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Notizie selezionate COVID-19 

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Per aiutare le persone a tenersi aggiornate, il Manuale sta raccogliendo le notizie più significative riguardanti COVID-19.

Notizie compilate da Fred R. Himmelstein, MD, FACEP.

 


  23 giugno 2021

Bassa incidenza di infezione da SARS-CoV-2 sintomatica e asintomatica dopo il vaccino Pfizer-BioNTech

Uno studio condotto su operatori sanitari presso un centro medico terziario di Tel Aviv, Israele, ha affrontato l’importante questione di quante persone siano infette da virus SARS-CoV-2 dopo la vaccinazione con il vaccino Pfizer e i risultati sono stati pubblicati sul Journal of the American Medical Association (JAMA) il 6 maggio 2021. Nello studio è stato arruolato un totale di 6.710 operatori sanitari (età media: 44,3 anni; 66,5% donne). Tra i partecipanti, 5.953 operatori sanitari (88,7%) avevano ricevuto almeno 1 dose del vaccino BNT162b2, 5.517 (82,2%) avevano ricevuto 2 dosi e 757 (11,3%) non erano stati vaccinati.  Gli operatori sanitari sono stati seguiti per una media di 63 giorni a partire dal giorno della prima vaccinazione per il gruppo vaccinato o dal primo giorno dello studio per il gruppo non vaccinato. Tutti sono stati testati per l’infezione da SARS-CoV-2 mensilmente o bisettimanalmente come da protocollo ospedaliero. L’infezione sintomatica da SARS-CoV-2 si è verificata in 8 operatori sanitari completamente vaccinati e 38 non vaccinati (tasso di incidenza: 4,7 rispetto a 149,8 per 100.000 giorni-persona nello studio). L’infezione da SARS-CoV-2 asintomatica si è verificata in 19 operatori sanitari completamente vaccinati e 17 operatori sanitari non vaccinati (tasso di incidenza: 11,3 vs. 67,0 per 100.000 giorni-persona). Gli autori hanno concluso che vi era un’incidenza significativamente inferiore di infezione da SARS-CoV-2 sintomatica e asintomatica più di 7 giorni dopo la seconda dose.

Link: Association Between Vaccination With BNT162b2 and Incidence of Symptomatic and Asymptomatic SARS-CoV-2 Infections Among Health Care Workers | Health Care Workforce | JAMA | JAMA Network


 29 aprile 2021

Come Pfizer produce il suo vaccino per COVID-19

Il New York Times ha fornito uno sguardo dietro le quinte sul processo di produzione del vaccino per COVID-19 basato su mRNA, dalle cellule di partenza a un vaccino finito. La storia, raccontata con immagini e video eccellenti, è da vedere utilizzando il link seguente. Il processo consiste nell’inserire il DNA del gene della proteina “spike” del coronavirus in un plasmide circolare che viene inserito in batteri di E. coli. I batteri vengono quindi cresciuti in coltura per quattro giorni, moltiplicandosi ogni 20 minuti e producendo trilioni di copie dei plasmidi di DNA. I batteri quindi vengono rotti rilasciando i loro plasmidi. Viene tagliato il plasmide circolare e viene raccolto il DNA lineare del gene della proteina “spike” del coronavirus. Questo DNA viene quindi spedito a uno stabilimento che lo trascrive in RNA. Questo RNA viene quindi spedito nuovamente a uno stabilimento che lo inserisce in fiale di dosaggio e confezioni per la spedizione. Questo incredibile processo di biotecnologia si svolge in 3 sedi negli Stati Uniti e in 2 in Europa. 

Link: https://www.nytimes.com/interactive/2021/health/pfizer-coronavirus-vaccine.html?smid=em-share


 27 aprile 2021

Anticorpi anti-fattore piastrinico 4 e anti-trombosi dopo la vaccinazione contro il COVID-19 di AstraZeneca

Il New England Journal of Medicine del 16 aprile 2021 ha pubblicato un articolo che riportava i risultati di 23 pazienti che presentavano coaguli di sangue (trombosi) e bassi livelli di piastrine (trombocitopenia), da 6 a 24 giorni dopo aver ricevuto la prima dose del vaccino per COVID-19 di AstraZeneca. Le caratteristiche cliniche di questa rara sindrome indotta dal vaccino includono un grave calo del numero di piastrine, aumentando il rischio di sanguinamento e lividi e trombosi grave in diverse sedi del corpo, compresi cervello e polmoni. Vi erano inoltre evidenze di coagulazione intravascolare disseminata, ovvero una condizione in cui piccoli trombi si formano all’interno di tutto il torrente ematico e ostruiscono i vasi di piccolo calibro. L’aumento della coagulazione causa la riduzione delle piastrine e dei fattori della coagulazione necessari per controllare il sanguinamento, causando un sanguinamento eccessivo.

I ricercatori hanno scoperto che 22 dei 23 pazienti nello studio presentavano anticorpi anti-PF4. Questi anticorpi anti-PF4, che fanno sì che le piastrine si attacchino tra loro formando coaguli di sangue e causano bassi livelli piastrinici nel sangue, sono comparsi in un gruppo di pazienti per lo più giovani e sani che si erano recentemente sottoposti al vaccino per COVID-19 di AstraZeneca. L’articolo descrive i risultati clinici e di laboratorio nei pazienti interessati e discute i meccanismi di questa rara reazione avversa. I ricercatori discutono importanti considerazioni per il trattamento dei pazienti interessati e forniscono un algoritmo per identificare la formazione di coaguli indotta dal vaccino.

Link: Pathologic Antibodies to Platelet Factor 4 after ChAdOx1 nCoV-19 Vaccination | NEJM


 23 aprile 2021

Come il COVID-19 ha sovvertito un secolo di modelli dei decessi negli Stati Uniti

Un’analisi del New York Times dei modelli dei decessi negli Stati Uniti nel secolo scorso mostra quanto il 2020 abbia deviato dalla norma. La pandemia ha portato a un aumento record dei decessi, ha interrotto una tendenza al ribasso nei tassi di mortalità e ha stimolato il più alto tasso di mortalità sopra la norma mai registrato nel Paese. Le presentazioni grafiche in questo articolo illustrano questi risultati sorprendenti.

Link: https://www.nytimes.com/interactive/2021/04/23/us/covid-19-death-toll.html?smid=em-share


 20 aprile 2021

L’aderenza alla mascherina potrebbe essere un fattore chiave nella riduzione della diffusione del COVID-19

Diversi Stati hanno attuato politiche diverse sull’uso delle mascherine durante la pandemia di COVID-19. Uno studio, condotto presso la Boston University School of Public Health, ha esaminato l’impatto della politica statale sull’uso di mascherine e alla relativa aderenza sui tassi di casi di COVID-19 durante l’estate e l’inizio dell’autunno 2020. Lo studio ha utilizzato dati disponibili pubblicamente sulle politiche sull’uso di mascherine e alla relativa aderenza. Un’analisi dei dati Stato per Stato ha rivelato una significativa associazione statistica tra un’elevata aderenza all’uso della mascherina e tassi ridotti di COVID-19. I dati hanno dimostrato che gli otto Stati con almeno il 75% di aderenza all’uso della mascherina presentavano un tasso medio di infezione da COVID-19 pari a 109,21 su centomila residenti, mentre il tasso era più che raddoppiato, pari a 249,99 su centomila, per gli Stati con un’aderenza inferiore al 75%. I ricercatori ritengono che l’associazione tra l’aderenza all’uso della mascherina e la riduzione dei tassi di COVID-19 dovrebbe influenzare i responsabili politici a concentrarsi sui modi per migliorare l’aderenza della mascherina in tutta la popolazione al fine di mitigare la diffusione del COVID-19.

Link: https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0249891


 19 aprile 2021

Quanto si è al sicuro dal COVID-19 in volo?

Con la diffusione dei vaccini e l’allentamento delle restrizioni, milioni di persone volano di nuovo, sollevando dubbi su quanto sia sicuro imbarcarsi su un volo. Il New York Times per rispondere a queste domande ha fornito un’animazione del flusso d’aria sugli aerei.

Link: https://www.nytimes.com/interactive/2021/04/17/travel/flying-plane-covid-19-safety.html?smid=em-share


 12 aprile 2021

La vaccinazione di persone che si sono ristabilite da COVID-19 con i vaccini basati su mRNA aumenta la protezione contro le infezioni con diversi ceppi delvirus

I medici si sono preoccupati di sapere se i vaccini contro COVID-19 proteggeranno le persone dall’infezione da ceppi più recenti (chiamati varianti) del virus SARS-CoV-2 che stanno diventando sempre più prevalenti in tutto il mondo. I ricercatori hanno confrontato la risposta immunitaria nei campioni prelevati da persone che si erano ristabilite dal COVID-19 prima di ricevere il vaccino e da quelle che non erano state precedentemente infettate. I campioni di persone che si erano ristabilite dal COVID-19 erano in grado di produrre anticorpi contro il virus. I campioni prelevati da persone che si erano ristabilite dal virus e che avevano quindi ricevuto una dose del vaccino sono stati in grado di produrre una risposta immunitaria più efficace al virus e a molte delle varianti, indicando la necessità di vaccinare le persone che si sono ristabilite dal COVID-19.

Link: https://science.sciencemag.org/content/early/2021/03/24/science.abg9175


  9 marzo 2021

Insorgenza rapida di una variante COVID-19 a New York

Una nuova variante del virus che ha causato COVID-19, B.1.526, è stata identificata a New York. Questa variante è emersa rapidamente e potrebbe essere già diffusa negli Stati Uniti nordorientali. I ricercatori della Columbia University hanno osservato un aumento costante del tasso di rilevamento di questa variante da fine dicembre a metà febbraio, con un aumento del 12,3% nelle ultime due settimane. La variante B.1.526 include molteplici mutazioni che potrebbero rendere meno efficaci le terapie con anticorpi monoclonali e i vaccini attuali. È importante sottolineare che questo virus contiene la stessa mutazione, E484k, presente nelle varianti preoccupanti del Sudafrica e del Brasile. Per esaminare la nuova variante, i ricercatori della Columbia University hanno ottenuto campioni nasofaringei da pazienti con infezione da SARS-CoV-2 e hanno utilizzato un test di reazione a catena della polimerasi (polymerase chain reaction, PCR) progettato per identificare i virus con la mutazione E484K. I pazienti con questa nuova variante provenivano da diversi quartieri nell’area metropolitana. I dati sono stati pubblicati in prestampa sul server MedRxiv il 25 febbraio 2021. I ricercatori hanno concluso che la recente rapida insorgenza di questa variante evidenzia la necessità di un programma di sorveglianza nazionale concertato per monitorare e contenere la diffusione di nuove varianti di SARS-CoV-2.

Link: https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2021.02.23.21252259v1.full-text

 


  3 marzo 2021

Cosa significano effettivamente i numeri sull’efficacia del vaccino?

Tutti gli attuali vaccini approvati dalla FDA offrono una forte protezione contro COVID-19, ma i numeri sull’efficacia citati per ciascun vaccino variano. Un articolo del New York Times del 3 marzo 2021, descrive in dettaglio il significato effettivo dell’efficacia del vaccino, come viene determinata e i possibili motivi di evidenti differenze in termini di efficacia, tra cui: dove sono state condotte le sperimentazioni cliniche e quali varianti virali circolavano in quelle regioni.

Link: https://www.nytimes.com/interactive/2021/03/03/science/vaccine-efficacy-coronavirus.html?smid=em-share


  22 febbraio 2021

Quando gli Stati Uniti potrebbero raggiungere l’immunità di gregge? È complicato

Un articolo del New York Times del 20 febbraio ha fornito alcune interessanti presentazioni grafiche sul percorso verso l’immunità di gregge negli Stati Uniti. L’articolo sottolinea che il tempo necessario per raggiungere l’immunità di gregge può essere influenzato da una serie di variabili e incognite. Di seguito sono riportate alcune di queste variabili e incognite:

  • Quante persone sono state colpite da COVID-19, comprese quelle che non sono state sottoposte a test o che non hanno neppure manifestato sintomi? Dopo il recente picco nei casi, potrebbe trattarsi di un gran numero di persone.
  • Quanto dura l’immunità dopo aver contratto un’infezione da COVID-19?
  • Con che rapidità saranno somministrati i vaccini?
  • Le nuove varianti di COVID-19 si diffondono più rapidamente. In che modo questo influenzerà l’obiettivo di raggiungere l’immunità di gregge?
  • E se le persone allentassero l’uso della mascherina e del distanziamento sociale? Misure come l’uso di mascherine e il distanziamento sociale si sono dimostrate efficaci nel rallentare la diffusione del virus. Man mano che sempre più persone vengono vaccinate, è allettante allentare queste precauzioni.

Link: https://www.nytimes.com/interactive/2021/02/20/us/us-herd-immunity-covid.html?smid=em-share


  19 febbraio 2021

Misurazione dell’anidride carbonica ambientale per valutare il rischio di inalazione di COVID-19

COVID-19 viene trasmesso attraverso goccioline disperse nell’aria dal respiro di una persona infetta. La quantità di goccioline disperse nell’aria aumenta con la tosse, parlando a voce alta e cantando. In uno spazio chiuso come un bar, un ristorante o una palestra, la ventilazione dell’aria può essere valutata misurando l’anidride carbonica (CO2) nell’aria. La CO2 viene espirata con ogni respiro. Se la ventilazione è scarsa, il livello di CO2 aumenta.

Sono disponibili dispositivi palmari per la misurazione della CO2 e alcuni riferiscono di utilizzarli per valutare la ventilazione. Un articolo del Washington Post del 10 febbraio 2021 illustra questa idea. Ci sono molti fattori da considerare, tra cui quali altre fonti di CO2 che potrebbero essere presenti come forni di cottura, ecc.

Link: The Washington Post


  17 febbraio 2021

Chi si deve mettere in quarantena?

L’11 febbraio 2021, i CDC hanno aggiornato le linee guida su quando mettersi in quarantena dopo l’esposizione o lo stretto contatto con qualcuno che ha contratto o è risultato positivo al COVID-19. Le linee guida aggiornate ora affermano che se si è stati completamente vaccinati negli ultimi tre mesi e non si hanno sintomi non è necessario mettersi in quarantena dopo un contatto ravvicinato. Le persone che sono risultate positive al COVID-19 negli ultimi tre mesi e si sono ristabilite non hanno bisogno di mettersi in quarantena o sottoporsi nuovamente al test, purché non sviluppino nuovi sintomi. Se qualcuno sviluppa nuovamente i sintomi entro tre mesi dal primo episodio di COVID-19, potrebbe essere necessario sottoporlo nuovamente a esami se non vi è alcuna altra causa identificata per i sintomi. Diversamente, è necessaria la quarantena per coloro che sono stati a stretto contatto con qualcuno che è affetto da COVID-19. Per contatto ravvicinato si intende trovarsi a due metri da una persona affetta da COVID-19 per un totale di 15 minuti o più, fornire assistenza a casa di una persona malata di COVID-19, avere un contatto fisico diretto con una persona infetta da COVID-19 (abbracciata o baciata), condividere utensili da bere o da mangiare, o subire starnuti o colpi di tosse su di sé. Il sito dei CDC discute inoltre le opzioni per ridurre il tempo di quarantena.

Link: https://www.cdc.gov/coronavirus/2019-ncov/if-you-are-sick/quarantine.html


  16 febbraio 2021

La carica virale è il principale fattore che determina la trasmissione di SARS-CoV-2

Analizzando i dati di uno studio spagnolo inizialmente disegnato per determinare l’efficacia dell’idrossiclorochina nella riduzione della trasmissione di SARS-CoV-2, i ricercatori hanno osservato un aumento del tasso di attacco secondario dal 12% quando il caso indice presentava una carica virale < 1 x 10copie/ml al 24% quando il caso indice presentava una carica virale ≥ 1 x 1010 copie/ml. Questo studio, pubblicato su Lancet il 2 febbraio 2021, ha scoperto che la carica virale era il fattore principale di trasmissione. Altri fattori associati a un aumento del rischio di trasmissione erano i contatti domestici e l’aumento dell’età del contatto. Sono stati segnalati fattori che non predicevano la trasmissione: l’uso della mascherina del contatto e sintomi respiratori del caso indice (ad es. tosse, respiro affannoso [dispnea] e naso che cola [rinite]). Inoltre, è stato riscontrato che carichi virali più elevati nei tamponi dei contatti asintomatici erano associati a un alto rischio di sviluppare malattia sintomatica e che questi contatti presentavano periodi di incubazione più brevi rispetto a quelli con carichi virali più bassi.

