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Comportamento suicidario nei bambini e negli adolescenti

Di

Josephine Elia

, MD, Sidney Kimmel Medical College of Thomas Jefferson University

Ultima modifica dei contenuti mag 2019
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Il comportamento suicidario comprende il suicidio portato a compimento, il tentativo di suicidio (con almeno l'intenzione di morire) e gli atti suicidari; per ideazione suicidaria si intende la presenza di pensieri e progetti riguardanti il suicidio. L'invio a uno specialista psichiatra è solitamente necessario.

(Vedi anche Comportamento suicidario negli adulti.)

Il tasso di suicidi in giovane età si è ridotto dopo più di un decennio di aumento costante, ma ha iniziato a risalire nuovamente recentemente. I motivi esatti di queste fluttuazioni non sono chiari. Molti esperti ritengono che il tasso variabile con cui vengono prescritti gli antidepressivi possa essere un fattore (vedi Disturbi depressivi nei bambini e negli adolescenti: rischio di suicidio e antidepressivi). Alcuni esperti ipotizzano che gli antidepressivi hanno effetti paradossi, rendendo i bambini e gli adolescenti più disposti a parlare dei sentimenti suicidari ma portando ad attuare il suicidio con minori probabilità. Ciononostante, benché raro in bambini di età prepuberale, il suicidio è la 2a o 3a principale causa di decesso in soggetti tra 15 e 19 anni e resta un considerevole problema di salute pubblica.

Eziologia

Nei bambini e negli adolescenti, il rischio di comportamento suicidario è influenzato dalla presenza di altri disturbi mentali e altri disturbi che colpiscono il cervello, la storia familiare, fattori psicosociali e fattori ambientali (vedi tabella Fattori di rischio per comportamento suicidario nei bambini e negli adolescenti).

Tabella
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Fattori di rischio per comportamento suicidario nei bambini e negli adolescenti

Tipo

Esempi

Disturbi mentali e disturbi fisici che colpiscono il cervello

Disturbi dell'umore* (p. es., Schizophrenia, disturbo depressivo)

Tendenze impulsive, aggressive (disturbo della condotta)

Precedenti tentativi di suicidio

Anamnesi familiare

Anamnesi familiare di comportamento suicidario

Madre con un disturbo dell'umore

Padre con una storia di problemi con la polizia

Scarsa comunicazione con i genitori

Fattori psicosociali

Azione disciplinare recente (più comunemente, sospensione dalla scuola)

Perdita interpersonale (perdita di una ragazza o ragazzo, soprattutto nei maschi; separazione dai genitori)

Difficoltà a scuola

Isolamento sociale (in particolare disoccupazione o il non andare all'università)

Minoranza con grande mobilità del domicilio

Vittima di bullismo

Report di suicidi dai media (Effetto Werther)

Fattori ambientali

Facile accesso a metodi letali (p. es., pistole)

Ostacoli e/o stigma associati all'accesso ai servizi di salute mentale

*Disturbi dell'umore sono presenti in più della metà degli adolescenti suicida.

Quasi la metà dei suicidi effettivi si verifica dopo i recenti provvedimenti disciplinari.

Altri fattori di rischio comprendono

  • Una mancanza di struttura e legami, che porta a una sensazione travolgente di mancanza di direzione

  • Intensa pressione da parte dei genitori di avere successo che porta alla continua sensazione che non vengano soddisfatte le aspettative

Una frequente motivazione per un tentativo di suicidio è quella di manipolare o punire gli altri con la fantasia "vi dispiacerà che sarò morto".

I fattori protettivi comprendono

  • Efficace terapia clinica per disturbi mentali, fisici, e da uso di sostanze

  • Accesso facile ad interventi clinici

  • Supporto familiare e della comunità (relazioni sociali)

  • Capacità nella risoluzione dei conflitti

  • Credenze colturali e religiose che scoraggiano il suicidio

Trattamento

  • Interventi di crisi, forse anche ricovero in ospedale

  • Psicoterapia

  • Possibilmente la somministrazione di farmaci per il trattamento delle patologie di base, in genere associata a psicoterapia

  • Invio allo specialista psichiatra di riferimento

Ogni tentativo di suicidio è un grave problema che richiede un intervento ponderato e appropriato. Una volta che l'immediato pericolo per l'incolumità del soggetto è rimosso, deve essere presa una decisione per un'eventuale ospedalizzazione. La decisione presa è ponderata sulla base di una valutazione del grado di rischio suicidario insieme alla capacità della famiglia di fornire aiuto. L'ospedalizzazione (anche in un reparto medico o pediatrico sotto sorveglianza da parte di infermieri specializzati), rappresenta la forma più sicura di protezione a breve termine e talvolta risulta essere indicata se si sospetta una forma di depressione e/o psicosi.

