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Panoramica sulle armi in grado di provocare stragi di massa

Di

James M. Madsen

, MD, MPH, U.S. Army Medical Research Institute of Chemical Defense (USAMRICD)

Ultima revisione/verifica completa mag 2019| Ultima modifica dei contenuti mag 2019
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Le armi in grado di provocare stragi di massa sono in grado di provocare incidenti di massa che superano le risorse mediche disponibili in quanto coinvolgono un numero considerevole di feriti (vittime). Sono considerate armi in grado di provocare stragi di massa una serie di

Le armi in grado di provocare stragi di massa sono talvolta chiamate armi di distruzione di massa (ADM). Tuttavia il termine “armi di distruzione di massa” è meno preciso, in quanto implica una significativa distruzione fisica delle infrastrutture, che si verifica principalmente con gli esplosivi, e il termine “arma” implica un uso intenzionale. Tuttavia, numerose armi in grado di provocare stragi di massa includono sostanze che causano incidenti di massa anche involontariamente. Ad esempio, le sostanze chimiche o quelle radioattive possono fuoriuscire da un’industria o da un impianto nucleare, da un autocarro o un vagone merci che le trasportano. Medici e pubbliche autorità utilizzano gli stessi principi per gestire sia gli incidenti intenzionali sia quelli involontari.

L’esposizione di una comunità ad armi in grado di provocare stragi di massa si può osservare immediatamente, come succede in seguito a un’esplosione oppure a una perdita o fuoriuscita visibile, e può persino essere preannunciata dal responsabile. Tuttavia, l’esposizione di una comunità ad armi radioattive, biologiche o chimiche potrebbe non essere così evidente. Tali sostanze, infatti, potrebbero essere diffuse di nascosto sicché il primo segno consiste semplicemente nel fatto che molte persone potrebbero ammalarsi nello stesso posto contemporaneamente. Per i medici potrebbe risultare difficile identificare o distinguere l’esposizione dall’insorgenza di una malattia naturale. Ad esempio, vomito e diarrea causati da una esposizione alle radiazioni all’inizio potrebbero essere scambiati per un avvelenamento alimentare di massa.

Una volta nell’ambiente, le armi in grado di provocare stragi di massa possono sussistere in forma solida, liquida, gassosa o di vapore (la forma gassosa di una sostanza che a temperatura ambiente è liquida). Particelle di polvere sottile o goccioline liquide possono rimanere sospese nell’aria in forma nebulizzata (fumi, nebbie, umidità, esalazioni). Se sono implicate le radiazioni, si può entrare in contatto diretto con polveri e residui radioattivi, oppure si può rimanere esposti alla sorgente delle radiazioni senza un contatto fisico (vedere Lesioni da radiazioni).

Il tipo di arma influisce sulla sua permanenza nell’ambiente e sulle potenziali vie di esposizione. Le sostanze solide e liquide a bassa volatilità tendono a restare nell’ambiente per oltre un giorno in condizioni normali, mentre alcune possono rimanervi anche per settimane. In alcuni casi, ad esempio i materiali radioattivi, le sostanze letali possono persistere anche per anni. I gas e i liquidi altamente volatili tendono a disperdersi in meno di 24 ore.

La via di esposizione è un fattore importante per spiegare come le persone vengano colpite da un’arma in grado di provocare stragi di massa. I gas, i vapori e le miniparticelle possono essere inalate, e agire molto rapidamente. I solidi e i liquidi possono contaminare la cute, da cui possono essere assorbiti o trasferiti alla bocca e ingeriti. L’esposizione della cute di solito impiega più tempo a manifestare sintomi. Oggetti contaminati (ad esempio residui di un’esplosione) possono penetrare nella cute e introdurre sostanze direttamente nell’organismo.

Approccio iniziale

I medici e il personale di pronto soccorso di solito affrontano un incidente da armi in grado di provocare stragi di massa nella seguente successione:

  • Preparazione

  • Riconoscimento

  • Valutazione e selezione (triage)

  • Trattamento

Spesso questi passaggi si sovrappongono. In caso di molte vittime, riconoscimento, valutazione e trattamento possono avvenire contemporaneamente.

Preparazione

L’impegno per la preparazione è fondamentale. Gli ospedali e le comunità devono disporre di piani per affrontare i disastri, oltre alle forniture e attrezzature necessarie per affrontare un incidente. Generalmente la preparazione ai disastri si basa su piani per ottenere più personale e ridistribuire le risorse (come letti, sale operatorie e sangue) dall’assistenza di routine alle vittime di una strage. Forniture e attrezzature di solito comprendono zone apposite di decontaminazione con contenitori per il drenaggio, coperture per i pavimenti e dispositivi per ridurre al minimo la diffusione della contaminazione, oltre a rifornimenti di antidoti o disposizioni formali per ottenerle da altre fonti. Molti ospedali tengono regolarmente corsi di addestramento per aiutare il personale a familiarizzare con i piani di intervento in caso di disastri, come il luogo in cui si trovano le procedure scritte, le forniture e le attrezzature (specie quelle necessarie per la decontaminazione).

Riconoscimento

Se gli incidenti che coinvolgono esplosivi, armi da fuoco e disastri riguardanti i mezzi di trasporto sono facili da riconoscere, sia da parte del personale medico che dai primi soccorritori, quelli perpetrati con armi chimiche o biologiche spesso sono di difficile identificazione.