Link: https://www.thelancet.com/journals/laninf/article/PIIS1473-3099(20)30985-3/fulltext


  9 febbraio 2021

Varianti e mutazioni del coronavirus

The New York Times ha fornito un’eccellente spiegazione dell’evoluzione del coronavirus. Man mano che il virus si moltiplica, si verificano nuove mutazioni a causa di errori nella replicazione del codice genetico del virus. Queste mutazioni danno origine a nuove varianti che si moltiplicano e si diffondono spontaneamente. Questo articolo fornisce un riepilogo dettagliato delle varianti importanti di cui gli scienziati sono attualmente a conoscenza.

Link: https://www.nytimes.com/interactive/2021/health/coronavirus-variant-tracker.html?smid=em-share


  4 febbraio 2021

Infezione da SARS-CoV-2 in pazienti positivi agli anticorpi

Questo studio prospettico che ha valutato il rischio di reinfezione da SARS-CoV-2 è stato pubblicato in prestampa il 29 gennaio 2021, sul server MedRxiv. Una coorte di 3.249 reclute dei Marine è stata seguita nell’arco di un periodo di sei settimane. Dopo un periodo di quarantena e di analisi di 2 settimane, 3.076 soggetti sono risultati negativi in 3 test settimanali mediante reazione a catena della polimerasi (polymerase chain reaction, PCR) per il virus SARS-CoV-2. Di questi, 225 erano sieropositivi per 2 anticorpi separati contro il virus, e il resto era sieronegativo. Queste reclute sono state seguite per le successive sei settimane clinicamente e con molteplici test PCR. Lo studio ha riscontrato che 19/189 (10,1%) partecipanti sieropositivi presentavano almeno un test PCR positivo, mentre 1.079/2.246 (48%) partecipanti sieronegativi erano risultati positivi. Gli autori sottolineano che l’alto rischio di infezione nei partecipanti che erano precedentemente sieronegativi è probabilmente dovuto alle condizioni di vita affollate, alla necessità di contatto personale e al regime impegnativo durante la formazione di base. Pertanto, sebbene gli anticorpi indotti dall’infezione iniziale siano ampiamente protettivi, non garantiscono contro le infezioni successive.

Link: https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2021.01.26.21250535v1


  3 febbraio 2021

È stato riportato che il vaccino russo per COVID-19 ha un’efficacia del 91,6% nella riduzione dei casi confermati

I risultati preliminari dello studio di fase 3 per il vaccino russo, Gam-COVID-Vac (detto Sputnik V), sono stati pubblicati su The Lancet il 2 febbraio 2021. Lo studio era una sperimentazione randomizzata, in doppio cieco, controllata con placebo condotta in Russia. Nell’autunno del 2021, 21.977 adulti sono stati assegnati casualmente al gruppo vaccinale (n = 16.501) o al gruppo placebo (n = 5.476). I partecipanti allo studio hanno ricevuto 2 dosi del vaccino con un intervallo di 21 giorni tra l’una e l’altra. L’endpoint primario dello studio era la percentuale di partecipanti con COVID-19 confermato dal test mediante reazione a catena della polimerasi (PCR) a partire da 21 giorni dopo aver ricevuto la prima dose (giorno della seconda dose). I risultati hanno dimostrato che il vaccino era efficace al 91,6%. L’efficacia del vaccino osservata era superiore all’87% in tutti i sottogruppi di età e sesso. In particolare, l’efficacia del vaccino era del 91,8% nei partecipanti di età superiore a 60 anni. Si sono verificati nessun caso (gruppo vaccinale) e 20 casi (gruppo placebo) di COVID-19 moderato o grave confermati almeno 21 giorni dopo la dose 1; pertanto, l’efficacia del vaccino contro COVID-19 moderato o grave era del 100%. La maggior parte degli effetti avversi era lieve. Nessuno degli eventi avversi gravi è stato considerato correlato al vaccino. Gli autori hanno concluso che questa analisi ad interim ha dimostrato che il vaccino Gam-COVID-Vac in partecipanti di età pari o superiore a 18 anni in Russia era altamente efficace, in grado di creare una risposta immunitaria sostanziale ed era ben tollerato.

Link: https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(21)00234-8/fulltext


 29 gennaio 2021

Moderna annuncia una strategia per contrastare le nuove varianti virali

Il British Medical Journal ha riferito online, il 26 gennaio 2021, che Moderna ha annunciato che sta sviluppando due nuovi approcci alle varianti emergenti di COVID-19. Gli studi hanno dimostrato una riduzione di sei volte degli anticorpi neutralizzanti contro la variante sudafricana, causando il timore che l’immunità possa diminuire. Sebbene il vaccino attuale sia stato efficace sia contro la variante sudafricana che contro quella inglese, “per maggiore precauzione”, Moderna ha esplorato due diversi approcci per affrontare questo problema. Un approccio consiste nell’osservare se una terza dose di richiamo del vaccino attuale aumenterebbe ulteriormente i titoli neutralizzanti contro le varianti emergenti. L’altro è un vaccino candidato basato su mRNA di richiamo che ha sviluppato specificamente contro la variante sudafricana. Moderna ha dichiarato di essere in procinto di iniziare studi di fase 1 negli Stati Uniti per stabilire se questo vaccino modificato con proteine specifiche per la variante possa aumentare l’effetto immunologico contro il virus sudafricano. Una sperimentazione di alcune migliaia di partecipanti per i nuovi approcci sarebbe divisa in due gruppi. Un gruppo riceverebbe una terza dose di richiamo del vaccino originale a due dosi, mentre un secondo gruppo riceverebbe il nuovo vaccino di richiamo, mRNA-1273.351. Il nuovo approccio potrebbe essere pronto entro l’autunno e l’autorizzazione della Food and Drug Administration potrebbe essere più rapida delle lunghe sperimentazioni di fase I, II e III necessarie per un nuovo vaccino.

Link: https://www.bmj.com/content/372/bmj.n232


 27 gennaio 2021

La variante di COVID-19 nel Regno Unito è probabilmente più letale

Lo Scientific Advisory Group for England (SAGE) fornisce consulenza agli organi decisionali governativi sulla scienza in tempi di emergenza e, al momento, si consultano di frequente per affrontare l’attuale pandemia. Nella loro riunione del 21 gennaio 2021, hanno discusso la variante B.1.1.7 di COVID-19. Si è osservato che questa variante virale, che è stata identificata per la prima volta nel Regno Unito nel dicembre 2020, viene trasmessa più facilmente ed è diventata rapidamente la variante dominante in gran parte del Regno Unito. I nuovi dati suggeriscono un aumento della letalità del 30%-40% con la nuova variante. L’aumento del tasso di mortalità dei casi è stato osservato in tutte le fasce d’età. Gli studi e i dati utilizzati nell’analisi sono riportati nei verbali della riunione del 21 gennaio 2021. Sebbene i dati siano preliminari, i consulenti hanno concluso che esiste una possibilità realistica di un aumento del rischio di decesso rispetto ad altre varianti.

Link: https://assets.publishing.service.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/955239/NERVTAG_paper_on_variant_of_concern__VOC__B.1.1.7.pdf

 


 18 dicembre 2020

Trasmissione di COVID-19 tra studenti e personale delle strutture scolastiche in Italia

È stata condotta un’indagine epidemiologica dettagliata per determinare il tasso di attacchi secondari di casi di COVID-19 verificatisi nei bambini in età scolare e nel personale di 41 classi in 36 scuole nella provincia di Reggio Emilia, nell’Italia settentrionale, dalla loro riapertura il 1° settembre fino al 15 ottobre 2020. Sono stati osservati 48 casi indice (43 studenti, 5 membri del personale) tra circa 1.000 studenti e 200 membri del personale. Durante le indagini epidemiologiche sono stati esaminati 1.200 contatti di questi casi indice e sono stati trovati 38 casi secondari (3,8%), tutti risultanti da casi studenteschi. Tuttavia, il tasso di attacchi secondari variava ampiamente tra le fasce d’età, con 14 casi di scuola materna ed elementare che avevano un tasso di attacchi secondari dello 0,38% e 28 casi di scuola media e superiore che avevano un tasso di attacchi secondari del 6,46%. Il basso tasso di attacchi secondari nelle scuole primarie ed elementari si è rivelato in linea con altri studi pubblicati fino a ora. Tuttavia, le scuole secondarie presentavano un tasso di trasmissione significativamente maggiore rispetto a quanto riportato in molti studi precedenti, ma non in tutti.

Link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7730487/


 11 dicembre 2020

Come funziona il vaccino Pfizer-BioNTech

Gli esperti del Vaccine Advisory Panel della FDA hanno raccomandato che la FDA concedesse l’autorizzazione all’uso di emergenza al vaccino Pfizer-BioNTech contro il COVID-19. Il New York Times ha pubblicato una spiegazione della tecnologia alla base del nuovo vaccino.

Link all’annuncio del vaccino: https://www.nytimes.com/2020/12/10/health/covid-vaccine-pfizer-fda.html

Link alla spiegazione del vaccino: https://www.nytimes.com/interactive/2020/health/pfizer-biontech-covid-19-vaccine.html


 9 dicembre 2020

Ecco perché le persone vaccinate devono comunque indossare una mascherina

Un articolo pubblicato sul New York Times l’8 novembre 2020 ha fornito una sintesi di come funzionano i vaccini per i virus respiratori come il COVID-19. I nuovi vaccini probabilmente impediranno di ammalarsi di COVID-19. Nessuno sa ancora se impediranno di trasmettere ad altri il virus, ma queste informazioni sono in arrivo.

Link: https://www.nytimes.com/2020/12/08/health/covid-vaccine-mask.html?smid=em-share


 8 dicembre 2020

Il personale sanitario e i residenti delle strutture di lunga degenza riceveranno il vaccino anti-COVID-19 nella fase iniziale del programma di vaccinazione

Le raccomandazioni ad interim del Comitato consultivo per le pratiche di immunizzazione (Advisory Committee on Immunization Practices, ACIP) per l’assegnazione del vaccino anti-COVID-19 sono state pubblicate nel Morbidity and Mortality Weekly Report dei CDC il 3 dicembre 2020. Il rapporto discute le linee guida per la fase iniziale del programma nazionale di vaccinazione contro il COVID-19. Il comitato raccomanda che il personale sanitario e i residenti delle strutture di lunga degenza ricevano il vaccino nella fase iniziale. Il rapporto riconosce che anche se uno o più candidati al vaccino ricevono l’autorizzazione per l’uso di emergenza, si prevede che la domanda di vaccino supererà l’offerta durante i primi mesi del programma nazionale di vaccinazione. Il comitato ha notato che le strutture sanitarie in generale, e le strutture di lunga degenza, possono essere luoghi ad alto rischio per l’esposizione e la trasmissione di SARS-CoV-2. Il comitato ritiene che la protezione del personale sanitario sia fondamentale per preservare la capacità di cura dei pazienti con COVID-19 o altre malattie. I residenti in strutture di lunga degenza, a causa della loro età, degli alti tassi di condizioni mediche sottostanti e dei contesti di vita familiare in comune, sono ad alto rischio di infezione e malattia grave dovuta a COVID-19. Ciò è stato sottolineato riferendo che, al 15 novembre 2020, erano stati segnalati circa 500.000 casi di COVID-19 e 70.000 decessi associati tra i residenti di case di cura specialistiche. 

Il gruppo di lavoro COVID-19 era composto da esperti in vaccini ed etica. Hanno tenuto più di 25 riunioni per esaminare i dati relativi ai candidati al vaccino e alla sorveglianza e alla modellazione COVID-19, nonché la letteratura sull’assegnazione dei vaccini pubblicata e le relazioni di esperti esterni. Inoltre, vi sono state sette riunioni pubbliche dell’ACIP che affrontavano i temi del vaccino per COVID-19. Il comitato è stato guidato dai principi di massimizzazione dei benefici, minimizzazione dei danni, promozione della giustizia e mitigazione delle disuguaglianze sanitarie. La raccomandazione ad interim potrebbe essere aggiornata sulla base di ulteriori dati di sicurezza ed efficacia provenienti da sperimentazioni cliniche di fase III e dalle condizioni dell’autorizzazione all’uso di emergenza della FDA.

Link: https://www.cdc.gov/mmwr/volumes/69/wr/mm6949e1.htm


 3 dicembre 2020

 Il delirio è comune nei pazienti anziani che si presentano con COVID-19

Il delirio è uno stadio acuto di confusione caratterizzato da disturbi di attenzione, coscienza e cognizione. Il delirio è noto per essere un sintomo comune che si presenta negli anziani con malattia grave ed è associato a esiti avversi, tra cui ricovero prolungato e decesso. Uno studio, pubblicato su JAMA Network Online il 19 novembre 2020, ha utilizzato una coorte di 847 pazienti consecutivi di età pari o superiore a 65 anni che si sono presentati al Pronto soccorso in 7 centri negli Stati Uniti e hanno successivamente ricevuto una diagnosi di COVID-19. In particolare, il delirio è stato riscontrato nel 28% degli 847 pazienti ed è stato il principale sintomo di presentazione nel 16% di questi pazienti. Complessivamente, il delirio era il sesto più comune tra tutti i sintomi e i segni presenti. Inoltre, il 37% dei pazienti con delirio non presentava altri sintomi tipici di COVID-19 come tosse e febbre. Il delirio alla presentazione era anche significativamente collegato a un aumento del rischio di esiti ospedalieri infausti, tra cui ricovero in unità di terapia intensiva e decesso. I fattori che hanno contribuito a determinare se un paziente presentasse delirio includevano età superiore a 75 anni, vivere in una residenza assistita o in una struttura di assistenza specializzata, uso precedente di farmaci psicoattivi, problemi di vista o udito, ictus e malattia di Parkinson. Questo studio sottolinea l’importanza del delirio come sintomo di presentazione di COVID-19 nei pazienti anziani.

Link: https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2773106


 30 novembre 2020

 Dita dei piedi da COVID: una manifestazione di iperattività immunitaria indotta dal virus

Durante la pandemia di COVID-19, sono state segnalate chiazze rosse pruriginose e dolorose, gonfiore e vesciche alle dita dei piedi e, raramente, ai talloni e alle dita della mano. Questa condizione prende il nome di geloni, ma è stata definita “dita dei piedi da COVID” durante la pandemia. In un rapporto di JAMA Dermatology si è discusso di 40 pazienti che presentavano lesioni simili a geloni a una clinica COVID di Nizza, in Francia, in un periodo di meno di due settimane. Questa presentazione è stata molto insolita perché l’area intorno a Nizza è temperata. Le manifestazioni delle lesioni simili a geloni corrispondevano alla diffusione locale di SARS-CoV-2. La maggior parte dei pazienti era giovane e senza ulteriori problemi medici. I ricercatori hanno scoperto che tutti questi pazienti presentavano segni di una risposta immunitaria iperattiva. Si noti che tutti i pazienti della serie presentavano risultati negativi al test PCR per COVID-19 e solo il 30% circa presentava anticorpi contro il virus. Ventiquattro pazienti (60%) hanno riferito di essere stati a contatto con possibili casi di COVID-19 e 11 (27,5%) hanno soddisfatto la definizione di possibile COVID-19 nelle 6 settimane precedenti l’insorgenza di lesioni simili a geloni.

 

L’articolo ha esaminato il potenziale legame tra queste lesioni cutanee e l’infezione da SARS-CoV-2. I ricercatori hanno osservato una risposta immunitaria significativamente maggiore nei pazienti con lesioni simili a geloni rispetto a quelli con COVID-19 moderata o grave. Essi ritengono che la risposta immunitaria esagerata possa anche spiegare il tasso relativamente basso di sieropositività a SARS-CoV-2 nei pazienti con lesioni simili a geloni, perché questi pazienti sono stati in grado di eliminare l’infezione prima che si verificasse l’immunità anticorpale. L’articolo ha concluso che queste lesioni sono manifestazioni di una risposta immunitaria eccessiva indotta dal virus e ha suggerito che ciò fosse causato dall’infezione da SARS-CoV-2, ma hanno affermato che non è dimostrata la prova definitiva di un legame causale tra COVID-19 e lesioni simili a geloni.

Link: https://jamanetwork.com/journals/jamadermatology/fullarticle/2773121

 


 24 novembre 2020

 La FDA rilascia l’autorizzazione all’uso di emergenza per il primo kit di analisi domiciliare per COVID-19

Lucira Health ha ricevuto l’autorizzazione di emergenza FDA per un kit di autotest per COVID-19. Questo kit di test tutto in uno è destinato a rilevare il virus SARS-CoV-2 che causa il COVID-19. Il test tutto in uno è autorizzato per l’uso domiciliare su prescrizione medica per soggetti di età pari o superiore ai 14 anni se il medico sospetta l’infezione da COVID-19. Il test può anche essere utilizzato in ambulatori medici, ospedali, strutture sanitarie d’emergenza e pronto soccorso. Questo test è stato in grado di rilevare accuratamente il 94,1% delle infezioni rispetto ad altri test PCR ad alta sensibilità. Il test non è stato valutato in soggetti asintomatici.

