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Malattia del sonno africana

(African Trypanosomiasis)

Di

Richard D. Pearson

, MD, University of Virginia School of Medicine

Ultima revisione/verifica completa dic 2020| Ultima modifica dei contenuti dic 2020
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La malattia del sonno africana è un’infezione causata dal protozoo Trypanosoma brucei gambiense o da Trypanosoma brucei rhodesiense. Si trasmette con la puntura di una mosca tse-tse.

  • La malattia del sonno è presente solo nell’Africa equatoriale.

  • In corrispondenza della puntura della mosca può formarsi un’escrescenza o un’ulcera dolorosa, seguita da febbre, brividi, cefalea, ingrossamento dei linfonodi, talvolta da un’eruzione cutanea e infine da sonnolenza e difficoltà nel camminare; in assenza di trattamento, sopravvengono coma e decesso.

  • I medici di solito confermano la diagnosi identificando i protozoi in un campione di sangue, di liquido prelevato da un linfonodo o di liquido cerebrospinale.

  • Tutte le persone infette devono essere trattate con uno dei diversi farmaci efficaci contro i protozoi del genere Trypanosoma.

La malattia del sonno è presente solo nelle parti dell’Africa Equatoriale in cui vivono le mosche tse-tse. Esistono due forme di malattia del sonno. Ognuna di esse è causata da una specie diversa di Trypanosoma. Una forma (causata da Trypanosoma brucei gambiense) è diffusa nell’Africa occidentale e centrale. L’altra forma (causata da Trypanosoma brucei rhodesiense) è diffusa nell’Africa orientale. In Uganda sono presenti entrambe le forme. Negli ultimi 20 anni, conseguentemente all’impegno per il controllo della malattia del sonno africana si è verificata una drastica riduzione del numero di casi segnalati (> 95%, con meno di 1.000 casi nel 2018) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha deciso di intervenire per la sua eradicazione. Negli Stati Uniti viene diagnosticato in media un caso all’anno, sempre in viaggiatori di ritorno negli Stati Uniti o immigrati provenienti da aree endemiche.

Un’altra specie, Trypanosoma cruzi, è endemica nell’America centrale e meridionale e causa la malattia di Chagas (tripanosomiasi americana).

Trasmissione

Solitamente, la trasmissione di Trypanosoma brucei gambiense e di Trypanosoma brucei rhodesiense all’uomo si verifica quando una persona viene punta da una mosca tse-tse infetta, che inietta i protozoi nella pelle. I protozoi migrano nel sistema linfatico e nel sangue, dove si moltiplicano. Quindi si spostano negli organi e nei tessuti di tutto il corpo e infine raggiungono il cervello. L’infezione si diffonde quando una mosca punge una persona infetta o un animale infetto e in seguito punge un’altra persona.

Una madre infetta può trasmettere i protozoi al proprio bambino durante la gravidanza o il parto. Raramente, l’infezione avviene per mezzo di trasfusioni di sangue. In linea teorica, l’infezione può essere trasmessa attraverso il trapianto di un organo proveniente da un donatore infetto.

Sintomi

Nella tripanosomiasi africana, sono interessate diverse parti del corpo nel seguente ordine:

  • Pelle

  • Sangue e linfonodi

  • Cervello e liquido cerebrospinale (il liquido che circonda il cervello e il midollo spinale)

La velocità di progressione dell’infezione e la sintomatologia dipendono dalla specie responsabile.

Pelle

In corrispondenza della puntura della mosca tse-tse, in un periodo variabile da pochi giorni a 2 settimane, può formarsi un’escrescenza. Questa assume una colorazione rosso scuro e può trasformarsi in un’ulcera dolente e gonfia.

Sangue e linfonodi

Nell’arco di settimane o mesi, l’infezione si diffonde al sangue e alla linfa. Successivamente si manifestano febbri ricorrenti, brividi, cefalea e dolori muscolari e articolari. Si può verificare un temporaneo gonfiore del volto. In alcune persone, compare un’eruzione cutanea e i linfonodi lungo la parte posteriore del collo si ingrossano. Può svilupparsi anemia.

