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Cancro dell'ovaio

Di

Pedro T. Ramirez

, MD, The University of Texas MD Anderson Cancer Center;


Gloria Salvo

, MD, MD Anderson Cancer Center

Ultima modifica dei contenuti feb 2019
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Il cancro dell'ovaio è spesso fatale poiché generalmente al momento della diagnosi si presenta in uno stadio avanzato. I sintomi sono generalmente assenti negli stadi precoci e aspecifici negli stadi avanzati. La valutazione comprende in genere l'ecografia, la TC o la RM e la misurazione dei marker tumorali (p. es., cA 125). La diagnosi si basa sull'esame istologico. La stadiazione è chirurgica. Il trattamento richiede isterectomia, salpingo-ooforectomia bilaterale, escissione di quanto più tessuto possibile (citoriduzione) e, a meno che il tumore sia localizzato, chemioterapia.

Negli Stati Uniti, il carcinoma ovarico è il secondo tumore ginecologico più frequente (colpisce circa 1/70 donne). È la quinta principale causa di decessi correlati al cancro nelle donne e, negli Stati Uniti, causerà 22 530 nuovi casi e 13 980 decessi nel 2019. L'incidenza è più alta nei Paesi sviluppati.

Eziologia

Il cancro dell'ovaio colpisce principalmente le donne in perimenopausa e postmenopausa.

Il rischio di cancro ovarico è aumentato da

  • Un'anamnesi di cancro ovarico in un parente di 1o grado

  • Nulliparità

  • Gravidanza ritardata

  • Menarca precoce

  • Menopausa ritardata

  • Anamnesi familiare o personale positiva per cancro dell'endometrio, della mammella o del colon

Il rischio è diminuito da

  • Uso di contraccettivi orali

Probabilmente dal 5 al 10% dei casi di cancro ovarico sono correlati a mutazioni del gene autosomico dominante BRCA, che è associato a un rischio che va dal 50 all'85% di sviluppare il cancro al seno durante la vita. Le donne con mutazioni di BRCA1 hanno anche un rischio del 20-40% di sviluppare un tumore ovarico; il rischio tra le donne con mutazioni BRCA2 è meno aumentato. L'incidenza di queste mutazioni è più elevata negli ebrei ashkenazi che nella popolazione generale. Le mutazioni in molti altri geni, compresi TP53, PTEN, STK11/LKB1, CDH1, CHEK2, ATM, MLH1, e MSH2, sono state associate con il carcinoma mammario ereditario e/o ovarico.

La disgenesia gonadica XY predispone al tumore delle cellule germinali ovariche.

Anatomia patologica

Le neoplasie ovariche sono istologicamente differenti (vedi tabella Tipi di tumori ovarici).

Almeno l'80% dei tumori ovarici origina dall'epitelio; il 75% di questi tumori è rappresentato da cistoadenocarcinoma sieroso e circa il 10% è rappresentato da carcinoma mucinoso invasivo. Alla presentazione, circa il 27% dei pazienti con tumori ovarici epiteliali al I stadio ha l'istologia del mucinoso, ma < 10% si presentano allo stadio III o IV.

Circa il 20% dei tumori dell'ovaio origina dalle cellule germinali ovariche primitive o dai cordoni sessuali e dalle cellule stromali oppure è costituito da metastasi ovariche (più comunemente da tumore della mammella o tratto gastrointestinale). I tumori delle cellule germinali vengono solitamente diagnosticati in donne < 30 anni.

Tabella
icon

Tipi di tumori ovarici

Origine

Tipi

Epitelio

Tumore di Brenner

Carcinoma a cellule chiare

Carcinoma endometrioide

Carcinoma mucinoso

Cistoadenocarcinoma sieroso (il più comune)

Carcinoma a cellule transizionali

Carcinomi inclassificati

Tumore a cellule germinali

Coriocarcinoma

Disgerminoma

Carcinoma embrionale

Tumore del seno endodermico

Teratoma immaturo

Poliembrioma

Cordoni sessuali e cellule stromali

Tumori a cellule della granulosa

Tumori a cellule di Sertoli-Leydig

Metastasi

Cancro della mammella

Tumore del tratto gastrointestinale

Il cancro ovarico si diffonde da

  • Estensione diretta

  • Esfoliazione delle cellule nella cavità peritoneale (disseminazione peritoneale)

  • Disseminazione linfatica alla pelvi e intorno all'aorta

  • Meno spesso, ematogena al fegato o ai polmoni

Sintomatologia

Il tumore ovarico in stadio precoce è di solito asintomatico; una massa annessiale, spesso solida, irregolare e fissa, può essere un reperto occasionale. L'esame pelvico e rettovaginale evidenzia caratteristicamente nodularità diffuse. Alcune donne presentano dolore addominale grave secondario a torsione della massa ovarica.