Ecco come funziona: si colloca la fiala fornita nell’unità di test alimentata a batteria, si tampona il naso (come avviene in altri test nasali per COVID-19), si rimescola il tampone nella fiala, quindi si tappa la fiala e si preme verso il basso fino a sentire un clic e la spia “pronto” inizia a lampeggiare. Una volta completato il test, i risultati si illumineranno come positivi o negativi in circa 30 minuti.

Link al comunicato stampa: https://www.fda.gov/news-events/press-announcements/coronavirus-covid-19-update-fda-authorizes-first-covid-19-test-self-testing-home

Link: https://www.fda.gov/media/143810/download


 23 novembre 2020

 Il vaccino per COVID-19 è importante per combattere la pandemia, ma il successo dipende da quando e come il vaccino arriverà alle persone

 Un nuovo studio ha esplorato l’efficacia di vari vaccini per COVID-19 nel ridurre la suscettibilità a infezioni, ricoveri ospedalieri e decessi. Sebbene le sperimentazioni sui vaccini abbiano riportato alti tassi di efficacia, l’efficacia diminuirà quando il vaccino verrà somministrato al di fuori delle circostanze attentamente controllate di una sperimentazione clinica. I ricercatori hanno scoperto che il successo di un vaccino dipende non solo da quanto sia efficace il vaccino stesso, ma anche da quanto siano efficaci la produzione e la distribuzione. Altri fattori che influenzeranno il successo includono quanto le persone saranno disposte a ricevere un vaccino (o tornare per una dose di richiamo) e il modo in cui continueranno a praticare le misure di salute pubblica di routine come il lavaggio delle mani, l’uso della mascherina e il distanziamento sociale.

Link: https://www.healthaffairs.org/doi/10.1377/hlthaff.2020.02054


 10 novembre 2020

 Una mutazione può aiutare il virus SARS-CoV-2 a eludere la risposta immunitaria dell’organismo

I ricercatori dell’University of Glasgow Centre for Viral Research hanno fatto una relazione su N439K, una variante del virus SARS-CoV-2 con una mutazione che gli consente di eludere l’immunità mediata da anticorpi dell’organismo mantenendo la virulenza.

La mutazione N439K è stata identificata per la prima volta in Scozia e successivamente è apparsa in 12 Paesi, compresi gli Stati Uniti, ed è la seconda variante osservata più comunemente a livello mondiale.

Il dominio di legame del recettore (receptor binding domain, RBD) è la porzione della proteina “spike” virale che consente al virus di entrare nelle cellule.  La variante di legame del recettore con la mutazione N439K è associata a uno spettro clinico della malattia simile e a cariche virali leggermente superiori in vivo rispetto alle varianti senza questa mutazione. Inoltre, la mutazione N439K si lega meglio alle cellule umane e si moltiplica un po’ più velocemente. Queste caratteristiche potrebbero essere fonte di preoccupazione se la versione del virus SARS-CoV-2 con la mutazione N439K diventasse prevalente in tutto il mondo.

Link: https://www.biorxiv.org/content/10.1101/2020.11.04.355842v1.full.pdf

 


 2 novembre 2020

 Gli anticorpi monoclonali anti-COVID-19 si rivelano promettenti in una sperimentazione in corso

In un comunicato stampa del 28 ottobre 2020, Regeneron ha aggiornato i risultati della sperimentazione in corso in pazienti ambulatoriali del suo cocktail di anticorpi monoclonali, REGN-COV2 (una combinazione di due anticorpi monoclonali). Questo aggiornamento ha aggiunto altri 524 pazienti, ai 275 inizialmente riportati in un comunicato stampa precedente. La sperimentazione è uno studio randomizzato, in doppio cieco che misura gli effetti dell’aggiunta di REGN-COV2 rispetto al placebo allo standard di cura abituale. Regeneron ha annunciato che la sperimentazione di fase 2/3 in corso del proprio cocktail di anticorpi monoclonali ha ottenuto risultati positivi e ha soddisfatto l’endpoint primario e un endpoint secondario chiave. In particolare, REGN-COV2 ha ridotto significativamente la carica virale e le visite mediche dei pazienti per una coorte di pazienti con una forma di COVID-19 da lieve a moderata. Regeneron ha condiviso questi risultati con la FDA statunitense, che sta esaminando una domanda di autorizzazione all’uso di emergenza per la dose minima di REGN-COV2 per il trattamento di adulti, con una forma di COVID-19 da lieve a moderata, ad alto rischio di esiti non positivi.

Link al comunicato stampa: https://newsroom.regeneron.com/news-releases/news-release-details/regenerons-covid-19-outpatient-trial-prospectively-demonstrates

 


  27 ottobre 2020

 Considerazioni per un’autorizzazione all’uso di emergenza dei vaccini anti-COVID-19

Un punto di vista, pubblicato sul New England Journal of Medicine il 16 ottobre 2020, ha discusso alcuni dei problemi relativi alla disponibilità di un vaccino anti-COVID-19 in base a un’autorizzazione all’uso di emergenza. Gli autori sottolineano la necessità di bilanciare l’urgenza di avere un vaccino per rispondere a una grave emergenza sanitaria pubblica rispetto alla necessità di avere dati sufficienti sulla sicurezza e sull’efficacia. Gli autori discutono il ragionamento alla base della loro raccomandazione di monitorare i partecipanti alla sperimentazione clinica per due mesi dopo la somministrazione del vaccino per raccogliere dati adeguati a supporto di un’autorizzazione all’uso di emergenza. Sottolineano che, sebbene la maggior parte degli eventi avversi sia collegata alla vaccinazione e inizi entro sei settimane dalla somministrazione del vaccino, le valutazioni complete di sicurezza ed efficacia richiedono un periodo di follow-up più lungo. Avvertono che qualsiasi riduzione di questo periodo di follow-up minimo minerebbe la credibilità scientifica e la fiducia del pubblico nella decisione di autorizzare qualsiasi vaccino per l’uso ai sensi di un’autorizzazione all’uso di emergenza.

Link:https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMp2031373


  20 ottobre 2020

 La probabilità che le donne in gravidanza infettate da SARS-CoV-2 trasmettano il virus ai neonati è bassa

Uno studio pubblicato su JAMA Pediatrics online il 12 ottobre 2020 indica che separare le madri positive al COVID-19 dai neonati potrebbe non essere giustificato e che l’allattamento al seno diretto sembra sicuro. Un’analisi di coorte retrospettiva dei primi 101 neonati nati da 100 madri con infezioni perinatali da SARS-CoV-2 presso due grandi ospedali affiliati al Columbia University Irving Medical Center dal 13 marzo al 24 aprile 2020, ha rilevato che l’incidenza complessiva di trasmissione era pari al 2,0% (IC al 95%: 0,2%–7,0%—2 neonati) e nessuna evidenza di infezione clinica nella coorte di neonati. Inoltre, 55 neonati sono stati seguiti nelle prime 2 settimane di vita in una nuova clinica di follow-up neonatale per COVID-19 e sono rimasti tutti in salute. Per quanto a conoscenza dell’autore, questa è stata la serie più grande di nati da madri positive o con sospetta infezione da SARS-CoV-2 fino ad oggi. Complessivamente, non c’era alcuna evidenza clinica di infezione da COVID-19 neonatale. Lo studio sostiene il mantenimento di pratiche di cura neonatale basate su evidenze come il “rooming-in”, l’allattamento al seno e il ritardo del bagnetto e suggerisce che separare le madri positive al SARS-CoV-2 dai neonati ed evitare l’allattamento diretto potrebbe non essere giustificato.

Link: https://jamanetwork.com/journals/jamapediatrics/fullarticle/2771636


  19 ottobre 2020

  Studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità rivela che remdesivir e altri farmaci riconvertiti sono inefficaci nel COVID-19 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha recentemente condotto una sperimentazione randomizzata su larga scala, ma non in cieco o controllata con placebo, per valutare l’efficacia di quattro farmaci antivirali riconvertiti nel trattamento del COVID-19. I farmaci antivirali includevano remdesivir, idrossiclorochina, lopinavir (combinazione a dose fissa con ritonavir)interferone. La sperimentazione ha coinvolto 11.266 pazienti adulti con COVID-19 ricoverati in 405 ospedali in 30 Paesi. I pazienti sono stati divisi casualmente in diversi gruppi di farmaci e hanno ricevuto qualunque farmaco dello studio fosse disponibile a livello locale o di controllo in aperto. In questo studio, 2.750 pazienti hanno ricevuto remdesivir, 954 hanno ricevuto idrossiclorochina, 1.411 hanno ricevuto lopinavir, 651 hanno ricevuto interferone e lopinavir, 1.412 hanno ricevuto solo interferone e 4.088, il gruppo di controllo, non hanno ricevuto alcun farmaco dello studio. Lo studio ha scoperto che nessuno di questi farmaci ha ridotto l’avvio della ventilazione, la mortalità, o la durata della degenza ospedaliera rispetto al gruppo di controllo. I dati non sottoposti a revisione tra pari sono stati pubblicati sul server di prestampa di medRxiv dagli sperimentatori di SOLIDARITY.

Link: https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2020.10.15.20209817v1


  15 ottobre 2020

  Eccesso di decessi ed effetti della pandemia di COVID-19 

Un editoriale del numero del 12 ottobre 2020 del Journal of the American Medical Association ha riassunto e ha commentato diversi rapporti pubblicati in quel numero del Journal in merito alla mortalità, ai costi economici ed emotivi della pandemia di COVID-19 negli Stati Uniti. Dal 1° marzo al 1° agosto 2020, negli Stati Uniti si è verificato un totale di 1.336.561 decessi, un aumento del 20% rispetto al previsto, vale a dire un eccesso di 225.530 decessi, il 67% dei quali erano attribuibili direttamente al COVID-19. Gli altri decessi in più sono ragionevolmente attribuibili ad altri fattori correlati alla pandemia. La proiezione di questo periodo di 5 mesi fino al resto del 2020 suggerisce che quest’anno si saranno verificati più di 400.000 decessi in più, avvicinandosi al numero di decessi statunitensi della Seconda Guerra Mondiale. Un altro articolo attira l’attenzione su altre conseguenze della pandemia, suggerendo che per ogni decesso circa nove membri della famiglia sono colpiti da un dolore prolungato o sintomi di disturbo da stress post-traumatico. Un altro articolo stima i costi finanziari della pandemia.

Link: https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2771758


  9 ottobre 2020

 Gli anticorpi anti-COVID-19 nelle donazioni di plasma convalescente diminuiscono in 3-4 mesi

Uno studio longitudinale condotto in Quebec, Canada, riportato da Healio News e pubblicato come lettera sulla rivista Blood il 1° ottobre 2020, ha riferito di 15 donatori di plasma convalescente che hanno donato il plasma più volte. La loro prima donazione è avvenuta 33-77 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi e l’ultima donazione è avvenuta 66-114 giorni dopo.  Alla prima donazione di tutti i donatori erano presenti anticorpi anti-dominio di legame dei recettori (receptor-binding domain, RBD) e il livello era diminuito tra la prima e l’ultima donazione di tutti i donatori. I ricercatori hanno suddiviso i tempi delle donazioni in quattro intervalli quartili (33-53, 54-69, 70-84 e 85-114 giorni). I livelli anticorpali sono rimasti stabili tra il primo, il secondo e il terzo quartile con una riduzione ridotta ma non statisticamente significativa. Al contrario, tra il 3° e il 4° quartile, è stata osservata una marcata diminuzione (36,8%; p = 0,0052) dei livelli anticorpali. Questo risultato avvisa le persone convalescenti da COVID-19 e che desiderano donare plasma ematico che non devono aspettare troppo a lungo una volta che diventino idonee e avvisa i medici che devono controllare il plasma donato per la presenza di anticorpi prima di somministrarlo ai pazienti

Link: https://www.healio.com/news/hematology-oncology/20201001/covid19-antibodies-in-convalescent-plasma-donations-wane-by-3-to-4-months?ecp%20=%207e47bd7b-fe8e-4fe6-aa89-4526a98357d5&M_BT=3679670404669

     https://ashpublications.org/blood/article/doi/10.1182/blood.2020008367/463996/Waning-of-SARS-CoV-2-RBD-antibodies-in


  8 ottobre 2020

 Uno studio dimostra che il contatto ad alto rischio riveste un ruolo importante nella trasmissione del COVID-19 in India

In uno dei più ampi studi condotti finora sulla trasmissione di COVID-19, gli sforzi di tracciamento dei contatti hanno raggiunto 3.084.885 soggetti esposti a 84.965 pazienti con coronavirus positivi al test in due Stati in India. I ricercatori hanno esaminato 575.071 contatti che avevano dati epidemiologici individuali e i risultati di test di laboratorio disponibili. Lo studio è stato pubblicato su Science il 30 settembre 2020. I ricercatori del Princeton Environmental Institute, della John Hopkins University e della University California Berkeley hanno collaborato con i funzionari della sanità pubblica negli Stati indiani sudorientali di Tamil Nadu e Andra Pradesh. I dati hanno dimostrato che i pazienti infetti sono entrati in contatto con circa 7 persone, in media,e che il 71% dei pazienti positivi non ha infettato alcun contatto. Per i contatti ad alto rischio (che avevano stretto contatto sociale o contatto fisico diretto con casi indice senza misure protettive), il tasso di trasmissione (da un caso indice a un contatto esposto) era pari a circa il 10,7%. Per i contatti a basso rischio (prossimità dei casi indice, ma che non soddisfacevano questi criteri per l’esposizione ad alto rischio), il tasso di trasmissione era di circa il 4,7%. Nello studio, i bambini e i giovani adulti erano i dati demografici chiave che diffondevano il virus e, più spesso, il virus veniva trasmesso a qualcuno della loro stessa età. Questo dato demografico è potenzialmente più importante nella trasmissione del virus, quindi è stato identificato in studi precedenti. Lo studio evidenzia il ruolo della trasmissione mediante contatto ad alto rischio.

Link: https://science.sciencemag.org/content/early/2020/09/29/science.abd7672


 2 ottobre 2020

 Le anomalie immunologiche possono spiegare perché alcuni pazienti altrimenti sani sviluppano COVID-19 grave

Due studi pubblicati di recente sulla rivista Science hanno fatto luce sul motivo per cui le persone possono sviluppare in forma grave il COVID-19. I ricercatori hanno scoperto che alcuni pazienti hanno anticorpi contro le proteine dell’interferone e altri presentano errori congeniti o mutazioni genetiche che ostacolano la produzione e la funzione dell’interferone. Nell’esaminare gli anticorpi anti-interferone nei pazienti con polmonite da COVID-19 grave, hanno scoperto che su 987 pazienti testati con COVID-19 grave, 101 dei pazienti presentavano auto-anticorpi neutralizzanti contro gli interferoni di tipo 1.In confronto,tra 663 soggetti che avevano sviluppato una forma asintomatica o lieve di COVID-19, nessuno presentava gli anticorpi anti-interferone. I ricercatori hanno inoltre riscontrato che i pazienti di età superiore ai 65 anni avevano maggiori probabilità di sviluppare anticorpi anti-interferone. Gli interferoni sono un insieme di 17 proteine cruciali che proteggono le cellule dell’organismo dai virus.Le persone che non possiedono interferoni di tipo I non possono sviluppare una risposta immunitaria efficace. I ricercatori hanno precedentemente dimostrato che un numero significativo di pazienti con COVID-19 grave presentava una rara variante genetica in 13 geni critici per la difesa immunitaria dell’organismo contro l’influenza e in questo studio hanno riscontrato mutazioni simili in 23 pazienti su 659 (3,5%) con polmonite da COVID-19 grave. Questo risultato può fornire una migliore comprensione del motivo per cui alcune persone sviluppano una malattia grave, mentre altre no. I pazienti che hanno sviluppato polmonite da COVID-19 grave non avevano un gene funzionante e non producevano alcun interferone di tipo I rilevabile in risposta all’infezione da SARS-CoV-2. Nel complesso, errori congeniti e anomalie immunologiche che causano l’assenza di interferoni di tipo 1 potrebbero svolgere un ruolo in fino al 14% dei casi più gravi di infezione da COVID-19. Queste due pubblicazioni evidenziano il ruolo cruciale degli interferoni di tipo I nell’immunità protettiva contro SARS-CoV-2.

