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Disturbo del desiderio/interesse sessuale

Di

Rosemary Basson

, MD, University of British Columbia and Vancouver Hospital

Ultima modifica dei contenuti set 2013
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Il disturbo del desiderio/interesse sessuale è rappresentato dall'assenza o dalla riduzione di interesse sessuale, desiderio, pensieri sessuali e fantasie, e dall'assenza di desiderio responsivo.

Nel disturbo del desiderio/interesse sessuale le motivazioni per l'eccitamento sessuale sono scarse o assenti. La riduzione è maggiore di ciò che ci si può aspettare in base all'età della donna e alla durata della relazione.

Le cause spesso coinvolgono principalmente fattori psicologici (p. es., depressione, ansia, stress, problemi di relazione) e/o esperienze insoddisfacenti (per esempio, a causa della mancanza di competenze sessuali o di scarsa comunicazione dei bisogni). L'uso di alcuni farmaci, come gli inibitori della ricaptazione della serotonina (in particolare), alcuni anticonvulsivanti e beta-bloccanti, può ridurre il desiderio sessuale, come anche il bere quantità eccessive di alcol. Le fluttuazioni e i cambi dei livelli ormonali (p. es., in menopausa, durante la gravidanza, con il ciclo mestruale) possono influenzare il desiderio sessuale. Per esempio, la vaginite atrofica e l'iperprolattinemia possono contribuire.

Le donne con disturbi del desiderio/interesse sessuale tendono a essere ansiose, ad avere una bassa percezione di se stesse e ad avere labilità emotiva anche se non hanno un disturbo clinico dell'umore.

Trattamento

  • Educazione

  • Terapie psicologiche

  • Ormonoterapia

Se la causa sono i fattori che limitano la fiducia, il rispetto, l'attrazione e l'intimità emotiva tra i partner, la coppia deve essere informata che l'intimità emotiva è un bisogno fisiologico per la risposta sessuale di una donna e deve essere incrementata con o senza l'aiuto di un professionista. Può essere utile fornire istruzioni sugli stimoli sufficienti e appropriati; le donne possono dover rammentare al proprio partner la loro necessità di stimoli non fisici, non genitali e di una stimolazione genitale non penetrativa. Raccomandazioni circa stimoli e fantasie più intensamente erotiche possono aiutare a eliminare le distrazioni; suggerimenti pratici per migliorare la privacy e il senso di sicurezza possono essere utili quando la paura di conseguenze non volute (p. es., una gravidanza o malattie sessualmente trasmesse) inibisce l'eccitamento.

Per i fattori psicologici paziente-specifici, possono essere necessarie terapie psicologiche (p. es., terapia cognitivo-comportamentale), sebbene la semplice consapevolezza dell'importanza dei fattori psicologici possa essere sufficiente perché una donna cambi le modalità di pensiero e comportamento. La terapia cognitiva basata sulla consapevolezza (mindfulness-based cognitive therapy) ( Trattamento), tipicamente utilizzata in piccoli gruppi di donne, è in grado di migliorare l'eccitazione, orgasmo, e successivamente il desiderio e la motivazione.

Cause ormonali richiedono un trattamento mirato, p. es., gli estrogeni topici per la vaginite atrofica o la bromocriptina per l'iperprolattinemia.

Terapia sistemica con estrogeni

La terapia sistemica con gli estrogeni ( Menopausa : Terapia ormonale) cominciati in menopausa o negli anni successivi può migliorare l'umore e aiuta a mantenere la sensibilità sessuale della cute e dei genitali e la lubrificazione vaginale. Questi benefici possono aumentare il desiderio sessuale e l'eccitazione. Preparati transdermici di estrogeni sono, in genere, preferiti dopo la menopausa, ma non vi sono studi che identifichino quali preparati disponibili negli Stati Uniti siano i più vantaggiosi sessualmente. Anche i progestinici o il progesterone vengono somministrati alle donne che non hanno avuto un intervento di isterectomia.

Terapia con testosterone

I benefici e i rischi dei supplementi di testosterone postmenopausa continuano a essere studiati. I primi studi in donne in postmenopausa sessualmente sane che hanno avuto alcune esperienze sessuali soddisfacenti prima del trattamento, la maggior parte dei quali ha previsto l'assunzione di estrogeni, hanno dimostrato una modesta efficacia. Quindi, in assenza di evidenti fattori interpersonali, contestuali e intrapersonali, alcuni medici esperti hanno considerato la supplementazione (p. es., con metiltestosterone 1,5 mg per via orale 1 volta/die o testosterone transdermico 300 mcg/die; sono state utilizzate preparazioni transdermiche formulate per gli uomini). Tuttavia, recenti studi in donne in postmenopausa sessualmente sane che non erano depresse e che non avevano avuto problemi relazionali, di cui circa la metà stava assumendo estrogeni, non mostrano alcun beneficio del testosterone.

Assumere testosterone può portare beneficio ad alcune donne che assumono estrogeni e che hanno un'insufficienza ovarica prematura a causa di altre condizioni (p. es., disfunzione surrenalica o ipofisaria, chemioterapia, una forma idiopatica). Prendere testosterone può anche portare beneficio alle donne in postmenopausa che assumono terapia estrogenica, che non possono essere più eccitate da stimoli e contesti precedentemente efficaci, e che, di conseguenza, hanno esperienze sessuali insoddisfacenti. Tuttavia, questi gruppi non sono stati studiati, pertanto nessuna raccomandazione può essere data.

Troppo poco si sa circa la sicurezza a lungo termine e l'efficacia della terapia con testosterone per poterla raccomandare. Tuttavia, se viene prescritta, sono essenziali un'esauriente spiegazione dei dati contrastanti sull'efficacia, della mancanza di dati sulla sicurezza a lungo termine così come anche della necessità di un periodico follow up. Periodicamente, il livello di testosterone libero deve essere calcolato o deve essere misurato il testosterone biodisponibile ( Ipogonadismo maschile : Diagnosi di ipogonadismo primario e secondario); se nessuno dei due è al di sopra del normale range per le donne in premenopausa, la dose di testosterone va ridotta. Le donne devono essere controllate per l'irsutismo. La mammografia deve essere fatta per verificare la presenza di cambiamenti del seno perché le prove sull'effetto del testosterone sul rischio di cancro al seno sono in conflitto. Devono anche essere effettuati test per verificare la presenza di iperlipidemia e alterata tolleranza al glucosio.

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