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Parto vaginale operativo

Di

Julie S. Moldenhauer

, MD, Children's Hospital of Philadelphia

Ultima modifica dei contenuti gen 2020
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Il parto vaginale operativo prevede l'applicazione alla testa del feto del forcipe o della ventosa per gestire la 2a fase del travaglio e facilitare il parto.

Le indicazioni per il parto mediante forcipe e quello mediante ventosa ostetrica presentano sostanzialmente le stesse indicazioni:

  • Prolungamento della 2a fase del travaglio (quella che va dal momento della dilatazione completa del collo fino all'espulsione del feto)

  • Sospetto di compromissione fetale (p. es., anomalie del tracciato della frequenza cardiaca)

  • Necessità di accorciare la 2a fase per motivi legati alla salute materna, p. es., quando la madre presenta disturbi cardiaci (p. es., uno shunt sinistro-destro) o neurologici (p. es., i traumi midollari) che controindicano la fase di spinta o quando la spossatezza materna impedisce la spinta efficace.

Un 2o stadio prolungato è definito come segue (1):

  • Nelle donne nullipare: mancanza di progresso continuo per 4 h con un anestetico locale o 3 h senza anestesia locale

  • Nelle donne multipare: mancanza di progresso continuo per 3 h con un anestetico locale o 2 h senza anestesia locale

La scelta del dispositivo dipende in gran parte dalle preferenze e dall'esperienza dell'operatore e varia notevolmente. Queste procedure vengono utilizzate quando la testa fetale si trova in basso (2 cm sotto le spine ischiatiche materne [posizione +2] o più in basso); in questo caso, sono sufficienti, per ottenere il disimpegno della testa, una lieve trazione o rotazione.

Prima di avviare un parto operativo vaginale, il medico deve effettuare le seguenti operazioni:

  • Confermare che la dilatazione cervicale sia completa

  • Confermare che il vertice fetale sia impegnato nella posizione +2 o più in basso

  • Confermare la rottura delle membrane

  • Verificare che la posizione fetale sia compatibile con il parto vaginale operativo

  • Svuotare la vescica materna

  • Valutare clinicamente le dimensioni del bacino (pelvimetria clinica) per determinare se la pelvi consente il passaggio

Sono inoltre richiesti il consenso informato, supporto e personale adeguati, e un'efficace analgesia o anestesia. Gli assistenti medici al parto devono essere avvertiti della modalità del parto in modo che possano essere pronti per il trattamento di eventuali complicanze neonatali.

Le controindicazioni comprendono il mancato impegno della testa fetale, una non completa conoscenza della posizione fetale, e alcuni disturbi fetali come l'emofilia. La ventosa è in genere considerata controindicata nelle gravidanze pretermine < 34 settimane perché aumenta il rischio di emorragia intraventricolare.

Le complicanze maggiori sono rappresentate dalle lacerazioni materne e dai traumi fetali e dall'emorragia, soprattutto se l'operatore è inesperto e se le candidate alle procedure non vengono selezionate correttamente. I traumi perineali significativi e gli ematomi neonatali sono più frequenti con l'uso del forcipe; la distocia di spalla, il cefaloematoma, l'ittero, e le emorragie retiniche sono più frequenti con l'uso della ventosa.

Riferimento generale

  • 1. Spong CY, Berghella V, Wenstrom KD, et al: Preventing the first cesarean delivery: Summary of a joint Eunice Kennedy Shriver National Institute of Child Health and Human Development, Society for Maternal-Fetal Medicine, and American College of Obstetricians and Gynecologists Workshop. Obstet Gynecol 120 (5):1181–1193, 2012. doi: http://10.1097/AOG.0b013e3182704880.

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