Link: https://science.sciencemag.org/content/early/2020/09/23/science.abd4585

         https://science.sciencemag.org/content/early/2020/09/28/science.abd4570


 23 settembre 2020

 Risposte immunitarie differenti all’infezione da SARS-CoV-2 in pazienti pediatrici e adulti ricoverati in ospedale

Uno studio condotto presso l’Albert Einstein College of Medicine Children’s Hospital Montefiore e l’Università di Yale ha confrontato le risposte immunitarie di adulti e pazienti più giovani affetti da COVID-19 nel tentativo di studiare il motivo per cui i bambini presentano tipicamente una malattia più lieve rispetto agli adulti. Lo studio ha confrontato le risposte immunitarie citochiniche, umorali e cellulari in pazienti giovani (età < 24 anni, n = 65) e adulti (n = 60) con COVID-19. Come previsto, lo studio ha riscontrato che i bambini avevano una risposta clinicamente molto migliore rispetto agli adulti.

I dati hanno inoltre dimostrato che i pazienti più giovani mostravano un’immunità innata più robusta rispetto agli adulti, come dimostrato da livelli più elevati della citochina interleuchina-17 (IL-17), che è associata al sistema immunitario innato. D’altro canto, gli adulti presentavano una risposta più robusta delle cellule T alla proteina “spike” virale, avevano titoli anticorpali neutralizzanti più elevati nel siero e presentavano una fagocitosi cellulare anticorpo-dipendente più robusta rispetto ai pazienti più giovani. I ricercatori hanno inoltre scoperto che i livelli di anticorpi neutralizzanti erano più alti nei pazienti adulti affetti da COVID-19 deceduti o che necessitavano di ventilazione meccanica rispetto a quelli che si erano ripresi, e significativamente più alti dei livelli rilevati nei pazienti più giovani.

Questi risultati suggeriscono che forse la risposta innata più robusta dei giovani aiuta a proteggerli dallo sviluppo di una malattia grave e spesso da esiti fatali e, come corollario, che il potenziamento della risposta delle cellule T e degli anticorpi, in particolare nelle ultime fasi del decorso della malattia, potrebbe non essere utile.

Link: https://stm.sciencemag.org/content/early/2020/09/21/scitranslmed.abd5487


 16 settembre 2020

 Valutare il rischio di partecipare a un evento durante la pandemia

Nel mezzo della pandemia, conoscere il rischio di incontrare un paziente positivo al COVID-19 mentre si partecipa a un evento sarebbe un’informazione importante per decidere se partecipare o meno a tale evento. Poiché molte parti del Paese iniziano ad aprirsi, è fondamentale poter stimare i rischi connessi alla ripresa di attività non essenziali. Esiste uno strumento, il COVID-19 Event Risk Assessment Planning Tool, sviluppato da Georgia Tech che incorpora i dati del conteggio dei casi di The New York Times e della dashboard di Covidtracking.com che viene aggiornato quotidianamente. Questa mappa interattiva mostrerà fino al livello delle varie contee quanto è probabile che si incontri qualcuno affetto da COVID-19 in un evento di una certa dimensione. Lo strumento esprime il livello di rischio in percentuale della presenza di almeno una persona affetta da COVID-19 che si presenta un evento in una determinata contea in base alle dimensioni dell’incontro. Il calcolatore presuppone che ogni persona che partecipa a un evento abbia la stessa probabilità di essere infettata come chiunque altro in una determinata area. Il calcolatore può essere regolato per il bias di accertamento, che tiene conto di un multiplo di quanti casi in più ci sono che vengono segnalati. Sulla base di queste ipotesi, i risultati del calcolo possono essere considerati come un’approssimazione. Ad esempio, se si dovesse partecipare a un matrimonio nella contea di Los Angeles con 100 persone presenti, utilizzando un bias di accertamento di 10, esisterebbe una probabilità del 74% che almeno una persona sia infettata da COVID-19. Il rischio sarebbe del 61% a Filadelfia, ma inferiore all’1% nella contea di Wetzel West Virginia.

 

Link:https://covid19risk.biosci.gatech.edu/


 15 settembre 2020

 Studio contesta la “tempesta citochinica” come responsabile di esiti gravi nel COVID-19

Una nuova ricerca suggerisce che la gravità della malattia nei pazienti con COVID-19 potrebbe non essere dovuta alla tempesta citochinica. La tempesta citochinica è una reazione immunitaria in cui le citochine, che sono una parte normale della risposta immunitaria dell’organismo, vengono rilasciate in quantità così elevate che l’organismo reagisce in modo eccessivo. In uno studio pubblicato su JAMA, i ricercatori del Radboud University Medical Center nei Paesi Bassi hanno misurato la concentrazione di tre citochine nel sangue dei pazienti ricoverati nell’unità di terapia intensiva con

  • COVID-19 e sindrome da distress respiratorio acuto (acute respiratory distress syndrome, ARDS)
  • Shock settico batterico (con o senza ARDS)
  • Arresto cardiaco o trauma grave

I pazienti che presentavano già disturbi che causavano immunodeficienze o che necessitavano di farmaci per sopprimere il sistema immunitario non sono stati inclusi in questo studio.

I ricercatori hanno scoperto che il livello di tutte e tre le citochine era significativamente inferiore nei pazienti con COVID-19 rispetto ai pazienti con shock settico batterico con ARDS. Le concentrazioni di citochine nei pazienti con COVID-19 erano simili a quelle dei pazienti in UTI con trauma o arresto cardiaco. I risultati di questo studio hanno dimostrato che il COVID-19 non è caratterizzato dalla tempesta citochinica, mettendo in discussione i precedenti rapporti e le ipotesi che la tempesta citochinica svolga un ruolo importante negli esiti più gravi nei pazienti con COVID-19. Resta da stabilire se le terapie anticitochiniche possano apportare benefici ai pazienti con COVID-19.

Link: https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2770484?guestAccessKey=ca659b2f-6a60-4204-8ef6-f89f746f0693&utm_source=twitter&utm_medium=social_jama&utm_term=3649792285&utm_campaign=article_alert&linkId=98774464


 8 settembre 2020

  Corticosteroidi sistemici e mortalità nei pazienti critici con COVID-19  

I corticosteroidi hanno dimostrato chiaramente di ridurre la mortalità per i pazienti critici con COVID-19. Questi sono i risultati di una metanalisi di sette sperimentazioni prospettiche randomizzate che hanno incluso 1.703 pazienti e pubblicata su JAMA il 2 settembre 2020. La metanalisi era basata su un numero relativamente elevato di pazienti gravemente malati con COVID-19 provenienti da centri geograficamente diversificati. Dei 1.703 pazienti della sperimentazione,647 sono deceduti entro 28 giorni dalla randomizzazione. Il tasso di mortalità tra i pazienti che ricevevano le cure standard era del 40%, questo è sceso al 32% nei pazienti trattati con corticosteroidi. Si trattava di una differenza altamente significativa dal punto di vista statistico (p < 0,001). Questo risultato era vero per i pazienti che necessitavano di ventilazione meccanica e per quelli che necessitavano di ossigeno supplementare ma non di ventilazione meccanica. La metanalisi ha inoltre rivelato una scarsa differenza negli eventi avversi gravi per i pazienti che hanno ricevuto corticosteroidi rispetto a quelli che non lo hanno ricevuto. In base al chiaro beneficio dimostrato dai corticosteroidi per i pazienti critici, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato linee guida aggiornate che raccomandano l’uso di corticosteroidi sistemici per il trattamento dei pazienti con COVID-19 grave e critico.

Link allo studio: https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2770279

Link all’OMS: https://www.who.int/news-room/feature-stories/detail/who-updates-clinical-care-guidance-with-corticosteroid-recommendations


  28 agosto 2020

 Il nuovo vaccino anti-COVID-19 intranasale induce una risposta immunitaria forte e diffusa e previene l’infezione nei topi

La Washington University School of Medicine ha annunciato lo sviluppo di un nuovo vaccino anti-COVID-19. A differenza di altri vaccini in fase di sviluppo per COVID-19, questo vaccino viene somministrato per via intranasale. I topi che hanno ricevuto questo vaccino hanno sviluppato una forte risposta immunitaria, in particolare nelle mucose del naso e nelle vie aeree superiori. L’autore senior dell’articolo, Michael S. Diamond, MD, PhD, ha affermato “questi topi erano ben protetti dalla malattia e in alcuni topi abbiamo osservato evidenze di immunità sterilizzante, dove non vi è alcun segno di infezione dopo che il topo è stato esposto al virus”. Il vaccino utilizza come vettore un adenovirus che è stato reso innocuo e nel quale è stata inserita la proteina “spike” del coronavirus. Il nuovo vaccino incorpora anche due mutazioni nella proteina “spike”. Queste mutazioni la stabilizzano in una forma specifica che è più conduttiva per formare anticorpi contro di essa. I ricercatori hanno scoperto che confrontando la somministrazione nasale con l’iniezione intramuscolare, la somministrazione intranasale ha impedito l’infezione sia nelle vie respiratorie superiori che in quelle inferiori. Sebbene l’iniezione intramuscolare abbia indotto una risposta immunitaria che ha prevenuto la polmonite, non ha prevenuto l’infezione nel naso o nei polmoni. Un risultato promettente era che una singola dose intranasale produceva una risposta immunitaria così robusta che non dovrebbe essere necessaria una seconda dose. I ricercatori inizieranno presto a studiare il vaccino intranasale nei primati non umani e prevedono di passare alle sperimentazioni cliniche sugli esseri umani il più rapidamente possibile. Questo studio è stato pubblicato online su Cell il 19 agosto 2020.

Link al comunicato stampa: https://medicine.wustl.edu/news/nasal-vaccine-against-covid-19-prevents-infection-in-mice/

 

Link allo studio: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0092867420310680
                                                            


  19 agosto 2020

 La tempistica dei sintomi può aiutare a differenziare il COVID-19 da altre malattie respiratorie

I ricercatori dell’USC Michelson Center for Convergent Bioscience hanno analizzato migliaia di casi di COVID-19 e hanno individuato l’ordine più probabile dei sintomi di COVID-19. Secondo lo studio pubblicato sulla rivista medica Frontier Public Health, l’ordine più probabile dei sintomi è il seguente: febbre, seguita da tosse, seguita da dolore muscolare, seguito da nausea e vomito e quindi diarrea. I ricercatori hanno analizzato i set di dati per oltre 55.000 casi di COVID-19 in Cina raccolti a metà febbraio dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, nonché i dati di quasi 1.100 casi dall’11 dicembre al 29 gennaio raccolti dal China Medical Treatment Expert Group. I ricercatori hanno messo a confronto la progressione dei sintomi nei pazienti affetti da COVID-19 con influenza, sindrome respiratoria acuta grave (severe acute respiratory syndrome, SARS) e sindrome respiratoria mediorientale (Middle East respiratory syndrome, MERS), scoprendo che l’ordine di presentazione dei sintomi può aiutare a differenziare il COVID-19 dalle altre malattie respiratorie. Il COVID-19 è più probabilmente preannunciato da febbre e poi tosse, rispetto all’influenza, il cui primo sintomo è più probabilmente la tosse seguita da febbre. Nel COVID-19, i sintomi della nausea e del vomito del tratto gastrointestinale superiore precedono molto probabilmente la diarrea, differenziandola sia dalla SARS che dalla MERS, in cui la diarrea precede quasi certamente nausea e vomito. L’analisi ha inoltre suggerito che se la diarrea fosse un sintomo con cui si presenta il COVID-19, il paziente potrebbe manifestare un caso più grave. Queste informazioni possono essere utili agli operatori sanitari per aiutare a distinguere i pazienti affetti da COVID-19 da altri. I pazienti che sono istruiti sulla progressione dei sintomi del COVID-19 possono richiedere cure mediche prima di quanto non farebbero altrimenti e possono mettersi in quarantena prima per evitare di diffondere la malattia.

Link: https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fpubh.2020.00473/full#SM1


  10 agosto 2020

  Il numero di casi di tumore appena identificati è diminuito del 46,4% durante la pandemia

In una “research letter” pubblicata su JAMA Network il 4 agosto 2020, l’analisi del numero di nuove diagnosi tumorali è scesa del 46,4% durante il periodo pandemico dal 1° marzo al 18 aprile 2020 rispetto ai dati storici al basale. Lo studio ha incluso pazienti in tutti gli Stati Uniti che hanno ricevuto test per qualsiasi causa da Quest Diagnostics in cui il medico richiedente ha assegnato un codice ICD–10 associato a uno qualsiasi dei sei tipi di tumori comuni (mammella, colon-retto, polmone, pancreas, gastrico ed esofageo). La maggior parte delle nuove diagnosi di tumore riguardava tumori della mammella e del colon-retto, che sono le diagnosi più frequenti risultanti dallo screening. I risultati rispecchiano quelli provenienti da altri Paesi, che hanno anche evidenziato un declino del 40% nell’incidenza di tumore settimanale e un declino del 75% nei rinvii a specialisti per sospetto tumore, dal momento che sono state implementate le restrizioni COVID-19. La lettera sottolinea che il tumore non fa pause e il ritardo nella diagnosi porterà probabilmente alla presentazione dei tumori in stadi più avanzati con esiti clinici potenzialmente peggiori. L’articolo ha fatto riferimento a uno studio che ha suggerito un potenziale aumento di 33.890 decessi in eccesso per tumore negli Stati Uniti e la richiesta di una pianificazione urgente per affrontare le conseguenze delle diagnosi ritardate.

Link: https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2768946


  4 agosto 2020

  La precedente esposizione ai coronavirus che causano il raffreddore comune può influenzare la gravità dei sintomi di SARS-CoV-2

Un articolo online di Science Magazine del 29 luglio 2020, ha riferito di uno studio pubblicato come prestampa sulla rivista Nature che ha dimostrato che le persone sane posseggono cellule immunitarie in grado di riconoscere il nuovo coronavirus SARS-CoV-2. I ricercatori hanno suggerito che questa reattività crociata è dovuta alla precedente esposizione ai coronavirus “comuni” e può svolgere un ruolo nello spettro della gravità dei sintomi nella pandemia. Le cellule T helper di soggetti sani senza esposizione nota a COVID-19 sono state esposte a frammenti dello “spike” della proteina del SARS-CoV-2. Nel 35% dei soggetti sani, le cellule T helper di memoria erano in grado di riconoscere i frammenti di SARS-CoV-2. L’articolo discute le informazioni generali sulla risposta immunitaria dell’organismo, le implicazioni dei risultati dello studio e i piani futuri dei ricercatori per studiare ulteriormente in che modo la serie di fattori immunologici si correla ai sintomi.

Link a Science Magazinehttps://scienmag.com/could-prior-exposure-to-common-cold-viruses-affect-the-severity-of-sars-cov-2-symptoms/

Link a Naturehttps://www.nature.com/articles/s41586-020-2598-9


  30 luglio 2020

  Decadimento rapido degli anticorpi anti-SARS-CoV-2

In una lettera pubblicata su The New England Journal of Medicine, i ricercatori della David Geffen School of Medicine dell’Università della California hanno riferito di un piccolo studio condotto su 31 partecipanti che sono guariti da una forma lieve di COVID-19 e i cui livelli anticorpali al virus SARS-CoV-2 sono stati quantificati. Le misurazioni hanno mostrato un rapido decadimento degli anticorpi anti-SARS-CoV-2. Gli autori hanno notato che un recente studio aveva suggerito un rapido decadimento di questi anticorpi, ma il tasso non era descritto in dettaglio. Nello studio attuale, il primo livello anticorpale è stato ottenuto 37 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi (intervallo: da 18 a 65) e l’ultima misurazione è stata ottenuta 86 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi (intervallo: da 44 a 119). La diminuzione media del livello di anticorpi ha suggerito un’emivita di circa 36 giorni nel corso del periodo di osservazione. Gli autori hanno concluso che il decadimento anticorpale precoce dopo esposizioni virali acute solleva il timore che l’immunità umorale contro SARS-CoV-2 possa non essere di lunga durata in persone con malattia lieve. Hanno sollevato timori riguardanti passaporti immunitari basati su anticorpi, immunità di gregge e forse la durata del vaccino alla luce dei risultati e di ciò che è già noto sui comuni coronavirus umani.

