamente episodici e crescono e calano di intensità. Gli episodi possono durare solo ore o giorni o settimane, mesi o anche anni. Ma in alcuni pazienti, i sintomi sono costantemente presenti a una intensità immutata per anni o decenni.

I sintomi di depersonalizzazione comprendono

  • Il sentirsi distaccati dal proprio corpo, dalla mente, dai sentimenti e/o dalle sensazioni

I pazienti si sentono come un osservatore esterno della loro vita. La maggior parte dei pazienti si percepisce come se fosse irreale o come un robot o un automa (non avendo il controllo di ciò che si fa o si dice). Possono sentirsi emotivamente e fisicamente insensibili o sentirsi distaccati, con poca emozione. Alcuni pazienti non sono in grado di riconoscere o descrivere le loro emozioni (alessitimia). Si sentono spesso disconnessi dai loro ricordi e non sono in grado di ricordare con chiarezza.

I sintomi della derealizzazione comprendono

  • Il sentirsi distaccati dal loro ambiente circostante (p. es., persone, oggetti, tutto), che sembra irreale

I pazienti possono sentirsi come se fossero in un sogno o nella nebbia o come se una parete di vetro o un velo li separassero dal loro ambiente. Il mondo sembra privo di vita, incolore, o artificiale. La distorsione soggettiva del mondo è frequente. Per esempio, gli oggetti potrebbero apparire sfocati o insolitamente chiari; possono sembrare piatti o più piccoli o più grandi di quello che sono. I suoni possono sembrare più forti o più deboli di quello che sono; il tempo può sembrare andare troppo lento o troppo veloce.

I sintomi sono quasi sempre disfunzionali e, se gravi, profondamente intollerabili. L'ansia e la depressione sono frequenti. Alcuni pazienti temono di avere danni cerebrali irreversibili o di stare impazzendo. Altri sono ossessionati dalla loro reale esistenza o ripetutamente si accertano nel determinare se le loro percezioni sono reali. Tuttavia, i pazienti mantengono sempre la consapevolezza che le loro esperienze "irreali" non sono reali ma piuttosto rappresentano il modo in cui essi le percepiscono (ossia, loro hanno un'adeguata percezione della realtà). Questa consapevolezza differenzia il disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione da un disturbo psicotico, nel quale tale consapevolezza è sempre carente.

Diagnosi

  • Criteri clinici

La diagnosi di disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione è clinica e si basa sulla presenza dei seguenti criteri del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition (DSM-5):

  • I pazienti hanno persistenti o ricorrenti episodi di depersonalizzazione, derealizzazione, o di entrambe.

  • I pazienti sanno che le loro esperienze "irreali" non sono reali (ossia, il loro senso della realtà è intatto).

  • I sintomi causano disagio significativo o compromettono significativamente il funzionamento sociale o lavorativo.

Inoltre, i sintomi non possono essere meglio giustificati da un altro disturbo (p. es., crisi epilettiche, abuso costante di sostanze, disturbo di panico, disturbo depressivo maggiore, un altro disturbo dissociativo).

Si effettuano RM ed elettroencefalografia per escludere cause fisiche, in particolare se i sintomi o la progressione sono atipici (p. es., se i sintomi sono iniziati dopo i 40 anni). I test tossicologici a livello urinario possono essere indicati.

Test psicologici, specifiche interviste strutturate e questionari sono utili.

Prognosi

I pazienti con disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione spesso migliorano senza intervento. Una guarigione completa è possibile per molti pazienti, specialmente per quelli i cui sintomi si manifestano in relazione a fattori stressanti trattabili o transitori o che non si sono protratti. In altri, depersonalizzazione e derealizzazione diventano più croniche e refrattarie.

Anche i sintomi di depersonalizzazione o derealizzazione persistenti o ricorrenti possono causare solo un minimo peggioramento se i pazienti riescono a distrarsi dalla propria sensazione soggettiva di sé, mantenendo la loro mente occupata e concentrandosi su altri pensieri o attività. Alcuni pazienti sono compromessi dal cronico senso di estraneazione, dall'ansia o dalla depressione che li accompagnano o da entrambe le cose.

Trattamento

  • Psicoterapia

Il trattamento di disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione deve tener conto di tutti i fattori stressanti associati all'esordio del disturbo, così come di quelli precoci (p. es., abuso o abbandono durante l'infanzia), che possono aver predisposto i pazienti a un esordio tardivo di depersonalizzazione e/o derealizzazione.

Diversi tipi di psicoterapia (p. es., psicoterapia psicodinamica, terapia cognitivo-comportamentale) sono efficaci per alcuni pazienti:

  • Le tecniche cognitive possono aiutare a bloccare il pensiero ossessivo riguardante la sensazione di non essere reale.

  • Le tecniche comportamentali possono aiutare i pazienti impegnandoli in compiti che li distolgano da depersonalizzazione e derealizzazione.

  • Le tecniche di base utilizzano i 5 sensi (p. es., suonare musica ad alto volume o mettere un pezzo di ghiaccio in mano) per aiutare i pazienti a sentirsi più collegati a loro stessi e al mondo e a essere più aderenti alla realtà nel momento.

  • La terapia psicodinamica aiuta i pazienti ad avere a che fare con le emozioni negative, con i conflitti sottostanti o le esperienze che rendono certi affetti intollerabili per il sé e quindi dissociati.

  • La tracciabilità momento per momento e l'etichettatura di affetto e dissociazione nelle sessioni di terapia funzionano bene per alcuni pazienti.

Diversi farmaci sono stati utilizzati, ma nessuno ha un'efficacia chiaramente dimostrabile. Tuttavia, alcuni pazienti sono evidentemente aiutati dagli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, dalla lamotrigina, dagli antagonisti degli oppiacei, dagli ansiolitici e dagli stimolanti. Tuttavia, questi farmaci possono ampiamente funzionare per la terapia di altri disturbi mentali (p. es., l'ansia e la depressione), che sono spesso associati alla depersonalizzazione e la derealizzazione o scatenati da esse stesse.

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