La maggior parte delle donne con tumore in stadio avanzato si presenta con sintomi aspecifici (p. es., dispepsia, senso di tensione addominale, precoce senso di sazietà, dolore da ritenzione di gas, lombalgia). In seguito si manifestano tipicamente il dolore pelvico, l'anemia, la cachessia e il gonfiore addominale dovuto all'aumento di volume dell'ovaio o alla formazione di liquido ascitico.

I tumori delle cellule germinali o stromali possono provocare ripercussioni funzionali (p. es., ipertiroidismo, femminilizzazione, virilizzazione).

Diagnosi

  • Ecografia (nel sospetto di tumore in stadio precoce) o TC o RM (nel sospetto di tumori avanzati)

  • Marcatori tumorali (p. es., l'antigene del cancro [CA] 125)

  • Stadiazione chirurgica

Il cancro ovarico entra in diagnosi differenziale nelle donne che presentano:

  • Masse annessiali non altrimenti giustificate

  • Tensione addominale

  • Alterazioni dell'alvo

  • Perdita di peso non intenzionale

  • Dolore addominale non altrimenti giustificato

Nelle donne anziane una massa ovarica è più probabilmente di natura neoplastica. Nelle donne giovani cisti benigne funzionali possono simulare tumori funzionali delle cellule germinali o stromali.

Una massa pelvica e ascite di solito indicano cancro dell'ovaio ma a volte sono espressione di sindrome di Meigs (fibroma benigno con ascite e idrotorace destro).

Diagnostica per immagini

L'ecografia all'addome è il primo esame da eseguire nel sospetto di una neoplasia; i seguenti riscontri suggeriscono la presenza di cancro:

  • Una componente solida

  • Escrescenze in superficie

  • Dimensione > 6 cm

  • Forma irregolare

  • Bassa resistenza vascolare rilevata alla valutazione doppler transvaginale

Se viene posto il sospetto di cancro avanzato (p. es., sulla base di ascite, distensione addominale, o nodularità o masse fisse rilevate durante la visita medica), TC o RM si effettuano solitamente prima di un intervento chirurgico per determinare l'estensione della malattia.

Marker tumorali

I marker tumorali, compresa la subunità beta della gonadotropina corionica umana (beta-hCG), LDH, alfa-fetoproteina, inibina, e il CA 125, sono in genere misurati nelle pazienti giovani, che sono a più alto rischio di tumori non epiteliali (p. es., tumori a cellule germinali, tumori stromali). Nelle pazienti in perimenopausa e postmenopausa, viene misurato solo il CA 125, perché la maggior parte dei tumori ovarici in questa fascia di età sono tumori epiteliali. Il CA 125 è alto nell'80% dei tumori ovarici epiteliali ma può essere lievemente elevato in caso di endometriosi, malattia infiammatoria pelvica, gravidanza, fibromi, infiammazione peritoneale oppure tumore peritoneale non ovarico.

Una massa pelvica mista solida e cistica nelle donne in postmenopausa, specie in presenza di aumentati livelli di CA 125, suggerisce un cancro dell'ovaio.

Biopsia

Una biopsia non è raccomandata di routine a meno che la paziente non sia candidabile a chirurgia. Se le donne non sono candidabili all'intervento chirurgico, bisogna ottenere campioni mediante ago biopsia della massa o mediante agoaspirato del liquido ascitico.

Per le masse che presentano aspetto benigno all'ecografia, l'analisi istologica non è necessaria, e l'ecografia si ripete dopo 6 settimane. Le tumefazioni con aspetto benigno comprendono i teratomi cistici benigni (cisti dermoidi), le cisti follicolari o gli endometriomi.

Stadiazione

Il tumore dell'ovaio sospetto o confermato viene stadiato chirurgicamente (vedi tabella Stadiazione chirurgica del cancro ovarico, delle tube di Falloppio e peritoneale).