Link:https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMc2025179


  29 luglio 2020

  La FDA avvisa i consumatori e gli operatori sanitari di non utilizzare determinati disinfettanti per le mani a base di alcol

In un comunicato stampa del 27 luglio 2020, l’ente statunitense preposto al controllo degli alimenti e dei farmaci (Food and Drug Administration, FDA) ha nuovamente avvisato di non utilizzare alcuni disinfettanti per le mani contenenti metanolo. Si è verificato un aumento del numero di eventi avversi, tra cui cecità, effetti cardiaci, effetti sul sistema nervoso centrale e ricoveri e decessi. Il comunicato stampa ha inoltre comunicato le ultime misure di applicazione dell’FDA per evitare che alcuni igienizzanti per le mani entrino nel Paese. La FDA sottolinea che i consumatori devono vigilare sui disinfettanti per le mani utilizzati e sollecitare i consumatori a smettere immediatamente di usare tutti i disinfettanti per le mani nell’elenco FDA dei prodotti pericolosi per disinfettare le mani. Il metanolo, comunemente noto come alcol del legno, è una sostanza pericolosa. L’esposizione può causare nausea, vomito, mal di testa, offuscamento della vista, cecità permanente, convulsioni, coma, danni permanenti al sistema nervoso o decesso. I soggetti che utilizzano questi prodotti sulle mani sono a rischio di avvelenamento da metanolo; tuttavia, i bambini piccoli che ingeriscono questi prodotti o adolescenti e adulti che bevono questi prodotti come sostituto dell’alcol sono a massimo rischio.

Link: https://www.fda.gov/drugs/drug-safety-and-availability/fda-updates-hand-sanitizers-methanol#products


  23 luglio 2020

  Difendere la tesi della trasmissione per aerosol di SARS-CoV-2

Difendendo la tesi che SARS-CoV-2 possa essere trasmesso per aerosol, Kimberly Prather, Cattedra di chimica atmosferica presso lo Scripps Institute of Oceanography, University of California San Diego, e colleghi hanno redatto un articolo pubblicato su Science che ha spiegato la scienza e il ragionamento per cui la trasmissione dell’aerosol può avvenire e avviene. La Dott.ssa Prather sottolinea che, considerato quanto poco si sa della produzione e del comportamento aereo delle goccioline respiratorie infettive, è difficile definire una distanza di sicurezza per il distanziamento sociale. Afferma che, presumendo che i virioni di SARS-CoV-2 (la forma completa e infettiva di un virus) siano contenuti in aerosol inferiori al micron, come nel caso dei virus influenzali, un buon metro di paragone è il fumo di sigaretta espirata, che contiene anche particelle inferiori al micron e probabilmente seguirà flussi e schemi di diluizione comparabili. “La distanza da un fumatore a cui si sente odore di fumo di sigaretta indica la distanza nell’ambiente in cui si potrebbero inalare aerosol infettivi”. Ritiene che le mascherine siano efficaci e che sia importante indossare una mascherina adeguatamente indossata al chiuso anche restando a 2 metri circa di distanza. 

Link: https://science.sciencemag.org/content/368/6498/1422


  20 luglio 2020

  Trasmissione del SARS-CoV2: una sintesi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato una breve sintesi scientifica, il 9 luglio 2020, aggiornando le attuali conoscenze relative alla trasmissione del COVID-19. La sintesi è stata realizzata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dai suoi partner per consolidare le informazioni di revisioni e pubblicazioni in riviste sottoposte a valutazione inter pares e manoscritti non sottoposti a revisione inter pares nei server di prestampa. Il documento illustra le diverse modalità in cui il virus può essere trasmesso e quando le persone infettate da SARS-CoV-2 possono infettare gli altri. La sintesi esamina anche la questione relativa all’eventuale trasmissione asintomatica o pre-sintomatica. L’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea che comprendere come si diffonde l’infezione e quando e in quali contesti il virus viene trasmesso, hanno importanti implicazioni per le strategie nella prevenzione della malattia.

Link:https://www.who.int/news-room/commentaries/detail/transmission-of-sars-cov-2-implications-for-infection-prevention-precautions


  17 luglio 2020

  Trasmissione materno-fetale dell’infezione da SARS-CoV-2

Sono stati descritti alcuni casi di trasmissione dell’infezione da SARS-CoV-2 a un neonato, ma non è chiaro se l’infezione sia stata trasmessa prima o durante il parto o sia stata causata dall’esposizione ambientale dopo il parto. Nel numero del 14 luglio 2020 di Nature Communications, i ricercatori hanno condiviso un rapporto di un neonato che si è infettato con il virus SARS-CoV-2 attraverso la placenta. I medici hanno esaminato la placenta e hanno confermato che il tessuto conteneva livelli elevati del virus SARS-CoV-2. Il neonato aveva sintomi di lesione cerebrale simili a quelli dei pazienti anziani con COVID-19.

Link: https://www.nature.com/articles/s41467-020-17436-6


  15 luglio 2020

  Studio italiano rivela che l’81,9% dei soggetti di età pari o inferiore a 20 anni non presenta sintomi in seguito a infezione da coronavirus

Le stime specifiche per età sulla probabilità di sviluppare sintomi in seguito a infezione da SARS-CoV-2 sono scarse. Le strategie per controllare la diffusione dell’infezione che si basano sul test dei contatti ravvicinati dei soggetti con l’infezione e sull’isolamento di coloro che risultano positivi al test sono ostacolate dalle infezioni asintomatiche, che sfuggono facilmente ai team di sorveglianza. Di particolare rilevanza è la trasmissione dell’infezione da parte dei bambini, poiché è molto meno probabile che manifestino sintomi. In uno studio condotto in Lombardia, sono state effettuate osservazioni cliniche dei contatti stretti di 64.252 persone con infezione da SARS-CoV-2 confermata in laboratorio. Nello studio è stato identificato un gruppo di 3.420 soggetti infetti in cui tutti i contatti stretti sono stati analizzati per COVID-19 mediante tamponi nasali o test sierologici, producendo una dimensione complessiva del campione di 5.484 contatti stretti. Tra i 5.484 contatti selezionati, il 51,5%, cioè 2.824, sono risultati positivi. Delle 2.824 infezioni da SARS-CoV-2 confermate, 876, il 31%, erano sintomatiche. I casi sintomatici sono stati definiti come sintomi del tratto respiratorio superiore o inferiore (ad es. tosse, respiro affannoso) o febbre ≥ 37,5 °C. I dati sono stati stratificati per età e i ricercatori hanno scoperto che la probabilità di sviluppare sintomi aumentava con l’età:

  • Età < 20 anni: il 18,1% ha sviluppato sintomi
  • Età 20–39 anni: il 22,4% ha sviluppato sintomi
  • Età 40–59 anni: il 30,5% ha sviluppato sintomi
  • Età 60–79 anni: il 35,5% ha sviluppato sintomi
  • Età > 80 anni: il 64,6% ha sviluppato sintomi

Gli autori hanno osservato che il contributo delle infezioni asintomatiche alla trasmissione di SARS-CoV-2 è scarsamente quantificato e le stime della percentuale di infezioni da SARS-CoV-2 che sono asintomatiche variano dal 17 all’87%, a seconda dei sintomi inclusi nella definizione e di quando sono stati accertati. Questo studio dimostra che la probabilità di manifestare sintomi di infezione da SARS-CoV-2 aumenta con l’età. Questo studio rappresenta un utile elemento di informazione che ci può portare a comprendere meglio il ruolo dei bambini e dei giovani adulti nell’epidemiologia del COVID-19.  Questo studio preliminare non è ancora apparso in una rivista sottoposta a valutazione inter pares, ma i suoi autori hanno reso disponibili online i loro risultati sulla piattaforma prestampa arXiv.

Link: https://arxiv.org/ftp/arxiv/papers/2006/2006.08471.pdf


  14 luglio 2020

  Una grossa percentuale di pazienti con COVID-19 ha presentato sintomi persistenti dopo la guarigione dall’infezione acuta

Uno studio condotto da ricercatori italiani e pubblicato sul Journal of the American Medical Association ha scoperto che un numero elevato di pazienti con COVID-19 presentava sintomi persistenti. Lo studio ha incluso 143 pazienti dimessi dall’ospedale dopo la guarigione da COVID-19. Tutti i pazienti avevano soddisfatto i criteri per l’interruzione della quarantena (assenza di febbre per 3 giorni consecutivi, miglioramento di altri sintomi e 2 risultati negativi dei test per COVID-19, a 24 ore di distanza). I pazienti erano stati arruolati nello studio in media 36 giorni dopo la dimissione e presentavano un’altra analisi PCR negativa per COVID-19 al momento dell’arruolamento. La maggior parte dei pazienti ha riferito affaticamento e respiro affannoso come sintomi persistenti. Al momento della valutazione, solo il 12,6% era completamente libero da qualsiasi sintomo correlato a COVID-19, mentre il 30% presentava uno o due sintomi e il 55% presentava tre o più sintomi. Nessuno ha avuto febbre o segni di malattia acuta. È stata osservata una peggiore qualità della vita nel 44,1% dei pazienti. Un’elevata percentuale di soggetti ha riferito affaticamento (53,1%), dispnea (43,4%), dolore articolare (27,3%) e dolore toracico (21,7%). I ricercatori sottolineano che, sebbene si sia concentrata molta attenzione sulla fase acuta del COVID-19, è necessario continuare il monitoraggio dopo le dimissioni per gli effetti a lungo termine. Gli autori hanno fatto notare che lo studio presenta dei limiti, tra cui l’essere uno studio monocentrico, e non erano disponibili le informazioni sui sintomi presentati dai pazienti prima dell’infezione. Inoltre, non vi era alcun gruppo di controllo per il confronto.

Link:https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2768351                                                                                                                


  2 luglio 2020

 Il CDC afferma che le donne in gravidanza presentano un rischio maggiore di COVID-19 grave

Secondo un nuovo rapporto pubblicato online sul Morbidity and Mortality Weekly Report (MMWR) il 26 giugno 2020, le donne in gravidanza possono essere a maggior rischio di malattia COVID-19 grave. Nelle donne di età riproduttiva (dai 15 ai 44 anni) con infezione da SARS-CoV-2 (il virus che causa COVID-19), la gravidanza era associata a una maggiore probabilità di ricovero, ricovero in unità di terapia intensiva e necessità di ventilazione meccanica. Tuttavia, la gravidanza non era associata a un aumento del rischio di decesso. Al 7 giugno, vi erano stati 8207 casi segnalati al CDC di donne in gravidanza risultate positive al COVID-19. Queste donne sono state confrontate con 83.205 donne in età riproduttiva che non erano in gravidanza e che erano risultate positive al COVID-19. È stata osservata una percentuale sostanzialmente maggiore di ricoveri ospedalieri nelle donne in gravidanza (31,5%) rispetto alle donne non in gravidanza (5,8%) Sono stati segnalati ricoveri in UTI per l’1,5% delle donne in gravidanza rispetto allo 0,9% delle controparti non gravide e per lo 0,5% delle donne in gravidanza è stata necessaria la ventilazione meccanica rispetto allo 0,3% delle loro controparti non gravide. Le donne ispaniche e afroamericane sembrano tendere maggiormente a contrarre l’infezione da SARS-CoV-2 durante la gravidanza. Gli autori sottolineano che durante la gravidanza le donne manifestano alterazioni fisiologiche e immunologiche che potrebbero aumentare il rischio di malattie più gravi derivanti da infezioni respiratorie. Sebbene lo studio abbia diverse limitazioni, gli autori di questo rapporto del CDC dichiarano che “…le donne in gravidanza devono essere consapevoli del loro potenziale rischio di malattia grave da COVID-19. Le donne in gravidanza e le loro famiglie devono adottare misure per garantire la loro salute e prevenire la diffusione dell’infezione da SARS-CoV-2. Le azioni specifiche in gravidanza possono comprendere non saltare appuntamenti di assistenza prenatale, limitare le interazioni con altre persone il più possibile, adottare precauzioni per prevenire di contrarre COVID-19 quando interagiscono con gli altri, avere almeno una fornitura di farmaci di 30 giorni e parlare con il proprio medico su come restare in salute durante la pandemia da COVID-19. Per ridurre gli esiti gravi del COVID-19 tra le donne in gravidanza, è necessario sottolineare le misure per prevenire l’infezione da SARS-CoV-2 e affrontare i potenziali ostacoli alla capacità di aderire a queste misure”.

Link: https://www.cdc.gov/mmwr/volumes/69/wr/mm6925a1.htm?s_cid=mm6925a1_w


  29 giugno 2020

 Riduzione delle emissioni giornaliere di CO2 durante il confinamento COVID-19

La quantità di anidride carbonica (CO2) rilasciata dall’attività umana ogni giorno è scesa fino al 17% durante il picco della crisi dovuta al coronavirus all’inizio di aprile secondo uno studio pubblicato il 17 maggio 2020 sulla rivista Nature Climate Change. Le politiche governative di confinamento (quarantena o permanenza a casa) per ridurre la trasmissione del virus durante la pandemia da COVID-19 hanno drasticamente alterato i modelli di fabbisogno energetico in tutto il mondo. Le emissioni giornaliere sono scese temporaneamente ai livelli osservati per l’ultima volta nel 2006. L’analisi è stata condotta da un team internazionale di ricercatori che lavorano a un progetto globale di carbonio terrestre, un’iniziativa per tracciare l’impatto dei gas serra generati dall’uomo sul pianeta. Il calo del 17% delle emissioni di CO2 è arrivato all’inizio di aprile quando le misure di confinamento in tutto il mondo erano al picco. L’impatto complessivo sulle emissioni annuali del 2020 dipende dalla durata del confinamento con una stima ridotta di una diminuzione del 4% circa se le condizioni pre-pandemiche tornassero entro giugno e una stima elevata di una diminuzione del 7% circa se alcune restrizioni permanessero in tutto il mondo fino alla fine del 2020. Gli autori sottolineano che la riduzione annuale delle emissioni di CO2 tra il 4,2 e il 7,5% è paragonabile al tasso di diminuzione necessario anno dopo anno nel prossimo decennio per limitare il cambiamento climatico a 1,5°C, evidenziando la sfida affrontata per limitare il cambiamento climatico in linea con l’accordo di Parigi sul clima.

Link: https://www.nature.com/articles/s41558-020-0797-x


   23 giugno 2020

 Il tipo di sangue è associato alla gravità del COVID-19

Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine il 17 giugno 2020, ha riportato un’analisi genetica condotta su più di 1.900 pazienti gravemente malati provenienti da Spagna e Italia che hanno avuto insufficienza respiratoria dovuta a COVID-19. Questi pazienti gravemente malati sono stati confrontati con più di 2.000 pazienti sani, alcuni dei quali potrebbero aver sofferto di COVID-19, ma hanno avuto solo sintomi lievi o assenti. Studi precedenti hanno suggerito che il tipo di sangue di una persona potrebbe influenzare la suscettibilità al COVID-19. I ricercatori hanno identificato una posizione genica comune in molti dei pazienti con insufficienza respiratoria dovuta a COVID-19. Questo gene si sovrappone anche a un gene che controlla il tipo di sangue. Ulteriori studi hanno rivelato che le persone con sangue di tipo A presentavano un rischio significativamente maggiore di insufficienza respiratoria dovuta a COVID-19 rispetto alle persone con altri tipi di sangue. Il sangue di tipo O era protettivo. I risultati non indicano in che modo i tipi di sangue sono correlati all’insufficienza respiratoria nei pazienti con COVID-19, ma i risultati forniscono ai medici ulteriori informazioni per indicare quali pazienti possono essere a maggior rischio di COVID-19 grave.

Link: https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa2020283?query=featured_coronavirus#article_references


 

  18 giugno 2020

 Le comorbilità aumentano la mortalità di 12 volte nei casi COVID-19

Il numero pubblicato in anticipo del 15 giugno dell’US Centers for Disease Control, Morbidity and Mortality Weekly Report, descrive le caratteristiche demografiche, le condizioni di salute sottostanti, i sintomi e gli esiti tra 1.320.488 casi di COVID-19 confermati in laboratorio al 30 maggio 2020. Complessivamente, 184.673 (14%) pazienti sono stati ricoverati, 29.837 (2%) sono stati ricoverati in unità di terapia intensiva (UTI) e 71.116 (5%) sono deceduti. Tra 287.320 (22%) dei casi con dati sulle condizioni di salute sottostanti individuali, le condizioni di salute sottostanti più comuni erano: malattia cardiovascolare 32%, diabete 30% e broncopneumopatia cronica 18%. I ricoveri erano 6 volte più alti e i decessi 12 volte superiori tra quelli con patologie sottostanti segnalate rispetto a quelli che non hanno riferito patologie sottostanti. Il CDC ritiene che i risultati sottolineino la necessità di strategie di mitigazione continuative nella comunità, specialmente per le popolazioni vulnerabili.