Quanto può essere letale un intento suicida lo si può valutare sulla base dei seguenti indicatori:

  • Grado di premeditazione osservato (p. es., scrivendo un biglietto d'addio)

  • Misure adottate per impedirne la scoperta

  • Metodo utilizzato (p. es., le armi da fuoco sono più letali delle medicine)

  • Gravità delle lesioni

  • Circostanze o fattori immediatamente precipitanti che sottostanno al tentativo

  • Stato mentale al momento dell'episodio (l'agitazione acuta è particolarmente preoccupante)

  • Dimissione recente da ospedale

  • Recente sospensione di farmaci psicoattivi

Le terapie farmacologiche possono essere indicate per ogni condizione sottostante (p. es., depressione, disturbo bipolare, disturbo della condotta, psicosi) ma non sono in grado di prevenire il suicidio. L'uso di antidepressivi può aumentare il rischio di suicidio in alcuni adolescenti (vedi Disturbi depressivi nei bambini e negli adolescenti: rischio di suicidio e antidepressivi). L'uso dei farmaci deve essere attentamente monitorato, e solo dosaggi sub-letali devono essere forniti.

L'invio allo specialista psichiatra è in genere necessario per fornire un trattamento appropriato sia farmacologico che psicoterapico. La terapia cognitivo-comportamentale per la prevenzione del suicidio e la terapia comportamentale dialettica possono essere preferite. Il trattamento risulta più efficace se il medico di medicina generale continua a essere coinvolto.

È essenziale ricostruire una morale e riportare un equilibrio dell'emotività all'interno della famiglia. Un approccio negativo o il mancato aiuto da parte della famiglia rappresenta un grave problema, e può suggerire il bisogno di un intervento più efficace come l'allontanamento da casa. È più probabile ottenere un risultato positivo se la famiglia dimostra amore e coinvolgimento.

Risposta al suicidio

I familiari di bambini e adolescenti che si sono suicidati hanno complicate reazioni al suicidio, tra cui il dolore, il senso di colpa e la depressione. La consulenza può aiutarli a comprendere il contesto psichiatrico del suicidio e riflettere e riconoscere le difficoltà del bambino prima del suicidio.

Dopo un suicidio, il rischio di suicidio può aumentare in altre persone della comunità, specialmente amici e compagni di classe della persona che si è suicidata. Sono disponibili risorse (p. es., a toolkit for schools) per aiutare le scuole e le comunità dopo un suicidio. I funzionari scolastici e comunitari possono provvedere a rendere disponibili i medici dei centri di salute mentale a fornire informazioni e consultazioni.

Prevenzione

I suicidi spesso sono preceduti da cambiamenti nel comportamento (p. es., umore depresso, bassa autostima, disturbi dell'appetito e del sonno, incapacità di mantenere la concentrazione, svogliatezza a scuola, disturbi somatici e pensieri suicidari) che spesso portano al consulto di un medico. Dichiarazioni come "Vorrei non essere mai nato" o "Mi piacerebbe andare a dormire e non svegliarmi mai più" devono essere considerate seriamente come possibili annunci di suicidio. Una minaccia o un tentativo di suicidio rappresentano un importante segnale sull'intensità della disperazione esperita.

Riconoscere precocemente i fattori di rischio prima citati può far prevenire un tentativo di suicidio. In presenza di questi indizi premonitori volti al tentativo di suicidio o all'assunzione di comportamenti ad alto rischio, bisogna istituire un forte intervento terapeutico. Gli adolescenti devono essere interrogati direttamente circa la propria infelicità e i propri pensieri autodistruttivi; tali domande mirate riducono il rischio di suicidio. Un medico non deve fornire un'infondata rassicurazione, che può minare la credibilità stessa del medico e ridurre ulteriormente l'autostima da parte dell'adolescente.

I medici devono aiutare i pazienti a fare quanto segue, per aiutare a ridurre il rischio di suicidio:

  • Ottenere una terapia efficace per disturbi mentali, fisici, e da uso di sostanze

  • Accedere ai servizi di salute mentale

  • Ottenere supporto dalla famiglia e dalla comunità

  • Scoprire come risolvere pacificamente i conflitti

  • Limitare l'accesso mediatico ai contenuti legati al suicidio

I programmi di prevenzione del suicidio possono aiutare. I programmi più efficaci sono quelli che si sforzano di assicurare che il bambino abbia i seguenti:

  • Un ambiente educativo di supporto

  • Accesso pronto ai servizi di salute mentale

  • Un ambiente sociale caratterizzato dal rispetto delle differenze individuali, razziali e culturali

Negli Stati Uniti, il SPRC Suicide Prevention Resource Center elenca alcuni dei programmi, e la National Suicide Prevention Lifeline (1-800-273-TALK) prevede l'intervento di crisi per le persone che minacciano il suicidio.

Punti chiave

  • Il suicidio è raro nei bambini in età prepuberale, ma è la seconda o la terza causa di morte tra i 15 e i 19 anni.

  • Considerare il trattamento farmacologico per qualsiasi disturbo sottostante (p. es., disturbi dell'umore, psicosi); tuttavia, gli antidepressivi possono aumentare il rischio di suicidio in alcuni adolescenti, quindi bisogna monitorare attentamente l'uso di droghe e fornire solo quantità subletali.

  • Cercare cambiamenti precoci del comportamento (p. es., non andare a scuola, dormire o mangiare troppo o troppo poco, fare affermazioni che suggeriscono propositi suicidari, intraprendere comportamenti molto rischiosi).

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