Tabella
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Stadiazione chirurgica del cancro ovarico, delle tube di Falloppio e peritoneale

Stadio

Descrizione

I

Tumore limitato alle ovaie o alle tube di Falloppio

  • IA

Tumore limitato a un ovaio (capsula intatta) o alla superficie di una tuba di Falloppio; nessuna cellula maligna nel liquido ascitico o nei lavaggi peritoneali

  • IB

Tumore limitato a una o entrambe le ovaie (capsula intatta) o tube di Falloppio; nessun tumore sulla superficie esterna dell'ovaio o della tuba di Falloppio; e nessuna cellula maligna nel liquido ascitico o nei lavaggi peritoneali

  • IC

Tumore limitato a una o entrambe le ovaie o tube di Falloppio, più uno dei seguenti:

  • IC1

  • Fuoriuscita chirurgica

  • IC2

  • Capsula rotta prima dell'intervento chirurgico o tumore sulla superficie dell'ovaio o della tuba di Falloppio

  • IC3

  • Cellule maligne nel liquido ascitico o nei lavaggi peritoneali

II

Tumore che coinvolge una o entrambe le ovaie o tube di Falloppio con estensione pelvica (sotto l'area pelvica) o carcinoma peritoneale primario

  • IIA

Estensione e/o impianti nell'utero, nelle tube di Falloppio e/o nelle ovaie

  • IIB

Estensione e/o impianti su altri tessuti intraperitoneali pelvici

III

Tumore che coinvolge una o entrambe le ovaie o le tube di Falloppio o tumore peritoneale primario con metastasi peritoneali confermate microscopicamente al di fuori della pelvi e/o metastasi ai linfonodi retroperitoneali

  • IIIA

Linfonodi retroperitoneali positivi, con o senza metastasi peritoneali microscopiche che si estendono oltre la pelvi

  • IIIA1

Solo linfonodi retroperitoneali positivi (istologicamente provati)

  • IIIA1 (I)

Metastasi ≤ 10 mm nella dimensione maggiore

  • IIIA1 (II)

Metastasi > 10 mm nella dimensione maggiore

  • IIIA2

Coinvolgimento peritoneale extra-pelvico (oltre lo scavo pelvico), con o senza linfonodi retroperitoneali positivi

  • IIIB

Metastasi peritoneali macroscopiche che si estendono oltre il bacino e che sono 2 cm nella dimensione maggiore, con o senza linfonodi retroperitoneali positivi

IIIC

  • IIIC

Metastasi peritoneali macroscopiche che si estendono oltre il bacino e sono > 2 cm nella dimensione maggiore, con o senza metastasi ai linfonodi retroperitoneali (comprende l'estensione del tumore alla capsula del fegato e della milza senza il coinvolgimento parenchimale di entrambi gli organi)

IV

Metastasi a distanza

  • IVA

Versamento pleurico con esame citologico positivo

  • IVB

Metastasi parenchimali al fegato o alla milza e/o metastasi agli organi extra-addominali (compresi linfonodi inguinali e linfonodi al di fuori della cavità addominale) e/o coinvolgimento transmurale dell'intestino

Adattato dalla stadiazione dell'International Federation of Gynecology and Obstetrics (FIGO) and American Joint Committee on Cancer (AJCC), AJCC Cancer Staging Manual, ed. 8. New York, Springer, 2017.

Se si sospetta un tumore dell'ovaio in stadio precoce, la stadiazione può essere fatta per via laparoscopica o con la chirurgia laparoscopica robot-assistita. Altrimenti, si esegue un'incisione addominale mediana che consente un adeguato accesso all'addome superiore. Vanno ispezionate e palpate tutte le superfici peritoneali, gli emidiaframmi e gli organi addominali e pelvici. Si raccoglie il liquido di lavaggio della pelvi, delle anse addominali e dei recessi diaframmatici e si eseguono biopsie multiple del peritoneo nella parte centrale e laterale della pelvi e dell'addome. Per le neoplasie allo stadio precoce, si rimuove l'omento infracolico e si analizzano i linfonodi pelvici e para-aortici.

Al tumore viene anche assegnato un grado istologico da 1 (meno aggressivo) a 3 (più aggressivo). La classificazione più recente distingue tumori ovarici epiteliali di basso grado (grado 1) o di alto grado (grado 2 o 3).

Screening

Non esiste un test di screening per il carcinoma ovarico. Tuttavia, le donne con un noto rischio ereditario, come quelle con mutazioni di BRCA, devono essere seguite con attenzione.