Link: https://www.cdc.gov/mmwr/volumes/69/wr/mm6924e2.htm?s_cid=mm6924e2_e&deliveryName=USCDC_921-DM30615

 
                                                                                          

 

  17 giugno 2020

 Il desametasone ha ridotto i decessi nei pazienti con COVID-19 grave

Un Comunicato stampa della Oxford University datato 16 giugno 2020, ha riportato i risultati positivi di una sperimentazione clinica su 6.425 pazienti con COVID-19 graveI pazienti sono stati assegnati casualmente a ricevere desametasone 6 mg una volta al giorno per via orale o endovenosa per 10 giorni (n = 2104) o le sole cure abituali (n =  4321). Il desametasone ha ridotto i decessi di 1/3 nei pazienti ventilati e di 1/5 nei pazienti che ricevevano solo ossigeno. Entrambi i risultati erano statisticamente molto significativi. Sulla base di questi risultati, un decesso sarebbe impedito con il trattamento di 8 pazienti ventilati o di circa 25 pazienti che necessitano solo di ossigeno. Non vi è stato alcun beneficio nei pazienti che non hanno richiesto supporto respiratorio. Nel comunicato stampa, Peter Horby, professore di malattie infettive emergenti del Nuffield Department of Medicine, University of Oxford, e uno degli sperimentatori principali per la sperimentazione, ha affermato che “il desametasone è il primo farmaco a dimostrare una migliore sopravvivenza nel COVID-19.È importante notare che i dati dello studio non sono ancora stati pubblicati o sottoposti a revisione tra pari, ma gli esperti esterni hanno immediatamente accolto i risultati. Patrick Vallance, capo consulente scientifico del governo del Regno Unito, ha definito i risultati una “notizia straordinaria” e “uno sviluppo innovativo nella lotta contro la malattia”. Scott Gottlieb, ex commissario della Food and Drug Administration statunitense, lo ha definito “un risultato molto positivo.

Link: https://www.recoverytrial.net/files/recovery_dexamethasone_statement_160620_v2final.pdf

 
                                                                                    

 

  12 giugno 2020

 Notevole declino nelle visite al Pronto soccorso durante le prime fasi della pandemia

La pandemia da COVID-19 ha avuto un impatto significativo sul numero di visite al Pronto soccorso negli Stati Uniti. Un rapporto pubblicato dal CDC nel Morbidity and Mortality Weekly Report il 3 giugno 2020, ha mostrato un declino delle visite al Pronto soccorso del 42% durante le prime fasi della pandemia da COVID-19. Il numero medio di visite alla settimana durante il periodo di tempo dal 29 marzo al 25 aprile 2020 è stato di 1,2 milioni. Nello stesso arco di tempo dell’anno precedente, dal 31 marzo al 27 aprile 2019, ci sono state 2,2 milioni di visite alla settimana. La percentuale di visite correlate alla malattia infettiva, tuttavia, era quattro volte superiore durante questo periodo di tempo. Le riduzioni sono state particolarmente pronunciate per bambini e soggetti di sesso femminile e anche nel nord-est del Paese. Le visite per molte patologie, tra cui dolore addominale e altri sintomi digestivi, dolore toracico non specifico, infarto miocardico acuto (attacco cardiaco) e pressione arteriosa elevata sono diminuite durante la pandemia, sollevando il timore che alcune persone possano ritardare le cure per patologie che potrebbero comportare una mortalità aggiuntiva se non trattate.

Link allo studio: https://www.cdc.gov/mmwr/volumes/69/wr/mm6923e1.htm?s_cid=mm6923e1_w

 
                                                                                          

 

  10 giugno 2020

 Tassi di mortalità per COVID-19 messi in prospettiva

Il New York Times ha esaminato il numero di decessi in 25 città e regioni di tutto il mondo durante i mesi più devastanti dell’epidemia, confrontando queste cifre rispetto ai loro livelli di mortalità normali, quindi confrontando gli aumenti con altri disastri naturali nella storia.

Aumento dei decessi durante il mese di picco rispetto agli anni normali:

  • 7,3 volte l’influenza spagnola del 1918 a Philadelphia
  • 6,7 volte il COVID-19 a Bergamo, Italia
  • 5,8 volte il COVID-19 a New York City
  • 4,0 volte il COVID-19 a Lima, Perù
  • 2,4 volte l’uragano Katrina a New Orleans
  • 1,05 volte la brutta stagione influenzale a New York City

 

 Link all’articolo: https://www.nytimes.com/interactive/2020/06/10/world/coronavirus-history.html?smid=em-share

 

 


   9 giugno 2020

 I cani possono rilevare il COVID-19 annusando le ascelle, dichiara uno studio

Secondo uno studio condotto da scienziati francesi e pubblicato in anteprima il 5 giugno 2020 sul server bioRxiv, i cani sono in grado di rilevare la presenza di COVID-19 annusando il sudore ascellare dei pazienti infetti. I ricercatori hanno addestrato otto cani da pastore belga Malinois a identificare le persone infettate dal coronavirus dai campioni di odori prelevati dalle ascelle di oltre 360 soggetti. I campioni provenivano da individui sani e da persone affette da COVID-19. Complessivamente, i cani hanno avuto un tasso di successo del 95% nell’identificare i campioni provenienti da pazienti COVID-19. I cani avevano familiarizzato con l’odore dei pazienti COVID-19 e sono stati addestrati a sedersi quando lo riscontravano. Il test prevedeva che ogni cane svolgesse tra 15 e 68 rilevamenti. Quattro cani hanno ottenuto un punteggio del cento per cento o un punteggio perfetto, mentre altri hanno ottenuto un tasso di accuratezza compreso tra l’83 e il 94%. In due occasioni, i cani hanno indicato un risultato positivo per campioni che erano stati indicati agli scienziati come provenienti da individui sani non infetti dal coronavirus. I ricercatori hanno inviato queste informazioni agli ospedali pertinenti e i pazienti sono stati nuovamente sottoposti ad analisi e i risultati si sono rivelati positivi al virus.

I ricercatori hanno scelto il sudore ascellare perché è il più efficiente in termini di sostanze chimiche nel corpo che evaporano nell’aria a temperatura ambiente e contiene un forte segnale chimico della malattia. Inoltre, non esiste un virus rilevabile nel sudore che avrebbe potuto potenzialmente mettere a rischio la salute dei cani. Questo studio pilota si basava sul presupposto che i cani, a causa del loro senso dell’olfatto molto sviluppato, possano essere addestrati per discriminare le persone positive a COVID-19 da quelle negative rilevando determinati metaboliti specifici prodotti dal virus SARS-Cov-2. Il rilevamento dell’olfatto dei cani ha dimostrato di essere efficace in numerose situazioni. È utilizzato per rilevare esplosivi, farmaci e banconote. Viene inoltre utilizzato nel rilevamento precoce di malattie umane e in vari tumori e per allertare le persone diabetiche o epilettiche sulle condizioni di ipoglicemia o di crisi imminente. Gli autori sperano di condurre uno studio di convalida e, se la sensibilità e la specificità saranno sufficientemente elevate, le autorità nazionali potranno utilizzare cani addestrati per rilevare COVID-19 come metodo complementare, specificamente in ambienti in cui mancano apparecchiature o denaro per eseguire test RT-PCR o sierologici standard.

Link allo studio: https://www.biorxiv.org/content/10.1101/2020.06.03.132134v1.full.pdf+html

 


 

   8 giugno 2020

 Circa 1 adulto su 3 utilizza sostanze chimiche o disinfettanti in modo non sicuro, tentando di proteggersi dal COVID-19

Dall’insorgenza della pandemia COVID-19, si è verificato un aumento netto delle chiamate ai centri di controllo antiveleni in merito alle esposizioni a detergenti e disinfettanti. Per ottenere informazioni su questo forte aumento e sull’uso, le conoscenze e le pratiche delle persone riguardo a questi prodotti, i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Centers for Disease Control and Prevention, CDC) hanno condotto un’indagine di gruppo su Internet su 502 adulti statunitensi nel maggio 2020.

I risultati sono stati pubblicati nel Morbidity and Mortality Weekly Report dell’agenzia il 5 giugno 2020. Il sondaggio ha rilevato che circa il 39% degli intervistati ha adottato pratiche ad alto rischio non raccomandate come l’uso di candeggina su prodotti alimentari, l’applicazione di prodotti per la pulizia e la disinfezione della casa alla pelle e l’inalazione intenzionale o l’ingestione di questi prodotti. Gli intervistati che hanno adottato pratiche ad alto rischio hanno riferito più frequentemente effetti avversi sulla salute che ritenevano fossero causati dal loro utilizzo. “Queste pratiche comportano un rischio di gravi danni tissutali e lesioni corrosive e devono essere rigorosamente evitate”, scrivono gli autori nel documento. Hanno concluso: “Sebbene gli effetti negativi sulla salute segnalati dagli intervistati non potessero essere attribuiti alle pratiche ad alto rischio, l’associazione tra queste pratiche ad alto rischio e gli effetti sulla salute segnalati indica la necessità di messaggi sulla salute pubblica riguardanti pratiche di pulizia sicure ed efficaci volte a prevenire la trasmissione SARS-CoV-2 negli ambienti domestici”.

Link allo studio:https://www.cdc.gov/mmwr/volumes/69/wr/mm6923e2.htm?s_cid=mm6923e2_w#F2_down


 

   4 giugno 2020

 Prima sperimentazione umana di farmaco anticorpale per COVID-19

Eli Lilly, azienda farmaceutica con sede a Indianapolis, questa settimana ha iniziato la prima sperimentazione umana di un anticorpo monoclonale sviluppato specificamente contro COVID-19. Il medicinale è un anticorpo umano artificiale che duplica un anticorpo presente nel sangue di un paziente guarito da COVID-19. Il sangue del paziente è stato sottoposto a screening utilizzando una nuova tecnologia che ha identificato più di 550 anticorpi contro il virus SARS-CoV-2. I ricercatori ne hanno poi selezionato uno che sembrava particolarmente efficace contro il virus e hanno iniziato a produrlo in laboratorio. I farmaci anticorpali devono essere somministrati per via endovenosa, ma possono essere in grado di aiutare le persone a guarire dalla malattia. Possono anche essere usati preventivamente in persone ad alto rischio esposte alla malattia prima che sia disponibile un vaccino.

Link all’annuncio:https://www.biopharmadive.com/news/eli-lilly-abcellera-coronavirus-antibody-drug-first-trial/57898


 

  3 giugno 2020

 Tempistica del test COVID-19 e della variabilità dei risultati falsi negativi

In uno studio pubblicato su Annals of Internal Medicine, il 13 maggio 2020, i ricercatori della Johns Hopkins University hanno analizzato i risultati di sette studi pubblicati in precedenza sull’accuratezza del test anticorpale per determinare se una persona è stata esposta al virus che causa COVID-19. I test non sono infallibili. Talvolta i risultati sono normali in soggetti affetti dalla malattia per la quale è stato eseguito l’esame; in altri termini, possono produrre risultati falsi negativi. Altre volte i risultati sono anomali in soggetti che non hanno la malattia per la quale l’esame è stato eseguito; in altri termini, possono produrre risultati falsi positivi. 

I ricercatori hanno scoperto che la possibilità di un risultato falso negativo variava significativamente con la tempistica del test. Le date dei test variavano a partire dalla data dell’infezione (la data di esposizione), all’insorgenza dei sintomi (in genere il giorno 5) e successivamente alle date dopo l’insorgenza dei sintomi. Hanno scoperto che la probabilità media di un risultato falso negativo era del 100% alla data di esposizione, del 67% il giorno 4, del 38% il giorno dell’insorgenza dei sintomi, e del 20% (il tasso falso-negativo più basso) il giorno 8 dopo l’esposizione. Dopo il giorno 8, la probabilità di un risultato falso negativo ha iniziato ad aumentare di nuovo. Pertanto, il tasso di falsi negativi più basso era 8 giorni dopo l’esposizione e 3 giorni dopo l’insorgenza tipica dei sintomi. Gli autori hanno concluso che questo potrebbe essere il momento ottimale per il test se l’obiettivo è di ridurre al minimo i risultati falsi negativi.

Link allo studio:https://www.acpjournals.org/doi/10.7326/M20-1495


 

  2 giugno 2020

 Cosa possono dirci le fognature sulla diffusione di COVID-19

I ricercatori hanno scoperto che grandi quantità di RNA di SARS-CoV-2, il materiale genetico per COVID-19, sono escrete nelle feci. Trovare la firma virale di COVID-19 nelle fognature ha consentito agli scienziati di correlare la presenza e la quantità di virus con la diffusione e la gravità della malattia. L’analisi delle fognature può essere uno strumento per la sorveglianza della malattia e offre un modo più semplice per ottenere una prospettiva più ampia della pandemia senza dover prelevare campioni e testare ogni persona. In un articolo pubblicato su Smithsonian Magazine il 14 maggio 2020, Catherine J. Wu, giornalista scientifica di Boston e PhD in microbiologia e immunologia dell’Università di Harvard, parla della recente ricerca su come le acque reflue possano aiutare a tenere traccia della diffusione del virus COVID-19 e le possibili implicazioni per la salute della diffusione virale nelle feci, che poi entra nel sistema delle acque reflue.

Link all’articolo:https://www.smithsonianmag.com/science-nature/how-wastewater-could-help-track-spread-new-coronavirus-180974858/

 
                                                                               

 

  22 maggio 2020

 La durata di vita nell’aria delle goccioline disperse parlando e la loro potenziale importanza nella trasmissione di SARS-CoV-2

Uno studio pubblicato il 13 maggio 2020 su Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America (PNAS) ha dimostrato che il normale eloquio umano emette goccioline in grado di permanere nell’aria. I ricercatori hanno usato i laser per emettere un intenso fascio di luce per visualizzare le esplosioni di goccioline disperse parlando e prodotte quando i soggetti pronunciavano le parole “stay healthy” (stare in salute). Questo metodo di dispersione della luce fornisce una prova visiva dell’emissione di goccioline disperse parlando e ne valuta anche la durata di vita nell’aria. Questo metodo è particolarmente sensibile nella misurazione delle goccioline disperse parlando con diametro inferiore a 30 micrometri, che potrebbero rimanere nell’aria più a lungo rispetto alle goccioline più grandi che normalmente sono state oggetto di ricerca. Hanno stimato che 1 minuto di conversazione ad alta voce genera almeno 1000 nuclei di goccioline contenenti virioni che rimangono nell’aria per più di 8 minuti. Le goccioline disperse parlando e generate da portatori asintomatici sono sempre più considerate una probabile modalità di trasmissione della malattia. Questa visualizzazione diretta dimostra in che modo il normale eloquio genera goccioline disperse nell’aria che possono rimanere sospese per decine di minuti o più e sono particolarmente capaci di trasmettere la malattia in ambienti confinati. Tuttavia, va notato che questo studio non affronta la trasmissione effettiva di COVID-19.

Link allo studio: https://www.pnas.org/content/early/2020/05/12/2006874117

 
                                                                 

 

  21 maggio 2020

 Il consiglio dei CDC per la cura di una persona malata a casa

I Centers for Disease Control and Prevention (CDC) hanno recentemente pubblicato linee guida sulla cura di una persona con COVID-19 a casa o in un contesto non sanitario. Il consiglio riguarda la cura delle persone sintomatiche con COVID-19 e delle persone asintomatiche, ma risultate positive al test. Le raccomandazioni sono ampie e dettagliate. I CDC forniscono utili strategie su come soddisfare le esigenze di base di una persona malata. I CDC identificano anche i sintomi che possono richiedere l’attenzione medica d’urgenza. I CDC spiegano in che modo gli operatori sanitari possono proteggersi. Nel documento sono disponibili istruzioni su come limitare il contatto con la persona malata, come gestire i pasti e quando una persona malata o un assistente deve indossare coperture per il viso o usare guanti. Vengono forniti consigli sul lavarsi le mani, usare il bagno, pulire e disinfettare in casa e fare il bucato. I CDC forniscono anche indicazioni su come interrompere l’isolamento a casa.

Link alla guida CDC: https://www.cdc.gov/coronavirus/2019-ncov/if-you-are-sick/care-for-someone.html

 
                                                        

 

  19 maggio 2020

 COVID-19: La trasmissione spiegata

In un recente post sul blog, “The Risks-Know Them-Avoid Them” (I rischi: conoscerli per evitarli), Erin S. Bromage, Phd, professore associato di biologia presso la University of Massachusetts Dartmouth, spiega la scienza di una dose contagiosa, dove e come il virus si diffonde e quali ambienti sono i più rischiosi.  Il Dott. Bromage ha svolto un ottimo lavoro per tradurre i dati e i risultati in prosa che i non scienziati possono comprendere più facilmente. Ci auguriamo che una migliore comprensione del modo in cui si diffonde il virus COVID-19 aiuterà le persone a prendere decisioni su come evitare di contrarre il virus.

