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Restringimento dei dotti biliari dovuto all’AIDS

Di

Christina C. Lindenmeyer

, MD, Cleveland Clinic

Ultima revisione/verifica completa apr 2020| Ultima modifica dei contenuti apr 2020
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Il soggetto affetto da AIDS tende a sviluppare alcune infezioni rare a causa dell’indebolimento del sistema immunitario. e vengono definite opportunistiche perché sfruttano un sistema immunitario indebolito. e possono causare l’ostruzione dei dotti biliari, un disturbo chiamato colangiopatia correlata all’AIDS. Generalmente, alla fine i dotti si infiammano e vanno incontro a cicatrizzazione.

La bile è un liquido prodotto dal fegato che interviene nella digestione. Attraverso dei canalicoli (dotti biliari) la bile viene trasportata nel fegato, quindi dal fegato nella cistifellea e nell’intestino tenue. (Vedere anche Panoramica sui disturbi della cistifellea e delle vie biliari)

Prima della diffusione su larga scala dei farmaci per trattare l’infezione da HIV (terapia antiretrovirale), la colangiopatia correlata all’AIDS si sviluppava in circa un quarto dei soggetti affetti da AIDS.

Il disturbo causa dolore localizzato nella parte superiore destra e nella parte mediana dell’addome. Se l’infezione colpisce l’intestino tenue, il soggetto presenta anche diarrea. Alcuni soggetti possono presentare febbre e ittero (pigmentazione giallastra della cute e delle sclere).

Diagnosi

  • Colangiopancreatografia retrograda endoscopica (CPRE) o ecografia

Per confermare la diagnosi si può ricorrere alla CPRE, che consente al medico di prelevare un campione del tessuto infetto da esaminare al microscopio. In questo modo, il medico può identificare il microrganismo responsabile dell’infezione. Nel corso della CPRE, il medico può inoltre ampliare (dilatare) i dotti biliari ristretti e quindi alleviare i sintomi.

Nella CPRE si introduce nella bocca una sonda flessibile a fibre ottiche (endoscopio), accessoriata di strumentazione chirurgica, che viene spinta attraverso l’esofago, lo stomaco, fino all’intestino tenue ({blank} Understanding Endoscopic Retrograde Cholangiopancreatography). Mediante l’endoscopio, si inserisce un piccolo catetere attraverso il muscolo a forma di anello (sfintere di Oddi) tra l’intestino tenue da una parte e il coledoco e il dotto pancreatico dall’altra, fino a giungere nel coledoco. Successivamente, si inietta nei dotti biliari un colorante visibile radiograficamente (mezzo di contrasto radiopaco) attraverso il catetere e si eseguono radiografie per rilevare eventuali anomalie.

In alternativa, si può ricorrere all’ecografia per confermare la diagnosi, in quanto meno invasiva e molto accurata.

Si eseguono esami del sangue per valutare il grado di funzionalità epatica e l’eventuale presenza di danni al fegato (test epatici), i cui risultati possono confermare la diagnosi.

Trattamento

  • Intervento chirurgico

  • Farmaci antimicrobici

Nel corso della colangiopancreatografia endoscopica retrograda (CPRE), si inserisce uno strumento nell’endoscopio con cui si effettua un’incisione nello sfintere di Oddi, una procedura chiamata sfinterectomia endoscopica. L’incisione dello sfintere di Oddi consente alla bile di passare nell’intestino tenue. Questa procedura aiuta ad alleviare il dolore e a ridurre l’ittero e l’infiammazione. Se il restringimento interessa solo una parte del dotto, si può inserire un tubicino attraverso l’endoscopio e sistemarlo nella zona compromessa per ampliarla.

Per curare l’infezione si somministrano farmaci antimicrobici.

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