Anche se i dati provenienti da ampi studi indicano che il CA 125 ha una specificità elevata (fino al 99,9% in uno studio), la sensibilità è solo moderata (71% in uno studio), e il valore predittivo positivo è basso; quindi, il CA 125 non è raccomandato come test di screening per le donne asintomatiche, a medio rischio. Uno screening delle donne asintomatiche tramite sia ecografia che misurazione del CA 125 sierico può rilevare alcuni casi di carcinoma dell'ovaio ma non è stato dimostrato che ciò possa migliorare la prognosi, neppure nei sottogruppi ad alto rischio (incluse le donne con mutazione del BRCA).

Tuttavia, le donne devono essere sottoposte all'analisi di eventuali mutazioni nel gene BRCA se nella loro anamnesi familiare è presente una delle seguenti situazioni:

  • Diagnosi di cancro ovarico in un parente di 1o grado prima dei 40 anni

  • Diagnosi di cancro al seno e alle ovaie in un solo parente di 1o grado, se uno dei tumori è stato diagnosticato prima dei 50 anni

  • Due casi di carcinoma ovarico in parenti di 1o e 2o grado e provenienti dalla stessa famiglia

  • Due casi di tumore al seno e un caso di carcinoma ovarico in parenti di 1o o 2o grado e provenienti dalla stessa famiglia

  • Un caso di tumore al seno e un caso di tumore ovarico in parenti di 1o o 2o grado provenienti dalla stessa famiglia, se il cancro al seno è stato diagnosticato prima dei 40 anni, o se il cancro ovarico è stato diagnosticato prima dei 50 anni

  • Due casi di cancro al seno in parenti di 1o o 2o grado provenienti dalla stessa famiglia, se entrambi i casi sono stati diagnosticati prima dei 50 anni

  • Due casi di cancro al seno in parenti di 1o o 2o grado provenienti dalla stessa famiglia, se uno è stato diagnosticato prima dei 40 anni

Inoltre, lo screening per anomalie nel gene BRCA deve essere considerato nelle donne ebree ashkenazi che hanno un membro della famiglia con il cancro al seno diagnosticato prima dei 50 anni o con tumore ovarico.

Prognosi

I tassi di sopravvivenza a 5 anni nei casi trattati sono

  • Stadio I: dall'85 al 95%

  • Stadio II: dal 70 al 78%

  • Stadio III: dal 40 al 60%

  • Stadio IV: dal 15 al 20%

La prognosi è peggiore quando il grado del tumore è superiore o quando con la chirurgia non è possibile rimuovere tutti i tessuti visibilmente coinvolti; in tali casi, la prognosi è migliore quando il tessuto coinvolto può essere ridotto a < 1 cm di diametro o idealmente a un residuo microscopico (chirurgia citoriduttiva).

Per gli stadi III e IV, il tasso di recidiva è di circa il 70%.

Trattamento

  • Isterectomia e annessiectomia bilaterale

  • Chirurgia citoriduttiva

  • Chemioterapia postoperatoria, in genere con carboplatino e paclitaxel

L'isterectomia e l'annessiectomia bilaterale sono solitamente indicate, tranne per i tumori ovarici unilaterali epiteliali di basso grado o per i tumori non epiteliali allo stadio I nelle pazienti giovani; la fertilità può essere conservata non rimuovendo l'ovaio sano e l'utero.

Nelle pazienti con ampia diffusione, la chirurgia non è indicata oppure può essere differita se presentano una o più delle seguenti condizioni:

  • Metastasi epatiche multiple

  • Linfoadenopatia nella vena porta

  • Asportazione dei linfonodi soprarenali e para-aortici

  • Malattia mesenterica diffusa

  • Evidenza di malattia polmonare pleurica o parenchimale

Queste pazienti sono trattate con chemioterapia neoadiuvante, (p. es., carboplatino e paclitaxel). La chirurgia a volte può essere eseguita dopo la chemioterapia iniziale.

Quando vengono effettuate l'isterectomia e la salpingo-ovariectomia bilaterale, tutto il tessuto visibilmente interessato va rimosso chirurgicamente se possibile (citoriduzione). La citoriduzione è associata a un aumento del tempo di sopravvivenza; il volume della malattia residua che rimane dopo la citoriduzione si correla inversamente con il tempo di sopravvivenza. La citoriduzione può essere

  • Completa: citoriduzione fino a ottenere assenza di malattia grossolanamente visibile

  • Ottimale: citoriduzione con malattia residua ≤ 1 cm nel diametro massimo del tumore, come definito dal gruppo ginecologico oncologico

  • Subottimale: citoriduzione con rimanenti noduli tumorali > 1 cm

La chirurgia citoriduttiva per il cancro alle ovaie di solito comprende

  • Omentectomia infracolica, talvolta con resezione rettosigmoidea (con rianastomosi primaria)

  • Asportazione peritoneale radicale

  • Resezione del peritoneo diaframmatico o splenectomia

Predire la fattibilità della citoriduzione

Poiché la citoriduzione è associata a un aumento della sopravvivenza, è importante poter prevedere quando la citoriduzione può essere effettuata fino a nessuna grossolana malattia residua, ma è difficile farlo; non ci sono criteri uniformi.