Cervello e liquido cerebrospinale

Quando vengono colpiti il cervello e il liquido cerebrospinale, le cefalee diventano persistenti. Il soggetto lamenta sonnolenza, perde la capacità di concentrazione e ha problemi di equilibrio e di andatura. La sonnolenza peggiora e il soggetto può addormentarsi nel bel mezzo di un’attività.

In assenza di trattamento, il danno cerebrale progredisce, determinando coma e infine il decesso, che si verifica entro mesi oppure 2 o 3 anni dopo la comparsa dei sintomi, a seconda della specie che ha causato l’infezione. Talora il decesso è determinato dalla denutrizione o da altre infezioni.

Diagnosi

  • Esame di un campione di sangue o di liquido proveniente da un linfonodo

  • Puntura lombare e analisi del liquido cerebrospinale

I medici diagnosticano la tripanosomiasi africana esaminando un campione di sangue o di liquido proveniente da un linfonodo e identificandovi i protozoi. A volte i medici verificano la presenza di protozoi esaminando un campione di midollo osseo o di liquido proveniente dall’ulcera.

Al fine di determinare se l’infezione coinvolge il liquido cerebrospinale (il liquido che circonda il cervello e il midollo spinale) e il cervello, viene eseguita una puntura lombare (rachicentesi) per prelevare un campione di liquido cerebrospinale. I medici esaminano il campione di liquido alla ricerca di protozoi e altri segni dell’infezione. Tali segni comprendono un aumento della pressione del liquido cerebrospinale e del numero di globuli bianchi contenuti.

Prevenzione

È possibile ridurre il rischio di essere punti dalle mosche tse-tse adottando le seguenti misure:

  • Evitare le aree fortemente infestate da mosche tse-tse: coloro che si recano in viaggio in parti dell’Africa in cui vivono le mosche tse-tse possono chiedere ai residenti locali informazioni sui luoghi da evitare.

  • Indossare indumenti pesanti a maniche lunghe e pantaloni lunghi: le mosche tse-tse possono pungere attraverso gli indumenti leggeri.

  • Indossare indumenti di colore neutro che si armonizzano con l’ambiente: le mosche tse-tse sono attratte dai colori chiari o scuri.

  • Utilizzare repellenti per insetti secondo necessità, anche non è detto che siano efficaci contro le mosche tse-tse.

Trattamento

  • Farmaci efficaci contro questi protozoi

Il trattamento della malattia del sonno africana varia in funzione della specie di Trypanosoma responsabile e dello stadio della malattia.

La malattia del sonno deve essere trattata appena possibile con farmaci efficaci contro queste infezioni. Alcuni di questi farmaci, tuttavia, possono determinare effetti collaterali molto gravi.

Il farmaco impiegato dipende dalla specie (gambiense o rhodesiense) che causa l’infezione e dall’eventuale diffusione al cervello e al liquido cerebrospinale.

Se l’infezione non ha raggiunto il cervello e il liquido cerebrospinale, i farmaci efficaci includono:

  • Suramina (per Trypanosoma rhodesiense)

  • Pentamidina (preferibile per Trypanosoma gambiense); la suramina è un’alternativa

Questi farmaci sono somministrati in vena (per via endovenosa). La pentamidina può anche essere iniettata per via intramuscolare.

Per l’infezione da Trypanosoma brucei gambiense in Africa viene talvolta impiegato il fexinidazolo nei casi con coinvolgimento del sangue e dei linfonodi o lieve interessamento del cervello e del liquido cerebrospinale. Non è disponibile né consigliato negli Stati Uniti.

Se l’infezione si è già diffusa al cervello e al liquido cerebrospinale, i farmaci efficaci includono:

  • Melarsoprolo

  • Eflornitina (solo per la specie gambiense)

  • Nifurtimox in combinazione con dosi meno frequenti di eflornitina in zone dell’Africa in cui la somministrazione frequente di eflornitina è logisticamente difficile (solo per la specie gambiense)

Questi farmaci sono somministrati per via endovenosa.

Il melarsoprolo può provocare effetti collaterali gravi, talvolta potenzialmente letali; tuttavia, in molti Paesi africani è spesso l’unico farmaco disponibile per la malattia del sonno con coinvolgimento del cervello e del liquido cerebrospinale. Per ridurre il rischio di alcuni di questi effetti collaterali si possono somministrare corticosteroidi.

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