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Evoluzione del processo di morte

Di

Elizabeth L. Cobbs

, MD, George Washington University;


Karen Blackstone

, MD, George Washington University;


Joanne Lynn

, MD, MA, MS, Altarum Institute

Ultima revisione/verifica completa ott 2019| Ultima modifica dei contenuti ott 2019
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Risorse sull’argomento

Per prognosi si intende una predizione del probabile decorso ed esito di una malattia o la probabilità di recupero dalla malattia stessa. I pazienti spesso credono che il medico sappia e sia in grado di prevedere quanto tempo sia rimasto loro da vivere. La verità è che, in linea generale, nessuno sa quando una persona morirà. Ai familiari viene chiesto di non esercitare pressioni per ottenere previsioni esatte e di non fare affidamento su quelle offerte. I tempi indicati si rivelano spesso sbagliati, perché sono troppe le variabili che influenzano il tempo in cui un soggetto riesce a convivere con la malattia. Talvolta, alcuni soggetti gravemente malati vivono mesi o anni più del previsto, molto oltre i tempi ritenuti possibili. Altri muoiono rapidamente. Se un paziente desidera avere accanto una persona particolare nel momento della morte, si devono prendere provvedimenti per esaudire tale volontà per un tempo indefinito. Tuttavia, talvolta è necessario stimare un intervallo di tempo entro il quale è probabile che una persona muoia. Ad esempio, la prognosi richiesta per ottenere i servizi prestati dai centri di cure palliative è generalmente inferiore ai 6 mesi di vita.

Anziché chiedere al medico "Quanto mi resta da vivere?" o "è probabile che muoia entro 6 mesi?", potrebbe essere preferibile chiedere qual è la tipica aspettativa di vita, ossia una ragionevole stima di sopravvivenza minima e massima.

Sapevate che...

  • I medici, in genere, non riescono a offrire una previsione accurata e precisa dei giorni che rimangono da vivere a un individuo. Spesso quindi è più utile per loro dare un’indicazione di termini legati a esiti ragionevolmente prevedibili, illustrando le ipotesi migliori e peggiori prevedibili.

Alcuni medici preferiscono dare speranza illustrando casi di guarigioni rilevanti, senza neanche accennare alle considerevoli probabilità di morte determinate da patologie gravi, che comporterebbero un decesso più rapido. Se il medico cerca di essere troppo ottimista o non realista, un soggetto gravemente malato e la sua famiglia troveranno, a conti fatti, questa "speranza" fuorviante e riduttiva. Il paziente gravemente malato e i familiari hanno il diritto di accedere a tutte le informazioni disponibili e alla prognosi più realistica possibile. Tuttavia, potrebbero dover dire chiaramente di preferire tali informazioni piuttosto che una stima eccessivamente ottimistica.

I sintomi progrediscono in maniera diversa in presenza di patologie diverse. Ad esempio, in alcuni malati terminali di cancro, l’energia, le condizioni generali e lo stato di benessere peggiorano solitamente in misura significativa solo nell’ultimo mese o nei due mesi antecedenti alla morte. Durante questo lasso di tempo, il malato mostra un sensibile deterioramento e l’approssimarsi della morte diventa chiaro a tutti. Altre patologie, come il morbo di Alzheimer, l’insufficienza epatica e l’insufficienza renale, possono seguire un declino più graduale dall’esordio, anche se talora mostrano una velocità di progressione imprevedibile. Una grave cardiopatia e la broncopneumopatia cronica ostruttiva causano un declino costante intervallato da episodi di seria esacerbazione. Tali eventi sono spesso seguiti da un miglioramento, ma generalmente il decesso giunge dopo un episodio o un peggioramento che si sviluppa entro pochi giorni dalla stabilizzazione.

Comunicazione con il malato terminale

Molti hanno difficoltà ad affrontare apertamente il tema della morte con un malato terminale, ritenendo erroneamente che il soggetto non desideri parlare della propria condizione o che ne possa essere turbato. Invece, i soggetti che convivono con condizioni con esito fatale preferiscono che la famiglia li aggiorni di continuo sul proprio stato e li coinvolga nel processo decisionale. I consigli che proponiamo di seguito possono facilitare la comunicazione con un malato terminale:

  • Ascoltare quello che ha da dire il paziente. Chiedere, ad esempio: "A che cosa stai pensando?", anziché interrompere la conversazione con commenti del tipo "Non parlare in quel modo".

  • Parlare di quello che il soggetto vorrebbe per i suoi familiari molto tempo dopo la sua morte e arrivare gradualmente agli eventi più vicini ad essa. Ciò rende più semplice la discussione di eventi imminenti, come l’organizzazione del funerale e il sostegno alle persone care.

  • Ricordare eventi passati è un modo per onorare la vita del paziente.

  • Continuare a parlare con il malato, anche se non è più in grado di comunicare. Altre forme di comunicazione, come tenere la mano del paziente, eseguire un massaggio o semplicemente stargli accanto, sono altrettanto efficaci.

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