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Tolleranza e resistenza ai farmaci

Di

Shalini S. Lynch

, PharmD, University of California San Francisco School of Pharmacy

Ultima revisione/verifica completa ago 2019| Ultima modifica dei contenuti ago 2019
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La

tolleranza è la riduzione della risposta a un farmaco, determinata dall’assunzione ripetuta di un farmaco che induce assuefazione. Il termine resistenza si riferisce alla capacità di alcuni microrganismi o cellule tumorali di resistere agli effetti di un farmaco solitamente efficace.

Tolleranza

Un soggetto può sviluppare tolleranza verso un farmaco in caso di uso ripetuto. Per esempio, se la morfina o l’alcol vengono utilizzati per molto tempo, occorre somministrare dosi sempre maggiori per produrre lo stesso effetto. Spesso, la tolleranza si sviluppa a causa dell’aumento del metabolismo del farmaco (spesso perché aumenta l’attività degli enzimi epatici implicati nella metabolizzazione dei farmaci) e della diminuzione del numero di siti (recettori cellulari) a cui il farmaco si lega o della forza del legame (affinità) tra il recettore e il farmaco (vedere Recettori cellulari).

La tolleranza non equivale alla dipendenza o all’assuefazione.

Resistenza

Si dice che ceppi di microrganismi (batteri o virus) sviluppino resistenza quando non sono più uccisi o inibiti dagli antibiotici e dai farmaci antivirali solitamente efficaci (o, nella pratica, quando sono necessarie dosi significativamente superiori al normale per ottenere un effetto). Analogamente, cellule tumorali possono sviluppare resistenza contro i farmaci chemioterapici.

La resistenza si manifesta a causa delle mutazioni che si verificano spontaneamente in qualsiasi gruppo di cellule in fase di sviluppo, esposte o meno ai farmaci. La maggior parte di tali mutazioni altera la struttura o le vie biochimiche delle cellule in modi nocivi. Ma alcune mutazioni modificano parti della cellula che sono interessate dall’azione dei farmaci, riducendo la capacità del farmaco di svolgere la sua funzione (ovvero, causare resistenza). Poiché tali mutazioni sono molto rare, le cellule resistenti in ogni gruppo sono, di solito, numericamente scarse. Tuttavia, se tutte o molte delle cellule “normali” sono uccise dal farmaco, sarà probabilmente resistente una percentuale molto superiore di quelle sopravvissute. Se le cellule sopravvissute resistenti non vengono uccise dalle difese naturali dell’organismo, evento più probabile quando il trattamento viene sospeso troppo presto o il farmaco non è assunto nelle modalità corrette, possono riprodursi e passare il tratto resistente alle cellule discendenti.

Prevenzione e trattamento

Per prevenire lo sviluppo di resistenza, il medico prescrive il trattamento antibiotico solo quando necessario (non per infezioni virali come il raffreddore) e richiede al paziente di assumerlo per un intero ciclo terapeutico. Nell’ambito del trattamento di certe infezioni serie, come l’HIV, i medici somministrano due o più farmaci diversi al contempo, infatti è molto improbabile che una cellula sviluppi una resistenza spontanea a due farmaci simultaneamente. Tuttavia, somministrare un farmaco per un breve ciclo e successivamente uno diverso può produrre resistenza a farmaci multipli. In particolare, questa resistenza multifarmaco è diventata un problema nella tubercolosi.

Ove il soggetto sviluppi tolleranza o resistenza a un farmaco, il medico può aumentare la dose o usare un farmaco diverso.

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