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Religiosità e spiritualità negli anziani

Di

Daniel B. Kaplan

, PhD, LICSW, Adelphi University School of Social Work;


Barbara J. Berkman

, DSW, PhD, Columbia University School of Social Work

Ultima modifica dei contenuti mag 2019
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Religiosità e spiritualità sono concetti simili, ma non identici. La religiosità è spesso vista in un senso più istituzionale, strutturato e che comprende attività, rituali e pratiche più tradizionali. La spiritualità si riferisce a ciò che è intangibile e immateriale, e quindi ha un'accezione più generale, non in riferimento a un particolare gruppo o organizzazione. Essa fa riferimento a sentimenti, pensieri, esperienze e comportamenti legati all'anima o alla ricerca del sacro.

La religione in senso tradizionale implica obblighi e responsabilità; la spiritualità ha in sé meno vincoli. Le persone possono respingere la religione tradizionale, ma interessarsi alla spiritualità. Negli Stati Uniti, > 90% dei soggetti anziani si considera religioso o spirituale; circa dal 6 al 10% è ateo e non ricerca significati tramite la religione o una vita spirituale. La maggior parte delle ricerche studia la religiosità, ma non la spiritualità, valutandola in base a fattori come la partecipazione a funzioni religiose, la frequentazione di pratiche religiose private, avere consuetudini religiose (p. es., pregare, credere in Dio, fare affidamento su Dio per i propri problemi, ricevere supporto da personale religioso) e la religiosità intrinseca (impegno interiore).

Per la maggior parte degli anziani negli Stati Uniti, la religione svolge un ruolo essenziale nella vita, con almeno la metà di essi che partecipano ai servizi religiosi come minimo settimanalmente.

Questo livello di partecipazione religiosa è maggiore rispetto ad altre fasce d'età. Per gli anziani, la comunità religiosa è la più ampia fonte di supporto sociale al di fuori della famiglia e il coinvolgimento in organizzazioni religiose è il tipo di attività sociale volontaria più frequente, anche di tutte le altre forme di attività sociali volontarie.

Benefici

La religione è correlata a un miglioramento della salute fisica e mentale, e le persone religiose possono proporre che l'intervento di Dio facilita questi benefici. Tuttavia, gli esperti non riescono a determinare se la partecipazione a comunità religiose contribuisca positivamente alla salute o se le persone sane psicologicamente o fisicamente siano attratte dai gruppi religiosi. Non sono chiare le ragioni, che siano le credenze stesse o altri fattori, per cui si ritiene che la religiosità sia utile. Molti fattori di questo genere (p. es., benefici psicologici, incoraggiamento di pratiche salutari, sostegno sociale da parte della comunità religiosa) sono stati proposti.

Benefici psicologici

La religione può essere causa dei seguenti vantaggi psicologici:

  • Un'attitudine positiva e piena di speranza in merito alla vita e alla malattia, che predice migliori esiti sulla salute e diminuisce il tasso di mortalità

  • Un senso della vita pieno e mirato a uno scopo, che influenza comportamenti salutari e relazioni sociali e familiari

  • Una maggiore capacità di combattere contro la malattia e la disabilità

Molti anziani affermano che la religione è il fattore che più li aiuta a fronteggiare problemi di salute e gli stress della vita (p. es., diminuzione delle risorse economiche, perdita di un coniuge o di un partner). Secondo uno studio, > 90% di pazienti anziani si affidava alla religione, almeno a un grado moderato, nel fronteggiare problemi di salute e difficili circostanze sociali. Per esempio, avere speranza e un atteggiamento positivo circa il futuro aiuta le persone affette da problemi fisici a rimanere motivate nella guarigione.

Le persone che usano meccanismi di adattamento basati sulla religione sviluppano in modo meno frequente depressione e ansia, rispetto a quelli che non lo fanno; questa associazione inversa è più rilevante tra le persone con maggiore invalidità fisica. Anche la percezione dell'invalidità appare alterata dal grado di religiosità. Delle donne anziane con frattura dell'anca, le più religiose presentavano un tasso di depressione minore (ed erano in grado di ritornare a camminare molto prima, una volta dimesse dall'ospedale, rispetto a quelle che erano meno religiose). Le persone religiose, inoltre, tendono a riprendersi dalla depressione più rapidamente.

Attività che promuovono la salute

Negli anziani, il coinvolgimento attivo in una comunità religiosa è correlato a un miglior funzionamento del fisico e a un migliore stato di salute. Alcuni gruppi religiosi (p. es., mormoni, Avventisti del Settimo Giorno), promuovono comportamenti che migliorano la salute, come p. es., l'evitare il tabacco e l'alcol pesante. I membri di questi gruppi sviluppano meno frequentemente questo genere di disturbi e vivono più a lungo del resto della popolazione.

Benefici relativi al sociale

Le credenze e la pratica religiosa spesso favoriscono lo sviluppo della comunità e della rete di supporto sociale. Maggiore è il contatto sociale per gli anziani, più aumenta la probabilità che la malattia venga individuata precocemente e che le persone anziane si adattino agli schemi terapeutici, dal momento che i membri della comunità interagiscono con loro, facendo domande circa la salute e l'assistenza medica. Gli anziani che sviluppano una tale rete di relazioni nella comunità si prendono più cura di loro stessi.

Caregiver

La fede religiosa beneficia anche i caregiver (le persone che assistono il paziente). In uno studio sui caregiver dei pazienti con malattia di Alzheimer o con cancro in fase terminale, quelli con una forte fede religiosa personale e con molti contatti sociali erano più in grado di fronteggiare lo stress derivante dal prendersi cura di qualcuno per un periodo di 2 anni.