Link al post sul blog: https://www.erinbromage.com/post/the-risks-know-them-avoid-them

 
                                                                 

 

  13 maggio 2020

 Sindrome infiammatoria pediatrica multisistemica potenzialmente associata a COVID-19 

Il Boston Children’s Hospital ha pubblicato una breve panoramica di una sindrome pediatrica recentemente segnalata che potrebbe essere correlata a COVID-19. Nelle ultime settimane, sono pervenute dall’Europa e dagli Stati Uniti orientali segnalazioni di un piccolo numero di bambini gravemente malati affetti da una malattia infiammatoria che colpisce diversi sistemi di organi (sindrome infiammatoria pediatrica multisistemica). Le segnalazioni sono ancora frammentate e le descrizioni dei sintomi variano, ma i pazienti sembrano presentare febbre, vari gradi di disfunzione d’organo e più marcatori di laboratorio di grave infiammazione. A volte la sindrome progredisce a uno shock significativo, richiedendo farmaci per controllare la pressione arteriosa e la ventilazione meccanica.

Sembra esserci una connessione all’attuale pandemia da COVID-19 in quanto un numero dei bambini colpiti risulta positivo a SARS-CoV-2. Tuttavia, la connessione resta poco chiara.

La sindrome ha qualche relazione con la malattia di Kawasaki; tuttavia, non tutte le manifestazioni della malattia di Kawasaki sono presenti.

Sebbene rari, i casi sono piuttosto gravi. I bambini colpiti sembrano rispondere al trattamento, quindi i bambini potenzialmente colpiti devono essere indirizzati a un centro specializzato.

Link al riepilogo: https://discoveries.childrenshospital.org/covid-19-inflammatory-syndrome-children/


 8 maggio 2020

 SARS-CoV-2 si stava già diffondendo in Francia a fine dicembre 2019

Il test della reazione a catena della polimerasi a trascrizione inversa (reverse transcription polymerase chain reaction, RT-PCR) è stato eseguito su un campione conservato di espettorato di un paziente ricoverato in Francia a fine dicembre con sindrome respiratoria acuta grave. La RT-PCR è una tecnica che consente ai ricercatori di determinare la quantità di RNA da una fonte specifica in un campione. Il campione è risultato positivo al coronavirus. Questo risultato ha rivelato che l’epidemia in Francia sia iniziata molto prima di quanto ritenuto inizialmente. Questo risultato è stato pubblicato online sull’International Journal of Antimicrobial Agents il 3 maggio 2020. I ricercatori hanno esaminato le cartelle cliniche di tutti i pazienti ricoverati in UTI con malattia simil-influenzale tra il 2 dicembre 2019 e il 16 gennaio 2020 (un totale di 124 pazienti). Hanno escluso i pazienti con un test PCR positivo per un altro virus respiratorio e hanno escluso i pazienti con cartelle cliniche che indicavano risultati non tipici di COVID-19. Sono stati analizzati i campioni nasofaringei dei restanti 12 pazienti. Un campione è risultato positivo per COVID-19. Il campione positivo apparteneva a un immigrante algerino di 42 anni senza precedenti di viaggio o collegamenti alla Cina. Il 27 dicembre 2019 si è presentato al Pronto soccorso con emottisi (tosse con sangue), tosse, dolore toracico, cefalea e febbre, in evoluzione per 4 giorni. È importante notare che uno dei suoi figli aveva una malattia simil-influenzale prima dell’insorgenza dei sintomi. Il documento include l’anamnesi medica, la presentazione clinica, i risultati di laboratorio, i risultati radiologici e il decorso clinico della malattia. I ricercatori hanno concluso che la malattia si stava già diffondendo tra la popolazione francese alla fine di dicembre 2019.

Link allo studio: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0924857920301643

                              


  7 maggio 2020

 Studio della trasmissione di SARS-CoV-2 nei contatti stretti

Uno studio epidemiologico di COVID-19 in 391 casi e 1286 dei loro contatti stretti a Shenzhen, Cina pubblicato su The Lancet, fornisce informazioni sulla storia naturale e sulla trasmissibilità del virus SARS-CoV-2. Usando un set di dati primario ampio, i ricercatori sono stati in grado di fare luce sui tempi di incubazione, i tempi di recupero e la trasmissibilità del virus. È interessante notare che il tasso di attacco secondario nei contatti stretti è in media intorno al 7%. La trasmissione tra contatti molto stretti, come le persone conviventi, era inferiore a uno su sei contatti (ovvero, tasso di attacco secondario dell’11-15%).

Lo studio ha evidenziato il risultato che i bambini avevano la stessa probabilità di infettarsi degli adulti. Sebbene i bambini spesso non si ammalino, non devono essere sottovalutati come fonte di trasmissione significativa. Lo studio ha inoltre dimostrato il valore della sorveglianza basata su contatti nel ridurre la diffusione del virus SARS-CoV-2 nella comunità.

Link allo studio: https://www.thelancet.com/pdfs/journals/laninf/PIIS1473-3099(20)30287-5.pdf


  5 maggio 2020

 Ictus dei grandi vasi nei pazienti giovani e di mezza età con COVID-19 

Il New England Journal of Medicine ha riferito il 28 aprile 2020 di cinque casi di ictus dei grandi vasi in pazienti di età pari o inferiore a 50 anni affetti da COVID-19. La più giovane era una donna di 33 anni. Il rapporto comprendeva tutti i pazienti con ictus di età inferiore a 50 anni presso il sistema sanitario del Mount Sinai di New York City durante un periodo di due settimane tra fine marzo e inizio aprile. Il tasso era quasi sette volte il numero di pazienti con ictus in tale fascia di età durante un periodo medio di due settimane nell’anno precedente e indica una correlazione molto forte con COVID-19.

Ariana Eunjung Cha scrive per il Washington Post su questo fenomeno allarmante e sulle crescenti segnalazioni di ictus in pazienti giovani e di mezza età affetti da COVID-19.

Link all’articolo: https://www.washingtonpost.com/health/2020/04/24/strokes-coronavirus-young-patients/

                


  29 aprile 2020

 La Yale University School of Public Health scopre che i campioni di saliva sono una promettente alternativa al tampone nasofaringeo

La Yale University School of Public Health ha condotto uno studio che ha confrontato i campioni di saliva e nasofaringei in 44 pazienti ricoverati con COVID-19 e 98 operatori sanitari con esposizione occupazionale ai pazienti COVID-19. Lo studio è stato segnalato da Michael Greenwood il 24 aprile 2020 su Yale News. Sebbene lo studio fosse piccolo e limitato, è stato molto promettente circa l’uso di campioni di saliva al posto dello standard attuale di utilizzo dei tamponi nasofaringei. Lo studio ha rilevato che la saliva ha prodotto una maggiore sensibilità di rilevazione e coerenza durante tutto il corso dell’infezione rispetto ai campioni nasofaringei associati ai pazienti. Si è verificata anche una minore variabilità nella raccolta di autocampionamento. Ciò può rappresentare un grande cambiamento nei test per COVID-19. Il test della saliva non è invasivo, non si basa sui tamponi nasofaringei e può essere facilmente autosomministrato e quindi annulla i rischi, gli ostacoli e l’uso di risorse come tamponi e dispositivi di protezione individuale (DPI) che il contatto diretto con il paziente e le pratiche di test attuali utilizzano. Lo studio non è stato soggetto a revisione tra pari. I risultati della ricerca sono attualmente disponibili sul server prestampa medRxiv.

 Link allo studio: https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2020.04.16.20067835v1.full.pdf+html

 
                   

 

  28 aprile 2020

 L’OMS pubblica una guida sui “passaporti d’immunità”

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato un breve avvertimento (24 aprile 2020) che non vi è alcuna evidenza che la presenza di anticorpi contro il SARS-CoV-2 protegga dalla reinfezione e dallo sviluppo della malattia COVID-19. L’OMS avverte i governi contro l’uso di test anticorpali per guidarli circa il rilassamento delle misure sociali e l’emissione di “passaporti d’immunità” o “certificati di esenzione dal rischio” che consentono alle persone di presumere di essere protette contro la reinfezione. Non vi sono garanzie che i soggetti che abbiano contratto COVID-19, o che siano risultati positivi per gli anticorpi, possano tornare al lavoro o viaggiare senza rischi. “A questo punto della pandemia, non vi è sufficiente evidenza sull’efficacia dell’immunità mediata da anticorpi per garantire l’accuratezza di un ‘passaporto d’immunità’ o ‘certificato di esenzione dal rischio’” ha dichiarato l’OMS.

L’OMS ha inoltre sottolineato che gli esami di laboratorio che rilevano gli anticorpi contro SARS-CoV-2 nelle persone, inclusi i test rapidi immunodiagnostici, necessitano di ulteriore convalida per determinare la loro accuratezza e affidabilità. I test immunodiagnostici possono classificare erroneamente le persone in due modi. Il primo è che possono falsamente etichettare le persone che sono state infettate come negative (falso negativo) e il secondo è che le persone non infette possono essere erroneamente etichettate come positive (falso positivo). Per ogni test anticorpale dovrà avere essere determinata la relativa accuratezza (tassi di falsi negativi e falsi positivi). Entrambi gli errori hanno conseguenze gravi e influiranno sugli sforzi di controllo.

 Link all’annuncio dell’OMS: https://www.who.int/news-room/commentaries/detail/immunity-passports-in-the-context-of-covid-19                      


 

  27 aprile 2020

 Caratteristiche dei pazienti ricoverati con COVID-19

Un’ampia serie di casi di 5700 pazienti sequenziali ricoverati negli ospedali di New York City tra il 1° marzo e il 4 aprile 2020 con COVID-19 confermata sono stati pubblicati su JAMA Network online il 22 aprile 2020. Lo studio fornisce una descrizione completa delle caratteristiche alla presentazione, delle comorbilità e degli esiti. L’aspetto più evidente è che molti pazienti avevano anche altri problemi medici come ipertensione arteriosa (57%), obesità (42%) e diabete (34%). Al triage, solo il 31% aveva febbre. Lo studio si è concentrato su 2.643 pazienti dimessi (2090) o deceduti (553) durante il periodo dello studio. In questo gruppo di pazienti che hanno ottenuto questi esiti, 320 avevano ricevuto ventilazione meccanica, dei quali l’88% è deceduto, tra quelli di età superiore ai 65 anni che hanno ricevuto ventilazione meccanica il 97% è deceduto. Va notato che 3066 pazienti erano ancora ricoverati al momento della raccolta dei dati sull’esito e ciò include certamente una serie di pazienti di età superiore ai 65 anni che hanno richiesto ventilazione meccanica ed erano sopravvissuti fino a quel momento.

 Link allo studio: https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2765184  


  24 aprile 2020

 Studi sull’idrossiclorochina per COVID-19

L’entusiasmo iniziale e l’abbraccio precoce dell’idrossiclorochina sono stati temperati da timori sull’efficacia e sui potenziali effetti avversi. Diversi studi e rapporti recenti sono riassunti (e menzionati di seguito) in un articolo di revisione online del 21 aprile su Science (1), che evidenzia le ragioni di questi timori:

Un’analisi dei risultati relativi a 368 veterani ricoverati per COVID-19 e trattati con idrossiclorochina in monoterapia, idrossiclorochina più azitromicina, o senza idrossiclorochina, è stata pubblicata il 21 aprile (2). Questo studio non ha mostrato alcun beneficio in termini di riduzione della mortalità o della necessità di ventilazione meccanica nei gruppi che ricevevano idrossiclorochina in monoterapia o in combinazione con azitromicina. Il gruppo che ha ricevuto solo idrossiclorochina aveva un aumento della mortalità per qualsiasi causa.

Una pubblicazione di Mayo Clinic Proceedings (3) del 7 aprile ha discusso le complicanze cardiache causate da clorochina e idrossiclorochina e ha fornito indicazioni per i medici sul monitoraggio e sull’evitare questa complicanza potenzialmente letale. Gli autori elencano i fattori di rischio di questa complicanza e raccomandano lo screening per questi fattori prima del trattamento, correggendo i fattori di rischio che possono essere modificati e monitorando il cuore del paziente durante il trattamento.

Uno studio della New York University School of Medicine (4) ha osservato le variazioni cardiache in 84 pazienti adulti con infezione da SARS-CoV-2 trattati con idrossiclorochina più azitromicina. Nell’11% dei pazienti si sono verificate alterazioni cardiache significative, che rappresentano un alto rischio di ritmi cardiaci anomali (aritmie).

In Brasile, una sperimentazione clinica randomizzata in cieco (5) di clorochina ad alto e basso dosaggio (somministrata con ceftriaxone e azitromicina) in soggetti ricoverati in ospedale per COVID-19 è stata interrotta precocemente dopo che sono stati arruolati solo 81 pazienti, quando gli sperimentatori hanno riscontrato più decessi nel gruppo che riceveva la più alta tra le due dosi di clorochina.

Bibliografia

1. Servick K: Antimalarials widely used against COVID-19 heighten risk of cardiac arrest. How can doctors minimize the danger? Science 21 aprile 2020. https://www.sciencemag.org/news/2020/04/antimalarials-widely-used-against-covid-19-heighten-risk-cardiac-arrest-how-can-doctors

 2. Magagnoli J, Siddharth N, Pereira F, et al: Outcomes of hydroxychloroquine usage in United States veterans hospitalized with Covid-19. 23 aprile 2020 PRESTAMPA medRxiv disponibile su https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2020.04.16.20065920v2. doi: https://doi.org/10.1101/2020.04.16.20065920

 3. Giudicessi JR, Noseworthy PA, Friedman PA, et al: Urgent Guidance for Navigating and Circumventing the QTc-Prolonging and Torsadogenic Potential of Possible Pharmacotherapies for Coronavirus Disease 19 (COVID-19). Mayo Clin Proc 7 aprile 2020 doi: 10.1016/j.mayocp.2020.03.024 [Pubblicazione online prima della stampa]

 4. Chorin E, Dai M, Schulman E, et al: The QT interval in patients with SARS-CoV-2 infection treated with hydroxychloroquine/azithromycin. 3 aprile 2020 PRESTAMPA medRxiv disponibile su https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2020.04.02.20047050v1. doi: https://doi.org/10.1101/2020.04.02.20047050

5. Silva Borba MG, de Almeida Val F, Sampaio VS, et al: Chloroquine diphosphate in two different dosages as adjunctive therapy of hospitalized patients with severe respiratory syndrome in the context of coronavirus (SARS-CoV-2) infection: Preliminary safety results of a randomized, double-blinded, phase IIb clinical trial (CloroCovid-19 Study). 16 aprile 2020 PRESTAMPA medRxiv disponibile su https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2020.04.07.20056424v2 doi: https://doi.org/10.1101/2020.04.07.20056424

          


 

  23 aprile 2020

 Proposto piano d’azione nazionale per il test COVID-19

La Fondazione Rockefeller ha fornito un piano completo (in data 21/4/2020, vedere link riportato di seguito) per riaprire i luoghi di lavoro e le comunità sulla base dei test per COVID-19 e lo stretto follow-up dei risultati positivi al test. L’obiettivo del piano è di costruire un programma nazionale guidato dallo stato di test COVID-19 che supporti la riapertura dell’economia attraverso gli obiettivi di monitoraggio della forza lavoro, il rilevamento precoce delle epidemie ricorrenti e test diagnostici e domiciliari. Il piano ha 3 componenti principali:

  • Espandere drasticamente i test COVID-19 dall’attuale milione di test a settimana a 3 milioni a settimana nelle prossime 8 settimane e successivamente a 30 milioni di test a settimana nei prossimi 6 mesi. Ciò richiederà investimenti e rafforzamento della capacità di test presso i laboratori nazionali, universitari e migliaia di piccoli laboratori locali in tutto il Paese.
  • Formare e lanciare un esercito di operatori sanitari per somministrare i test e per effettuare il tracciamento dei contatti per quelli con test positivi. Suggeriscono che questo sia organizzato intorno ai dipartimenti di sanità pubblica statali. Propongono di assumere da 100.000 a 300.000 lavoratori che dovranno essere supportati da reti informatiche collegate a molte cartelle cliniche elettroniche.
  • Integrare ed espandere piattaforme dati federali, statali e private per facilitare l’analisi in tempo reale e il tracciamento della malattia. Ciò identificherà le epidemie ricorrenti di COVID-19 e i picchi diretti nei volumi dei test e nel follow-up.

Questo white paper fornito dalla Fondazione Rockefeller ha molte buone idee e merita di essere letto. Il piano imponente richiederà l’integrazione di molte piattaforme disperse di dati informatici. Tutto ciò dovrà bilanciare la privacy con la necessità di controllo delle infezioni.

