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Disturbo di conversione

Di

Joel E. Dimsdale

, MD, University of California, San Diego

Ultima modifica dei contenuti ago 2019
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Il disturbo di conversione consiste in sintomi o deficit neurologici che si sviluppano inconsciamente e involontariamente e che solitamente interessano una funzione motoria o sensitiva. Le manifestazioni sono incompatibili con i meccanismi fisiopatologici o anatomici conosciuti. L'insorgenza, l'esacerbazione o il mantenimento dei sintomi sono comunemente attribuiti a fattori mentali, come lo stress o il trauma. La diagnosi è basata sull'anamnesi dopo aver escluso le cause organiche. Il trattamento inizia stabilendo una relazione medico-paziente costante e di supporto; la psicoterapia può essere d'aiuto, così come l'ipnosi.

Il disturbo di conversione è una forma di somatizzazione, l'espressione di fenomeni mentali mediante sintomi fisici (somatici).

Il disturbo di conversione tende a insorgere nell'arco compreso tra la tarda infanzia e la prima età adulta, sebbene possa manifestarsi a qualsiasi età. È più diffuso tra le donne.

Sintomatologia

I sintomi del disturbo di conversione si manifestano spesso in modo improvviso e l'esordio è sovente legato a un evento stressante. I sintomi consistono solitamente in deficit evidenti a carico della funzione motoria volontaria o della funzione sensoriale, anche se talvolta comprendono anche movimenti scuotenti e deficit cognitivi (suggerendo convulsioni), e anomalie posturali degli arti (suggerendo un altro disturbo neurologico o un disturbo fisico generale). Per esempio, i pazienti potrebbero presentare disturbi della coordinazione o dell'equilibrio, astenia, paralisi di un braccio o di una gamba, perdita di sensibilità in una parte del corpo, convulsioni, perdita di responsività, cecità, visione doppia, sordità, afonia, difficoltà di deglutizione, sensazione di nodo in gola o ritenzione urinaria.

I pazienti possono presentare un singolo episodio o episodi sporadici ripetuti; la sintomatologia può diventare cronica. Caratteristicamente gli episodi sono brevi.

Diagnosi

  • Valutazione clinica

La diagnosi del disturbo di conversione viene presa in considerazione solo dopo che un esame medico accurato e le analisi di laboratorio abbiano escluso disturbi neurologici o clinici generici che possano pienamente giustificare la sintomatologia e i suoi effetti. Una caratteristica importante è che i sintomi e i segni non combaciano con quelli di una malattia neurologica. Per esempio, possono non seguire un pattern corrispondente alle distribuzioni anatomiche (p. es., deficit sensoriali che coinvolgono aree irradiate da radici nervose diverse), oppure i risultati della valutazione clinica possono variare nel corso di diversi esami o quando vengono utilizzati diversi metodi di valutazione, come nei seguenti casi:

  • Un paziente può manifestare debolezza marcata della flessione plantare durante il test a letto, ma può camminare normalmente in punta di piedi.

  • In un paziente supino, la mano dell'esaminatore sotto il tallone di una gamba "paralizzata" percepisce una pressione verso il basso quando il paziente solleva la gamba sana contro resistenza (segno di Hoover).

  • Il tremore cambia o scompare quando il paziente è distratto (p. es., quando il paziente è intento a copiare un movimento ritmico con la mano interessata).

  • Viene rilevata resistenza ad aprire gli occhi durante un'apparente convulsione.

  • Un deficit del campo visivo è di carattere tubulare (visione a tunnel).

Inoltre, per soddisfare i criteri di questo disturbo, i sintomi devono essere abbastanza gravi da provocare sofferenza significativa o da compromettere il funzionamento sociale, lavorativo o di altri importanti ambiti.

Trattamento

  • A volte ipnosi o terapia cognitivo-comportamentale

È fondamentale una relazione di fiducia e supporto tra medico e paziente. Il trattamento collaborativo che coinvolge uno psichiatra e un medico di un'altra branca (p. es., neurologo, internista) sembra quello più utile. Dopo che il medico ha escluso un disturbo medico generale e rassicurato i pazienti che i sintomi non indicano un grave disturbo sottostante, i pazienti potrebbero iniziare a sentirsi meglio e presentare un'attenuazione dei sintomi.

I seguenti trattamenti possono essere utili:

  • L'ipnosi può aiutare, consentendo ai pazienti di controllare l'influenza dello stress e dello stato mentale sulle proprie funzioni corporee.

  • La narcoanalisi è una procedura usata raramente, differisce dall'ipnosi in quanto viene somministrato un sedativo ai pazienti per indurre uno stato di dormiveglia.

  • La psicoterapia, inclusa la terapia cognitivo-comportamentale, è efficace per alcune persone.

  • La terapia fisica può aiutare alcune persone.

Devono essere trattati eventuali disturbi psichiatrici concomitanti (p. es., depressione).

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