Conseguenze dannose

La religione non è sempre fonte di benefici per l'anziano. La devozione religiosa può essere causa di un eccessivo senso di colpa, di inflessibilità e ansia. Le preoccupazioni e i deliri religiosi possono svilupparsi tra i pazienti con disturbi ossessivo-compulsivi, disturbo bipolare, schizofrenia o psicosi.

Alcuni gruppi religiosi scoraggiano l'attuazione di cure della salute mentale e fisica, comprese le terapie potenzialmente salvavita (p. es., le trasfusioni di sangue, il trattamento di infezioni pericolose per la vita, la terapia insulinica), e tendono a sostituirle con riti religiosi (p. es., pregando, cantando, accendendo candele). Alcuni gruppi religiosi più rigidi possono isolare e allontanare le persone anziane dai membri della famiglia non partecipanti e dalla comunità sociale più ampia.

Ruolo dell'operatore sanitario

Parlare con i pazienti anziani delle loro credenze e pratiche religiose aiuta gli operatori sanitari a fornire le cure, poiché queste convinzioni possono incidere sulla salute fisica e mentale dei pazienti. Indagare sulle credenze religiose durante la visita medica è appropriato in determinate circostanze, incluso:

  • Quando i pazienti sono gravemente malati, sotto stress intenso, oppure vicini alla morte e chiedono o suggeriscono che un medico parli di questioni religiose

  • Quando i pazienti comunicano al medico curante di essere religiosi e che la religione li aiuta a combattere la malattia

  • Quando i bisogni religiosi sono evidenti e possono influenzare la salute del paziente o i comportamenti relativi alla salute

Gli anziani spesso hanno necessità spirituali distinte che possono sovrapporsi, ma che non sono le stesse delle necessità psicologiche. Accertandosi di quali siano le necessità spirituali del paziente può aiutare a mobilitare le risorse necessarie (p. es., consulenza spirituale o gruppi di sostegno, partecipazione ad attività religiose, contatti sociali da parte di membri di una comunità religiosa).

Anamnesi spirituale

Mediante l'anamnesi spirituale, si dimostra ai pazienti anziani che il medico accetta di discutere argomenti di questo tipo. I medici curanti possono chiedere ai pazienti quale sia l'importanza della fede nella loro vita, come questa influisca sul modo di prendersi cura di loro stessi, se essi fanno parte di una comunità religiosa o spirituale e come vorrebbero che il medico trattasse le loro necessità spirituali.

In alternativa, il medico curante può chiedere ai pazienti di descrivere la più importante consuetudine della quale si servono nella lotta alla malattia. Se la risposta non è relativa a un qualcosa che ha a che fare con la religione, si può chiedere loro se le risorse spirituali o religiose siano per loro di qualche aiuto. Se la risposta è no, si può chiedere ai pazienti, con tatto, se vi siano degli eventuali ostacoli contro tali attività (p. es., problemi di trasporto, ipoacusie, mancanza di risorse finanziarie, depressione, mancanza di motivazione, conflitti indefiniti) per determinare se la ragione derivi da alcune circostanze o da una loro scelta. Tuttavia, gli operatori non devono forzare le convinzioni religiose o opinioni sui pazienti, o intromettersi nel caso in cui i pazienti non vogliano essere aiutati.

Rinvio al clero

Molti membri del clero forniscono servizi di consulenza agli anziani a casa e in ospedale, spesso in maniera gratuita. Molti pazienti anziani preferiscono ricevere questo tipo di assistenza piuttosto che quella di uno specialista di salute mentale, poiché sono più soddisfatti dei risultati e poiché ritengono che tale consulenza non provochi lo stigma che l'assistenza psicologica, invece, determina. Tuttavia, molti membri del clero nella comunità non hanno competenza in materia di consulenza mentale e possono non individuare quali siano i pazienti anziani che necessitano di assistenza per la salute mentale. Al contrario, molti membri del clero che lavorano in ospedale hanno esperienza riguardo alle necessità mentali, sociali e spirituali dell'anziano. Quindi, è utile includere i membri del clero dell'ospedale nel gruppo di assistenza. Possono offrire il ponte tra l'assistenza ospedaliera e l'assistenza in comunità, comunicando con i membri religiosi della comunità. Per esempio, quando un paziente viene dimesso dall'ospedale, i membri religiosi dell'ospedale possono chiamare l'assistente spirituale del paziente, così che il gruppo di supporto nella comunità religiosa del paziente possa essere mobilitato per aiutare il paziente durante la convalescenza (p. es., mediante servizi a domicilio, pasti o trasporti o facendo visita al paziente o a chi si occupa di lui).

Supporto delle credenze e delle pratiche religiose dei pazienti

I pazienti ricercano l'assistenza sanitaria per problemi legati alla salute, non per motivi religiosi. Tuttavia, gli operatori sanitari non devono scoraggiare il coinvolgimento religioso del paziente qualora non interferisca con le cure mediche necessarie, in quanto tale partecipazione può contribuire alla salute. Le persone facenti parte attiva di gruppi religiosi, in particolare di quei gruppi delle principali tradizioni religiose, tendono a essere più sani.

Se i pazienti non sono già coinvolti in attività religiose, il suggerire tali attività richiede tatto. Tuttavia, il personale sanitario può raccomandare la partecipazione ad attività religiose, se i pazienti sembrano recettivi e traggono beneficio da tali attività, che possono favorire il contatto sociale, ridurre l'alienazione e l'isolamento e aumentare il senso di appartenenza, del senso e dello scopo della vita. Queste attività possono anche aiutare gli anziani a focalizzare l'attenzione su attività positive, piuttosto che sui loro problemi personali. Tuttavia, alcune attività si considerano appropriate solo per i pazienti più religiosi.

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