La citoriduzione ottimale è meno probabile se le pazienti hanno le seguenti caratteristiche:

  • Cattivo stato della performance

  • Età > 60 anni

  • Stato fisico 3 o 4 secondo l'American Society of Anesthesiologists

  • Comorbidità mediche

  • Cattivo stato nutrizionale

  • Malattia extra-addominale

  • Grande massa tumorale

  • Coinvolgimento dell'intestino crasso

  • Metastasi ai linfonodi retroperitoneali sopra i vasi renali > 1 cm nella dimensione maggiore

  • Coinvolgimento del parenchima epatico

  • Livelli preoperatori di antigene CA125 > 500 U/mL

Algoritmi basati sui risultati dell'imaging preoperatorio (p. es., TC, RM, PET/TC) per valutare la citoriduzione ottimale non sono stati riproducibili in modo affidabile.

La laparoscopia diagnostica prima della laparotomia può risparmiare alle pazienti una laparotomia non necessaria con conseguente citoriduzione subottimale. La laparoscopia consente ai medici di eseguire una biopsia tissutale, effettuare una diagnosi definitiva e analizzare il campione bioptico. Pertanto, le pazienti che non sono candidate alla citoriduzione possono iniziare il trattamento di chemioterapia prima. I riscontri laparoscopici indicano che una citoriduzione ottimale è improbabile che comprenda

  • Torta omentale

  • Carcinomatosi peritoneale o diaframmatica estesa

  • Retrazione mesenterica

  • Infiltrazione gastrica ed intestinale

  • Metastasi superficiali di milza e/o fegato

Il punteggio di Fagotti, basato su 7 risultati laparoscopici, può aiutare a prevedere la probabilità di una citoriduzione ottimale nelle pazienti con carcinoma ovarico avanzato (vedi tabella Calcolo del punteggio Fagotti per predire la possibilità di una citoriduzione ottimale). Questo sistema di punteggio assegna un valore di 0 o 2 a seconda che la malattia sia presente in determinate localizzazioni. Se le pazienti hanno un punteggio ≥ 8, la citoriduzione ottimale è molto improbabile. Se hanno un punteggio < 8, sono considerate candidate per la chirurgia citoriduttiva.

Tabella
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Calcolo del punteggio Fagotti per predire la possibilità di una citoriduzione ottimale

Caratteristica laparoscopica

Punteggio

0

2

Carcinomatosi peritoneale

Carcinomatosi che coinvolge un'area limitata (lungo la doccia paracolica o il peritoneo pelvico) e asportabile chirurgicamente mediante peritonectomia

Coinvolgimento peritoneale massivo non resecabile con un modello di distribuzione miliare

Coinvolgimento diaframmatico

Nessuna carcinomatosi infiltrante e nessun nodulo confluente nella maggior parte della superficie diaframmatica

Carcinomatosi infiltrante diffusa o noduli confluenti con la maggior parte della superficie diaframmatica

Coinvolgimento mesenterico

Nessun grande nodulo infiltrante e nessun coinvolgimento della radice del mesentere (ossia, il movimento dei segmenti intestinali non è limitato)

Grandi noduli infiltranti o coinvolgimento della radice del mesentere indicato dal limitato movimento dei segmenti intestinali

Coinvolgimento omentale

Nessuna diffusione del tumore osservata lungo l'omento fino alla curvatura maggiore dello stomaco

Diffusione del tumore osservata lungo l'omento fino alla maggiore curvatura dello stomaco

Infiltrazione intestinale

Nessuna resezione intestinale presunta e assenza di carcinosi epatica a livello delle anse intestinali

Resezione intestinale presunta o carcinomatosi miliare osservata a livello delle anse intestinali

Infiltrato dello stomaco

Nessun evidente coinvolgimento neoplastico della parete gastrica

Coinvolgimento neoplastico evidente della parete gastrica

Metastasi epatiche

Nessuna lesione superficiale

Qualsiasi lesione superficiale

Viene assegnato un valore di 0 o 2 a seconda che la malattia sia presente in tali localizzazioni. Se le pazienti hanno un punteggio ≥ 8, la citoriduzione ottimale è molto improbabile. Se hanno un punteggio < 8, sono considerate candidate per la chirurgia citoriduttiva.

