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Disturbo da alimentazione incontrollata

Di

Evelyn Attia

, MD, Columbia University Medical Center, New York State Psychiatric Institute;


B. Timothy Walsh

, MD, College of Physicians and Surgeons, Columbia University

Ultima modifica dei contenuti mar 2018
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Il disturbo da alimentazione incontrollata è caratterizzato da episodi ricorrenti di abbuffate, con una sensazione di perdita di controllo. Non è seguito da comportamenti compensatori inadeguati, come il vomito autoindotto o l'abuso di lassativi. La diagnosi è clinica. Il trattamento è tramite terapia cognitivo-comportamentale o a volte psicoterapia interpersonale o lisdexanfetamina.

Il disturbo da alimentazione incontrollata colpisce circa il 3,5% delle donne e il 2% degli uomini nella popolazione generale durante la loro vita. A differenza della bulimia nervosa, il disturbo da alimentazione incontrollata si manifesta più comunemente tra le persone sovrappeso ed obese poiché contribuisce a un eccessivo apporto calorico; può essere presente in 30% dei pazienti in programmi di riduzione del peso. Rispetto alle persone con anoressia nervosa o bulimia nervosa, quelle con disturbo da alimentazione incontrollata sono più anziane e più frequentemente maschi.

Sintomatologia

Durante un episodio di abbuffata, avviene un consumo di una quantità di cibo più grande rispetto a quanto la maggior parte delle persone assumerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili. Durante e dopo un'abbuffata, le persone si sentono come se avessero perso il controllo. L'abbuffata non è seguita da epurazione (vomito indotto, abuso di lassativi, diuretici o clisteri), esercizio fisico eccessivo e/o digiuno. L'abbuffarsi si verifica in episodi; non comporta un eccesso di cibo costante.

I soggetti con disturbo da alimentazione incontrollata soffrono per questo disturbo. La depressione e la preoccupazione per la forma del corpo, per il peso, o per entrambi, da medie a moderate sono più frequenti nelle persone obese con disturbo da alimentazione incontrollata, che nelle persone obese che non si abbuffano.

Diagnosi

  • Criteri clinici

I criteri clinici per la diagnosi del disturbo da alimentazione incontrollata richiedono abbuffate almeno una volta/settimana per 3 mesi ed un senso di mancanza di controllo sul mangiare, oltre alla presenza di 3 dei seguenti:

  • Mangiare molto più rapidamente del normale

  • Mangiare fino a sentirsi dolorosamente pieni

  • Mangiare grandi quantità di cibo pur non sentendo fame

  • Mangiare da soli a causa dell'imbarazzo

  • Sentirsi disgustati di sé, depressi o in colpa dopo aver mangiato troppo

Il disturbo da alimentazione incontrollata si differenzia dalla bulimia nervosa (che coinvolge anche alimentazione incontrollata) per l'assenza di comportamenti compensatori (p. es., vomito autoindotto, uso di lassativi o diuretici, eccessivo esercizio fisico, digiuno).

Trattamento

  • Terapia cognitivo-comportamentale

  • A volte la psicoterapia interpersonale

  • Tenere in considerazione, in genere, una terapia farmacologica con inibitori della ricaptazione della serotonina o lisdexanfetamina

La terapia cognitivo-comportamentale è il trattamento più studiato e meglio supportato per il disturbo da alimentazione incontrollata. Sia la terapia cognitivo-comportamentale che la psicoterapia interpersonale danno dei tassi di remissione 60%; il miglioramento solitamente è ben mantenuto nel lungo termine. Tali trattamenti non producono una significativa perdita di peso nei pazienti obesi.

Un trattamento dimagrante convenzionale ha efficacia a breve termine nel ridurre le abbuffate, ma i pazienti tendono a ricadere. Anche i farmaci antidepressivi (p. es., gli inibitori della ricaptazione della serotonina) hanno un'efficacia a breve termine nell'eliminare le abbuffate, ma quella a lungo termine non è nota. La lisdexanfetamina è approvata per il trattamento del disturbo alimentare da moderato a grave. Può ridurre il numero di giorni di abbuffata e sembra causare una lieve perdita di peso, ma la sua efficacia a lungo termine è sconosciuta. Possono essere utili farmaci che sopprimono l'appetito (p. es., topiramato) o farmaci dimagranti (p. es., orlistat).

Punti chiave

  • Le persone con disturbo da alimentazione incontrollata tendono a essere sovrappeso e obese.

  • Diagnosticare il disturbo da alimentazione incontrollata in base a criteri clinici (tra cui abbuffate almeno 1 volta/settimana per 3 mesi, un senso di mancanza di controllo sul mangiare).

  • Trattare con la terapia cognitivo-comportamentale o psicoterapia interpersonale e talvolta con farmaci (p. es., inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, lisdexanfetamina).

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