Il riconoscimento di un incidente può avvenire attraverso i sistemi di intelligence o da annuncio dello stesso aggressore, da indizi riscontrati nell’ambiente (come animali morti o agonizzanti, oppure odori insoliti), oppure da sistemi di monitoraggio ambientale (di sostanze chimiche, biologiche o radioattive), non sempre disponibili ovunque. In alcuni casi, l’unico indizio di un possibile incidente può essere l’alto numero di persone affette da sintomi insoliti o da sintomi simili. Dalla valutazione delle vittime, i medici possono riconoscere i sintomi e segni caratteristici tipici dell’esposizione a certe sostanze o a organismi infettivi. Infine, i medici possono decidere di inviare a un laboratorio campioni clinici o prelevati nell’ambiente. Tuttavia, la diagnosi e il trattamento iniziale sono spesso urgenti, specie per le lesioni dovute a certe armi chimiche che agiscono molto rapidamente.

Valutazione e selezione (triage)

La selezione (o triage) è il procedimento mediante il quale si assegna un grado di urgenza a una lesione. Alcune persone devono essere trattate molto presto, mentre altre possono attendere in sicurezza per un po’. L’alto numero di vittime in un incidente dovuto ad armi in grado di provocare stragi di massa impone che i medici e i primi soccorritori visitino i pazienti molto rapidamente in modo che tutti possano essere valutati con celerità. La selezione può risultare particolarmente impegnativa in quanto nelle stragi di massa che non implicano esplosivi o incendi le persone potrebbero non presentare lesioni visibili. Inoltre, molte persone coinvolte nell’incidente o presenti nelle vicinanze, ma non esposte alle armi, possono presentare reazioni da stress (come iperventilazione, brividi, nausea e debolezza). Il personale medico può incontrare difficoltà nel distinguere le reazioni da stress dagli effetti tossici, infettivi o radiologici.

Il personale medico addestrato nel gestire situazioni che coinvolgono armi in grado di provocare stragi di massa sa di dover allestire tre zone per la propria incolumità: una zona calda, una zona tiepida e una zona fredda.

La zona calda è quella immediatamente circostante il punto di diffusione di un’arma in grado di provocare stragi di massa. Il rischio per il personale medico è maggiore nelle zone calde e, di regola, solo i soccorritori per le emergenze con adeguato equipaggiamento protettivo sono autorizzati a entrarvi.

La zona tiepida (corridoio di decontaminazione) confina con la zona calda. In questa zona si procede alla decontaminazione completa di tutto il corpo. Il personale medico potrebbe dover indossare dotazioni protettive per la valutazione primaria, la selezione e il trattamento iniziale delle vittime, specie delle persone esposte a sostanze chimiche.

La zona fredda (zona pulita) è costituita dai reparti di pronto soccorso degli ospedali. Poiché la decontaminazione dovrebbe avvenire nella zona tiepida, il personale medico della zona fredda di solito è al sicuro con le precauzioni standard. Tuttavia, gli ospedali hanno comunque bisogno di strutture per la decontaminazione in quanto alcune persone possono lasciare la scena dell’incidente da sole e recarsi in ospedale senza prima essere state decontaminate.

Trattamento

Priorità dei medici e dei soccorritori in caso di incidenti in cui si utilizzano armi in grado di provocare stragi di massa:

  • Proteggersi

  • Stabilizzare le condizioni della persona

  • Bloccare l’esposizione alla sostanza (allontanare le persone dalla zona contaminata, eliminare la contaminazione dalle persone)

Il primo passo compiuto dai medici consiste generalmente nella stabilizzazione delle vie aeree. Tuttavia, coloro che sono rimasti esposti a certe sostanze chimiche possono necessitare di decontaminazione immediata. Inoltre, per certe sostanze chimiche (come gli agenti nervini), può essere disponibile e subito necessario un antidoto.

Il tipo di decontaminazione di cui la persona ha bisogno dipende dal genere di arma. Generalmente cute, indumenti o entrambi rimangono contaminati nelle persone esposte agli agenti biologici o radiologici nebulizzati. Poiché la maggior parte di questi agenti non riesce a penetrare rapidamente nella cute intatta, talvolta è sufficiente spogliarsi e lavarsi per essere decontaminati. Certi agenti chimici (come la mostarda solforata, o senape di zolfo, e gli agenti nervini liquidi) cominciano a penetrare nella cute al semplice contatto e possono iniziare a danneggiare i tessuti immediatamente. Le persone esposte a tali agenti necessitano di decontaminazione immediata per bloccare l’assorbimento in corso e prevenire la diffusione della contaminazione. Esiste in commercio un prodotto per uso topico appositamente formulato per la decontaminazione della cute (Reactive Skin Decontamination Lotion o RSDL®) che rende inattivi gli agenti nervini e la mostarda solforata presenti sulla cute (non è ancora approvato per l’uso sugli occhi o sulle ferite). Comunque, anche acqua e sapone sono efficaci. L’acqua da sola è meno efficace per le sostanze chimiche oleose ma è utilizzata in mancanza di sapone. Anche una soluzione allo 0,5% di ipoclorito di sodio (ottenuta diluendo la normale candeggina per uso domestico al 5% in un rapporto di 1:9 di candeggina e acqua) è efficace ma non va utilizzata su occhi e ferite. In caso di emergenza, qualsiasi prodotto disponibile atto ad assorbire l’agente chimico (salviette di carta, tessuti, talco, terreno argilloso, o pane) può essere applicato sulla zona interessata, strofinando vigorosamente per massimo 2 minuti, e quindi rimosso sciacquando con abbondante acqua.

Il personale medico ispeziona le ferite e rimuove i detriti. Le ferite vengono lavate con acqua naturale o soluzione salina.

Le opinioni riportate in questo articolo sono dell’autore e non riflettono la politica ufficiale dell’Esercito, del dipartimento della Difesa o del governo degli Stati Uniti.

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