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Perdita dell’appetito

Di

Jonathan Gotfried

, MD, Lewis Katz School of Medicine at Temple University

Ultima revisione/verifica completa mar 2020| Ultima modifica dei contenuti mar 2020
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Con perdita di appetito (anoressia) si indica l’assenza della sensazione di fame; un soggetto con anoressia non desidera mangiare. Al contrario, in presenza di un disturbo del comportamento alimentare come anoressia nervosa o bulimia nervosa, il paziente ha fame ma limita l’apporto di cibo o vomita dopo il pasto, a causa del desiderio smodato di perdere peso.

Un breve periodo di anoressia si associa generalmente a quasi tutte le malattie improvvise (acute). L’anoressia prolungata (cronica) si sviluppa generalmente solo in soggetti con una seria patologia sottostante come cancro, AIDS, pneumopatia cronica e grave insufficienza cardiaca, renale o epatica. I disturbi dell’area cerebrale che controlla la fame possono causare anch’essi anoressia. L’anoressia è comune in pazienti in fase terminale. Questa condizione è causata anche dall’assunzione di certi farmaci, come digossina, fluoxetina, chinidina e idralazina.

Nella maggior parte dei casi, si verifica in un paziente con un noto disturbo di base. L’anoressia cronica vaga e aspecifica segnala al medico che qualcosa non va. Una valutazione completa dei sintomi riferiti dal paziente e un esame obiettivo completo spesso suggeriscono una causa e aiutano il medico a scegliere quali accertamenti effettuare.

Le cause sottostanti sono trattate nella misura possibile. Le misure che possono essere utili ad aumentare l’appetito comprendono l’offerta dei piatti preferiti, un programma dei pasti flessibile e, se il paziente lo desidera, una piccola quantità di bevanda alcolica servita 30 minuti prima dei pasti. In certe situazioni, l’appetito può essere stimolato dall’assunzione di certi farmaci, come ciproeptadina, corticosteroidi a basso dosaggio, megestrolo e dronabinolo.

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