Link al piano: https://www.rockefellerfoundation.org/wp-content/uploads/2020/04/TheRockefellerFoundation_WhitePaper_Covid19_4_21_2020.pdf


  21 aprile 2020

 28.000 decessi mancanti: tracciare i numeri effettivi della crisi coronavirus

Una revisione dei dati sulla mortalità in 11 Paesi che ha dimostrato che in questi Paesi sono decedute molte più persone rispetto agli anni precedenti è stata riportata da Jin Wu e Allison McCann sul New York Times il 21 aprile 2020. Hanno stimato l’eccesso di mortalità per ciascun Paese confrontando il numero di persone decedute per qualsiasi causa quest’anno con la media storica nello stesso periodo. Il risultato è stato che almeno 28.000 persone sono decedute durante la pandemia da coronavirus nel corso dell’ultimo mese rispetto al rapporto ufficiale sulla conta dei decessi per COVID-19. Poiché la maggior parte dei Paesi segnala solo i decessi COVID-19 che si verificano negli ospedali, vi sono molti decessi COVID-19 non segnalati. I 28.000 decessi in più riscontrati in questo studio includono i decessi per COVID-19 e quelli per altre cause, probabilmente compresi i soggetti con altri disturbi che non erano stati trattati perché gli ospedali erano pieni. Questo articolo suggerisce che il numero complessivo globale di decessi per COVID-19 sarà molto più alto rispetto ai rapporti sui decessi dovuti a COVID-19 confermata mediante test. Per una presentazione grafica ragguardevole di queste tendenze in ogni Paese, utilizzare il seguente link all’articolo.

Link all’articolo: https://www.nytimes.com/interactive/2020/04/21/world/coronavirus-missing-deaths.html?smid=em-share

 


 

 16 aprile 2020

 Serosurvey dei NIH è alla ricerca di volontari

Per ottenere un quadro più chiaro della portata della pandemia da COVID-19 negli Stati Uniti, gli istituti nazionali per la sanità (National Institutes for Health, NIH) stanno arruolando fino a 10.000 volontari. I soggetti con anamnesi confermata di COVID-19 o sintomi attuali di COVID-19 non sono idonei a partecipare. “Questo studio…ci indicherà quante persone in comunità diverse sono state infettate senza saperlo, perché avevano una malattia molto lieve e non documentata o non hanno avuto accesso ai test mentre erano malate”, ha affermato Anthony S. Fauci, MD, Direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID). I ricercatori raccoglieranno e analizzeranno i campioni di sangue per gli anticorpi contro la proteina S Sars-CoV-2. I risultati aiuteranno a spiegare la misura in cui il virus si è diffuso in modo non rilevato nella popolazione. Ai partecipanti saranno spediti kit per il prelievo di sangue a casa e saranno fornite loro istruzioni dettagliate sul prelievo di un microcampione di sangue e su come rispedirlo per l’analisi. Le persone interessate a partecipare allo studio devono contattare:clinicalstudiesunit@nih.gov

Link al comunicato stampa: https://www.nih.gov/news-events/news-releases/nih-begins-study-quantify-undetected-cases-coronavirus-infection



 

 

 15 aprile 2020

 Eminenti scienziati hanno cattive notizie sui test anticorpali per il coronavirus

In risposta all’infezione, i nostri corpi producono anticorpi per combattere l’infezione. I test anticorpali misurano la presenza di questi anticorpi, identificando una persona infetta. Tuttavia, sebbene un test positivo significhi che una persona è stata infettata, potrebbe non necessariamente indicare che l’infezione è stata eliminata dall’organismo e, se eliminata, potrebbe non garantire la protezione contro un’infezione ripetuta. Inoltre, esistono diversi test anticorpali, ognuno dei quali varia in accuratezza.

Un articolo sulla CNN del 15 aprile 2020 ha riferito che i migliori scienziati hanno informato i funzionari della Casa Bianca sui problemi identificati con i test anticorpali sviluppati per il COVID-19. Elizabeth Cohen, Senior Medical Correspondent per la CNN, ha identificato diversi problemi nello sviluppo di test anticorpali negli Stati Uniti.

In primo luogo, l’FDA ha allentato le regole, in modo che le aziende possano vendere i propri test anticorpali senza dimostrare in quale misura funzionino. L’American Public Health Lab Association sostiene che ciò ha portato a test “pessimi” che hanno inondato il mercato. Vi è preoccupazione che alcuni esami possano identificare anticorpi contro coronavirus diversi che causano il raffreddore comune, fornendo quindi risultati falsi positivi per COVID-19.

In secondo luogo, senza un’attenta regolamentazione, i buoni test anticorpali non potranno essere distinti da quelli scadenti.

In terzo luogo, c’è la domanda relativa a quale livello anticorpale fornisca protezione contro la re-infezione da COVID-19 e magari dal trasmettere il virus ad altri. Saranno necessari molti studi per rispondere a questa domanda, che ha implicazioni importanti per la nostra società ed economia.

Fortunatamente, è stato segnalato che il commissario della FDA Dott. Stephen Hahn ha affermato che i test anticorpali saranno sottoposti a revisione scientifica.

Link all’articolo: https://www.cnn.com/2020/04/14/health/coronavirus-antibody-tests-scientists/index.html


 

 14 aprile 2020

 Perché i tassi di decesso del coronavirus non possono essere riassunti in un unico numero

Johnathan Fuller, MD, PHD, fornisce un articolo chiaro in cui spiega la prospettiva più ampia sulle statistiche COVID-19 in continua evoluzione. Il 10 aprile 2020, in un articolo della rivista online, The Conversation, il Dott. Fuller spiega perché le statistiche e i modelli differiscono. La sua erudizione fornisce al lettore un quadro e una prospettiva per aiutare a interpretare il grande volume di informazioni epidemiologiche riportate sulla pandemia COVID-19. Prendere le decisioni migliori sulla politica sanitaria pubblica e sui singoli casi richiede una comprensione più approfondita dei modelli rispetto ai soli numeri.

Link all’articolo: Why coronavirus death rates cant be summed up in one simple number


 

10 aprile 2020

 Le app per smartphone possono aiutare a combattere le pandemie?

 Un articolo interessante è stato pubblicato il 9 aprile 2020 dal Dott. Francis Collins, Direttore del National Institutes of Health (NIH). Sul blog del Direttore del NIH, discute dell’opportunità di utilizzare gli smartphone per il tracciamento e la notifica dei contatti nella lotta alla pandemia COVID-19. I metodi tradizionali che coinvolgono team di operatori sanitari pubblici che parlano con le persone tramite telefono o in riunioni faccia a faccia richiedono molto tempo. Il tempo perso consente all’infezione di diffondersi più diffusamente perché c’è un ritardo nel trovare e informare le persone esposte al virus. Sfruttando la tecnologia Bluetooth wireless degli smartphone, il tracciamento digitale può migliorare le possibilità di mantenere il COVID-19 sotto controllo. In Cina la ricerca ha dimostrato una correlazione tra l’uso delle app di tracciamento dei contatti e ciò che sembra essere una soppressione sostenuta dell’infezione da COVID-19. Il Dott. Collins affronta importanti questioni etiche, legali e sociali.

Link al post sul blog: https://directorsblog.nih.gov/author/collinsfs/


 

9 aprile 2020

Un nuovo farmaco antivirale in fase di sperimentazione clinica offre una speranza per il trattamento di COVID-19

 

Un nuovo farmaco che prende il nome di EIDD-2801 si dimostra promettente nel trattamento dei danni polmonari causati dal nuovo coronavirus Sars-CoV-2.  EIDD-2801, un analogo ribonucleosidico con attività antivirale sulla RNA polimerasi RNA-dipendente, è stato sviluppato dai ricercatori dell’UNC-Chapel Hill Gillings School of Global Public Health. I risultati del recentissimo studio sono stati pubblicati il 6 aprile 2020 online sulla rivista Science Translational Medicine. Lo studio pubblicato ha scoperto che EIDD-2801 può proteggere le colture di cellule polmonari umane infettate da SARS-Cov-2. Il farmaco sembra anche efficace nel trattamento di altre gravi infezioni da coronavirus. Gli esperimenti sui topi hanno scoperto che quando EIDD-2801 viene somministrato da 12 a 24 ore dall’insorgenza dell’infezione da virus correlati a COVID-19, i danni polmonari e la perdita di peso sono significativamente ridotti. Un ulteriore vantaggio è che il farmaco può essere somministrato per via orale rispetto ad altri trattamenti che devono essere somministrati per via endovenosa. La facilità di trattamento offre il potenziale di trattare pazienti meno gravemente malati o per la profilassi.

Link allo studio: https://stm.sciencemag.org/content/early/2020/04/03/scitranslmed.abb5883

 


8 aprile 2020

La ricerca dimostra che un vaccino candidato per COVID-19 si dimostra promettente

Notizie interessanti da una storia pubblicata su ScienceDaily

 

Gli scienziati della University of Pittsburgh School of Medicine hanno annunciato un possibile vaccino contro COVID-19. Il vaccino, quando testato sui topi, ha prodotto anticorpi specifici per Sars-CoV-2 in quantità sufficienti per neutralizzare il virus. Il documento che illustra dettagliatamente la ricerca è apparso il 2 aprile 2020 su EBioMedicine, pubblicazione di Lancet. Utilizzando i lavori preliminari svolti durante le epidemie di coronavirus precedenti, il vaccino mira alla proteina “spike” del coronavirus. Il vaccino viene prodotto utilizzando pezzi di proteine virali prodotte in laboratorio per sviluppare l’immunità. È lo stesso modo in cui funzionano gli attuali vaccini antinfluenzali. I ricercatori utilizzano un nuovo approccio per somministrare il farmaco, chiamato serie di microaghi, per aumentarne la potenza. L’autore co-senior dello studio ha dichiarato che “i test sui pazienti richiederebbero generalmente almeno un anno e probabilmente anche di più”.

Link allo studio: https://www.thelancet.com/journals/ebiom/article/PIIS2352-3964(20)30118-3/fulltext#coronavirus-linkback-header

Link all’articolo: https://www.sciencedaily.com/releases/2020/04/200402144508.htm

 


6 aprile 2020

Il nuovo rapporto non ha rilevato alcun beneficio dalla combinazione di idrossiclorochina e azitromicina in pazienti gravemente affetti da COVID-19

Una piccola sperimentazione che ha esaminato il farmaco idrossiclorochina, in combinazione con azitromicina in pazienti con sintomi gravi, non ha riscontrato alcuna evidenza di forte attività antivirale o beneficio clinico derivante dalla combinazione di farmaci.  Nello studio erano presenti solo undici pazienti, otto pazienti presentavano patologie di base che li mettevano a scarso rischio. Questa sperimentazione è troppo piccola per consentire un’analisi statistica significativa o conclusioni riguardanti l’efficacia o la sicurezza dei farmaci. Tuttavia, questo rapporto ha sollevato dubbi sull’efficacia antivirale di questa combinazione nei pazienti gravemente affetti da COVID-19 come suggerito da un precedente studio francese.

Link allo studio: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0399077X20300858?via%3Dihub

 


6 aprile 2020

I CDC raccomandano l’uso di coperture per il viso in tessuto, specialmente in aree di significativa trasmissione comunitaria

Una parte significativa di persone affette da coronavirus non presenta sintomi e anche coloro che sviluppano i sintomi possono trasmettere il virus ad altri prima di mostrare i sintomi.  Ciò significa che il virus può diffondersi tra le persone che interagiscono in stretta prossimità, ad esempio parlando, tossendo o starnutendo, anche se non mostrano sintomi.  Alla luce di ciò, i CDC raccomandano di indossare coperture per il viso in tessuto in ambienti pubblici in cui altre misure di distanziamento sociale sono difficili da mantenere (ad es., negozi alimentari e farmacie) soprattutto in aree di significativa trasmissione comunitaria. L’uso di semplici coperture per il viso in tessuto rallenterà la diffusione del virus e aiuterà le persone che potrebbero avere il virus senza saperlo a evitare di trasmetterlo ad altre.  Le coperture per il viso in tessuto prodotte da articoli per la casa o realizzate a casa da materiali comuni a basso costo possono essere utilizzate come misura aggiuntiva e volontaria per la salute pubblica.

È fondamentale sottolineare che mantenere il distanziamento sociale di 1,8 metri (6 piedi) resta importante per rallentare la diffusione del virus. 

Le coperture per il viso in tessuto consigliate non sono maschere chirurgiche o respiratori N-95.  Queste sono forniture cruciali che devono continuare a essere riservate agli operatori sanitari e ad altri soccorritori di primo intervento, come raccomandato dalle attuali linee guida CDC.

Per le raccomandazioni complete dei CDC, vedere: https://www.cdc.gov/coronavirus/2019-ncov/prevent-getting-sick/cloth-face-cover.html



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   4 giugno 2020

 Prima sperimentazione umana di farmaco anticorpale per COVID-19

Eli Lilly, azienda farmaceutica con sede a Indianapolis, questa settimana ha iniziato la prima sperimentazione umana di un anticorpo monoclonale sviluppato specificamente contro COVID-19. Il medicinale è un anticorpo umano artificiale che duplica un anticorpo presente nel sangue di un paziente guarito da COVID-19. Il sangue del paziente è stato sottoposto a screening utilizzando una nuova tecnologia che ha identificato più di 550 anticorpi contro il virus SARS-CoV-2. I ricercatori ne hanno poi selezionato uno che sembrava particolarmente efficace contro il virus e hanno iniziato a produrlo in laboratorio. I farmaci anticorpali devono essere somministrati per via endovenosa, ma possono essere in grado di aiutare le persone a guarire dalla malattia. Possono anche essere usati preventivamente in persone ad alto rischio esposte alla malattia prima che sia disponibile un vaccino.

Link all’annuncio:https://www.biopharmadive.com/news/eli-lilly-abcellera-coronavirus-antibody-drug-first-trial/578980/


 

   4 giugno 2020

 Prima sperimentazione umana di farmaco anticorpale per COVID-19

Eli Lilly, azienda farmaceutica con sede a Indianapolis, questa settimana ha iniziato la prima sperimentazione umana di un anticorpo monoclonale sviluppato specificamente contro COVID-19. Il medicinale è un anticorpo umano artificiale che duplica un anticorpo presente nel sangue di un paziente guarito da COVID-19. Il sangue del paziente è stato sottoposto a screening utilizzando una nuova tecnologia che ha identificato più di 550 anticorpi contro il virus SARS-CoV-2. I ricercatori ne hanno poi selezionato uno che sembrava particolarmente efficace contro il virus e hanno iniziato a produrlo in laboratorio. I farmaci anticorpali devono essere somministrati per via endovenosa, ma possono essere in grado di aiutare le persone a guarire dalla malattia. Possono anche essere usati preventivamente in persone ad alto rischio esposte alla malattia prima che sia disponibile un vaccino.

Link all’annuncio:https://www.biopharmadive.com/news/eli-lilly-abcellera-coronavirus-antibody-drug-first-trial/578980/


 

   4 giugno 2020

 Prima sperimentazione umana di farmaco anticorpale per COVID-19

Eli Lilly, azienda farmaceutica con sede a Indianapolis, questa settimana ha iniziato la prima sperimentazione umana di un anticorpo monoclonale sviluppato specificamente contro COVID-19. Il medicinale è un anticorpo umano artificiale che duplica un anticorpo presente nel sangue di un paziente guarito da COVID-19. Il sangue del paziente è stato sottoposto a screening utilizzando una nuova tecnologia che ha identificato più di 550 anticorpi contro il virus SARS-CoV-2. I ricercatori ne hanno poi selezionato uno che sembrava particolarmente efficace contro il virus e hanno iniziato a produrlo in laboratorio. I farmaci anticorpali devono essere somministrati per via endovenosa, ma possono essere in grado di aiutare le persone a guarire dalla malattia. Possono anche essere usati preventivamente in persone ad alto rischio esposte alla malattia prima che sia disponibile un vaccino.

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   4 giugno 2020

 Prima sperimentazione umana di farmaco anticorpale per COVID-19

Eli Lilly, azienda farmaceutica con sede a Indianapolis, questa settimana ha iniziato la prima sperimentazione umana di un anticorpo monoclonale sviluppato specificamente contro COVID-19. Il medicinale è un anticorpo umano artificiale che duplica un anticorpo presente nel sangue di un paziente guarito da COVID-19. Il sangue del paziente è stato sottoposto a screening utilizzando una nuova tecnologia che ha identificato più di 550 anticorpi contro il virus SARS-CoV-2. I ricercatori ne hanno poi selezionato uno che sembrava particolarmente efficace contro il virus e hanno iniziato a produrlo in laboratorio. I farmaci anticorpali devono essere somministrati per via endovenosa, ma possono essere in grado di aiutare le persone a guarire dalla malattia. Possono anche essere usati preventivamente in persone ad alto rischio esposte alla malattia prima che sia disponibile un vaccino.

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