Adattato da Fagotti A, Ferrandina G, Fanfani F, et al: Prospective validation of a laparoscopic predictive model for optimal cytoreduction in advanced ovarian carcinoma. Am J Obstet Gynecol 199:642, e1-642.e6, 2008. doi: 10.1016/j.ajog.2008.06.052.

Trattamento postoperatorio

Il trattamento postoperatorio del cancro ovarico dipende dallo stadio e dal grado (vedi tabella Trattamento postoperatorio del cancro ovarico secondo stadio e caratteristiche istologiche).

Tabella
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Trattamento postoperatorio del cancro ovarico secondo stadio e caratteristiche istologiche

Stadio e caratteristiche istologiche

Trattamento

Adenocarcinoma epiteliale stadio IA o B/grado 1

Nessuna terapia postoperatoria

Cancri di stadio IA o B/di grado 2 o 3

Stadio II

6 cicli di chemioterapia (paclitaxel e carboplatino)

Stadio III

6 cicli di chemioterapia* come per lo stadio IA o B/grado 2 e 3

Prendere in considerazione chemioterapia intraperitoneale con cisplatino e paclitaxel

Stadio IV

Raramente, radioterapia

Tumore delle cellule germinali

Stadio II o III tumori stromali

Il più delle volte, chemioterapia di combinazione, solitamente bleomicina, cisplatino, etoposide

*La chemioterapia intraperitoneale con cisplatino e paclitaxel comporta una sopravvivenza più lunga rispetto alla chemioterapia EV, ma può avere un più alto tasso di complicanze.

Anche se la chemioterapia produce una risposta clinica completa (ossia, esame obiettivo normale, normali livelli sierici di CA 125, TC addome e pelvi negativa), circa il 50% delle pazienti allo stadio III o EV presenta un residuo tumorale. Tra le pazienti con persistenza di valori elevati di CA 125, il 90-95% ha un residuo tumorale. Il tasso di recidiva nelle pazienti con una risposta clinica completa dopo la chemioterapia iniziale (6 cicli di carboplatino e paclitaxel) va dal 60 al 70%.

Se il tumore recidiva o progredisce dopo un'efficace chemioterapia, si ricomincia la chemioterapia. Altri farmaci utili comprendono la doxorubicina liposomiale, il docetaxel, il paclitaxel, la gemcitabina, il bevacizumab e una combinazione di ciclofosfamide più bevacizumab o di gemcitabina più cisplatino. La terapia target con farmaci biologici è in fase di studio.

Prevenzione

Per i pazienti con mutazioni dei geni BRCA1 o BRCA2, il rischio di tumore dell'ovaio e, in misura minore, di cancro al seno si riduce se si effettua una salpingo-ooforectomia bilaterale profilattica dopo la procreazione. Il rischio di cancro sembra essere inferiore con questo approccio che con la prevenzione. I pazienti con mutazioni del gene BRCA1 o BRCA2 devono essere indirizzati a un ginecologo-oncologo per un consulto.

Punti chiave

  • Il cancro dell'ovaio colpisce principalmente le donne in postmenopausa e perimenopausa; la nulliparità, la gravidanza tardiva, il menarca precoce, la menopausa tardiva e alcuni marcatori genetici aumentano il rischio.

  • I sintomi precoci sono aspecifici (p. es., dispepsia, senso di tensione addominale, precoce senso di sazietà, dolore da ritenzione di gas, lombalgia).

  • Se il cancro viene sospettato, effettuare in prima istanza un'ecografia (talvolta seguita da TC o RM), misurare i marcatori tumorali (p. es., cA 125), e stadiare chirurgicamente i tumori.

  • Lo screening di donne asintomatiche con ecografia e/o CA 125 non è utile a meno che il rischio di mutazioni BRCA sia alto.

  • La laparoscopia diagnostica prima della laparotomia può risparmiare ai pazienti una laparotomia non necessaria che si traduce in una citoriduzione subottimale.

  • In genere, il trattamento è l'isterectomia, l'annessiectomia bilaterale e la chirurgia citoriduttiva seguita dalla chemioterapia (p. es., carboplatino e paclitaxel).

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